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Scuola: Il paradosso del numero chiuso sul TFA Sostegno

Posted by fidest press agency su martedì, 23 aprile 2019

In tre atenei annullati i test d’accesso. Prove da rifare a dispetto del bisogno di insegnanti specializzati, mentre per il concorso ordinario il governo abbandona la formazione iniziale universitaria, lasciando però la tassa di 500 euro per conseguire i CFU. Anief continua a raccogliere alla mail ricorso.tfa@anief.net segnalazioni su anomalie delle prove nelle altre Universita e ha già deciso di ricorrere per chi ha superato il test con la sufficienza. L’ammissione ai maldistribuiti corsi di specializzazione di sostegno si è trasformata in un affare da 50 milioni di euro, senza contare i soldi pagati dai candidati per effettuare i test tra inefficienze, ritardi, ripetizioni delle prove: si tratta dello stesso sistema formativo nella didattica “speciale” che ha abolito il sistema universitario iniziale di formazione degli insegnanti, introducendo un’ulteriore “tassa” da 500 euro per conseguire i 24 CFU che con la laurea consentono di presentarsi alla preselezione anche in mancanza di abilitazione. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ribadisce che non c’era alcuna ragione per attivare, come fatto dal Miur, un numero chiuso che esclude proprio chi insegna da anni senza specializzazione o chi è di ruolo o abilitato in assenza di docenti specializzati. Ecco perché Anief ha deciso di ricorrere a favore dei docenti non ammessi pur ottenuta la sufficienza (18/30), dando mandato al proprio ufficio legale di valutare le altre anomalie segnalate sulla gestione delle prove d’accesso messe pure in evidenza dalla carta stampata, come da La Repubblica, che parla di “caos per i test irregolari”.
Sono saltati, per palesi problemi organizzativi, i test d’accesso al Tfa sostegno in tre atenei: si dovranno ripetere all’Università della Calabria (Arcavacata, Rende), della Basilicata (Potenza) e di Bari. A riassumere le anomalie in occasione delle preselezioni dei corsi di sostegno con 14.224 posti in palio in questa prima tornata (in tre anni saranno circa 40 mila), è stat il sito Orizzonte Scuola.
Nel primo caso, a Rende, la preselezione per la scuola superiore, è stata annullata quaranta minuti dopo l’inizio del test, perché alcuni questionari erano risultati incompleti: una parte delle domande non erano state stampate; la prova selettiva sarà ripetuta il 27 aprile. A Potenza, 340 candidati hanno dovuto interrompere il test perché in venticinque casi le prove della secondaria di secondo grado erano state scambiate con quelle del primo grado; in questo caso ancora non si conosce la data del nuovo test. A Bari, infine, è stata annullata la prova preliminare, perchè le buste dei test erano vuote. E anche in questo caso non si conosce la data di ripetizione della preselezione.
Ma ci sono anche altre irregolarità lamentate dai partecipanti: domande non attinenti alle tematiche dell’inclusività, controlli superficiali, luoghi non adatti alla prova. Disagi – scrive La Repubblica – sono stati registrati all’Università di Salerno, all’Università del Salento, alla Kore di Enna. E all’Università di Foggia, dove il test è stato costruito da un’azienda privata, l’Ente Fiera ha ospitato tremila candidati per i 600 posti disponibili nei quattro cicli. Per la scuola superiore le domande, hanno raccontato i candidati, “erano fuori tema”: la pentola a pressione di Papin, la pila di Volta, la vita di Nelson Mandela, l’auto ibrida plug-in, la leggenda di Frankestein e ancora gli anni bisestili, le probabilità di ottenere una somma di 14 dal lancio di due dadi (da sei numeri l’uno). “Mesi di studio su riforme, normative, pedagogia, psicologia, leggi, commi e non ci siamo trovati nulla di tutto questo nei quesiti proposti, nulla che fosse inizialmente previsto dal bando”. Controlli superficiali, si è poi detto: candidati al bagno durante la prova, cellulari che squillavano nonostante la richiesta di ritiro dei dispositivi elettronici.
Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief, reputa “particolarmente grave che tutto questo sia accaduto a fronte di una necessità estrema di selezionare decine di migliaia di docenti specializzati da formare il prima possibile e da affiancare ad altrettanti alunni con disabilità che ogni anno si ritrovano invece con un insegnante privo di specializzazione. Non bastava introdurre soglie d’accesso ‘mutevoli’ e quindi discriminanti, con l’accesso ai corsi legato non alle effettive competenze ma alla fortuna o sfortuna di avere svolto la prova preselettiva in una sede universitaria con meno partecipanti e con conoscenze sopra la media: una decisione, peraltro, contro la quale Anief si è ufficialmente dichiarata, chiedendo ai candidati esclusi, pur avendo conseguito almeno la sufficienza, pari a 18/30, di impugnare la decisione”.“Adesso – continua il sindacalista autonomo – si scopre anche che pur avendo incassato cifre altisonanti dai candidati, nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro, le Università si tirano anche fuori, dichiarandosi non responsabili dell’accaduto. E lo stesso vale per il Ministero dell’Istruzione, che avrebbe ‘appaltato’ l’organizzazione delle prove preselettive a un’istituzione esterna. Fatto sta che a perderci, ancora una volta, saranno non solo i docenti che intendevano specializzarsi, ma tutto il sistema scolastico, la cui organizzazione continua a fare acqua da tutte le parti e i cui studenti continuano ad attendere personale da stabilizzare sui troppi posti vacanti”.

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