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Beethoven col pianista Herbert Schuch alla IUC

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 aprile 2019

Roma martedì 9 aprile alle 20.30 nell’Aula Magna dell’Università “La Sapienza” Beethoven col pianista Herbert Schuch alla IUC. Nato in Romania da famiglia tedesca e trasferitosi giovanissimo in Germania, Herbert Schuch è molto legato all’Italia, perché è stata la vittoria del Concorso “Casagrande” di Terni – noto per aver scoperto alcuni dei migliori pianisti di oggi – ad averlo lanciato in campo internazionale. Poco dopo è stata la IUC la prima a farlo conoscere al pubblico romano. Da allora è apparso sulle principali scene musicali, tra cui Festival di Salisburgo, Ruhr Piano Festival, Philharmonie di Berlino, Elbphilharmonie di Amburgo e Kennedy Center di Washington, con importanti orchestre come le Filarmoniche di Londra, Monaco di Baviera e Dresda, la NHK di Tokyo, le orchestre radiofoniche di Copenhagen, Torino, Berlino, Colonia e Lipsia e l’Orchestra del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, con grandi direttori quali Pierre Boulez, Valery Gergiev e Yannick Nézet-Seguin, per non citarne che alcuni. Nel 2013 ha vinto l’Echo Klassik, il più importante premio discografico tedesco di quegli anni, con un cd che comprendeva il Concerto n. 3 di Beethoven, il suo autore preferito: ha infatti studiato con Alfred Brendel, uno dei più grandi interpreti di Beethoven della nostra epoca, e si è aggiudicato il Concorso Beethoven a Vienna.
A Beethoven è dedicato anche questo suo concerto, che ha una particolarità: non per caso Schuch si è imposto fra i musicisti più interessanti della sua generazione anche per i suoi programmi concepiti in maniera sorprendente. Nella prima parte infatti suonerà le undici Bagatelle op. 119 di Beethoven, alternandole agli undici brani di Musica ricercata di Ligeti. Il titolo di Beethoven si riferisce alle piccolissime dimensioni di quei suoi pezzi, non certamente al loro valore, perché la brevità è la conseguenza dell’estrema concentrazione, per cui in uno o due minuti è condensata una grande ricchezza di idee: sono tra le opere più straordinarie dell’estrema maturità di Beethoven e tra le ultime sue composizioni per il pianoforte. Ligeti compose Musica ricercata nel 1952-1953 ma la tenne segreta fino al 1969, quando la fece eseguire per la prima volta in pubblico.
La seconda parte è più “normale”, con due tra le più grandi opere pianistiche di Beethoven, la Sonata n. 6 in fa maggiore op. 10 n. 2 e la Sonata n. 21 in do maggiore op. 53 nota come “Waldstein” o anche come “Aurora”. La prima è limpida, elegante e anche umoristica, mentre la seconda è un punto culminante del secondo periodo di Beethoven ed è caratterizzato dall’energia, dalla tensione e dalla drammaticità, tanto che fu definita “una Eroica per pianoforte”, paragonandola così alla Terza Sinfonia dello stesso Beethoven.

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