Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Dal carcere alla speranza con la Società di San Vincenzo De Paoli

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

conferenza univ. europeaE’ stato presentato in una conferenza all’Università Europea di Roma il Premio Carlo Castelli per la solidarietà, concorso letterario riservato ai reclusi delle carceri italiane, organizzato dalla Società di San Vincenzo De Paoli in collaborazione con il Ministero della Giustizia ed il patrocinio di Camera e Senato.
L’incontro, sul tema “Il carcere e la speranza: un percorso di vita nuova”, ha messo in evidenza il valore dell’accompagnamento e dell’accoglienza delle persone che hanno vissuto l’esperienza della detenzione.Attraverso le testimonianze del Presidente nazionale della Società di San Vincenzo De Paoli, Antonio Gianfico, e del delegato nazionale carceri Claudio Messina, è stato presentato l’operato dell’Associazione, diffusa in tutto il mondo, che ha scopo principale quello di aiutare le persone più sfortunate: i bisognosi, gli ammalati, gli anziani soli, chiunque si trovi in difficoltà. E tra questi ci sono i detenuti. “I volontari della Società di San Vincenzo De Paoli – ha sottolineato il Presidente Gianfico – non si preoccupano soltanto di visitare i detenuti ed offrire loro un aiuto per ritrovare un giusto ruolo nella società, perché si fanno anche promotori di un impegno nella ricerca della riconciliazione tra vittime e colpevoli. Dove alla violenza si risponde con il perdono, là anche il cuore di chi ha sbagliato può essere riappacificato”. E questo incontro tra perdono ricercato, perdono offerto e perdono ricevuto è la miglior garanzia che chi ha raggiunto la consapevolezza del proprio errore, che non vi ricadrà in futuro.
“Perché la vera libertà – ha osservato Claudio Messina – è quella che si ottiene dentro di sè, indipendentemente dalle sbarre di una cella”. Si può essere “liberi dentro” e vivere responsabilmente il carcere, come si può continuare a vivere come “prigionieri in libertà”, incapaci di reinserirsi nella società, se non si è portato a termine un processo di riconciliazione con se stessi e con gli altri. “E’ per questo – prosegue il volontario – che è indispensabile coinvolgere i detenuti in attività formative accompagnate e supportate da una rete di volontari ed esperti. Dove questo viene applicato si può assistere ad una sensibile riduzione del tasso di recidiva nei reati”. Un approccio positivo, quindi, dove non è solo importante la detenzione, ma l’inclusione ed il reinserimento. E il Premio Carlo Castelli per la solidarietà, nella sua formula che prevede un doppio riconoscimento in denaro per le opere vincitrici, si è rivelato un valido strumento per trasformare il detenuto stesso in un testimone di legalità. E’ lo stesso autore infatti, a dover decidere a quale associazione od opera di beneficenza destinare l’altra parte del premio. Chi ha sbagliato ha così la possibilità, facendo del bene, di riscattarsi almeno parzialmente. Nel suo intervento Carlo Climati, Direttore del Laboratorio “Non sei un nemico!” ha ricordato: “Ogni essere umano ha un valore. Incontrarlo e ascoltarlo significa aprire il proprio cuore a una comunicazione autentica, alimentata da un sereno dialogo. Ma per fare questo bisogna, prima di tutto, vincere la non-cultura del pregiudizio. È quella sensazione che ci spinge a non comunicare con gli altri perché, dentro di noi, li abbiamo già giudicati, catalogati, scartati, messi da parte”.”Il pregiudizio è una cosa terribile perché, come dice la parola stessa, è un giudizio dato prima. Prima di conoscersi realmente, di abbracciarsi e guardarsi negli occhi. Questo, purtroppo, può accadere anche quando incontriamo le persone che hanno vissuto l’esperienza del carcere e che cercano di cominciare una nuova vita. Vincere i pregiudizi significa ritrovare la nostra più autentica natura di esseri umani, pronti all’accoglienza e al dialogo con tutti”, ha spiegato Carlo Climati.Durante l’incontro è stata presentata anche la coinvolgente testimonianza di Roberto Giannoni che, dopo aver conosciuto il carcere da innocente, vittima di un errore giudiziario, ha scoperto la bellezza del volontariato ed ora presta servizio nelle carceri con la Società di San Vincenzo De Paoli, dimostrando così che anche dal male può nascere il bene.I volontari della San Vincenzo ringraziano l’Università Europea di Roma e Padre Gonzalo Monzon LC, Direttore dell’Ufficio Formazione Integrale dell’Università, per l’accoglienza ed il supporto all’iniziativa.La Società di San Vincenzo De Paoli con 850.000 soci e 1.500.000 di volontari in 155 Paesi del mondo, una rappresentanza presso le Organizzazione delle Nazioni Unite di Ginevra, fondata nel 1833 dal Beato Federico Ozanam, allora studente universitario, cattolica ma laica, la Società di San Vincenzo De Paoli è una delle associazioni più vaste e radicate sul territorio. Il suo carisma si esprime con la visita a domicilio – e dunque anche in carcere – delle persone in difficoltà. (foto copyright università europea)

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