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PA – Contratto integrativo. Aran: una scuola su cinque non lo invia

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 aprile 2019

In alcuni casi è un atto unilaterale del dirigente. Il presidente Pacifico (Anief): Non appena con la firma del CCNQ attesteranno la nostra rappresentatività vigileremo in ogni scuola riprendendo l’operazione verità su organici, personale e risorse. Nel frattempo, continuiamo a raccogliere le candidatura per diventare terminale associativo del nostro sindacato in ogni Istituto. Nella pubblica amministrazione è di gran lunga il comparto scolastico a sottoscrivere il maggior numero di contratti integrativi di lavoro: nel 2018, su 14.071 complessivi, circa la metà sono stati prodotti da istituzioni scolastiche, considerando che a fronte di 8.354 sedi di contrattazione, si è arrivati alla stipula del contratto in 6.527 casi. Lo fa sapere l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, attraverso il documento dal titolo “Monitoraggio della contrattazione integrativa – Rapporto riepilogativo anno 2018”. Nel documento sono confluiti i dati derivanti dai form di trasmissione dei contratti integrativi pervenuti via web all’Aran e al Cnel, come previsto dall’articolo 40 bis, comma 5, del D.Lgs. n. 165/20012.
Sui contratti integrativi, complessivamente, rileva l’Aran, “le sedi di contrattazione territoriale che hanno inviato almeno un contratto integrativo sono basse”. Tuttavia, dalle scuole ne sono pervenuti ben 7.414. L’unico comparto che tiene “testa” agli istituti scolastici è quello dei Comuni, che hanno fatto avere ad Aran e Cnel 4.344 testi di contrattazione sottoscritti. Gli altri settori della PA, invece, hanno concluso e trasmesso via web solo poche decine di contratti integrativi. Fanno eccezione i Ministeri (674), le aziende ospedaliere (348), le Province (189), le Unioni dei Comuni (172), le Università (108). In totale, nel 2018 sono stati portati a termine 14.071 contratti integrativi. Quindi, oltre la metà degli accordi firmati presso le istituzioni statali appartengono alla scuola. Appena l’11,9% delle scuole non arriva all’accordo.
A proposito della tipologia dei contratti sottoscritti, l’Aran ha fatto notare che “in particolare, nella Scuola (con il 71,6%) e Afam (con il 64,1%) i CI di tipo normativo mostrano una quota importante dei contratti sottoscritti, che per l’intero comparto Istruzione e Ricerca raggiunge il 70,7% degli atti negoziali trasmessi”. Solo 1.684 istituti hanno stipulato un contratto di tipo esclusivamente economici. “Mentre, negli Enti pubblici non economici, Ministeri e Regioni ed Autonomie locali sono prevalenti i CI che regolamentano solo la parte economica, rispettivamente con l’85,1%, 84,2% e 67,7% dei contratti inoltrati”. Per quanto riguarda la percentuale di adesione negoziale, questa è tutta spostata sul fronte del consenso reciproco: in assoluto appena “il 4,7% degli stessi sono stati sottoscritti senza l’adesione delle Rsu”. E nella scuola la percentuale di disaccordo è ancora più bassa, visto che nel 98,1% dei casi i contratti integrativi trasmessi sono stati sottoscritti da almeno due rappresentanze sindacali unitarie su tre. È tutto dire, infine, che in appena 81 scuole su 7.414 (l’1,1%) sono stati sottoscritti atti unilaterali, quindi solo dal dirigente scolastico.
Secondo Anief, il fatto che otto scuole su dieci abbiamo inviato il sottoscritto contratto integrativo è inquietante. Detto questo, tuttavia, esistono anche molti casi di Rsu in disaccordo, anche laddove il contratto viene stipulato. E poi ci sono il 12% circa di istituti dove non arriva la firma. A questo proposito, va ricordato che, come già proposto a livello nazionale con le linee guida presentate dal sindacato in vista del rinnovo del contratto nazionale, va data priorità assoluta della nuove sessioni negoziali al superamento del vincolo della firma del contratto per poter accedere ai successivi livelli di contrattazione integrativa nel rispetto del voto dei lavoratori e delle regole sull’accertamento della rappresentatività anche per smontare la politica dei cosiddetti “sindacati di comodo”. “Indubbiamente – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – il contratto realizzato all’interno di un’istituzione scolastica fornisce precise garanzie ai lavoratori. Tuttavia, quando non ve ne sono le condizioni, i dipendenti devono essere comunque sempre posti nelle condizioni di non subire contraccolpi negativi a livello di diritti, né di compensi da percepire oltre a quelli base. È un concetto fondamentale, visto che, almeno nella scuola, la contrattazione è finalizzata a sovvenzionare i dipendenti per gli incarichi extra sostenuti all’interno dell’anno scolastico”.

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