Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Archive for 21 aprile 2019

SACE: “Che export tira?”

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

“A febbraio l’export italiano di beni è aumentato del 3,4% rispetto allo stesso mese del 2018: questo risultato porta la media del primo bimestre al 3,2%. Si tratta di un segnale positivo per il Made in Italy, in considerazione della congiuntura europea e internazionale, in rallentamento rispetto all’anno precedente, ma, in ogni caso, la natura parziale del dato impone cautela. I prossimi mesi saranno il vero banco di prova. L’area Ue avanza a ritmi moderati con Francia e Germania tra le migliori destinazioni. Al contrario, diminuisce l’export in Polonia e Rep. Ceca, due dei mercati “best performer” nel 2018. Calano le vendite in Spagna, ma con significative eccezioni tra i settori. Avanzano le vendite nell’area extra-Ue, specie in Svizzera (+14,7%), India (+12,2%) e Giappone (+10,5%). Meglio della attese la Cina (+2,8%); in calo Africa Subsahariana e Mercosur”.

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“Quasi tutto” esordio letterario di Massimo Sergi

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

Esce a marzo nelle librerie e negli store online Quasi tutto il libro d’esordio di Massimo Sergi, pubblicato dalla casa editrice Terre Sommerse nella nuova collana “Le Pillole”.
Il fantastico – “visionario” e “quotidiano”, come direbbe Calvino – e il verosimile si alternano nei dodici racconti che compongono questa piccola silloge, spesso fondendosi in maniera sotterranea, evanescente o inavvertita, fino a dipanarsi nei colpi di scena finali.
Una sottile crepa si insinua nella realtà, lascia emergere visioni talvolta oscure, talvolta illuminanti, frutto di un inconscio che suggerisce voci, memorie che rasentano il filo della follia e della nostalgia.Il soprannaturale domina in “Fantasma”, “Le voci lontane” e “Notturni”, esplode nell’horror – creato, appunto, nella dimensione interiore – di “Sonno” e de “Il rumore nei muri”, oppure inverte la freccia del tempo in “Prima di dormire”; la fantascienza diventa lo sfondo di quotidianità rabberciate e difficoltose in cui è costretto a vivere un quasi negletto avamposto spaziale in “Un mese di ritardo”.Il quotidiano, invece, si addentra in minuscoli mondi con “Sera d’agosto”, mentre la realtà brutale è alla base di “In tram” e de “L’altro angelo”. Infine, “Spartiti” e “Quasi tutto” narrano due storie d’amore, o meglio, la scoperta e la successiva consapevolezza del sentimento.Massimo Sergi, nato a Taranto, nel novembre del 1962, vive e lavora a Roma. Organista Hammond, pianista e compositore, segue in particolare il jazz e la musica classica. Si dedica, inoltre, alla scrittura, alla fotografia analogica e allo studio delle arti marziali tradizionali.Nel 2017 ha pubblicato con l’etichetta Terre Sommerse, il suo primo album da solista dal titolo “Walkaround”, contenente dodici brani di solo pianoforte da lui composti ed eseguiti, e due, con la collaborazione di Stefano Pontani e di Gianluca Livi, di genere ambient-sperimentale.

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Andrea Braido e Andrea Cucchia Innesto omaggiano Vasco Rossi con i Colpa d’Alfredo

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

Palermo 16 maggio alle 21,30 al teatro Jolly in via Costantino Domenico 54 e il 17 maggio, sempre alle 21,30, al teatro Nelson Mandela in via Giuseppe Barone i musicisti Andrea Braido e Andrea Cucchia presenteranno lo spettacolo puro del doppio concerto omaggio a Vasco Rossi. I due, accompagnati dai Colpa D’alfredo, unica band siciliana riconosciuta dal “Blasco”, attraverseranno musicalmente l’intera storia di Vasco Rossi.Il chitarrista Andrea Braido è un poliedrico musicista capace di suonare anche basso, batteria e percussioni e che annovera tantissime collaborazioni tra cui Patti Pravo, Mina, Ramazzotti, Celentano, Ligabue e tanti altri. Il sassofonista Andrea Innesto, detto “Cucchia”, è un collaboratore storico di Vasco Rossi da più di trent’anni e di tanti artisti famosi tra cui Loredana Bertè, Gianni Morandi e Biagio Antonacci.I biglietti in entrambi gli appuntamenti si possono comprare al botteghino dei due teatri o online al costo di 20 euro, inclusi diritti di prevendita.Il concerto è organizzato da In the Spot Light.

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Unione Naz. Consumatori su inflazione

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

L’Istat conferma i dati preliminari dell’inflazione di marzo, pari a +1% su base annua, come a febbraio. “Purtroppo l’inflazione non abbassa la testa. In questo contesto, non togliere definitivamente dal campo la possibilità di incrementare l’Iva, come conferma oggi Tria, è un autogol, considerato che i prezzi sono influenzati anche dalle aspettative di futuri aumenti. Anche perché, pur restando stabile, l’inflazione a marzo diventa più preoccupante, visto che il gasolio svetta in un solo mese del 2,6% e la benzina del 2,4%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, l’inflazione al +1% significa avere una maggior spesa annua complessiva di 325 euro, 179 euro per i beni ad alta frequenza di acquisto e 95 euro per il solo carrello della spesa, ossia per gli acquisti quotidiani, mentre si arriva a 151 euro per abitazione, acqua, elettricità e combustibili e 64 per i trasporti” prosegue Dona.”Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, la stangata è di 306 euro su base annua, 164 per i beni acquistati più frequentemente, 85 euro se ne vanno per le compere di tutti i giorni, mentre per l’inesistente famiglia tipo, l’incremento dei prezzi si traduce, in termini di aumento del costo della vita, in 262 euro in più nei dodici mesi, 137 per i beni ad alta frequenza, 71 per il carrello della spesa. Per un pensionato con più di 65 anni, il rincaro annuo complessivo è pari a 163 euro, 301 euro per un single con meno di 35 anni” conclude Dona.
Resi noti, invece, i dati dell’inflazione delle regioni e dei capoluoghi di regione e comuni con più di 150 mila abitanti, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita.Secondo lo studio dell’associazione di consumatori, in testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care (cfr. tabella n. 1) in termini di rincari, si conferma Bolzano che, con un’inflazione a +1,6%, ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia tipo, a 532 euro su base annua. Al secondo posto, Brescia dove il rialzo dei prezzi dell’1,5%, determina un aumento del costo della vita, per la famiglia media, pari a 440 euro, terza Bologna, dove l’inflazione dell’1,4% comporta un aggravio annuo di spesa di 395 euro.La città più conveniente, in termini di minori rincari, è, invece, Perugia dove l’inflazione a +0,4% genera un esborso addizionale annuo di 90 euro. Al secondo posto Ancona (+0,5%, pari a 109 euro) e al terzo Cagliari, +0,6%, con un aumento del costo della vita pari a 118 euro.In testa alla classifica delle regioni più costose (cfr. tabella n. 2) in termini di maggior spesa, il Trentino Alto Adige, che, nonostante abbia un’inflazione più bassa di Liguria e Puglia, registra, per una famiglia tipo, una batosta pari a 340 euro su base annua. Segue l’Emilia Romagna, dove l’incremento dei prezzi pari all’1,2% implica un’impennata del costo della vita pari a 326 euro, terza la Liguria, dove, pur essendoci un’inflazione all’1,4%, superiore alle prime due, si ha un salasso annuo di 310 euro.La Puglia, che registra l’inflazione più alta, pari a +1,5%, si colloca solo al quarto posto, con un aumento di spesa di 299 euro.La Sardegna si conferma la regione con meno rincari, con un’inflazione dello 0,6% che si traduce in una spesa aggiuntiva di 112 euro.

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Crescita e investimenti per Boehringer Ingelheim

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

L’azienda farmaceutica Boehringer Ingelheim, guidata dalla ricerca, chiude il 2018 con un fatturato di 17,5 miliardi di euro. Al netto degli effetti di cambio e dell’effetto “una tantum” derivante dallo scambio di asset con Sanofi, nel 2017, le vendite nette sono cresciute del 4%. Gli investimenti in Ricerca e Sviluppo sono stati di 3,2 miliardi (+2,8%) di euro, passando al 18,1% del fatturato annuale. L’azienda si focalizza in ambiti terapeutici specifici.“Vogliamo che il nostro sia un contributo significativo per migliorare ulteriormente la cura del cancro – dichiara Hubertus von Baumbach, Presidente del Board of Managing Directors – La nostra ricerca si estende anche alle malattie fibrotiche, metaboliche e immunologiche e la nostra pipeline di ricerca è ben strutturata.”
Gli investimenti in impianti e strumentazioni, quasi 1 miliardo di euro (+9%), non sono mai stati così cospicui. Il risultato operativo è nuovamente di 3,5 miliardi di euro (- 0,4%) e l’utile del Gruppo, dopo le imposte, è salito a 2,1 miliardi di euro.“Nel 2018 la redditività sulle vendite nette è passata dal 19,3% al 19,8%, la nostra quota di capitale proprio è salita dal 38% circa al 40%. Siamo un’azienda molto sana, anche dal punto di vista finanziario” commenta Michael Schmelmer, Membro del Board of Managing Directors, Responsabile dell’area Finanza. Il numero medio dei collaboratori è aumentato leggermente in tutte le region, raggiungendo un totale di 50.370 unità (+2%).

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Retrospettiva antologica dedicata ad Alberto Burri

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

L’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia presenta dal 10 maggio al 28 luglio 2019 BURRI la pittura, irriducibile presenza, ampia e importante retrospettiva antologica dedicata ad Alberto Burri, a coronamento di una stagione di grande celebrazione dell’artista umbro sia in Italia che all’estero. La mostra, curata da Bruno Corà, Presidente della Fondazione Burri, e organizzata dalla Fondazione Giorgio Cini e dalla Fondazione Burri in collaborazione con Tornabuoni Art e Paola Sapone MCIA, in partnership con Intesa Sanpaolo, è un progetto concepito appositamente per Venezia che ripercorre cronologicamente le più significative tappe del percorso del Maestro della “materia” attraverso molti dei suoi più importanti capolavori. Dai rarissimi Catrami (1948) agli ultimi e monumentali Cellotex (1994), BURRI la pittura, irriducibile presenza con circa 50 opere provenienti da importanti musei italiani e stranieri, dalla Fondazione Burri e da prestigiose collezioni private, ricostruisce nella sua interezza la parabola storica di uno dei più grandi protagonisti dell’arte italiana ed europea del XX secolo e riporta Burri a Venezia dopo la memorabile personale che nel 1983 vide protagoniste 18 opere del ciclo Sestante nel suggestivo edificio degli ex Cantieri Navali alla Giudecca, segnando una tappa fondamentale nella carriera dell’artista.
Il percorso espositivo offre al visitatore l’opportunità unica di ammirare una selezione inedita di opere che rappresentano tutti i più famosi cicli realizzati da Burri: dai primi e rari Catrami (1948) e dalle Muffe (1948), presentati in stretto confronto con gli iconici Sacchi (1949-50), ai Gobbi (1950), per arrivare alle affascinanti Combustioni (1953), i Legni (1955), i Ferri (1958), le contorte Plastiche (1960) e l’evoluzione straordinaria dei Cretti (1970), divenuti uno dei temi di ricerca più iconici di Burri, fino ai grandi Cellotex, realizzati fino a metà degli anni Novanta. La mostra veneziana – il cui titolo si rifà alla celebre definizione data dallo stesso artista alla sua opera, e alla difficoltà di tradurla in parole – offre così una lettura penetrante del modo in cui questo pioniere della nuova pittura del secondo Novecento ha affrontato il tema centrale del suo tempo: quello dell’utilizzo e della trasformazione della materia in opera d’arte. http://www.cini.it/press-release

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“John McEnroe – L’impero della perfezione”

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

Il documentario “John McEnroe – L’impero della perfezione” (Francia 2018, 95’) del regista francese Julien Faraut sarà nelle sale italiane il 6, 7 e 8 maggio in occasione degli Internazionali d’Italia, distribuito da Wanted Cinema.
Il documentario, presentato alla Berlinale e premiato come miglior film alla 54° Mostra internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro racconta il mitico campione di tennis John McEnroe, ex ragazzo prodigio successivamente noto alle cronache non solo per il talento ma anche per il caratteraccio e una vita privata movimentata, è già stato protagonista di film e documentari, ma mai in modo così avvincente come in questo documentario, che vanta materiali di repertorio ed elementi di psicologia e di teoria del cinema, accompagnati dalla voce di Mathieu Amalric, con la premessa godardiana “Il cinema mente, lo sport no”
In un’intervista con Jérôme Bureau e Benoît Heimermann del 9 maggio 2001 su “L’équipe”, il regista Jean-Luc Godard ha dichiarato: “Seguo ancora lo sport perché è rimasto un qualcosa in cui l’uomo non può mentre. La politica, il cinema e la letteratura possono mentire, lo sport no”. Questa dichiarazione mi ha fatto velocemente capire che questo poteva essere il cuore del mio documentario – ha spiegato il regista Faraut – Il cinema può mentire, non lo sport. Su un campo da tennis, John McEnroe corre e soffre. Vince o perde. Quelle sono le uniche opzioni. Non c’è tempo per effetti speciali. I suoi risultati sono qualcosa di concreto e verificabile. Nessuno penserebbe mai di creare una “classifica” tra Mozart, Bach e Haydn. Tuttavia, si possono facilmente consultare i ranking ATP per sapere se John McEnroe stava giocando contro Jimmy Connor in una data precisa o contro Bjorn Borg. Questo è riassunto nella frase: “Il cinema può mentire, lo sport no”. Una sorta di contraddizione che richiede una pausa di riflessione. Questo è esattamente quello che volevo esplorare e approfondire. Volevo anche decostruire l’immagine del giocatore/attore impulsivo – lo stereotipo di McEnroe che conosciamo dalla pubblicità.

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Inps: reddito cittadinanza, 70% sopra 300 euro

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

L’Inps precisa che quasi 337mila degli importi erogati per il reddito di cittadinanza, pari al 71% delle prime 472.970 domande elaborate dall’Inps, superano i 300 euro.”La verità è che il Governo aveva promesso i famosi 780 euro, mentre a raggiungere o superare quella cifra sono meno del 21,4% dei beneficiari” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Se a questo si aggiunge che i 780 erano i 6/10 del reddito mediano familiare al tempo dello studio Istat sul reddito di cittadinanza, diffuso nel 2014, ma nel frattempo il reddito è salito e ora il dato andrebbe aggiornato e arrivare fino ad 811 euro, 810,7 per la precisione, il quadro è ancora più deludente” prosegue Dona.
“Infine, se sono arrivate, come sostiene il presidente Tridico, solo 800 mila domande, quand’anche venissero tutte accolte, è evidente che saremmo ben lungi dal coprire tutte le famiglie povere assolute, pari a 1 milione e 778 mila, più del doppio. Per questo, è evidente, che vanno subito ampliati i criteri reddituali per la concessione del beneficio, almeno fino a coprire i 6 miliardi di stanziamento 2019” conclude Dona.

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Aiuto alla Chiesa che Soffre sarà insignita del Path to Peace Award

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

L’annuale riconoscimento conferito dalla Missione permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York e dalla Path to Peace Foundation è assegnato nel 2019 alla Fondazione pontifica «in riconoscimento del sostegno umanitario e pastorale offerto da ACS ai cristiani perseguitati in tutto il mondo».Ad annunciare la decisione è stato monsignor Bernardito Auza, Osservatore permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite e presidente della Path to Peace Foundation, un’entità che sostiene la Missione permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite e promuove progetti in Paesi in via di sviluppo. Monsignor Auza stesso testimonia il fondamentale contributo di Aiuto alla Chiesa che Soffre alla Chiesa di tutto il mondo, in quanto da giovane sacerdote ha potuto portare avanti i propri studi grazie ad una borsa di studio offerta dalla Fondazione pontificia.«Il conferimento ad Aiuto alla Chiesa che Soffre del Premio “Percorso di pace” 2019 rappresenta un riconoscimento alla generosità di centinaia di migliaia di benefattori i quali, in tutto il mondo, donano con gioia e sacrificio – commenta Alessandro Monteduro, direttore della sede italiana di ACS – Conferma anche la bontà del nostro metodo: reagire all’orrore della persecuzione con il pacifico rafforzamento delle comunità cristiane sofferenti. È il percorso che restituisce la speranza».A ritirare il premio, il prossimo 22 maggio a New York, sarà il presidente esecutivo internazionale di ACS, Thomas Heine-Geldern. «È un grande onore per noi – ha affermato ricordando che nelle passate edizioni è stato conferito ad importanti personalità quali il nunzio apostolico in Siria, il Cardinal Mario Zenari – Questo premio rappresenta un importante riconoscimento del lavoro da noi svolto in tutto il mondo, grazie alla generosità dei nostri benefattori ed in favore della Chiesa perseguitata e sofferente».Nata nel 1947, Aiuto alla Chiesa che Soffre finanzia ogni anno circa 5500 progetti in 140 Paesi. Nel 2018 ACS ha raccolto oltre 110 milioni di euro attraverso le proprie 23 sedi nazionali. L’area in cui l’intervento della Fondazione si concentra maggiormente è il Medio Oriente e in particolare l’Iraq e la Siria dove, dal 2011 ad oggi, ha donato oltre 70 milioni di euro destinati al finanziamento di progetti che hanno contribuito alla sopravvivenza delle comunità cristiane minacciate dallo Stato Islamico.

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Shaurli: “Editto Salvini se va bene non serve a niente”

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

“Ancora una volta è arrivato dall’inquilino del Viminale l’editto che serve solo ad alzare onde mediatiche, creare divisioni e se va bene, non serve a niente. Salvini funziona così, per questo è pericoloso. Nel merito per fortuna ci hanno pensato i prefetti a spiegare che ‘il possibile intervento prefettizio sarà di supporto, dunque in nessun modo sostitutivo, alle politiche dell’ente locale in contrasto a degrado e illegalità’. Nei modi e nell’idea che lo guida, quello di Salvini invece è un atto destabilizzante” Lo afferma il segretario regionale del Pd Fvg Cristiano Shaurli, commentando la direttiva emanata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini che ha come oggetto la previsione di “indirizzi operativi antidegrado e contro le illegalità”.“Intanto rilevo che l’autonomia e la competenza primaria sugli Enti locali – osserva Shaurli – non va davvero più di moda nel Friuli Venezia Giulia ‘normalizzato’ dalla Lega e dalla Giunta Fedriga. Mi sarei aspettato di sentire una reazione del presidente della Regione, dato che egli è l’interlocutore del Governo, che qui ha un Commissario nella persona del prefetto di Trieste. Ma forse non c’è consapevolezza o interesse perché è molto più comodo applaudire quando arriva qualsiasi ordine da Roma”.“Stupisce non poco – aggiunge Shaurli – anche lo scatto di reni dei sindaci di centrodestra, autonomi quando fa comodo e contenti di sentirsi definire ‘distratti’. Visto poi che Dipiazza concorda sul fatto che l’ordine pubblico non è competenza del Comune, informi il suo vicesindaco, che non pare altrettanto convinto. Fontanini invece, ormai da tempo ha ripudiato il suo passato di autonomista del nord, convertendosi al neocentralismo della Lega che peraltro oggi – conclude – pare aver messo una pietra sopra anche al regionalismo”.

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“Matteo Salvini getta la maschera, e per la campagna elettorale va contro Roma

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

Si torna al bossiano “Roma ladrona, il Nord non perdona”?Per Salvini Roma va trattata come qualsiasi altro Comune. La Capitale d’Italia è ora declassata a qualsiasi altro ente in Italia. Sempre le solite: la Lega prima nega fondi e poteri speciali, di cui Roma ha bisogno per gestire sia i flussi del turismo, senza paragoni con nessun’altra città italiana, che per le particolari funzioni in quanto Capitale d’Italia. Se il “Salva Roma” non sarà emanato, pagheranno lo scotto i cittadini, a causa di gravissimi disservizi alla Città. I leghisti romani cosa dicono? Evidentemente, sono utili idioti al servizio di un progetto politico antiromano.”
A sua volta Giorgia Meloni dichiara: “Sbaglia la Lega a confondere l’incapacità del sindaco di Roma Raggi con i bisogni concreti della Capitale. L’incompetenza del sindaco Cinquestelle non può essere usata come ennesimo alibi per non affrontare i problemi strutturali della Città Eterna. Chi ama Roma sa bene che la Capitale d’Italia non può essere trattata come un piccolo Comune ma che merita lo stesso status riconosciuto alle altri Capitali. È arrivato il momento di affrontare una volta per tutte la riforma di Roma Capitale, dei poteri e delle risorse che le spettano. Questo tema sarà il vero banco di prova per tutti coloro che aspirano a governare in Campidoglio”.

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I master Executive MBA della School of Management del Politecnico di Milano tra i primi 50 nel mondo

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

Ottima reputazione presso le aziende, che si trasforma per lo studente in reali opportunità di accelerare la carriera in termini sia di posizione che di stipendio; eccellente livello del corpo docente e dell’aula; concrete politiche di pari opportunità. Sono alcuni dei fattori distintivi che hanno permesso agli Executive MBA della School of Management del Politecnico di Milano di scalare di ben 10 posizioni in un anno il QS Global EMBA Rankings 2019, attestandosi tra i primi 50 programmi al mondo.
La classifica, giunta alla sua seconda edizione, identifica infatti i 134 (erano 119 nel 2018) migliori master MBA per executive a livello globale. A livello europeo, invece, il ranking ne prende in considerazione 55 (erano 49) e su questi la Scuola sale dal 26° al 23° posto.Il QS Global EMBA Rankings 2019 valuta vari aspetti dei programmi EMBA, guardandoli con gli occhi degli studenti. Non considera solo gli effetti sulla carriera, certamente fondamentali, e la buona fama di cui gode la scuola presso gli imprenditori, ma anche la composizione della classe, in termini di diversità e di esperienza professionale.
“Guadagnare 10 posizioni in un solo anno è il segnale inequivocabile che stiamo rispondendo in maniera adeguata non solo alle esigenze dei nostri studenti executive ma anche a quelle delle aziende, che infatti hanno di noi un’opinione sempre più alta – commenta Federico Frattini, Direttore dei Programmi MBA ed Executive MBA -. Lo sforzo profuso nell’innovare i nostri prodotti, in termini di contenuti ma anche di fruibilità attraverso un uso sempre più diffuso del digital learning, si sta dunque dimostrando vincente”.

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“Mismatch tra domanda e offerta di lavoro: come favorire un sistema connesso e dialogante”

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

Il gruppo Value@Work promosso dall’ISSD presenta un tema interessante e attualissimo: incontro domanda e offerta di lavoro. Con il convegno, Value@Work vuole: sottolineare l’importanza di ripensare le competenze perché corrispondano sempre più al fabbisogno del mercato e rafforzare l’esigenza di un maggior dialogo e collaborazione tra le imprese e il mondo della formazione (università e centri di formazione professionali). Il ruolo dei diversi sistemi formativi è dunque quello di generare tali competenze facendo rete tra associazioni, istituzioni e imprese, per progettare azioni condivise e concrete.Gli autorevoli relatori erano concordi sul considerare le competenze come generatrici di valore per i singoli e la collettività, un patrimonio per la persona e per il Paese, espressione della vitalità produttiva, dello sviluppo economico e sociale, della capacità democratica di garantire mobilità, equità e giustizia.
Nella prima parte dei lavori si è parlato dei data base e dei sistemi per facilitare l’incontro domanda e offerta; interessanti le testimonianze di Daniela Vellucci, Regional Recruiter Randstaad Italia e di Silvano Del Duca Amministratore unico di Euro Global volte ad evidenziare come a volte il problema sia l’assenza o la scarsità di competenze richieste dal mercato, altre la difficoltà di far incontrare chi cerca con chi offre.
AHa chiuso la prima parte Maurizio Del Conte, Professore Università Bocconi, il tema del rapporto formazione/mondo del lavoro, e di come si può renderlo pratico ed efficace questo rapporto; ha presentato alcuni modelli internazionali in cui le aziende entrano nell’università e si costruiscono percorsi insieme, maggiormente attinenti al fabbisogno di competenze del mercato del lavoro e come questi possano essere replicati in Italia.
La seconda tavola rotonda ha rafforzate gli spunti sul rapporto tra formazione (universitaria e professionale) e mercato del lavoro, inteso come fabbisogno di competenze, ponendo l’accento sull’occupazione. Il prof. Alberto Gambino, Prorettore Università Europea di Roma ha spiegato come è importante il lavoro continuo che le Università devono fare per essere proattive rispetto alle esigenze mutevoli di competenze del mercato.
Marcella Mallen, Presidente di Prioritalia e membro di Value@Work ha evidenziato che: “siamo il Paese con il più alto skill mismatch in Europa per il forte disallineamento che esiste tra il sistema educativo e quello produttivo”.
La parte del convegno dedicata alle strategie per prevenire e gestire il mismatch attraverso un sistema connesso e dialogante si apre con l’intervento di Vincenzo Manfredi, Direttore Affari Istituzionali Softlab: “in Italia abbiamo un grande problema di mismatch fra domanda e offerta di lavoro a causa della parziale o insufficiente formazione dei giovani nell’ambito delle nuove professioni e della distanza di visione e implementazione fra mondo accademico e settori industriali”.
E nel mondo delle innovazioni interessante appare il profilo del giurista presentato dall’Avv. Elena Maggio: “le nuove tecnologie hanno profondamento inciso su tutte le professioni legali, sia nelle modalità di svolgimento che rispetto al contenuto. Oggi nessun avvocato, giudice o notaio può svolgere adeguatamente la propria professione senza conoscere le nuove tecnologie, presupposto per svolgere adeguatamente e coscienziosamente il proprio lavoro. Oltre ad aver mutato le professioni storiche le nuove tecnologie hanno portato a sviluppare nuove figure professionali, il DPO, il Responsabile della Trasformazione Digitale e l’Innovation Maker sono solo alcuni esempi di figure richieste dal mercato (pubblico e privato) che ancora stentano a trovare una adeguata risposta”.
Di opportunità lavorative legate alle nuove specializzazioni in particolare legate alla fibra, ha parlato Dario Pasquariello dell’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti (UCID) e Virginia Desirée Zucconi del Coordinamento Donne dell’UCID.

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‘Il complesso occidentale’ di Alexandre Del Valle

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

Nel fortunato libro del politologo e saggista francese, una visione originale e nuova per la mancata integrazione sociale e il fallimento del multiculturalismo europeo.
Un piccolo trattato di de-colpevolizzazione. Una linea critica, decisamente minoritaria in campo intellettuale, che approfondisce il tema del senso di colpa europeo, secondo una visione originale e nuova: dopo il successo ottenuto in Francia (L’Artilleur editore) esce anche in Italia, per Paesi Edizioni, ‘Il complesso occidentale – Piccolo trattato di de-colpevolizzazione’, il libro del politologo e saggista francese Alexandre Del Valle che contrasta il “terrorismo intellettuale” nato intorno al senso di colpa dell’Occidente, trovando per la strada compagni di peso quali Alain Fienkelkraut, Pascal Bruckner, Marcello Pera, Magdi C. Allam, Giovanni Sartori e Oriana Fallaci. Secondo l’autore il senso di colpa europeo per la mancata integrazione sociale e il fallimento del multiculturalismo è una malattia mortale, di essenza masochista, che può colpire tutti quelli che non hanno gli anticorpi. Per smontarlo Alexandre Del Valle usa nel libro ragionamenti fondati che contrastano quel complesso occidentale che riesce a colpevolizzare più la vittima che il carnefice.«Fa bene Alexandre Del Valle – scrive Marcello Veneziani nella prefazione – a smontare con argomenti convincenti, quel diffuso, pervasivo senso di colpa dell’Occidente nei confronti del resto del mondo, in particolare dell’Islam, del sud del pianeta e di quelle terre che furono un tempo colonizzate. È un complesso indecente quanto ingiustificato, la vergogna di essere quel che noi siamo e figli di quella storia, di quella civiltà, di quel modo di essere. Una forma di auto-colpevolizzazione, a volte grottesca, che poi coincide con il canone occidentale presente, quello che viene definito politically correct e con il dogma umanitario dell’accoglienza, dell’apertura senza limiti ai migranti».
Alexandre Del Valle – Politologo, filosofo e giornalista francese di origini italiane, è autore di numerosi saggi.

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Il mercato dei servizi finanziari è pronto per l’hybrid cloud

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

Nutanix, Inc. (NASDAQ: NTNX), leader nell’enterprise cloud computing, annuncia i risultati della ricerca Enterprise Cloud Index per i servizi finanziari. La ricerca è stata realizzata valutando i piani specifici di adozione di cloud privati, ibridi e pubblici da parte del mercato finance. Secondo lo studio, il settore finanziario supera altri settori nell’adozione del cloud ibrido con una penetrazione attuale del 21% rispetto alla media globale del 18,5%.Le società di servizi finanziari si trovano ad affrontare sfide importanti a causa dell’esigenza di snellire le IT operations allo stesso tempo offrire un’esperienza diversificata ai propri clienti, sfruttando le nuove tecnologie come ad esempio la blockchain. Questa rivoluzione FinTech, combinata ai crescenti oneri di conformità normativa, privacy dei dati e problematiche di sicurezza, sta spingendo i CIO a trasformare radicalmente le fondamenta tecnologiche dei propri Istituti. Lo studio Nutanix evidenzia proprio come il settore dei servizi finanziari stia adottando il cloud computing per indirizzare tale esigenza.Dai risultati dell’indagine emerge, inoltre, che gran parte delle organizzazioni finanziarie sta ancora affrontando con fatica il processo di modernizzazione di architetture e processi IT ormai obsoleti, con una conseguente inefficacia operativa e una potenziale vulnerabilità a subire violazioni dei dati. Il report evidenzia, infatti, che i servizi finanziari si appoggiano a data center più tradizionali rispetto ad altri settori, con una penetrazione del 46%. Nonostante la loro evoluzione sul fronte del cloud ibrido, le organizzazioni finanziarie hanno livelli di utilizzo del cloud privato inferiori a qualsiasi altro settore, con una penetrazione del 29% rispetto alla media del 33%.Come altri settori, anche quello dei servizi finanziari cita la sicurezza e la conformità come elementi chiave nel valutare dove eseguire i carichi di lavoro. Quasi tutti gli intervistati hanno indicato che prestazioni, gestione e TCO sono fattori critici nel processo decisionale. Tuttavia, oltre il 25% degli intervistati ha citato questi stessi fattori come una sfida nell’adozione del cloud pubblico. In altre parole, come spesso accade con le nuove soluzioni IT, i criteri di scelta più importanti sono anche i più difficili da raggiungere. Ciò potrebbe spiegare, in parte, la disparità tra l’elevato desiderio di adottare il cloud ibrido e gli attuali livelli di penetrazione relativamente bassi, pari ad appena il 21% nel settore dei servizi finanziari.La prospettiva ottimistica rispetto all’adozione del cloud ibrido a livello globale e in tutti i settori, rispecchia un panorama IT sempre più automatizzato e sufficientemente flessibile da lasciare alle aziende la scelta se acquistare, creare o noleggiare le proprie risorse di infrastruttura IT in base a requisiti applicativi in rapida trasformazione.

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“Il rafforzamento dei fondamentali giapponesi passa inosservato”

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

A cura di Alex Lee Gestore azionario da Columbia Threadneedle Investments (abstract) Il sentiment degli investitori esteri nei confronti del mercato azionario giapponese è estremamente negativo: nel 2018 le vendite nette di titoli nipponici da parte di investitori di altri paesi hanno raggiunto il livello più alto dal 1987, anno del tristemente noto crollo del Lunedì nero. Quest’ondata di vendite non è stata arginata neppure dai segnali della crescente capacità di tenuta dell’economia nazionale e dall’evoluzione del comportamento delle aziende, che ha spinto i margini di profitto verso livelli storicamente elevati.La cautela degli investitori è motivata soprattutto dalla convinzione diffusa che il Giappone sia fortemente orientato al ciclo economico globale: di conseguenza, i segnali di un rallentamento della crescita mondiale mettono seriamente in dubbio l’opportunità di investire in azioni giapponesi.Dopo due decenni di deflazione radicata, il prodotto interno lordo nominale del Giappone è tornato a crescere. Un cambiamento fondamentale ha riguardato il deflatore del PIL, che era rimasto stabilmente negativo dalla metà degli anni ‘90 ma che è tornato in territorio positivo negli ultimi anni. Si tratta in parte di un effetto ciclico che riflette un’attenuazione delle pressioni deflazionistiche globali e un’accelerazione della crescita internazionale. Tuttavia, importanti cambiamenti si sono registrati anche a livello nazionale.
Così, quando nel 2017 la nota società di spedizioni Yamato Holdings ha alzato i prezzi per la prima volta in 27 anni, la mossa ha destato prevedibilmente molto scalpore. Tuttavia, in uno scenario di domanda sostenuta e carenza di autisti, Yamato ha spiegato che non poteva più offrire un servizio di consegne di prim’ordine a prezzi stracciati se voleva pagare ai dipendenti un equo salario e realizzare un profitto. Adesso la società afferma che le prospettive dei suoi clienti sono cambiate: la mentalità deflazionistica secondo la quale i prezzi non possono mai salire è stata sostituita dall’accettazione del fatto che l’inflazione è talvolta appropriata. Le aziende sentono di essere finalmente in grado di aumentare i prezzi per riflettere la qualità dei propri beni e servizi senza doversi scusare con i clienti. Questi rincari contribuiscono a proteggere i loro margini e favoriscono una tendenza al miglioramento della redditività.
L’invecchiamento e la contrazione della popolazione giapponese, tuttavia, continuano a impedire un aumento significativo dell’inflazione. Di conseguenza, il ritorno a un contesto più inflazionistico sarà graduale e moderato. Le pressioni inflazionistiche continueranno ad avere natura congiunturale e riteniamo improbabile che l’obiettivo d’inflazione del 2% della Bank of Japan venga raggiunto nel prossimo futuro. Tuttavia, l’uscita dallo scenario di deflazione è di per sé molto importante e incoraggiante.Il paese è riuscito a richiamare nella forza lavoro persone in precedenza inattive, in particolare donne e anziani. Il tasso di partecipazione continua ad aumentare rapidamente; alla fine del 2018 si attestava al 61,4% e dovrebbe presto raggiungere l’omologo statunitense al 63,2% (Figura 2). Il tasso di attività delle donne in Giappone è già superiore a quello degli Stati Uniti, grazie alle politiche specificamente mirate a incrementare il tasso di partecipazione femminile che vanno sotto il nome di “Womenomics”.
Oltre a rappresentare una fonte di domanda estera, il turismo accresce anche l’esposizione della società giapponese alle influenze di altri paesi. Adesso il governo sta iniziando a riformare le norme nazionali sull’immigrazione, facilitando l’ottenimento di visti e favorendo i ricongiungimenti familiari in determinate circostanze. Queste tendenze sono ancora agli inizi: i lavoratori stranieri rappresentano attualmente solo il 2% della forza lavoro complessiva. Tuttavia, nel 2017 gli stranieri hanno generato il 30% della crescita del numero di lavoratori in Giappone. L’importanza di questi primi passi verso una società più aperta all’immigrazione non va sottovalutata, in quanto potrebbe essere un fattore determinante per l’andamento futuro dell’economia giapponese.
Di fronte all’aumento dei costi e alle difficoltà di un mercato del lavoro in cui la disoccupazione è quasi del tutto scomparsa, le aziende giapponesi hanno reagito con un gradito cambiamento dei comportamenti. In passato queste aziende avevano l’abitudine di effettuare grossi investimenti nelle fasi di espansione economica, creando una dannosa situazione di sovrainvestimento all’apice del ciclo, seguita da un crollo della redditività e da un’impennata delle svalutazioni nelle fasi di rallentamento della crescita. Oggi, invece, le imprese sembrano adottare un approccio molto più meditato, anche perché stentano ad assicurarsi la manodopera di cui hanno bisogno per espandersi. Di conseguenza, i loro investimenti sono sempre più concentrati sull’efficienza anziché sulla crescita della capacità. Le aziende antepongono la redditività a un’espansione inappropriata delle vendite. L’impiego più efficiente del capitale contribuisce a proteggere i margini e a sostenere i prezzi.
I margini di profitto delle aziende giapponesi sono in aumento e la loro redditività è ai massimi storici. Ciò è dovuto in parte ai cambiamenti di comportamento sopra citati, ma è anche il risultato di diversi anni di sofferte ristrutturazioni iniziate all’indomani della crisi finanziaria globale, quando il vigore dello yen e la concorrenza dei prodotti cinesi a basso costo hanno costretto le società giapponesi a risalire la catena della qualità e ad abbandonare l’attività a basso valore aggiunto. Una volta che l’Abenomics ha iniziato a indebolire la valuta, gli utili giapponesi hanno registrato un’impennata.
Il Giappone è stato duramente penalizzato dalla fase deflazionistica seguita al crollo di Lehman Brothers. La forte concorrenza della Cina e l’apprezzamento dello yen hanno costretto le aziende giapponesi a ristrutturarsi e ad abbandonare le attività a basso valore aggiunto. Questo processo ha dato i suoi frutti: dal 2013-14 la quota di esportazioni mondiali riconducibile al Giappone si è stabilizzata. Nonostante i problemi strutturali dell’economia interna, i produttori giapponesi sono diventati più competitivi a livello internazionale e si sono concentrati maggiormente sulla produzione ad alto valore aggiunto.Tuttavia, gli investitori internazionali continuano a ignorare i grandi progressi compiuti dal settore privato giapponese negli ultimi anni e le valutazioni sono riscese sui minimi di lungo termine. Nonostante l’incertezza che si profila nel breve periodo nell’attuale fase di crescita lenta dell’economia mondiale, riteniamo che le azioni giapponesi presentino valutazioni estremamente interessanti e che siano destinate a beneficiare più di quanto si pensi di una ripresa dell’attività globale.

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Cerved-La Scala: 100 euro di crediti bloccati in società fallite

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

Un portafoglio di 100 euro di crediti bloccati in società fallite potrebbe valere 27 euro nei tribunali più efficienti e solo 5 in quelli più lenti; l’equivalente fermo in esecuzioni immobiliari varrebbe fino a 60 euro a Trieste, il foro più rapido, ma appena 8 euro a Locri. Nel complesso, il valore netto stimato delle sofferenze sul mercato si attesta a circa 25 miliardi di euro se si valuta con la prospettiva di un investitore specializzato in NPL (il 26% del valore lordo, pari a quasi 100 miliardi a fine 2018), mentre dal punto di vista delle banche, che possono finanziarsi a tassi decisamente più favorevoli, risulterebbe pari a 34,5 miliardi. Secondo le elaborazioni di Cerved e La Scala questo valore potrebbe aumentare in modo consistente se tutti i tribunali si uniformassero per efficienza a quello di Trieste: 12 miliardi in più (37 in totale) nell’ottica di un investitore e 8,3 miliardi in più in quella di una banca.Sono alcune delle evidenze contenute nel Report “La durata dei fallimenti e delle esecuzioni immobiliari e gli impatti sui NPL” appena rilasciato da Cerved, data-driven company specializzata nell’analisi e nella gestione del rischio di credito, e la società tra avvocati La Scala.“Valutare l’impatto dei tempi di durata delle procedure, esecutive e fallimentari, significa verificare la capacità del sistema di smaltire l’arretrato accumulato, l’incidenza delle riforme legislative, il miglioramento delle singole fasi del processo e, non ultimo, la concentrazione geografica e numerica dell’efficienza o inefficienza. I dati analizzati confermano un trend positivo e un’inversione di rotta determinata anche dalle recenti riforme: si inizia a recuperare l’arretrato e migliora la produttività degli uffici giudiziari. Il futuro delle procedure potrebbe essere sempre più vicino alle medie europee”, hanno dichiarato le partner di La Scala Società tra Avvocati Tiziana Allievi, Responsabile del Team Esecuzioni Immobiliari, e Luciana Cipolla, Responsabile del Team Concorsuale.“Velocità ed efficienza sono i principi che dovrebbero guidare l’attività di recupero dei crediti – commenta Valerio Momoni, direttore Marketing e Business development di Cerved -. La lentezza in questo processo, effettiva o anche solo percepita, riduce il valore dei crediti deteriorati con impatti importanti sui bilanci delle banche e sull’economia dell’intero Paese”.Infatti, nonostante gli indubbi miglioramenti dei numeri della giustizia civile (le cause pendenti sono diminuite del 3,1%, per un totale di circa 3 milioni 460mila fascicoli giacenti), nel 2018 i tempi di chiusura delle procedure fallimentari rimangono lunghi e fortemente differenziati sul territorio: in media è necessario attendere 7,1 anni per la chiusura di un fallimento (4 mesi in meno del 2017), con un gap che va da circa 4 nei tribunali più efficienti, in genere al Nord, a oltre 15 nei meno performanti. I tempi di chiusura per le esecuzioni immobiliari nel 2017 sono in media di 5 anni, con una forchetta molto estesa che va da 2 a quasi 17 anni di attesa. Discrepanze che si ripercuotono in maniera significativa sul valore dei crediti deteriorati.I dati analizzati da Cerved e La Scala relativi alle procedure fallimentari e alle esecuzioni immobiliari confermano un quadro in miglioramento, favorito dalle riforme intraprese dal legislatore a partire dal biennio 2005-2006, in particolare l’introduzione delle aste telematiche. Ora si tratta di applicare correttamente le Linee guida del CSM con le buone prassi in materia di esecuzioni immobiliari e il nuovo Codice della crisi d’impresa, che riformerà la disciplina fallimentare.

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Bangladesh: a Cox’s Bazar un progetto per fornire nuove competenze a donne locali e rifugiate

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

Un nuovo progetto formativo nel Bangladesh sudorientale volto a promuovere l’autonomia sia delle donne delle comunità che accolgono rifugiati sia delle donne rifugiate Rohingya è finalmente divenuto operativo a Cox’s Bazar. Il progetto, che potenzialmente può segnare una svolta per le donne di queste comunità, è sostenuto dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati. L’UNHCR ha collaborato con la Ayesha Abed Foundation (AAF) – braccio umanitario della ONG nostra partner BRAC – per sostenere un programma che mira a creare opportunità lavorative attraverso lo sviluppo di competenze nella produzione di manufatti.Il progetto è formalmente cominciato a febbraio e attualmente è in fase di ampliamento. Presso il principale centro di formazione, inaugurato da poco a Ukhiya, le donne del posto apprendono la serigrafia, la xilografia e la sartoria. Diciotto sedi distaccate stanno per essere inaugurate in altre aree di Cox’s Bazar nonché nei campi in cui le donne rifugiate produrranno diversi disegni ricamati a mano.Entro la fine del primo anno, l’obiettivo è quello di formare 500 donne, la metà delle quali rifugiate. Se il progetto avrà successo, l’ambizione è quella di estenderlo alla partecipazione di altre centinaia di donne. Le partecipanti ricevono un piccolo compenso durante i sei mesi di formazione. Attualmente l’UNHCR sta finanziando il programma, ma la speranza è quella di vedere il progetto riproposto anche in futuro. Fra i manufatti che saranno prodotti vi sono tessuti ricamati a mano da rifugiati, indumenti per bambini, donne e uomini e articoli per la casa. I prodotti finiti saranno venduti in uno degli outlet più conosciuti del Bangladesh – Aarong – un’impresa sociale lanciata da BRAC oltre quarant’anni fa per offrire fonti di reddito alle donne che vivono nelle campagne.Nell’ambito di questo progetto, Aarong fornisce le materie prime e i disegni da sviluppare alla Ayesha Abed Foundation. La metà dei profitti è destinata a BRAC per i propri progetti dedicati allo sviluppo, mentre l’altra metà viene investita per incrementare le opportunità di impiego. Questo progetto pilota è considerato un modello di sostegno a queste comunità attraverso la formazione e lo sviluppo di competenze. Cox’s Bazar è una delle aree più povere e sottosviluppate del Bangladesh, con poche opportunità di lavoro al di fuori del settore agricolo. Le comunità bangladesi di Cox’s Bazar sono state le prime a rispondere alla crisi di rifugiati iniziata ad agosto 2017 e ad accogliere generosamente centinaia di migliaia di Rohingya fuggiti dalle violenze e dalle persecuzioni in atto in Myanmar.La maggior parte delle donne rifugiate Rohingya beneficiarie della formazione in ricamo è costituita da vedove o madri di famiglia sole e di età compresa fra i 18 e i 40 anni, senza alcuna esperienza pregressa nel lavoro di cucito.

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Nicaragua: a un anno dall’inizio della crisi, più di 60.000 persone costrette a fuggire oltre confine

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

A un anno dall’inizio della crisi politica e sociale che ha colpito il Nicaragua, sarebbero 62.000 le persone fuggite nei Paesi confinanti, e la stragrande maggioranza di queste, circa 55.500 persone, cerca rifugio in Costa Rica.Molti – in un flusso che perlopiù è costituito da rifugiati – hanno dovuto attraversare le frontiere irregolarmente per evitare di essere scoperti, spesso camminando per ore lungo terreni accidentati ed esposti alla forte calura, all’umidità e al rischio di contrarre la malaria. Inizialmente il flusso era costituito principalmente da adulti, ma ora fuggono oltre confine anche famiglie, a volte con figli piccoli.Secondo l’Autorità per le Migrazioni della Costa Rica, a marzo 2019 erano circa 29.500 i nicaraguensi che avevano formalmente presentato domanda d’asilo. Ma con le strutture di accoglienza messe a dura prova, ve ne sono altri 26.000 in attesa di vedere le proprie domande formalizzate.Fra i richiedenti asilo vi sono studenti, ex funzionari pubblici, esponenti politici di opposizione, giornalisti, medici, attivisti per i diritti umani e agricoltori. In numeri significativi necessitano di cure mediche, supporto psicosociale, alloggio e assistenza alimentare.Sia l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) sia la Commissione Interamericana dei Diritti Umani (IACHR) hanno espresso preoccupazione per l’aggravarsi della situazione in Nicaragua a partire da aprile 2018, denunciando gravi violazioni dei diritti umani perpetrate nei confronti di quanti hanno preso parte alle proteste contro il governo e di quanti li hanno sostenuti.L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, elogia gli sforzi compiuti dalla Costa Rica per facilitare alle persone in fuga l’ingresso sul proprio territorio e l’accesso alla procedura d’asilo. Tali sforzi sono ancora più ammirevoli considerata la pressione notevole a cui sono soggetti il sistema d’asilo e le comunità locali.
L’UNHCR sta sostenendo il governo al fine di rafforzare le capacità di accoglienza e di ridurre i tempi necessari per prendere in carico i casi dei nuovi arrivati. Sono stati messi a disposizione 30 ulteriori esperti per la determinazione dello status di rifugiato (case adjudicators), nonché uffici, corsi di formazione e attrezzature per incrementare la capacità dell’Unità Rifugiati del governo, sia nella capitale San José sia nella sede di Upala, vicino al confine, aperta a dicembre 2018. L’UNHCR ha inoltre sostenuto il dispiegamento del personale dei suoi partner lungo il confine e a San José per facilitare l’implementazione di una risposta efficace e coordinata con le autorità statali.L’accesso all’istruzione primaria è garantito a tutti i bambini in Costa Rica, indipendentemente dal loro status giuridico: l’UNHCR ha sostenuto le scuole primarie situate lungo il confine settentrionale che hanno accolto alunni nicaraguensi, mettendo a disposizione banchi, sedie e articoli di cancelleria.Senza una soluzione politica alla crisi in Nicaragua, è probabile che le persone continueranno a fuggire. È necessario raccogliere fondi con urgenza per rafforzare la risposta umanitaria dell’UNHCR volta a consentire ai richiedenti asilo che ne hanno estremo bisogno di accedere agli aiuti, invece di dover ricorrere a lavori informali per pagarsi affitto e alimenti a prezzi fuori dalla loro portata.L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, insieme ad altre agenzie delle Nazioni Unite, sta sviluppando un piano di risposta umanitaria inter-agenzie al fine di sostenere il governo nel soddisfare le esigenze immediate di richiedenti asilo e comunità di accoglienza in condizioni di crescente vulnerabilità.

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Le prime lauree italo-brasiliane in Ostetricia dall’Università di Parma e l’Universidade de São Paulo (Brasile)

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

Nel 2016 i Rettori dell’Università di Parma e dell’Universidade de São Paulo (Brasile) hanno siglato un accordo per il conseguimento del doppio titolo in Ostetricia. Venerdì scorso nel nostro Ateneo hanno discusso la loro tesi di laurea in Ostetricia le prime quattro studentesse italiane (Melissa Aloisi, Annalisa Bernini, Barbara Lupica Cordazzaro e Jessica Simonini) e due studentesse brasiliane (Erica Carmo Rocha e Amanda Longatti Castro). Le sei studentesse sono le prime ad aver completato il percorso di doppia titolazione. Il programma prevede che gli studenti coinvolti passino un periodo di un anno presso la sede partner per acquisire le competenze integrative necessarie all’ottenimento di due lauree. Hanno presenziato alla discussione delle tesi la prof.ssa Nadia Zanon Narchi, referente del corso di laurea in Ostetricia dell’Escola de Artes, Ciências e Humanidades (EACH) dell’Università di São Paulo, e la prof.ssa Tiziana Frusca, presidente del corso di laurea in Ostetricia del nostro Ateneo.

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