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Scuola: Domani sera sindacati rappresentativi convocati a Palazzo Chigi per evitare lo sciopero

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 aprile 2019

Il Governo prova a ricucire lo strappo venutosi a creare con la scuola ed il suo milione abbondante di dipendenti: domani sera, alle ore 20, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti hanno convocato a Palazzo Chigi i sindacati rappresentativi della scuola. Al centro dell’incontro ci saranno i temi dello sciopero unitario proclamato per il prossimo 17 maggio: i sindacati, quindi, si aspettano interventi straordinari per i precari, buone nuove sul contratto, a partire dagli stipendi, e sulla regionalizzazione che dopo il via libera condizionato del Consiglio dei Ministri sembra vivere un momento di stanca. Al tavolo, tuttavia non ci saranno tutti i sindacati rappresentativi, come la legge prevede: per ragioni sconosciute, visto che l’Aran ha da tempo riconosciuta, seppure provvisoriamente, la rappresentatività dell’Anief, il Governo dimentica il dato ottenuto un anno fa dal giovane sindacato autonomo, in occasione delle ultime elezioni Rsu, quando Anief superò abbondantemente la soglia della rappresentatività. Il quesito è stato posto di recente anche alla stessa ministra della PA Giulia Bongiorno.
Questa è la lettera di convocazione per domani sera: «I rappresentanti delle organizzazioni sindacali in indirizzo sono invitati a partecipare all’incontro, concernente l’oggetto, che si terrà il giorno 23 aprile p.v., alle ore 20.00, presso la Sala Verde della Presidenza del Consiglio dei ministri. All’incontro saranno presenti il Presidente del Consiglio dei ministri, prof. Giuseppe Conte, e il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, prof. Marco Bussetti. Per motivi organizzativi si chiede di limitare la partecipazione ad un massimo di due rappresentanti per sigla. Cordialmente». Durante l’incontro post-pasquale a Palazzo Chigi, vi saranno anche altri aspetti da chiarire. A partire dal fatto che il Governo ha appena confermato nel Documento di economia e finanza, che caratterizza gli investimenti del prossimo triennio e sul quale anche la Commissione Cultura della Camera ha posto seri dubbi, il taglio progressivo delle risorse al settore dell’istruzione e della ricerca, a dispetto della perdita di mille euro del potere d’acquisto degli stipendi del personale docente italiano, mentre in Europa per lo stesso lavoro si continua a percepire tra il 30% e il 50% in più. Con differenze che, sempre in Europa, a fine carriera si caratterizzano per mille euro in più al mese e l’uscita anticipata per la pensione senza decurtazioni. Inoltre, l’indennità di vacanza contrattuale in Italia sbloccata con il corrente mesi di aprile non coprirà nemmeno il costo dell’inflazione, aumentato di ulteriori dieci punti rispetto agli ultimi aumenti stipendiali. Nel nostro Paese, si sta anche portando avanti un pericoloso processo di approvazione legislativa della regionalizzazione scolastica. Come se l’autonomia scolastica non possa passare per altri canali, che non vanno, come l’autonomia differenziata, a minare l’unitarietà del sistema pubblico d’istruzione. Viene anche da chiedersi per quale motivo la scuola continua a non ricevere tre miliardi di euro l’anno di risparmi derivanti dal dimensionamento figlio della Legge 133 del 2008: si potrebbero senza dubbio utilizzare per il rinnovo del contratto e per dare finalmente spinta ai livelli stipendiali.
Sul fronte del precariato scolastico, oltre che a rivendicare il rispetto del principio comunitario di non discriminazione del personale non di ruolo su temi come i contratti, le ricostruzioni di carriera e i trasferimenti, va chiesto di stralciare la norma che vorrebbe solo la strada dei concorsi per essere assunti in ruolo, per fare spazio, per i docenti, al doppio canale di reclutamento e allo sblocco immediato, per il personale Ata, di 20 mila posti in organico su profili professionali mai attivati nell’ambito degli assistenti tecnici e dei collaboratori scolastici, per i passaggi verticali professionali e l’accesso ai concorsi, a partire da quello di Dsga bandito dopo 20 anni senza alcuna considerazione per i ‘facenti funzione’, se si eccettua la fase finale del concorso stesso. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, dopo avere ribadito che “non si può parlare di stipendi dignitosi se non si applicano 200 euro di aumenti, di precariato da vincere senza il ritorno del doppio canale di reclutamento e di riapertura delle GaE, oltre che di assunzione degli Ata su tutti i posti”, si sofferma su un ulteriore punto: la mancata convocazione del sindacato autonomo al tavolo di confronto del 23 aprile. “Considerando che l’Aran l’ha da tempo riconosciuta – spiega il sindacalista – il Governo dimentica il dato ottenuto un anno dal nostro sindacato, in occasione delle ultime elezioni Rsu, quando superammo la soglia della rappresentatività. Considerando che i comparti professionali e le aree lavorative non sono mutate, viene da chiedersi cosa stiano attendendo ancora per dare seguito ad un dato di risposta storico e inequivocabilmente di rottura rispetto al passato”, conclude il presidente nazionale Anief.

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