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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

Archive for 13 aprile 2019

Pressenza ha intervistato Javier Arcentales Illescas sul caso di Julián Assange

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

E’ il Consigliere per la Mobilità umana presso l’Ufficio del Difensore civico dell’Ecuador, un’istituzione che oggi si è pronunciata sulla detenzione di Julian Assange presso il consolato dell’Ecuador a Londra. Ecco l’intervista..
P: Il Cancelliere ecuadoriano, la Ministra dell’Interno e i rappresentanti del governo hanno detto in una conferenza stampa che la decisione di allontanare Julián Assange dall’ambasciata di Londra è conforme alla legge e hanno citato alcuni strumenti giuridici, indicando che Assange non ha rispettato gli accordi della Convenzione di Caracas. Qual è la sua posizione riguardo a questa affermazione?
J.A: Uno dei principali elementi di preoccupazione riguardo la decisione del governo è proprio la mancata osservanza del giusto processo, in particolare dell’articolo 81 della Legge Organica sulla Mobilità umana in vigore in Ecuador, che indica il procedimento per la revoca della nazionalità di una persona di un altro paese che si trovi qui o che sia stata nazionalizzata come ecuadoriana. Secondo la LOMH [Ley Orgánica de Movilidad Humana], la persona deve avere precedentemente ricevuto la notifica, avere avuto la possibilità di argomentare a fronte di tale notifica, deve esserci una decisione motivata e la persona deve avere la possibilità di rispondere a tale motivazione. A quanto pare, nulla di tutto questo si è verificato nel caso di Julian Assange. Anche nella sua presentazione all’Assemblea, di fatto, il cancelliere non l’ha giustificato. Pertanto, ci sarebbe una violazione del giusto processo così come indicato nell’art. 81 della nostra Legge, anche al di là di altre norme internazionali in materia di diritti umani. Proprio la Commissione interamericana e la Corte interamericana dei Diritti dell’uomo hanno affermato che le garanzie del giusto processo devono essere rispettate durante tutto il processo che comporti la perdita della nazionalità o del riconoscimento della personalità giuridica di una persona, e in questo caso sembra che ciò non si sia ancora verificato.
Ci preoccupa anche la questione dell’asilo, perché sebbene Julian Assange si trovasse sotto la figura dell’asilo diplomatico, disciplinato dalla Convenzione di Caracas, non è meno vero che si tratta di una persona bisognosa di protezione internazionale e, pertanto, ci sono diversi principi da rispettare: il non respingimento, per esempio. La condizione di una persona che necessita di protezione internazionale implica la garanzia del suo diritto alla vita, alla libertà o all’integrità, perché si tratta di diritti a rischio. Pertanto, al fine di ritirare la condizione di asilo, il governo ecuadoriano avrebbe dovuto effettuare un esame rigoroso che consentisse di determinare che nessuno di questi diritti sarebbe stato a rischio. Questo esame non è stato ottemperato dal governo.
P: Il presidente Moreno, nella sua dichiarazione ufficiale, ha detto che il governo aveva richiesto al governo britannico che Assange non venisse inviato in nessun paese dove avrebbe potuto subire torture o la pena di morte. Il governo ecuadoriano può chiedere una cosa del genere al Regno Unito?
J.A: Dal momento in cui Assange viene allontanato dal consolato ecuadoriano, lo stato ecuadoriano non ha nessuno strumento per garantire la libertà, la vita e l’integrità di Julian Assange. Quindi, questa è fondamentalmente una dichiarazione di buone intenzioni. Lo Stato ecuadoriano non può dire al Regno Unito “non hai fatto quello che mi hai promesso”, non avrebbe alcun senso. Non esiste un meccanismo che consenta di esigere un tale impegno.
P: La decisione dell’Ecuador può avere conseguenze per il paese, al di là dell’opinione pubblica, di fronte alle organizzazioni internazionali?
J.A: Io direi di sì. Potrebbe esserci una responsabilità dello stato, in particolare proprio per tutte le violazioni al giusto processo e ad altri standard internazionali. Ciò potrebbe comportare osservazioni sia da parte degli organismi delle Nazioni Unite che del Sistema Interamericano. Questo dipenderà anche dai percorsi che la difesa di Assange deciderà di intraprendere, ma per come stanno ora le cose, le carenze dello Stato ecuadoriano potrebbero implicare una responsabilità internazionale.
P: C’è qualche possibilità di invertire ciò che è accaduto, da un punto di vista giuridico? Quali sono le alternative che Assange potrebbe avere?
J.A: Le alternative che Julián Assange ha ora sono molto poche, ed è anche giunta la notizia che sia già stato processato da un tribunale del Regno Unito. Il suo spazio di manovra si sta riducendo. Forse gli organismi per i diritti umani in Europa possono essere un’alternativa.
P: Qual è la posizione di fondo dell’Ufficio del Difensore Civico in merito a tale situazione?
J.A: I punti centrali sono una preoccupazione per l’assenza di garanzie del giusto processo e preoccupazione per l’uso della questione della sovranità come forma di violazione dei diritti. Stiamo mettendo enfasi sul fatto che l’adozione di decisioni sovrane da parte di uno Stato non può mai implicare la violazione dei diritti umani di nessuna persona, tanto meno di una persona che lo stato ha dichiarato soggetto di protezione internazionale.
Stiamo dicendo che avrebbe dovuto esserci una rigorosa valutazione dei rischi che comportava il porre fine all’asilo o alla fine valutare la possibilità di contattare un altro stato che potesse accoglierlo, per quanto complesso potesse essere. (Traduzione dallo spagnolo di Matilde Mirabella)

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Julian Assange is under arrest

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

By Jon Allsop. Mid-morning, UK time, a bevy of police officers hauled Assange, the divisive founder of WikiLeaks, out of Ecuador’s embassy in London, where he had lived under diplomatic immunity since 2012, and into a waiting truck. In a video message, Lenín Moreno, Ecuador’s president, confirmed that his government had taken the “sovereign decision” to withdraw asylum from Assange due to “his repeated violations to international conventions and daily-life protocols.” One of Assange’s lawyers said that characterization was incomplete—she tweeted that Assange had also been arrested in response to a US extradition request (British police later confirmed this)—another accused Ecuador of doing America’s bidding for financial reasons. As he was dragged away, Assange appeared to shout “the UK must resist!” In his hands he clutched a copy of Gore Vidal’s History of the National Security State.Assange’s arrest marks the end of his extraordinary, long spell in the embassy. He first took refuge there in June 2012 to avoid extradition to Sweden, where authorities wanted him to answer charges that he sexually assaulted two women. (Assange and his supporters called the allegations a pretext to extradite Assange to the US, where he could have faced the death penalty over his work for WikiLeaks. Although Swedish prosecutors did drop their arrest warrant for Assange in 2017, the case has never been closed: Sweden is expected to provide an update later today.) In August 2012, Ecuador bucked intense pressure from the British government and granted Assange’s request for asylum; at the time, the decision was variously interpreted as an escalation of Ecuador’s hostile relationship with Washington, and a bid to improve its poor reputation on freedom of speech. Its government expressed hope that Britain would allow Assange to leave the embassy for Ecuador itself, but Britain made clear that he would be arrested the minute he set foot outside. And so Assange stayed put—for nearly seven years.In recent months, Assange’s relationship with Ecuador soured. Last year, officials cut his internet access and restricted his access to visitors; Assange, they said, was in violation of an agreement he had made to quit meddling in other countries’ affairs. In October, Assange sued Ecuador, which he accused of breaching his “fundamental rights.” Late last week, WikiLeaks predicted, in a tweet, that Assange would be kicked out of the embassy within “hours to days.” In his final days of refuge, WikiLeaks said Assange was living a “Truman Show existence” under intense surveillance.Assange’s lawyer says the Americans have finally got their way. Late last year, the US Justice Department accidentally revealed, in a filing in an unrelated case, that it has filed secret, unspecified criminal charges against Assange. As The New York Times reported, Assange “would have to be arrested and extradited if he were to face charges in federal court, altogether a multistep diplomatic and legal process.” The first of those steps, at least, has now been taken care of. Assange has been a wanted man in America ever since he orchestrated WikiLeaks’s dumps of incriminating government documents in the early 2010s, in particular the diplomatic cables leaked by Chelsea Manning. His publication, in 2016, of emails stolen from senior Democratic Party officials by Russian operatives hardly helped his case. Going forward, journalists will need to be vigilant. Assange’s case is specific, but the way the Justice Department responds to his arrest could have serious implications for all of us.This day was always likely to come. As governments change, so, too, do their diplomatic alignments: since he took office in Ecuador in 2017, Moreno has reportedly been looking for ways to rid himself of Assange, calling him “an inherited problem.” While we wait for more information, it’s interesting to take a moment to reflect on Assange’s years in exile. Mostly, we forgot about him; sometimes—during bursts of media attention related to his work, health, or associates—he cast a long, familiar shadow across the public eye. With his actions on behalf of the Russians in 2016, he chiseled himself, indelibly, into the annals of American history. It’s an extraordinary story. (font: CJR Editors)

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Marcello Alessandra, “Siamo a Mare – Parole e Musica”

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

Palermo domenica 14 aprile con doppio set alle ore 18.00 e alle ore 21.00, al Real Teatro Santa Cecilia. Saliranno sul palco oltre allo stesso scrittore Marcello Alessandra anche Rosanna Minafò, che si alternerà alla lettura con lo stesso autore, con degli interventi musicali tematici legati alla canzone d’autore italiana eseguiti dai Maestri della Scuola Popolare di Musica della Fondazione The Brass Group Fabio Lannino, che ne cura anche il coordinamento artistico, al basso, Giuseppe Preiti al piano, Vito Giordano guest, Walter Nicosia voce e gli allievi della Scuola Popolare di Musica del Brass, Ciccio Foresta alla batteria, Eleonora Pampillonia, Alisia Ingrassia, Rossella Palermo, Dalila Torrisi, Silvia Caruso vocalists. Durante lo spettacolo verrà proiettato anche il video realizzato da Pucci Scaffidi “Sua Altezza Palermo”, ed un escursus storico attraverso immagini scattate da Franco Lannino. Tra i brani musicali che verranno interpretati, in scena: “La cura” di Battiato, “Mio fratello che guarda il mondo” di Fossati ed anche “Palermo dai” di Ignazio Garsia.
Una lettura non retorica, piuttosto una visione diversa ed alla fine costruttiva su eventi e personaggi, tra i quali Don Pino Puglisi, Mario Francese, Piersanti Mattarella, Rocco Chinnici, Claudio Domino, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Giovanni Falcone, Libero Grassi, Emanuela Loi,Paolo Borsellino , che hanno, indubbiamente, segnato la vita di tutti noi, arricchendoci e dando l’esempio giusto per “venirne fuori”. Una passeggiata tra la Palermo che si affaccia sul mare e quella che “vive” tra questo e le montagne che l’abbracciano. Un racconto fatto di suoni e di immagini per ripercorrere le memorie sensoriali caratteristiche della nostra terra. Finalità del progetto sarà un sostegno fattivo al prossimo. Con l’incasso, si intende aiutare delle realtà cittadine da sempre impegnate nel sociale, e quindi partecipare all’acquisto degli arredi dell’asilo nido che grazie al Centro Padre Nostro di Brancaccio sorgerà appunto in questo quartiere; una biblioteca rivolta ai bambini del Centro Santa Chiara; infine un corso di arte-terapia rivolto ai pazienti della Clinica Psichiatrica Universitaria di Palermo. In un momento storico così “particolare e difficile” mi sembra importante dare un messaggio di presenza verso realtà diverse ed indipendenti che tra mille difficoltà portano quotidianamente avanti progetti rivolti “agli altri”. Sull’evento interviene lo stesso Alessandra che nel suo percorso di vita ha già realizzato diversi incontri di beneficenza. “Lo spettacolo ritengo potrebbe essere “educativo/informativo” per le nuove generazioni che non hanno vissuto fatti importanti della nostra città né conosciuto quindi alcuni “personaggi” che si sono sacrificati per rendere liberi anche loro e pertanto sarebbe molto bello successivamente un coinvolgimento delle scuole, proprio per non dimenticare”. Un ritorno alla memoria”. L’incontro ha anche il patrocinio del Comune di Palermo, della Fondazione the Brass Group, dell’Ordine degli Avvocati, dei Lions Club Palermo Guglielmo II, dell’associazione l’Orizzonte e di ArcaPharma, mentre la parte grafica è stata curata dalla società Idead. (by Rosanna Minafò)

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La cura delle malattie con i dispositivi laser e Tecar di ultima generazione

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

Dalle ulcere cutanee e diabetiche, alle patologie della colonna vertebrale come ernie e lombosciatalgie, fino ad arrivare a lesioni del cavo orale e ai più comuni dolori articolari e muscolari, sono sempre più numerose le malattie che vengono curate con l’ausilio di dispositivi laser e Tecar di ultima generazione. Scenario clinico confermato da una recente ricerca pubblicata dalla Reuters, secondo cui il mercato mondiale della laser terapia raggiungerà il valore stimato di 1900 milioni di dollari entro il 2022, con una crescita annuale del 9,2% nel solo territorio americano. Sono proprio gli Stati Uniti infatti i protagonisti di questo settore, date l’elevata popolazione di pazienti, la spesa governativa che sostiene ricerca e sviluppo e l’ingente spesa sanitaria: basti pensare che, secondo il Centres for Disease Control and Prevention, nel 2016 quest’ultima rappresentava il 18% del PIL totale, pari a circa 3,2 trilioni di dollari. E proprio all’enorme mercato degli Stati Uniti punta Mectronic, azienda italiana ed eccellenza del Made in Italy con sede a Grassobbio (BG) che ha ottenuto per i suoi dispositivi di tecar e laser terapia l’approvazione della Food and Drug Administration, l’ente governativo che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari, sanitari e farmaceutici. Theal Therapy e Doctor Tecar costituiscono la punta di diamante di questo progetto di sviluppo nel mercato americano, che segna una nuova svolta per la strategia commerciale di espansione internazionale di Mectronic. I prodotti saranno venduti e distribuiti all’interno del mercato statunitense dal partner commerciale Luna America, che proporrà sul mercato americano le tecnologie dei prodotti iLux XP, iLux Light e Doctor Tecar.
Acronimo dell’inglese “Temperature controlled High Energy Adjustable multi-mode emission Laser”, Theal Therapy è una terapia innovativa e brevettata, basata su un’avanzata tecnologia laser fino a 8 lunghezze d’onda ad emissione ed energia modulata e termo-controllata, che consente di massimizzare gli effetti terapeutici in totale sicurezza inducendo, fin dalla prima seduta, un’intensa riduzione del dolore e la ripresa della mobilità. La terapia sfrutta diverse lunghezze d’onda che si possono dosare tra di loro in modo tale da ottenere il mix perfetto per una determinata patologia e per un determinato paziente, adattando il trattamento in base ai parametri fisiologici come età, dolore, fototipo e tipologia di tessuto, migliorando notevolmente le performance terapeutiche e riducendo i tempi di recupero. Di forte impatto è anche la Tecar Terapia, un metodo di Trasferimento Energetico CApacitivo e Resistivo in grado di stimolare il passaggio di energia nei tessuti biologici e di attivare i naturali processi di riparazione e di recupero. Doctor Tecar opera su più fronti, agendo direttamente a livello cellulare provocando diversi effetti: biostimolante, antalgico, antinfiammatorio, antiedemigeno e decontratturante. (by Matteo Gavioli)

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Presentazione del libro di Sergio Perosa: Il Veneto di Shakespeare

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

Venezia Martedì 16 aprile 2019, ore 17 Libreria Sansoviniana, P.tta San Marco 13/a, per il quarto incontro del ciclo “Incontriamoci in Marciana” la Biblioteca Nazionale Marciana propone la presentazione del libro di Sergio Perosa, Il Veneto di Shakesperare, Verona, Cierrre edizioni, 2018. Saluti del Direttore della Biblioteca Nazionale Marciana, Stefano Campagnolo e di Rosella Mamoli Zorzi, Presidente della Società Dante Alighieri Comitato di Venezia. La scrittrice e giornalista Isabella Panfido dialoga con l’autore.Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.
Questo libro ci conduce alla scoperta delle ambientazioni venete di cinque drammi shakespeariani. L’autore, uno dei più noti traduttori e studiosi del grande drammaturgo inglese, traccia un ritratto vivido e suggestivo delle tre città in cui si muovono i personaggi e si articolano le scene di Romeo e Giulietta, La bisbetica domata, Il mercante di Venezia e Otello: Verona, Padova e Venezia. Il Veneto immaginato da Shakespeare non è un’entità reale, una visione d’insieme, bensì una dimensione di fantasia, la somma di tanti particolari occasionali. Colpiscono piuttosto la precisione dei riferimenti e il fascino delle atmosfere, il senso del luogo e la funzionalità drammatica degli sfondi che vengono suggeriti. I riferimenti geografici non sono descritti con precisione topografica, ma evocati dalla forza della parola e dei dialoghi dei suoi personaggi: pochi ma risoluti richiami, che aprono squarci di prospettive, ricreano un ambiente, costituiscono
un mondo, consolidando, se ancora ce ne fosse bisogno, la grandezza dell’opera shakespeariana.
Sergio Perosa è professore emerito di Lingua e letteratura anglo-americana all’Università di Venezia, dov’è stato anche Preside della Facoltà di Lingue e letterature straniere. Dal 1969 collaboratore del «Corriere della Sera». Già Presidente dell’Ateneo Veneto, ha diretto gli «Annali di Ca’ Foscari» e co-diretto il «Tutto Shakespeare» bilingue edito da Garzanti (40 voll.). Ha pubblicato studi critici, edizioni e traduzioni di W. Shakespeare (nove drammi e un’introduzione ai Sonetti).

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In Italia si stima che la depressione colpisca 3,5 milioni di persone

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

La depressione è stata riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità la prima causa di disabilità a livello globale. In Italia la prevalenza di questa malattia si stima sia del 5,5%, con circa 3,5 milioni di pazienti, in Europa più di 35 milioni di cittadini vivono con la depressione. Inoltre, si stima che solo 1 persona su 2 riceva diagnosi e cure adeguate, che passi più di un anno e mezzo tra comparsa dei primi sintomi e decisione di rivolgersi ad un medico e circa due anni per ricevere una diagnosi corretta. “La depressione è quindi un tema imprescindibile quando si parla di salute e in particolare di salute della donna che ne è colpita in misura doppia rispetto all’uomo. Il nostro obiettivo è aumentare la consapevolezza della malattia presso la popolazione per superare lo stigma ancora così radicato e cercare di avvicinare i pazienti a diagnosi e cure appropriate”, introduce Francesca Merzagora, Presidente Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere.Il costo sociale della depressione maggiore è molto elevato e include i costi sanitari diretti che riguardano la diagnosi, il trattamento, la riabilitazione, l’assistenza e la prevenzione delle ricadute a lungo termine che pesano sul Servizio Sanitario Nazionale, per circa 5.000 euro l’anno per ogni paziente. Sono anche molto rilevanti i costi del non trattamento della depressione per i risvolti legati in particolare alla perdita di produttività che si stima essere pari a 4 miliardi di euro annui in termini di ore lavorative perse.Per questo è stato presentato presso la Camera dei Deputati il documento “Depressione: sfida del secolo – Un impegno per contrastarla in attesa di un Piano nazionale” contenente il Manifesto in 10 punti “Uscire dall’ombra della depressione” come call to action collettiva per promuovere efficaci azioni di prevenzione mirata, un tempestivo e facilitato accesso ai percorsi di diagnosi e cura, anche attraverso il potenziamento dei servizi sul territorio e attività di ricerca volte a individuare le misure terapeutiche più efficaci e innovative in ambito farmacologico, cognitivo e psicosociale. Il documento è promosso da Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere con il patrocinio di Cittadinanzattiva, Progetto Itaca, SINPF, Società Italiana di Neuropsicofarmacologia, SIP, Società Italiana di Psichiatria e il contributo incondizionato di Janssen.

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Medici: Carenza specialisti

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

Si parlerà anche della carenza di medici specialisti e di Medicina Generale, e delle possibili soluzioni, al tavolo tecnico di prossima istituzione presso il Ministero della Salute, che coinvolgerà la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo) e l’Associazione Medici stranieri in Italia (Amsi), e che sarà dedicato a Sanità e Immigrazione.Ad annunciarlo, in un’intervista appena pubblicata sul Portale Fnomceo, il presidente della stessa Amsi, Foad Aodi, che ha incontrato venerdì scorso il Sottosegretario alla Salute, Armando Bartolazzi.
Sarà il 2025 l’anno nero per il Servizio sanitario nazionale: in quella data, infatti, la cosiddetta ‘gobba pensionistica’ toccherà il suo apice e, se non arriveranno nuovi specialisti a sostituirli, il Servizio sanitario nazionale rimarrà senza chirurghi, anestesisti, ortopedici, ginecologi, medici di famiglia. Ben 60mila professionisti, tra specialisti impegnati negli ospedali e nelle strutture private e medici di medicina generale, mancheranno all’appello, secondo un’indagine recentemente effettuata proprio dall’Amsi. Eppure i medici, nel nostro paese, ci sono: sono più di diecimila i giovani laureati e poi imprigionati nell’imbuto formativo, perché non vengono finanziate sufficienti borse per specializzarli. E, senza correttivi, diventeranno 19mila già nel 2021, quando si laureeranno gli studenti immatricolati in sovrannumero per ricorso al Tar. A loro si aggiungono i 19mila medici, per lo più specialisti, di origine straniera, che lavorano con contratti a termine e, in mancanza della cittadinanza, non possono accedere ai concorsi. Ma anch’essi se ne stanno andando dall’Italia, attratti da offerte di lavoro più convenienti e più stabili in altri paesi, tra i quali quelli d’origine. Come risolvere, dunque, la carenza di specialisti?“Innanzitutto, con una corretta programmazione, formando un numero adeguato di specialisti nelle specialità per le quali sarà più grave la carenza – precisa Foad Aodi -. Per prima cosa, dunque, dobbiamo specializzare i medici che escono dalle nostre università: ci associamo all’appello della Fnomceo per avere già da quest’anno almeno diecimila borse, in modo da formare gran parte dei medici oggi prigionieri dell’imbuto formativo”.“In secondo luogo, velocizzando il riconoscimento dei titoli per i medici stranieri già specializzati che vogliono lavorare in Italia. Poi, migliorando le condizioni contrattuali, in maniera da far rimanere in Italia i medici, italiani e stranieri, che già lavorano sul territorio, e da far tornare coloro che sono emigrati all’estero – conclude -. Infine, permettendo l’accesso ai concorsi anche ai medici stranieri che già lavorano da tempo in Italia, a condizione che, una volta superato il concorso, ottengano la cittadinanza”.

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Carenza di vitamina D: Cosa fare

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

È arrivata la primavera: le giornate si allungano e il freddo intenso dell’inverno sembra già un ricordo. Il sole ravviva le nostre giornate, migliora l’umore e ci stimola ad essere più attivi, ma non solo. La luce solare risulta fondamentale anche per “fare il pieno” di vitamina D.Uno studio condotto dall’Osservatorio nutrizionale Grana Padano e dall’Associazione Brain and Malnutrition Onlus (B&M) ha correlato la Vitamina D (25-OH) plasmatica non solo con ciò che mangiamo, ma anche con l’esposizione al sole, che permette all’organismo di sintetizzare questa vitamina. I volontari dell’associazione B&M hanno indagato le abitudini alimentari, i livelli di vitamina D nel sangue e l’esposizione al sole di 450 persone con età maggiore di 60 anni e in possesso degli esami ematochimici inerenti ai livelli di 25OH vitamina D, senza però aver consumato supplementi (integratori) di tale vitamina. Dall’indagine si evince che l’esposizione media al sole è di circa 1,6 ore a settimana e che con gli alimenti il campione intervistato assume circa 2.5 microgrammi al giorno di vitamina D. La concentrazione ematica media di Vitamina D (25-OH) rilevata dallo studio è di 17,8ng/ml (DS± 9,4), insufficiente per garantire il fabbisogno di molte funzioni dell’organismo. Dal campione preso in esame si evince che, a parità di vitamina D assunta dagli alimenti, chi si espone di più al sole ha una concentrazione di vitamina D nel sangue più elevata.L’importanza del corretto livello di tale vitamina nel sangue non è dovuta solo alle necessità del metabolismo del calcio, che la utilizza per preservare una corretta mineralizzazione ossea e prevenire l’osteoporosi, ma anche a diversi e importanti ruoli biologici. I dati che emergono dagli studi scientifici, infatti, supportano il legame tra carenza di Vitamina D nel plasma e aumentato rischio cardiovascolare, mentre studi su modelli sperimentali hanno dimostrato le proprietà antinfiammatorie della vitamina, oltre alle già note attività antitumorali e un possibile ruolo anche nelle patologie neurodegenerative.“I dati emersi confermano che la concentrazione ematica della vitamina D è molto bassa nella popolazione generale – spiega la dott.ssa Michela Barichella, medico dietologo, Presidente di Brain and Malnutrition in Chronic Diseases Association Onlus e membro del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Grana Padano – e non raggiunge il valore minimo dei 30ng/ml, inoltre la Vitamina D (25-OH) diminuisce all’aumentare dell’età ed è influenzata direttamente dall’esposizione al sole. Dall’indagine emerge anche un’evidente ipovitaminosi D già dopo i sessant’anni, fattore che aumenta il rischio di osteoporosi e fratture ossee soprattutto nelle donne, oltre che eventi cardiovascolari e altre patologie”. I dati emersi dallo studio dell’Osservatorio nutrizinale Grana Padano confermano il dato già emerso sui consumi alimentari in Italia (INRAN-SCAI 2005-06) e il fatto che l’alimentazione non è sufficiente a coprire i fabbisogni di vitamina D. Dall’analisi statistica, infatti, non si trova una correlazione significativa tra livelli plasmatici di vitamina D e assunzione della stessa, correlazione positiva che si trova invece tra livelli plasmatici di vitamina D e introduzione dei PUFA (acidi grassi polinsaturi).I cinque consigli per combattere il deficit di vitamina D:
1. Fare tutti i giorni una passeggiata al sole affinché i raggi UV attivino la vitamina D. Esporsi alla luce solare (non filtrata da vetri) con la maggior superficie del corpo possibile e senza crema protettiva, per un periodo variabile in base al proprio fototipo: circa 10-15 minuti al giorno in estate e 20-30 minuti in inverno tra le 11:00 e le 15:00, cioè quando i raggi UV sono più attivi.
2. Mangiare ogni settimana tre porzioni di pesce, variando la specie e scegliendo anche quelli in cui è più presente la vitamina D. In ordine di quantità: aringa, tonno, pesce spada, alici, suro o sugarello, trota e coregone. Le noci (20 g al giorno) sono una valida fonte di grassi polinsaturi.
3. Consumare due porzioni di latticini al giorno, come latte o yogurt (anche parzialmente scremati), a colazione o a merenda e aggiungere un cucchiaio di formaggio grattugiato sui primi piatti. Chi non tollera il lattosio, può utilizzare latte delattosato e Grana Padano DOP perché privo di lattosio, ma ricco di calcio che grazie alla vitamina D fortifica le ossa.
4. Consumare due-quattro uova a settimana, sode o cotte in padella antiaderente (anche strapazzate o in frittata). Consumare una volta a settimana un primo piatto a base di pasta all’uovo.
5. Controllare il livello della vitamina D (25-OH) nel sangue e, in caso di carenza, provvedere alla corretta integrazione soprattutto nel periodo invernale, o comunque se non si ha un’esposizione al sole costante.

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Il colloquio di lavoro è un passaggio decisivo per l’assunzione in un’azienda

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

Arrivare preparati a tale appuntamento evitando gli “errori” più comuni e che spesso si riscontrano nei colloqui può rappresentare una delle carte determinanti per trovare un lavoro. Troppo spesso diamo per scontato che i giovani sappiano come comportarsi in queste circostanze e invece non è così. Ci sono dinamiche e modalità di approccio specifiche che bisogna conoscere bene prima di affrontare con possibilità di successo un colloquio. Trovare lavoro è un lavoro e non si può improvvisare. A tal scopo Orienta ha promosso un’iniziativa rivolta agli studenti universitari e legata ai Career Day delle Università denominata“i segreti del colloquio di lavoro”. Si tratta di un programma in due step che prevede una formazione teorica sui principali aspetti e informazioni utili sul colloquio di lavoro fornendo nozioni anche di carattere psicologico e una parte pratica in cui vengono coinvolti i manager delle risorse umane delle aziende principali del territorio per una simulazione “reale” di un colloquio di lavoro. Dall’esperienza sul campo e dai primi incontri svolti con gli studenti universitari – la prima tappa si è svolta presso l’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara – emergono chiaramente delle lacune che il programma promosso da Orienta intende colmare con l’obiettivo di preparare al colloquio nel miglior modo possibile migliaia di studenti.
Alcune cose da fare (e sapere). Prima di presentarsi ad un colloquio, importantissimo nonché essenziale è informarsi riguardo l’azienda per la quale si aspira. A fare la differenza può essere anche il portamento, piuttosto che il mostrarsi curiosi e pronti a mettersi in gioco. Parlare di se stessi va benissimo, come com’è normale essere nervosi, l’importante è riuscire a far emergere le proprie competenze, mettere in luce i propri punti di forza e mostrare di possedere le cosiddette soft skills, ossia quelle indispensabili doti umane che fanno la differenza Le soft skills o competenze trasversali, come lo spirito di sacrificio, la determinazione, il saper stare con gli altri, un giusto senso del dover e così via, sono valori decisivi per un’assunzione. È bene, inoltre, fare domande pertinenti, essere convincenti ma soprattutto, per prima cosa, essere se stessi.
Altre da non fare. Una delle cose peggiori che capita talvolta di riscontrare è vedere giovani candidati farsi accompagnare dai genitori, entrambi, oppure dalla fidanzata o dal fidanzato. Un’idea originale del colloquio di gruppo di tipo “familiare”, che prevede, non troppo di rado, la partecipazione attiva degli stessi genitori alle domande di rito. Alcuni atteggiamenti duranti il colloquio, poi, sono da censura. C’è chi si presenta con gli occhiali da sole, chi risponde ad un sms o ad una telefonata mentre sta interloquendo con il selezionatore, chi lo scambia per un amico o un’amica o uno di famiglia, e chi pensa di essere in discoteca o al bar. Evitare l’inadeguatezza nell’abbigliamento.

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Federico Vergari: Le sfide dei campioni (Tunué)

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

Torino Lunedì 15 aprile, ore 18 Circolo dei lettori, via Bogino, 9 Federico Vergari Le sfide dei campioni (Tunué) Con Marco Pautasso, Salone Internazionale del Libro di Torino. Parlare di sport significa prima di tutto raccontare di persone. Ognuna di queste, sia che abbia vinto le olimpiadi o perso all’ultimo secondo, ha una propria storia. Il giornalista Federico Vergari ha raccontato le sfide più epiche, contrapponendo – divisi da una rete, dal colore di una maglia, di una bandiera o da una corsia – i più grandi dello sport italiano e dei loro avversari. Così è nato Le sfide dei campioni (Tunué), al centro del dialogo al Circolo dei lettori, lunedì 15 aprile, ore 18, tra l’autore e Marco Pautasso, Salone Internazionale del Libro di Torino.La rivalità che c’è nelle curve e nelle derapate di Valentino Rossi e Marc Marquez, in un assalto della Vezzali e della Di Francisca o nel tempo di un respiro che divide una medaglia d’oro da una olimpica, come accadde ad Atlanta tra Di Donna e Wang. Atleti che hanno fatto di tutto per imporre la loro potenza e alla fine ci sono riusciti, oppure hanno dovuto accettare la sconfitta per poi rimboccarsi le maniche e ripartire, perché nello sport, come nella vita, c’è sempre qualcosa per cui valga la pena lottare. Le sfide dei campioni racconta incontri epici degli sportivi italiani, la passione senza alcun limite, nemmeno quello fisico.
Federico Vergari (Roma, 1981) è giornalista. Si occupa di attualità, sport e cultura sulla carta stampata, il web, la radio e la televisione. Nel 2018 ha ideato e curato i contenuti del riuscito format Bar Sport di Tempo di Libri, uno spazio interamente dedicato alla narrativa sportiva e alle sue nuove forme.

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Il campo: Robert Seethaler

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

C’è stato un tempo in cui il campo era un semplice fazzoletto di terra disseminato di pietre e ranuncoli velenosi, tanto che l’agricoltore a cui apparteneva era stato felice di sbarazzarsene donandolo alla comunità. Ora, al riparo di un muro sgretolato e infestato di cespugli di sambuco, tra cui cantano i merli, il campo ospita le tombe degli abitanti di Paulstadt. L’erba è alta, l’aria pervasa dal ronzio degli insetti e nel vecchio cimitero non si reca piú nessuno, eccetto un uomo che, quasi ogni giorno, siede su una panca sotto una betulla e lascia vagare i pensieri. Le mani intrecciate sullo stomaco e il mento affondato nel petto, l’uomo pensa ai morti, a quelli che ha conosciuto di persona o incontrato almeno una volta. La maggior parte erano semplicemente abitanti di Paulstadt: artigiani, commercianti o impiegati in uno dei negozi in Marktstrasse o nelle stradine intorno.Se qualcuno lo vedesse in quei momenti, magari uno dei giardinieri, potrebbe credere che l’uomo stia pregando. La verità è che lui è convinto di sentirli parlare, i morti. Non capisce cosa dicano, eppure ne percepisce levoci, nitide come il cinguettio degli uccelli. A volte riesce a cogliere anche delle singole parole o dei frammenti di frase, e si domanda che cosa racconterebbero quelle voci se avessero la possibilità di essere ascoltate ancora una volta. Parlerebbero della vita, ora che se la sono lasciata alle spalle? Discuterebbero della morte, di cosa voglia dire trapassare, o forse continuerebbero a lamentarsi come facevano da vivi, a parlare di sciocchezze, di inezie, dei loro malanni?Intimo e commovente affresco delle emozioni umane, Il campo è uno struggente romanzo corale attraversato da ventinove voci – liriche e suggestive – che mettono in scena, ora e per sempre, il grande teatro della vita e della morte, formando un diorama insuperabile di sentimenti, vizi e passioni. Cantore delle vite comuni, Robert Seethaler, che ha dominato le classifiche dei libri piú venduti in Germania con questo romanzo, «dimostra come raffinata qualità letteraria e grande successo non si escludano affatto» (Die Zeit).
Robert Seethaler è nato a Vienna nel 1966. Autore e sceneggiatore, nel 2007 il suo romanzo d’esordio è stato premiato con il prestigioso premio del Buddenbrookhaus. Ha ottenuto numerose borse di studio, tra cui la Alfred Döblin dalla Academy of Arts, e il film tratto dalla sua sceneggiatura (Die zweite Frau) ha ricevuto un importante riconoscimento al Festival del Cinema di Monaco di Baviera nel 2009. Una vita intera è stato un grande successo di critica e pubblico. Attualmente vive tra Vienna e Berlino.
Pagine: 192 Tradotto da: Riccardo Cravero Prezzo: €16,50 Neri Pozza Editore.

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Simona Lo Iacono:L’albatro

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

Nato a Palermo nel 1896, da una nobile famiglia siciliana, Giuseppe Tomasi di Lampedusa è un bambino solitario, uno di quelli che preferiscono «le cose alle persone» e che rifuggono la compagnia. Un giorno, dal nulla, nella sua vita arriva Antonno: un bambino bizzarro, «tutto al contrario»: se sfoglia un libro comincia dall’ultima pagina, se vuole andare avanti cammina all’indietro e conta al contrario, provando una infinità pietà per gli zeri.
Per tutto il tempo della loro convivenza non c’è verso di fargli iniziare la settimana di lunedì o di togliergli dalla testa che si nasce morendo. Eppure Antonno, «l’albatro», come lui stesso si definirà (tenacissimo, l’albatro non abbandona il capitano nemmeno nella disgrazia) è l’unico spiraglio di luce in un’esistenza altrimenti buia e solitaria, l’unica compagnia di un bambino che vede e sente più degli altri, dotato di una sensibilità particolare, che lo porterà un giorno a diventare uno dei più grandi scrittori del Novecento. Ma all’improvviso, così come è arrivato, Antonno svanisce.
Divenuto adulto, Giuseppe partecipa alla guerra del 1915-18 come ufficiale, rimanendo nell’esercito fino al 1925; dopodiché si ritira a vita privata, viaggiando e dimorando per lunghi periodi all’estero, dove si dedica alla stesura di saggi e racconti che non darà alle stampe. Sarà solo quando metterà mano a una storia che cova dentro di sé da tempo, e che ha intenzione di intitolare Il Gattopardo, che Antonno tornerà da lui, e con il suo modo di fare al rovescio accenderà in Giuseppe Tomasi la consapevolezza che «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi». Euro 16,50 180 pagine Neri Pozza Editore
Simona Lo Iaconoè nata a Siracusa nel 1970, è magistrato e presta servizio presso il tribunale di Catania. Nel 2016 ha pubblicato il romanzo Le streghe di Lenzavacche (Edizioni E/O), selezionato tra i dodici finalisti del Premio Strega. Con Neri Pozza ha pubblicato Il morso (2017).

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Ruggero Savinio: Il senso della pittura

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

Come si manifesta, anzi, quali sono i caratteri di un’espressione – la pittura – che tiene insieme, di là dai cambiamenti storici, i dipinti e i graffiti di Lascaux, di Piero della Francesca, di Courbet, di Picasso, e anche di Edvard Munch, Richard Gerstl, Bonnard, Balthus, Francis Bacon e Lucien Freud? Tutta questa pittura, dai primordi preistorici al nostro presente, ha qualcosa in comune: la fisicità. La corporeità di cui la pittura è fatta, ma anche quella messa in opera dal pittore. Quindi, la pittura è un fatto fisico. Questo potrebbe essere il primo carattere, ma essenziale e dirimente di ciò che possiamo continuare a chiamare pittura. Ruggero Savinio racconta, attraverso queste illuminanti pagine, del suo rapporto di intimità coi pittori che considera dei maestri, rispondendo, al contempo, a una serie di urgenti domande: che cos’è la pittura? Come è cambiato il concetto di pittura nel corso dei secoli? E cosa diventerà la pittura in futuro? Euro 13,50 192 pagine Neri Pozza editore
Ruggero Savinio, nome d’arte del pittore italiano Ruggero De Chirico, nasce a Torino nel 1934. Figlio di Alberto Savinio (del quale ha conservato lo pseudonimo) e nipote di Giorgio de Chirico, che lo ha avviato all’arte, dopo aver frequentato la facoltà di lettere a Roma, ha soggiornato a lungo a Parigi (1958-61). Nel 1986 ha ottenuto il premio Guggenheim per un artista italiano; è stato invitato alla Biennale di Venezia nel 1988 e nel 1995 e ha presentato le sue opere in mostre personali nell’ex convento di S. Francesco a Sciacca (1989), in Palazzo Sarcinelli a Conegliano Veneto (1992), nella Sala Viscontea del Castello Sforzesco a Milano (1999), presso la Casa d’arte Ulisse di Roma (2007-08). È autore anche di racconti, poesie e saggi.

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Fratelli d’anima: David Diop

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

Sul fronte occidentale, nelle trincee francesi, tra i soldati bianchi coi loro vistosi calzoni rossi spiccano i fucilieri senegalesi, «i cioccolatini dell’Africa nera», come li chiama il capitano Armand. Prima di ogni assalto, il capitano non manca di ricordare loro che sono l’orgoglio della Francia, «i piú coraggiosi dei coraggiosi», un autentico incubo per i nemici che hanno paura dei «negri selvaggi, dei cannibali, degli zulú». I senegalesi ridono contenti. Poi, mettendosi in faccia gli occhi da matto, sbucano fuori dalla trincea con il fucile nella mano sinistra e il machete nella destra.
Alfa Ndiaye e Mademba Diop sono amici, fratelli d’anima cresciuti insieme in Africa, lontano dai freddi accampamenti del fronte. Quando in trincea risuona il colpo di fischietto del capitano, escono anche loro dal buco urlando come selvaggi indemoniati per non apparire meno coraggiosi degli altri.
Un giorno, però, Mademba Diop viene ferito mortalmente e, con le budella all’aria, chiede per tre volte ad Alfa di dargli il colpo di grazia. Per tre volte Alfa si rifiuta e, dopo una lunga e atroce agonia, Mademba muore.La morte dell’amico consegna Alfa all’impensabile, a tutto ciò che gli antenati e il mondo di ieri avrebbero proibito e che invece la grande carneficina della guerra moderna concede.
A ogni fischio di chiamata del capitano Armand, Alfa si precipita fuori dalla trincea e corre verso i «nemici dagli occhi azzurri», uccidendo senza pietà e tagliando alle sue vittime una mano come trofeo di guerra. Una, due, tre, quattro… otto mani. Come un demone, uno stregone, un divoratore di anime, che soltanto una voce del mondo di ieri potrebbe salvare…Romanzo che è valso al suo autore il prestigioso premio Goncourt des Lycéens e l’entusiastico e unanime apprezzamento della critica, Fratelli d’anima mostra come nel naufragio totale della civiltà rappresentato dalla Grande Guerra non soltanto l’Europa, ma anche una parte non trascurabile dell’Africa perse la sua anima e la millenaria tradizione che la custodiva.
David Diop è nato a Parigi ed è cresciuto in Senegal. Attualmente vive nel Sud-Ovest della Francia dove insegna letteratura francese presso l’Università di Pau. Fratelli d’anima è il suo secondo romanzo. Pagine: 128 Tradotto da: Giovanni Bogliolo Prezzo: €16,00 Neri Pozza editore.

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Edoardo Vigna: Europa. La meglio gioventù

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

Questo è un viaggio dentro l’Europa e dentro i giovani europei – i loro sogni, i loro timori, il loro vivere senza confini – partito dal desiderio di ascoltare e vedere che cosa sta cambiando. È diventato l’autentico incontro con una generazione. Nei pub, nelle scuole e nelle università, sui mezzi pubblici, nei parchi urbani, in discoteca, nelle feste private, sul lavoro.Dieci città – Berlino, Riga, Siviglia, Dublino, Copenaghen, Atene, Praga, Varsavia, Stoccolma, Strasburgo. Dieci parole chiave, una per ogni città: Street, Indipendenza, Birrette, Talento, Felicità, Cambiamento, Arrangiarsi, Narghilè, Tecnologia, Apertura.Un migliaio di giovani intervistati fra i quindici e i trentacinque anni: la studentessa italiana che a Strasburgo ha vinto una gara di retorica in francese, il ventenne dublinese che organizza la vita e il lavoro degli startupper, il violinista praghese che sogna in grande suonando sul Ponte Carlo, il graffitaro ateniese che vuole lasciare il segno sui muri della città, la lobbista berlinese che vende sciarpe e cappelli fatti da lei ai mercatini…Questo libro nasce da una serie di reportage realizzati per Sette, il magazine del Corriere della Sera. L’autore li ha aggiornati, approfonditi, trasformati. Un libro che vuole essere un viaggio fra mille incontri dentro le città e raccontare quella «miglior gioventù europea» che rappresenta una generazione piena di talento, pronta a cercare ispirazione, che nonostante tutto vede un futuro in cui non riconosce limiti.Questo è un viaggio dentro l’Europa e dentro i giovani europei – i loro sogni, i loro timori, il loro vivere senza confini – partito dal desiderio di ascoltare e vedere che cosa sta cambiando. È diventato l’autentico incontro con una generazione. Nei pub, nelle scuole e nelle università, sui mezzi pubblici, nei parchi urbani, in discoteca, nelle feste private, sul lavoro. Euro 13,00 112 pagine Neri Pozza editore
Edoardo Vigna, al Corriere della Sera da 24 anni, è caporedattore centrale della redazione di 7 su cui ha firmato negli ultimi 15 anni reportage, inchieste, interviste e servizi di copertina. Oggi è titolare della rubrica settimanale intitolata Ispirazioni. Su corriere.it scrive il blog Globalist. È autore, insieme con il collega Enrico Marro, del libro Sette mesi di Berlusconi, radiografia della prima esperienza di governo del fondatore di Forza Italia. È tutor al master di Giornalismo Walter Tobagi dell’Università degli Studi di Milano.

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Mostra: progetto RE:HUMANISM

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

Roma Martedì 16 aprile alle ore 18.30 AlbumArte, via Flaminia 122 inaugura la mostra collettiva con i progetti vincitori della prima edizione di RE:HUMANISM, premio dedicato al rapporto fra arte e intelligenza artificiale promosso da Alan Advantage, azienda attiva da più di dieci anni nel campo dell’innovazione e della consulenza strategica. Nella mostra saranno esposti i progetti dei dieci artisti vincitori: Nguyen Hoang Giang primo classificato; il gruppo formato da Albert Barqué-Duran, Mario Klingemann e Marc Marzenit al secondo posto; Enrico Boccioletti per il premio residenza; Lorem; Enrica Beccalli in collaborazione con Roula Gholmieh; Guido Segni; Antonio “Creo” Daniele; Michele Tiberio in collaborazione con Diletta Tonatto; Adam Basanta; Daniele Spanò. I dieci progetti prevedono l’intervento di tecnologie e riflessioni nell’ambito dell’intelligenza artificiale, cercando di delineare il confine sempre più opaco tra umano e artificiale.
RE:HUMANISM exhibition of the winning projects will open on Tuesday, April 16th at 6:30 pm at AlbumArte, in Rome. RE:HUMANISM is the first edition of the award dedicated to the relationship between art and artificial intelligence and is promoted by Alan Advantage, company active for more than ten years in the field of innovation and strategic consulting activities. The exhibition will present the ten winning artists’ projects: the first-place winner Nguyen Hoang Giang; in second place the group formed by Albert Barqué-Duran, Mario Klingemann and Marc Marzenit; Enrico Boccioletti for the residency award; Lorem; Enrica Beccalli in collaboration with Roula Gholmieh; Guido Segni; Antonio “Creo” Daniele; Michele Tiberio in collaboration with Diletta Tonatto; Adam Basanta; Daniele Spanò. The ten projects involve the use of artificial intelligence technologies and put a question on the relation between man and computer, trying to outline the increasingly opaque border between human and artificial.

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Via della Seta: anche i geologi italiani e cinesi firmano un accordo di collaborazione bilaterale

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

E’ stata dei geologi italiani una delle prime iniziative di cooperazione bilaterale Italia Cina dopo la firma dell’accordo governativo sulla Via della Seta. I geologi italiani hanno fatto una missione per promuovere la collaborazione con gli scienziati e professionisti cinesi e aprire nuove opportunità professionali. Si tratta del primo progetto di cooperazione dopo che Italia e Cina hanno firmato il memorandum d’intesa sulla ‘Belt and Road Initiative’, la nuova Via della Seta voluta da Pechino per connettere Asia, Europa e Africa. Con il supporto dell’Ambasciata italiana in Cina, si è svolta con successo la prima formazione geologica europea. Hanno preso parte a questo importante incontro, per formare il primo gruppo di geologi professionisti europei, il Vice Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi Vincenzo Giovine, il Segretario della Federazione Europea dei Geologi e Consigliere CNG Gabriele Ponzoni e il Tesoriere CNG Domenico Angelone insieme a esperti del Ministero dello Sviluppo Economico e corrispondenti cinesi del China Geological Survey del Ministero delle Risorse Naturali, ed alcuni tra le più grosse multinazionali cinesi del settore minerario come il Gruppo Zijin Mining.
Sulla sinergia tra i geologi italiani e quelli cinesi interviene il Segretario della Federazione Europea dei Geologi e Consigliere CNG Gabriele Ponzoni: “La missione in Cina è stata estremamente proficua per la comunità dei geologi professionisti italiani per cercare nuove opportunità lavorative e professionalità a livello internazionale”. Luca Fraticelli – consigliere dell’Ambasciata italiana in Cina, ha affermato che “la sinergia tra i governi cinese e italiano ha fornito uno spazio più ampio per una futura collaborazione. La cooperazione riguarda principalmente gli standard minerari e la formazione di geologi professionisti”. Wang Kun, vice direttore del China Geological Survey, ha dichiarato durante la cerimonia di apertura che il sistema di certificazione delle qualifiche geologiche professionali è altamente autodisciplinato ed è il risultato dello sviluppo dell’economia di mercato. “La qualifica di geologi professionisti – spiega Kun – può migliorare il mercato del lavoro attraverso il reciproco riconoscimento e la cooperazione tra i due Paesi. Con lo sviluppo dell’economia di mercato cinese, c’è più richiesta di lavoro per i geologi specialmente in Cina, è quindi necessario sfruttare appieno le risorse e i mercati”. La cerimonia di apertura ha visto la presenza delle più importanti organizzazioni cinesi nel settore Mining, tra cui la China Mining Associazion e la China Mining Environmental Union.

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Ristrutturazioni Casa: per il 2019 arrivano anche il Bonus Verde e il Sisma Bonus

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

Anche per quest’anno è stata prorogata nella nuova legge di bilancio 2019 l’agevolazione fiscale che permette al contribuente di portare in detrazione il 50% delle spese sostenute per interventi di restauro, manutenzione e messa in sicurezza di un immobile. Ma non solo: quest’anno arrivano anche i nuovi bonus casa.Per tutto il 2019, infatti, i contribuenti potranno beneficiare della detrazione 50% sulle spese di ristrutturazione edilizia, sostenute e pagate con bonifici parlanti e fino al limite massimo di 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare, oltre ai Bonus mobili (ed elettrodomestici) e all’Ecobonus. La legge di bilancio 2019 riconferma il bonus mobili che include la possibilità di acquistare arredamento e anche e elettrodomestici per l’immobile oggetto dell’agevolazione.Si tratta di agevolazioni in vigore ormai dal 2012, prorogate per tutti i lavori di ristrutturazione casa effettuati fino al fino al 31 dicembre 2019. Oltre alla proroga dei bonus fiscali già esistenti, sono state introdotte anche tante altre novità. A partire dal nuovo Bonus verde che permette la detrazione del 36% (per un massimo di spesa pari a 5.000 euro) sui lavori di sistemazione di giardini, terrazzi e balconi anche condominiali, e i lavori di recupero di giardini d’interesse storico.Introdotto inoltre il così detto Sismabonus, con una detrazione che arriva al 100% per la diagnosi sismisca e fino al 75% per gli interventi di adeguamento antisismico sulle parti comuni degli edifici ubicati nelle zone ad alto rischio.Non solo: per quanto riguarda l’Ecobonus 2019, le detrazioni fiscali sono state rinnovate e anche modulate in base al livello di efficientamento energetico ottenuto con l’intervento edilizio, e inoltre è anche stata ampliata la tipologia d’interventi agevolabili, facendo rientrare nel nuovo Ecobonus 2019 anche i lavori rimozione dell’amianto dai tetti.
Inoltre, sempre nell’ottica di stimolare gli investimenti per aumentare l’efficienza energetica dell’abitazione, è stato introdotto anche il nuovo Bonus infissi 2019, che permette di usufruire della detrazione al 50% delle spese sostenute per acquistare ed installare nuovi infissi e finestre.In più, i contribuenti potranno utilizzare le detrazioni IRPEF del 50% anche sulle spese sostenute per l’acquisto di zanzariere con schermatura solare (Bonus zanzariere) e per installare le tende da sole (Bonus tende da sole).Per saperne di più rimandiamo a questo articolo dedicato alle Agevolazioni e Detrazioni Fiscali sul sito di Edilcostruzioni, dove è possibile trovare anche i documenti ufficiali 2019 dell’agenzia delle Entrate.

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China’s bold ambitions to lead in digital technologies – a challenge for Europe

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

Berlin. China’s efforts at home and abroad to become a global leader in digital technologies is a challenge for Europe. The ambitions of telecommunications giant Huawei to participate in building European 5G networks are just one example of many, say MERICS researchers Kristin Shi-Kupfer and Mareike Ohlberg, authors of a new MERICS study, “China’s digital rise. Challenges for Europe.” Shi-Kupfer, who heads the MERICS research area on politics, society, and media, and research associate Ohlberg show that China’s digital ambitions are state-driven. They examine the close connection within the IT sector between the Chinese Communist Party (CCP), the state, and private companies and show that China’s digital rise is not only spurred by economic interests but also by political goals to become a leading superpower in research and technology.
Civil-military integration in particular has been on the national agenda of state and party leader Xi Jinping since 2014. For example, China wants to take the lead in dual-use technologies and quantum cryptography, advance its cyber-warfare capabilities, and use Artificial Intelligence (AI) as a weapon. According to the MERICS study, China also wants to use its capabilities domestically to implement its vision of cyber domination and social control. This includes the Social Credit System, which the leadership wants to roll out nationwide in the coming years. For China, digitization is a means to achieve several goals at once: creating new engines of growth, achieving technological independence, social control, and international leadership in digital technologies.
China has invested disproportionately in technological innovation in recent years. For quantum cryptography research alone, China has provided at least an estimated USD 50 billion of funding, that’s ten times as much as the United States has made available. In AI, China filed around 30,000 patents last year, two and a half times more than the US. All these efforts are beginning to pay off: The People’s Republic is already considered the leading digital marketplace and home to a third of all startups with a market evaluation above USD one billion. Soon, the country could become the world leader in digital key technologies. At the same time, Beijing is changing the global technology landscape by pushing blockchain, the Internet of Things and 5G standards and by filling key positions in relevant international institutionHowever, China’s digitization strategy also faces setbacks: Risks to innovation are the increased control of the CCP over private companies and the inefficient allocation of capital. For the foreseeable future, China will remain dependent on foreign core technologies. Western industrialized countries are increasingly concerned about potential security risks, criticizing the lack of data protection and the lack of ethical standards in China. A push back against China’s digitization and technology may only just have begun, say Shi-Kupfer and Ohlberg. But how should Europe deal with these challenges? What consequences does China’s digital progress have for European politics, the economy and security? Shi-Kupfer and Ohlberg say that China could become a serious threat if the country continues its path of seeking technological autonomy, rather than reciprocity and cooperation. The risks for Europe are compounded by the fact that the EU has no coordinated ecosystem for digital innovation and does not speak with one voice on China. If Europe does not catch up on key digital technologies, it risks losing out, or worse getting crushed between China and the US, warn Ohlberg and Shi-Kupfer. European member states would therefore have to make the strengthening of the European digital market a priority, expand cybersecurity cooperation with allied third countries and make data protection and ethical standards prerequisites for cooperation with China. (by New MERICS study)

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Chinese philanthropic giving has quadrupled since 2009

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

The growth of personal wealth in China has sparked a surge in philanthropy in the world’s second-largest economy, with total giving quadrupling since 2009 to hit US$23.4 billion in 2017, according to new research from the Rockefeller Foundation and the Asian Venture Philanthropy Network.China has the world’s largest concentration of billionaires—819—and its second-highest number of millionaires, as runaway economic growth over the last two decades has spurred on rapid wealth creation. Personal wealth in China has grown on average by 1,300 per cent this century.Wealthy Chinese people are increasingly engaged on social and environmental issues, and are more engaged on global issues than previous generations, driving new investments in social outcomes, the AVPN said, while the Chinese government has lowered the regulatory barriers for registering some foundations and charities, making it easier for wealthy donors to establish their own philanthropic organisations. (font: Global Initiatives 133 Cecil St, #17-02A, Singapore)

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