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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Monitor dei Mercati Emergenti – maggio 2019: Argentina

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 maggio 2019

A cura di Anjeza Kadilli, Economist di Pictet Asset Management. L’Argentina è in acque difficili dal 2018. E le imminenti elezioni non fanno che aumentare l’incertezza. Il peso argentino si è deprezzato al punto che un dollaro vale adesso il doppio rispetto ad un anno fa (si veda il grafico a sinistra in basso). In profonda recessione dall’inizio del 2018, l’economia del Paese si è contratta del 2,5% nel 2018, con previsioni per il 2019 che al momento suggeriscono una flessione del -1% nell’ipotesi migliore.Malgrado un leggero miglioramento a marzo 2019, il nostro indicatore della crescita è stato costantemente negativo, portando la media a lungo termine in territorio negativo. La stabilizzazione dell’inflazione era una delle priorità assolute del Presidente Macri quando si è insediato alla fine del 2015. Ma le misure intraprese finora non hanno portato a nulla: l’inflazione annua è attualmente attorno al 55%. Anche i dati mensili sull’inflazione hanno raggiunto livelli elevati. Il costo dei trasporti, ad esempio, è salito del 5% a marzo. Numerose normative sono state introdotte e modificate, in quanto il governo ha esitato sulla decisione o meno di considerare prioritario il potere d’acquisto della popolazione, sovvenzionando il costo dei servizi di pubblica utilità per i consumatori. Ciò significa spostare nuovamente il fardello dalle spalle dei consumatori a quelle di uno Stato già a corto di liquidità.Queste misure seguono la decisione della Banca centrale di ridurre la politica monetaria espansionistica e di intervenire attivamente sull’intervallo di oscillazione valutaria introdotto lo scorso anno. I tassi d’interesse attualmente oltre il 65% dovrebbero rimanere elevati almeno fino alla fine dell’estate.
Il fatto che la maggior parte dei risparmi delle famiglie argentine sia già in dollari mitiga i rischi di un’ulteriore pressione interna sulla valuta.Il problema è che malgrado le buone intenzioni, le reazioni della Banca centrale e del Governo finora sono state dettate dal panico e gli investitori di lungo termine hanno perso fiducia.La pressione sul governo Macri è andata crescendo, soprattutto da inizio anno. Gli argentini hanno visto il loro potere d’acquisto eroso dall’inflazione e da misure di austerità. Inoltre, le elezioni presidenziali che ci saranno più avanti nel corso dell’anno non lasciano molto tempo per un eventuale miglioramento della situazione economica.
Scopriremo a giugno se Macri e il suo rivale, espressione della sinistra ed ex-presidente Christina Kirchner, si candideranno.Per concludere, sarà fondamentale osservare il risultato delle elezioni di ottobre. Il destino di Macri dipende dalla capacità del suo governo di stabilizzare la valuta e riportare l’inflazione su livelli più contenuti. Per il momento, la sua popolarità sta calando, a favore dell’ex-presidente Cristina Kirchner. Ma data la sua passata esperienza di presidente, la candidatura della Kirchner crea preoccupazioni tra gli investitori nazionali ed esteri. Temiamo che potrebbe tirarsi indietro sul debito o sul pacchetto del FMI se dovesse ritornare al potere.
Fondato a Ginevra nel 1805, il Gruppo Pictet è uno dei principali gestori patrimoniali e del risparmio indipendenti in Europa.

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