Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

“Costruire l’unità a partire dal molteplice”

Posted by fidest press agency su martedì, 23 aprile 2019

Lo ha scritto Georges Burdeau nel definire il compito della politica nel segno della pluralità di idee, di interessi, di percezioni della realtà, e di ammortizzatore delle contese presenti nella società civile. A rappresentarla nelle sue diverse sfaccettature ci pensano i partiti che si vestono di caratteri ideologici per marcarne il ruolo e le finalità da perseguire nella collettività. D’altra parte è proprio nella logica dei rapporti insiti in una comunità composita che concepisce le corporazioni, le classi sociali, le associazioni, si possono determinare conflittualità non facilmente superabili.
In tale contesto sorge spontanea la consapevolezza che i partiti siano nati proprio per esercitare il ruolo di mediatori tra gli opposti interessi. Succede, invece, che da questa schedatura, dove non si sottraggono nemmeno i sistemi democratici a democrazia compiuta, i partiti corrono il rischio di perdere la loro caratura per un patto di dominio che esalti i loro privilegi e prestigio divenendo, in tal modo, facile preda di interessi partigiani anche se a farne le spese sono i valori intesi nell’assicurare la libertà, la sicurezza e la protezione di tutti i cittadini.
Questa perdita di identità lascia un vulnus molto profondo nel governo del Paese in quanto si riduce il consenso consapevole e s’introduce l’ambiguità nella logica della rappresentanza. Se partiamo dal fatto che la stragrande maggioranza della popolazione è costituita dai ceti medi con rendite medio-basse ne consegue che costoro si sentono meno tutelati da chi votano in quanto gli eletti e i partiti che li presentano si rivelano più propensi ad assecondare i voleri delle classi benestanti e ricche pur impinguando l’assenso da altre fonti.
Tutto questo si sta rendendo sempre più evidente in Italia da alcuni anni a questa parte. Se restiamo all’attualità, senza fare della dietrologia, osserviamo il modus operandi di taluni partiti. Partiamo dal PD nato dalla costola del partito comunista e da quelli che potremmo definire “democristiani progressisti”. Una sorta di “centro” che guarda a sinistra, ma in pratica ha in pochi anni smarrito il senso di marcia se si mostra sempre più propenso a curare altri interessi che non quelli del ceto medio-basso. Questa tendenza una volta avvertita dal popolo elettore ha portato ad una caduta verticale dei consensi che si sono riversati lungo due direttrici: il non voto e nel movimento pentastellato. Quest’ultimo, prima di trovare un posto nel governo del paese, aveva suscitato molte speranze, forse troppe per le sue esili ed acerbe spalle, in chi ha cercato quasi disperatamente un punto di riferimento che sapesse essere degnamente rappresentativo delle fasce sociali più deboli. Oggi, però, rischia d’essere surclassato da chi è capace di suscitare suggestioni forti ma costruite sulla sabbia. Questo abbraccio alla fine non provocherà solo nella massa degli elettori un’altra cocente delusione ma sempre più la consapevolezza che il mondo è fatto per chi ha e non per chi è. A questo punto stiamo portandoci verso un anomico disorientamento ideologico e pessimismo sociale che può rivelarsi un mortale virus per la democrazia compiuta distruggendo di fatto quei valori che hanno fatto parte del nostro bagaglio culturale e togliendo in tutti noi la speranza per un futuro migliore. (Riccardo Alfonso)

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