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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Carlo Zanda: Quando Primo Levi diventò il Signor Malabaila

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 giugno 2019

Nel 1966 Primo Levi divenne il signor Damiano Malabaila. Pubblicò Storie naturali, la sua terza opera dopo Se questo è un uomo e La tregua, firmandola con il nome che campeggiava sull’insegna di un’officina di Corso Giulio Cesare a Torino: l’elettrauto Malabaila.
Le ragioni dell’uso di questo pseudonimo sono state finora trascurate da biografi e critici, come un capitolo irrilevante nella vita del chimico scrittore.
Numerosi documenti scritti e le testimonianze degli amici mostrano, invece, che si tratta di una delle pagine più sofferte della carriera letteraria di Primo Levi. Benché Levi abbia sostenuto in pubblico di aver personalmente deciso di firmare le Storie naturali con uno pseudonimo – uno «sbaglio», dichiarò, fatto di suo pugno – sappiamo oggi che le cose non stanno così. Quella raccolta di racconti, cui affidava con convinzione la sua definitiva consacrazione letteraria, apparve come una sorta di giochino letterario, una semplice lettura-passatempo nelle stanze di via Umberto Biancamano 1, a Torino. Pagine troppo leggere per il Testimone della Shoah. Di qui, il suggerimento di uno pseudonimo.
Servendosi di documenti e dichiarazioni, Carlo Zanda ricostruisce questa singolare vicenda per la quale uno dei più influenti scrittori italiani del Novecento si ritrovò a dover firmare con un nome fasullo dei racconti di indiscusso valore letterario che, come ebbe a scrivere Élemire Zolla, facevano del suo autore «un profeta della realtà virtuale».
Carlo Zanda (Cagliari, 1949) abita a Genova. Giornalista, ha lavorato a Paese Sera e alla Stampa, ha diretto lo Specchio della Stampa, il Diario della settimana e altre testate. Ha pubblicato con Marcos y Marcos Un bel posticino. La Spoon River di Hermann Hesse e Una misteriosa devozione. Storie di scrittori e di cani molto amati. Euro 12,50 160 pagine

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