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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

La riforma sull’immigrazione di Trump: primo passo falso

Posted by fidest press agency su domenica, 26 maggio 2019

By Domenico Maceri. “Si tratta di un piano grande, bello e coraggioso”. I superlativi di Donald Trump sono tipici quando parla di qualcosa associata a se stesso. In questo caso il 45esimo presidente lodava il suo piano sulla riforma dell’immigrazione che altri hanno etichettato “Dead on arrival”, ossia ricevuto in stato “non operativo”.
Il piano di Trump riformerebbe l’immigrazione da un sistema che predilige i ricongiungimenti familiari sostituendolo con uno che agevolerebbe i meriti di coloro che vogliano entrare nel Paese. Si tratta di un piano che adotta principi utilizzati da sistemi dell’Australia, Nuova Zelanda e Canada. Modificherebbe la formula attuale che distribuisce il numero di immigrati con il 66 percento riservato ai ricongiungimenti familiari e il resto per questioni di meriti, umanitari, e richiedenti asilo. Trump riserverebbe il 57 percento dei posti ai meriti, il 33 percento ai ricongiungimenti familiari e il resto a beneficio di caratteristiche umanitarie. Il numero totale di 1,1 milioni cartellini verdi rimarrebbe a essere in vigore. Il piano di Trump attirerebbe più immigrati preparati a entrare nel mondo del lavoro e richiederebbe che i nuovi arrivati imparino o conoscano già l’inglese e si sottopongano a un esame di educazione civica.
Il piano è stato annunciato da Trump ma, Jared Kushner, suo genero e consigliere speciale, lo aveva presentato a un gruppo di senatori repubblicani per cercare di ottenere il loro sostegno. Alcuni giornali hanno riportato che l’incontro non ha entusiasmato. In alcune delle sue risposte Kushner è stato interrotto da Stephen Miller, collaboratore di ultra destra del presidente, per offrire chiarimenti. Il senatore Lindsey Graham del South Carolina, grande sostenitore del presidente, ha dichiarato che il piano non mira a divenire legge ma consiste di un primo passo. Più delusa la senatrice Susan Collins del Maine poiché il piano di Trump non include una soluzione alla tragica situazione dei “dreamers”, i giovani portati illegalmente in America dai loro genitori. Buona parte di loro hanno beneficiato del DACA, un ordine esecutivo di Barack Obama che permette loro di restare negli Stati Uniti temporaneamente. Il piano di Trump non tocca nemmeno la situazione degli 11 milioni di immigrati non autorizzati già nel Paese.
L’allontanamento dai principi di ricongiungimenti familiari richiama la legge sull’immigrazione del 1924. Questa legge impose limiti al numero di immigrati basandoli su una quota del due percento secondo la nazionalità degli americani, legata al censimento del 1890. La legge causò notevoli riduzioni a immigrati provenienti dall’Europa del Sud favorendo ingressi di individui dalla Gran Bretagna e l’Europa settentrionale. Nel 1965 il Congresso ha cambiato la legge che corrisponde in grande misura a quella attuale, favorendo i ricongiungimenti familiari.
Il piano di Trump avrebbe simili effetti riducendo gli ingressi di Paesi poveri come quelli del Sud America e Africa. Si tratta di luoghi che Trump aveva dispregiato come “di m…da”, preferendo quelli del Nord Europa. Comunque sia, il piano di Trump non ha quasi nessuna possibilità di divenire legge, considerando il controllo democratico alla Camera ma soprattutto perché manca di serietà poiché esclude la situazione dei “dreamers” e degli altri immigrati non autorizzati. Perché dunque fare un annuncio sull’immigrazione?
Trump ha ripreso il tema dell’immigrazione per caldeggiare la sua base e i sentimenti anti-immigrati etichettandoli come criminali e pericolosi alla sicurezza del Paese. Secondo questa visione è stato facile affibbiare a Trump l’etichetta di essere anti-immigrazione considerando la sua aspra retorica e l’assenza quasi totale di parole che lodino gli immigrati come costruttori del Paese. Si ricordano facilmente i suoi duri attacchi agli immigrati durante la campagna politica del 2016 ma anche durante la sua presidenza. L’enfasi sul bisogno della costruzione del muro, il bando contro immigrati di parecchi Paesi musulmani, e la separazione delle famiglie di rifugiati al confine col Messico principalmente del Centro America, hanno stabilito il 45esimo presidente come interprete della visione anti-immigranti della sua base.Trump con il suo piano vuole intorbidire le acque, asserendo che si oppone solo all’immigrazione illegale. Il suo tentativo di allontanarsi dalla sua aspra retorica contro gli immigrati sarà difficilmente digerito eccetto per i suoi fedelissimi che hanno idee molto negative sui nuovi arrivati. Ann Coulter, la giornalista di ultra destra che in tempi recenti ha sostenuto Trump, adesso lo attacca persino nel suo nuovo piano ricordando che non ha mantenuto la promessa della costruzione del muro al confine e che il numero degli immigrati rimane identico a quello attuale.
Questa insoddisfazione del piano di Trump dall’estrema destra perché troppo liberal dovrebbe suggerire qualche spiraglio verso un compromesso coi democratici. Kevin McCarthy, presidente della minoranza repubblicana alla Camera, ha dichiarato che il piano di Trump consiste di un primo passo verso un disegno di legge più completo, suggerendo un tentativo bipartisan.Trump però ha messo fine a una tale prospettiva. L’attuale inquilino della Casa Bianca ha recentemente etichettato i democratici come il partito di “frontiere aperte, salari bassi, e completa illegalità”. Trump ha continuato minacciando che se i democratici non coopereranno con il suo piano per “riforme storiche” bisognerà farlo dopo l’elezione del 2020 quando, secondo lui, i repubblicani controlleranno ambedue le Camere e la Casa Bianca. Perché non ha implementato il suo piano sull’immigrazione durante i primi due anni della sua presidenza quando infatti i repubblicani controllavano ambedue le Camere e la Casa Bianca rimane un mistero. Forse perché si tratta di un piano irrealizzabile il cui vero scopo è mantenere felice la sua base?
Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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