Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Archive for 17 giugno 2019

53rd International Paris Air Show

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

Paris June 17-20, 2019. Le Bourget, Paris, France. Cadence is located in Booth B40 in Hall 3. Cadence Design Systems, Inc. (NASDAQ: CDNS) today announced it will showcase its most recent aerospace and defense innovations at the 53rd International Paris Air Show. To learn more about the Cadence® activities at the International Paris Air Show, visit http://www.cadence.com/go/ParisAirShow2019.
At the event, Frank Schirrmeister, product management group director for Cadence is scheduled to deliver a workshop titled, “Systems of Systems Verification and Digital Twins for Aerospace Applications,” on Thursday, June 20 at 11:00 a.m. on the Launch Pad, Booth B79 in Hall 3. The presentation will outline system design and verification techniques including simulation, emulation and prototyping to reduce product cycle times and enable early software development.Attendees who visit the Cadence booth will be introduced to the Cadence aerospace and defense solutions and the latest tools, methodologies and support needed for first-pass silicon success for mission-critical systems. Cadence subject matter experts will be available in the booth to discuss advanced aerospace system development, AI/ML processor IP, system verification, emulation and prototyping. More information about the Cadence aerospace and defense offerings and its presence at the International Paris Air Show is available on the Cadence Breakfast Bytes blog at http://www.cadence.com/go/CadenceAeroDef.

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Liberi e forti

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

By Rosario Amico Roxas. E’ trascorso poco più di un secolo da quel 18 gennaio 1919 quando don Luigi Sturzo lanciò il suo appello agli uomini “liberi e forti”.Dopo un secolo scopriamo i novelli (pretesi) eredi del pensiero sturziano che si materializzano in un fantomatico centrodestra a guida leghista, con supporto del liberismo berlusconiano e il neo-fascismo della Meloni, con identità le più diverse, tenute insieme dalla comune ansietà di tornare a governare per riproporre un liberismo che si trova agli antipodi del liberalismo, del quale usurpa la somiglianza nel nome.Secondo le nuove teorie degli economisti il «liberismo» si distinguerebbe dal capitalismo «liberale» di ieri per il fatto che, mentre rivendica, oggi come ieri, la funzione dello Stato come «capitalista collettivo» al servizio dell’economia nazionale, ripudia lo stato interventista nell’economia privata. Ciò ha come primo risultato lo smantellamento dello stato sociale e la svendita dei servizi pubblici alle imprese private con lo scopo di trasformare quelli che erano considerati costi sociali in occasione di sfruttamento e realizzazione di profitti con relativo aumento dei costi a danno delle fasce più deboli.La privatizzazione liberista non guarda in faccia nessuno: i servizi fondamentali, cioè i trasporti, l’istruzione, la salute, l’energia e le telecomunicazioni, tutto ciò che fino a poco tempo fa era considerato, pur se demagogicamente, bene collettivo, viene sottomesso alla logica del mercato.Non concordo con quanti assimilano liberalismo con liberismo, come se si trattasse di parenti stretti, oppure di discendenza diretta. Il liberalismo si è nutrito di capitalismo, ma nel rispetto delle regole, quando la società civile meritava di essere identificata come “civile”. L’antitesi tra liberalismo e liberismo non nasce in epoca remota, ma si è accentuata con la disgregazione dell’ideale liberale, quando le differenze si fecero tali da porre i loro contenuti in antitesi fra loro.Fu Benedetto Croce ad avviare un dibattito tra liberalismo e liberismo, allo scopo di differenziare le libertà economiche dalle libertà civili, attribuendo alle seconde un rango nettamente superiore alle prime. La distinzione iniziale fu di carattere culturale, ma con dichiarata supremazia delle libertà civili, nel rispetto dell’altrui libertà che non deve essere sopraffatta in nome del mercato.Il liberalismo perse i suoi contorni quando fu fagocitato dal nuovo liberismo berlusconiano, che fece scempio della libertà individuale, trasformata in libertinaggio, e del rispetto delle altrui libertà, per dare spazio alla legge del più forte, del meno dotato di scrupoli, con lo stimolo all’evasione fiscale, con l’abolizione del reato di falso in bilancio, con le turbative d’asta diventate metodo di attribuzione, con la concessione di amnistie, condoni e scudi fiscali, provvedimenti tutti dedicati ad un capitalismo aggressivo, che non ha generato posti di lavoro, stimolo ai consumi, ma solamente guadagni finanziari improduttivi.Il liberalismo può (e dovrebbe !) ancora partecipare, a pieno diritto, ad un nuovo risorgimento economico, politico, sociale ed etico, ma deve dialogare con le parti che fin ora sono state identificate come avversari, sollecitando una sempiterna “lotta di classe” a vantaggio della classe più opulenta.
Oggi assistiamo ad una pericolosa e rischiosa ripresa della destra liberista, coordinata nel fantasioso centrodestra; pericolo aggravato dall’indispensabile alleanza tra FI con la Lega estremista e con FDI di stampo neo-fascista. Le politiche sociali rimangono nell’ombra del disinteresse venendo privilegiate le politiche personalistiche di potere.Torniamo al documento sturziano, che inadeguate espressioni di una politica di accaparramento vorrebbero fagocitare. L’esordio del documento non poteva che auspicare «una pace giusta e durevole» dopo la tragica esperienza della prima guerra mondiale. Auspicio che inciampò nel fascismo di Mussolini prima e successivamente nel nazismo di Hitler; ma rimase quell’appello che oggi si sta dimostrando il più attuale e il più urgente. La seconda guerra mondiale coinvolse tutta l’Europa, acquistando, successivamente, una dimensione planetaria che travolse le aspirazioni alla pace tra i popoli. Il documento secolare di don Sturzo sta dimostrando una grande attualità a fronte, oggi, di una realtà carente di ideali. Il documento indica anche la via da seguire, che consisterebbe «nell’attuare gli ideali di giustizia sociale per migliorare le condizioni generali del lavoro e sviluppare le energie spirituali e materiali di tutti i paesi, uniti nel vincolo solenne della Società delle Nazioni, attraverso un “programma politico-morale”».Oggi mancano proprio i programmi, si vive alla giornata, seguendo suggerimenti che scaturiscono da sondaggi di opinione incapaci di proiettare la nazione verso il futuro, inseguendo un presente sfuggente e aleatorio, elaborato secondo interessi di parte. Il testo di don Sturzo ha anticipato le risposte che uomini come De Gasperi, Einaudi, Croce seppero dare a una nazione uscita distrutta dalla seconda guerra mondiale. Fu la democrazia liberale con ampie adesioni socialdemocratiche che riuscì a promuovere quello che fu definito «miracolo economico», frutto proprio di una progettualità «politica e morale». Politica, perché capace di sollecitare una ripresa economica generalizzata con investimenti produttivi e la creazione di posti di lavoro; morale perchè il progresso sollecitato coinvolgeva indistintamente tutte le classi sociali. Il liberalismo, per attualizzarsi, necessita di un sistema democratico, ma quando si è affermato, se non sorretto da uomini «liberi e forti», allora scatena interessi individuali, travolgendo i principi liberali e trasformandosi in un liberismo di parte, negatore dello Stato Sociale e degli interessi legittimi delle fasce più deboli e bisognose.Non è più il momento di cercare scelte politiche che finiscono sempre per agevolare i soliti noti; ormai è il momento delle scelte sociali e morali, da effettuare tramite «Associazioni individuali di scopo», dove lo scopo andrebbe individuato in un programma operativo di sviluppo e di fiscalizzazione in grado di favorire una equa distribuzione delle ricchezze nazionali. Un associazionismo di scopo, effettuato da «uomini di buona volontà», affinché «lo Stato sia la più sincera espressione del volere popolare», capace di una progettualità indirizzata al “Bene Comune” attraverso una capacità dialettica in grado di mediare diverse condizioni ideologiche per promuovere la solidarietà di una sola classe, quella “umana”, esorcizzando le varie “lotte di classe” che hanno fermato il progresso, dilatando la sperequazione economica tra i pochi che possiedono molto e la stragrande maggioranza che manca spesso dell’indispensabile. Sappiamo che il 15% della popolazione italiana possiede il 70% della ricchezza nazionale, e ciò non rappresenta certamente l’espressione del volere popolare e della tutela del “bene comune”.

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Povertà: in Italia forti disparità regionali

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

“In Italia vivono circa 10 milioni di bambini e ragazzi sotto i 18 anni di età e a seconda della regione in cui un bambino nasce o cresce avrà maggiori o minori possibilità di vedere realizzati i propri diritti. Come UNICEF Italia, oggi vogliamo portare l’attenzione sul tema delle disparità regionali e l’impatto che le differenze del livello dei servizi tra le varie zone del nostro paese hanno sui bambini e i giovani. Queste disparità si riscontrano in tutte le regioni italiane. In Calabria ad esempio, secondo i dati ISTAT, nel 2017 il 35,5% delle famiglie erano considerate a rischio di povertà relativa. Qui le persone di minore età in povertà relativa nel 2017 erano il 42,8%, rispetto ad una media nazionale del 21,5%. Addirittura, la percentuale di minorenni a rischio di povertà ed esclusione sociale era del 49,4%, rispetto ad un media nazionale del 32,1%.
Sono dati preoccupanti che ci spingono a voler fare sempre di più e sempre meglio. Come UNICEF Italia, nell’anno in cui celebriamo i trent’anni dall’approvazione della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, intendiamo collaborare in modo sempre più continuativo con tutte le realtà che possano contribuire a migliorare il benessere dei nostri bambini e costruire alleanze per migliorare la loro vita.” – ha detto il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo, intervenendo oggi a Catanzaro all’evento organizzato dal Comitato UNICEF di Calabria in collaborazione con ANCI Calabria e Comune di Catanzaro dedicato a “Trent’anni dall’approvazione della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza 1989-2019”.

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Salvo Anzaldi: Nato per non correre (CasaSirio)

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

Torino Venerdì 21 giugno, ore 21 Circolo dei lettori, via Bogino, 9. Affetto da emofilia, con una protesi in titanio al ginocchio destro, quattro anni fa Salvo Anzaldi è riuscito a vincere la sua disabilità e a correre la Maratona di New York, e il suo libro autobiografico Nato per non correre (CasaSirio) ne racconta l’impresa. Il Circolo dei lettori ospita l’autore in dialogo con Maurizio Crosetti, per parlare della storia di un uomo che non ha mai voluto rinunciare a nulla, nemmeno a essere il primo emofiliaco a correre la maratona più famosa del mondo. Una corsa per dimostrare a se stesso e a ogni singolo emofilico che nessuna sfida è troppo grande da non poter essere affrontata e che, se ci credi, puoi arrivare dove non avresti mai nemmeno osato sognare.
È possibile correre i 42 km della Maratona di New York con un ginocchio in titanio e una malattia considerata sinonimo di immobilità? Sì, e ce lo ha dimostrato Salvo Anzaldi, il primo novembre 2015. Salvo è un giornalista, un appassionato di calcio e un fan sfegatato di Bruce Springsteen. Ma soprattutto Salvo è emofilico, il suo sangue ha una carenza del fattore che ne permette la coagulazione. Questo vuol dire anche che la caduta più banale può avere conseguenze molto serie: i versamenti delle articolazioni possono portare le cartilagini a consumarsi e le ossa a modificarsi, e mentre il dolore aumenta le possibilità di movimento diminuiscono. La cosa migliore, per Salvo, sarebbe stata vivere una vita tranquilla, al riparo da ogni possibile trauma, ma quella che racconta in questo libro è una storia diversa, la storia di una persona che, nonostante le difficoltà e la sofferenza (e l’aver scampato per miracolo il contagio da HIV e Epatite C dovuto agli emoderivati infetti), non ha mai voluto rinunciare a nulla, neanche a una singola, devastante partita di calcetto, a un viaggio dall’altra parte del mondo o, perché no, a essere uno dei cinque emofilici che per la prima volta nella Storia hanno corso la maratona più famosa al mondo.
Salvo Anzaldi ha lavorato per oltre vent’anni nei giornali, maturando in seguito esperienze di comunicazione istituzionale. È docente di Tecniche del linguaggio giornalistico e di Ufficio stampa in ambito pubblico all’Università del Piemonte Orientale. Nel maggio 2019 ha pubblicato la sua autobiografia con CasaSirio, Nato per non correre.

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Telematica e consulenza: si può fare di più

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

Due aree strategiche, anche per la mobilità aziendale, hanno vissuto negli ultimi anni un’evoluzione molto rapida: la telematica a bordo dei veicoli e l’ottimizzazione della flotta attraverso soluzioni di mobilità integrata e condivisa, in grado di aumentare l’efficienza e ridurre i costi di gestione. Anche su questa capacità di prestare consulenza in termini di Total Cost of Mobility si misura oggi l’offerta delle società di noleggio.
Su queste due nuove aree, i riscontri raccolti mostrano un’offerta ancora non pienamente soddisfacente, nonostante il forte interesse delle aziende clienti: la bassa valutazione sui servizi telematici (2,1 su 4) evidenzia la bassa qualità dei dati messi a disposizione e i costi, percepiti come troppo alti rispetto agli effettivi benefici; un messaggio per l’industry del noleggio, che dovrà approfondire, riflettere e agire per invertire questa percezione.

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Studio sulle Flotte Aziendali

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

Cresce il livello di soddisfazione delle grandi aziende per i servizi di noleggio a lungo termine, con punte di eccellenza nella gestione degli aspetti amministrativi e nell’assistenza alla clientela (consegna veicolo, velocità ed efficacia nel risolvere problemi, fine contratto, gestione sinistri); supporto hi-tech e telematica a bordo dell’auto sono le aree che evidenziano maggiori margini di crescita.
Sono questi i principali risultati che emergono dalla seconda edizione della ricerca “Noleggio&Qualità”, promossa da Top Thousand, l’Osservatorio sulla mobilità aziendale composto da Fleet e Mobility Manager di grandi aziende e condotta da Sumo Publishing su un campione di 100 grandi aziende nazionali e multinazionali con una flotta complessiva di 100.000 veicoli.
Lo studio parte dall’analisi dei feedback relativi alla struttura commerciale, su cui le società di noleggio hanno da sempre investito. In generale, il grado di soddisfazione per questa area è “buono”. Dal 2017, anno della precedente survey, ad oggi la situazione è sostanzialmente invariata nella media (livello di soddisfazione 2,9 su 4): entrare in contatto con la società di noleggio viene giudicato semplice e risolutivo, meno soddisfacente risulta la capacità di mostrarsi propositivi.La gestione dei servizi amministrativi si conferma arma vincente per gli operatori di noleggio; per questa area di attività i Fleet Manager esprimono grande soddisfazione, con una media voto superiore a 3 (su una scala da 1 a 4). Il giudizio più alto viene espresso per la fatturazione, servizio giudicato puntuale e gestito con documenti facilmente comprensibili. Anche la sfida della fatturazione elettronica è stata brillantemente superata. Positivi anche i riscontri sugli obblighi di comunicazione all’Archivio Nazionale Veicoli (secondo l’articolo 94 del Codice della Strada) e la gestione delle contravvenzioni. In leggera crescita (da una media di 2,6 del 2017 a 2,7) anche la soddisfazione per il customer service, che contempla diverse voci: la raggiungibilità via mail/telefono degli operatori e tempestività del riscontro, la prontezza nel problem solving (sia per i driver che per i Fleet Manager), la fase di consegna veicoli, i costi di fine contratto, le vetture sostitutive, il soccorso stradale, la gestione sinistri. Meno positivi i giudizi, invece, sulla rete di assistenza (in particolare per la capillarità e i tempi di manutenzione) e per il servizio di carta carburante, che sconta evidentemente aspettative molto elevate da parte della clientela.

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Lorenzo Marone: Tutto sarà perfetto (Feltrinelli)

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

Torino Mercoledì 19 giugno, ore 18 Circolo dei lettori, via Bogino, 9. Il romanzo ci trasporta su un’isola dal fortissimo immaginario letterario. La vita di Andrea Scotto è tutto fuorché perfetta, specie quando c’è di mezzo la famiglia. Fotografo quarantenne, single e ostinatamente immaturo, Andrea ha sempre preferito tenersi alla larga dai parenti: dal padre Libero, comandante di navi a riposo, procidano, trasferitosi a Napoli con i figli dopo la morte della moglie, e dalla sorella Marina, sposata, con due bambine e un evidente problema di ansia da controllo. Quando però Marina è costretta a partire e a lasciare il padre gravemente malato, tocca ad Andrea prendere il timone. Lorenzo Marone introduce il suo romanzo al pubblico del Circolo dei lettori.
È l’inizio di un fine settimana rocambolesco, in cui il divieto di mangiare dolci e fritti imposto da Marina è solo uno dei molti che vengono infranti. Costretto a stare dietro a un padre che si rifiuta di farsi trattare da infermo e che continua a sorprenderlo con richieste imprevedibili, Andrea sbarca a Procida e ritorna dopo anni tra le persone e i luoghi dell’infanzia, sulla spiaggia nera che ha fatto da sfondo alle sue prime gioie e delusioni d’amore e tra le case colorate della Corricella scrostate dalla salsedine.
Lorenzo Marone ha lasciato il suo impiego da avvocato per dedicarsi alla scrittura. Dopo alcuni racconti, ha ottenuto il successo con La tentazione di essere felici (Longanesi). Il libro ha vinto il premio Stresa e la sua trama ha liberamente ispirato il film La tenerezza di Gianni Amelio. Granelli è la rubrica che Marone tiene su La Repubblica – Napoli dal 2015.

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Romanzo: Una saga veneziana, di Marco Salvador

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

Venezia libreria Sansoviniana, Piazzetta San Marco 13/a Nell’ambito del ciclo “Incontriamoci in Marciana” la Biblioteca Nazionale Marciana giovedì 20 giugno 2019, alle ore 17, propone la presentazione del romanzo storico di Marco Salvador, Una saga veneziana, Pordenone, Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 2019. Saluto di Stefano Campagnolo, direttore della Biblioteca Nazionale Marciana. Annalisa Bruni (Biblioteca Nazionale Marciana) dialogherà con l’autore.
E’ la storia di una potente famiglia nella Venezia medievale, allora la città più bella, ricca e popolosa d’Europa. Quotidianità, felicità, amori e dolori in una società e in una Venezia che è al massimo della potenza e della ricchezza. Una Venezia aperta e laica che forniva a tutti l’opportunità di una vita migliore alla sola condizione di accettare un principio basilare: “Prima so’ venexiàn e dopo cristiàn”.Marco Salvador, è nato a San Lorenzo, in provincia di Pordenone, nella casa in cui vive tutt’oggi. Ricercatore storico, per professione e per passione, con un interesse particolare per il Medioevo, è autore di numerosi saggi. Nel romanzo ha esordito con un trittico dedicato ai Longobardi. A questo ne è seguito un altro che, prendendo spunto dalla vita di Ezzelino da Romano, ha accompagnato il lettore dal medioevo al rinascimento. Nel contempo ha pubblicato tre romanzi incentrati su tematiche come la vecchiaia, l’eutanasia e la sessualità. La narrativa di Salvador, sia essa di ambientazione storica sia d’impegno civile, ha una costante: la critica, alle volte feroce, al potere quando questo è sopraffazione o finalizzato unicamente a soddisfare personali ambizioni e interessi. Il tutto con una scrittura agile eppure intrigante sia nella prosa sia nella trame, in grado di non annoiare il lettore neppure trattando tematiche complesse. Le sue opere hanno ottenuto ottime critiche, traduzioni in varie lingue e numerosi riconoscimenti. A prova dell’accuratezza delle ambientazioni e ricostruzioni storiche, gli è stato assegnato il più prestigioso premio per la divulgazione storica: il Premio Riccardo Francovich, nel 2013 (altri vincitori: Alessando Barbero, Pupi Avati, Franco Cardini, Piero Angela e Chiara Frugoni). Per Piemme ha pubblicato: Il longobardo, La vendetta del longobardo, L’ultimo longobardo, La palude degli eroi, L’erede degli dei e Il sentiero dell’onore.

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La più grande mostra italiana dedicata all’arte cecoslovacca

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

Parma Il Palazzo del Governatore di Parma ospita, fino al 28 luglio 2019, la più grande mostra italiana dedicata all’arte cecoslovacca. In esposizione, oltre 200 opere tra dipinti, disegni, acquerelli, lavori di grafica e di stampa, fotografie, oggetti di design e proiezioni cinematografiche.
Sabato 22 giugno 2019, in occasione della “Notte Bianca della Cultura”, culmine dei tre giorni di eventi di “Anteprima Parma 2020. Il nuovo ritmo della città”, apertura gratuita della mostra “La Forma dell’Ideologia. Praga: 1948-1989” con orario 19.00-24.00.
L’esposizione, allestita su entrambi i piani del Palazzo, propone al pubblico un percorso temporale, a partire dagli anni ’20 del Novecento fino agli anni ’80, in cui viene approfondita l’atmosfera culturale di Praga e dell’intera nazione cecoslovacca, altamente influenzata dalle vicende storico-politiche, che hanno portato ad una particolarissima produzione artistica, parte della quale ha trovato espressione nella pittura realista di artisti di primo piano come Josef Štolovský (1879-1936), Josef Brož (1904-1980), Adolf Žábranský (1909-1981), Jaromír Schoř (1912-1987), Sauro Ballardini (1925-2010) ed Alena Čermáková (1926-2009). Dalla pittura alla scultura, dalla fotografia al cinema fino al design, l’arte di quel periodo è declinata nelle sue variegate sfaccettature sottolineando, in particolare, l’impatto che ha avuto lo “stato di regime”, dal ’48 in poi, sulla cultura della città e dell’intera nazione.

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Presentazione del libro Olone. Poesia in due

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

Venezia Venerdì 21 giugno 2019, ore 17 Libreria Sansoviniana, P.tta San Marco 13a presentazione del libro Olone presentazione dell’edizione italiana del libro di poesie Olone. Poesia in due (Caosfera Edizioni, 2019) di Claudio Negrete Williams. Il Comitato di Venezia della Società Dante Alighieri organizza l’evento ricevendo lo scrittore e giornalista argentino in quanto in luglio il Congresso Biennale Internazionale della Società Dante Alighieri si svolgerà a Buenos Aires. La traduzione delle poesie è a cura di Rossella Scatamburlo, socia del Comitato di Venezia della Società Dante Alighieri, che dialogherà con lo scrittore. Saluto di Stefano Campagnolo, direttore della Biblioteca Nazionale Marciana e Rosella Mamoli Zorzi, Presidente del Comitato di Venezia della Società Dante Alighieri.
L’originale del libro, in lingua spagnola, Holón. Poesías en dos, è stato pubblicato in Argentina nel 2016. La particolarità del libro consiste nel raccogliere composizioni poetiche scritte in epoche differenti da due autori, madre (Mabel Williams) e figlio (Claudio Negrete Williams). La prima parte del libro raccoglie le poesie di Mabel Williams scritte negli anni ’60 e ’70, prima della sua morte prematura avvenuta nel 1975 all’età di 42 anni. Le poesie del figlio, Claudio, sono raccolte nella seconda parte del libro e furono scritte diversi anni dopo e si sono ricongiunte a quelle della madre solo negli anni ’80 quando il poeta ha letto per la prima volta le composizioni poetiche della madre e ha iniziato a pensare ad un progetto di un libro che riunisse tutte le loro poesie.
Claudio Negrete Williams è nato a Buenos Aires nel 1958. Come giornalista si occupa di comunicazione istituzionale ma, allo stesso tempo, pubblica articoli di opinione su La Nación, Clarín, Perfil e la rivista Noticias, settimanale per il quale ha lavorato per 11 anni scrivendo su temi di politica, economia, affari e mezzi di comunicazione. È stato anche Capo Redattore del settimanale di attualità Veintitrés. Nel 1994 ha fatto parte del gruppo che ha fondato il primo canale di notizie ventiquattro ore su ventiquattro dal vivo, Crónica Televisión. I suoi articoli sono stati pubblicati anche da media
internazionali come il diario messicano El Día Latinoamericano e la rivista Casa Tomada di New York. In due occasioni è stato premiato dalla Asociación de Entidades Periodísticas Argentinas nella sezione “Economía” (negli anni 2000 e 2005); e ha ottenuto il primo premio per il miglior contenuto poetico, premio rilasciato dalla Embajada de las Letras (1996). Ha lavorato in diversi saggi e inchieste, pubblicati poi nei volumi: Los Carapintada (Editorial Planeta 1990-Hugo Chumbita), storia del gruppo militare argentino che è stato protagonista di diverse rivolte contro il governo democratico di Raúl Alfonsín. In La Profanación, el robo de las manos de Perón (Editorial Sudamericana, prima edizione 2002 e seconda edizione 2017, Claudio Negrete e Juan Carlos Iglesias), si spiegano i dettagli e i motivi della profanazione del corpo dell’ex presidente argentino le cui mani non sono ancora state ritrovate. In seguito esce Necromanía. Historia de una Pasión Argentina.

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Industria: aprile, su mese fatturato -1%, ordini -2,4%

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

Secondo i dati resi noti dall’Istat, ad aprile scende su base mensile sia il fatturato dell’industria (-1%) che gli ordinativi (-2,4%).”Dati pessimi. Ora rischio recessione. Dopo il calo di aprile della produzione, è la volta di fatturato e ordini. Un secondo trimestre con un inizio da dimenticare al più presto, altrimenti di questo passo torniamo in recessione. Sale anche la probabilità di una manovra correttiva” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Rispetto ai valori pre-crisi, il quadro è ancora più sconfortante. Se confrontiamo i picchi pre-crisi, rispetto ad aprile 2008 il fatturato totale è diminuito dell’8,3%, quello interno è crollato addirittura del 17,3%. Gli ordinativi totali sono calati rispetto ad 11 anni fa del 13,9%, quelli interni sono franati del 25,8%, ossia di un quarto” conclude Dona.

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Le guerre commerciali tra Stati Uniti e Cina sono da tempo al centro del focus dei mercati finanziari

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

A cura di Roberto Rossignoli, Portfolio Manager di Moneyfarm. Dopo un inizio 2019 di tregua, a maggio abbiamo assistito a una nuova escalation. Il colosso cinese Huawei, già boicottata per le forniture di tecnologie legate al 5G, è stato inserito dal Governo Americano in una black list che rende complesso all’azienda reperimento di componentistica hardware e software da società, tra cui Google che a Huawei offre l’utilizzo del sistema operativo Android.La sfida commerciale sembra dunque aver raggiunto un livello inedito, andando a sovrapporsi al contesto della lotta per la leadership tecnologica tra le due economie più importanti del pianeta.Le aziende cinesi non saranno le uniche a essere penalizzate. Le tensioni commerciali, se non troveranno una soluzione, andranno a penalizzare anche le aziende americane in tre modi: attraverso i dazi cinesi sui prodotti americani; con un aumento dei costi di produzione che impatteranno la catena del valore delle imprese Usa; e infine attraverso il rischio reputazionale delle società americane in Cina. Lo sviluppo di questa situazione rappresenta il principale fattore da monitorare nei prossimi mesi, anche per le Banche Centrali. La Banca Centrale americana, infatti, potrebbe trovarsi nella situazione di dover gestire una condizione di minor crescita economica caratterizzata da inflazione crescente, con l’occhio dei mercati e della Casa Bianca puntati addosso. Negli scorsi mesi abbiamo parlato di un graduale cambiamento delle prospettive di politica monetaria. Ad oggi, le probabilità di uno scenario opposto, ossia il taglio dei tassi d’interesse, ammontano al 100%, si pensi che fino a 6 mesi fa le probabilità di rialzo dei tassi Fed entro fine anno ammontavano a circa il 90%.
Nonostante gli sforzi degli ultimi anni (quantitative easing e tassi negativi), l’inflazione nell’Eurozona non riesce a raggiungere i target. A causa dell’escalation delle tensioni commerciali globali e della frammentazione politica europea, e nonostante le dichiarazioni di Draghi, un ulteriore abbassamento dei tassi resta una possibilità. La notizia che renderebbe felici i debitori di mutui a tasso variabile, ma è il sintomo di un’economia Europea che da troppi anni continua a faticare. I risultati delle elezioni europee di maggio hanno grossomodo rispettato le aspettative e, come previsto, un po’ tutti hanno avuto modo di reclamare la propria porzione di vittoria.
Il risultato elettorale, in realtà, è meno netto di quanto la conformazione del Parlamento lasci presagire. La geografia politica del continente sembra cambiata rispetto a cinque anni fa. Il partito popolare (la formazione di centro-destra a cui fanno riferimento i partiti cristiano sociali, il centrodestra francese e Forza Italia) sembra ormai sparito dall’Europa Occidentale (fatta eccezione per la Germania). Resta il partito di maggioranza relativa, ma costruisce il suo consenso nell’Europa dell’Est e del Nord e non nei Paesi dove storicamente ha trovato il suo bacino d’utenza. All’interno del suo gruppo sono incluse forze politiche, come il partito dell’ungherese Orban, che nonostante abbiano deciso di adottare una strategia conciliante e di cooperazione non sembrano avere una prospettiva europeista in linea con la tradizione della famiglia politica popolare. Anche i socialdemocratici hanno perso moltissimi voti ed evitato il collasso completo solo grazie agli ottimi risultati in Spagna e in Portogallo.In generale sembra che per la prima volta nella storia potrebbe rompersi l’unità politica che da sempre ha legato la maggioranza del Parlamento Europeo, la Commissione e il Governo degli stati membri con maggior potere decisionale. Questa divisione si farà sentire nei prossimi anni, quando l’Unione si troverà a prendere importanti scelte strategiche e già si riflette nella partite delle nomine per la formazione della nuova Commissione. Sebbene sembri che quasi tutti riconoscano i meriti di una riforma progressiva dell’Unione, l’idea che il processo di integrazione – su aspetti importanti come l’economia, la sicurezza, la politica estera – debba proseguire senza ripensamenti è sicuramente sempre meno condivisa (dagli elettori e dalle classi dirigenti stesse).Tutti questi fattori sollevano più di qualche dubbio sulla capacità dell’Ue di far fronte alle sfide economiche e internazionali. In passato, l’Unione Europea ha saputo trovare degli spunti per far progredire il processo d’integrazione proprio quando è stata messa alle strette da cambiamenti repentini del contesto globale, anche se oggi il contesto politico e la volontà popolare sono forse meno favorevoli di quanto lo siano mai stati. La politica europea continuerà probabilmente a rimanere un fattore di instabilità sia per i limiti della sua architettura sia per la sua vulnerabilità alle crisi politiche locali.

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I minibond già esistono! Discussione inutile

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

I minbond già esistono. Ma non possono essere utilizzati per pagare i debiti della Pubblica Amministrazione. Forse nella foga di “italianizzare” tutto, qualcuno per convenienza vuole confondere i“minibond” con i mini bot.
Per i non addetti ai lavori i minibond farebbero rima con i mini buoni del Tesoro. Peccato, però, che abbiano un valore del tutto diverso. I primi sono strumenti di credito per promuovere gli investimenti e lo sviluppo. I secondi, invece, sarebbero la creazione di un’ulteriore e ingiustificata forma di liquidità per il pagamento dei debiti della PA, in verità già coperti da precedenti stanziamenti di bilancio. Basterebbero dei controlli più stringenti e il rispetto delle decisioni.Dei minibond si è parlato molto nei passati anni. Sono degli strumenti innovativi di finanziamento per le aziende non quotate in Borsa, in particolare per le Pmi, con un fatturato di oltre 2 milioni di euro, che hanno bisogno di capitali, di crediti e liquidità per sostenere i loro programmi di sviluppo e investimenti per la modernizzazione tecnologica e per l’espansione delle proprie attività e dei mercati, anche all’estero. Inoltre essi permetterebbero alle imprese di avere accesso anche al mercato dei capitali, in aggiunta a quello del credito bancario, un po’ troppo restrittivo. In altre parole i minbond dovrebbero aiutare le imprese a produrre ricchezza reale, a far crescere il pil e l’occupazione. Anche per creare stabilità economica e sociale e per abbattere l’oneroso fardello del debito pubblico. Purtroppo, finora, hanno avuto un limitato utilizzo, che nel 2017 non ha superato i 7 miliardi di euro. In passato si è parlato anche di eurobond, lo abbiamo fatto anche noi. Che sarebbero obbligazioni garantite in solido da tutti gli stati membri della zona euro. Avrebbero un tasso d’interesse basso con effetti stabilizzanti rispetto al bilancio e rispetto alle eventuali pressioni dei mercati finanziari. Si creerebbe un mercato obbligazionario europeo unico di dimensioni sufficienti per impedire eventuali attacchi speculativi.
Purtroppo gli eurobond non sono mai partiti, anche per l’opposizione di alcuni paesi europei, in primis della Germania, decisamente contrari alla mutualizzazione dei rischi derivanti dal debito pubblico degli Stati maggiormente indebitati. Comprensibilmente le operose formiche non vorrebbero pagare per le cicale spendaccione, come racconta la fiaba.
In prospettiva, però, riteniamo che la soluzione di tale controversia resti la questione centrale per la realizzazione del progetto monetario europeo. Subito e a beneficio di tutti i paesi dell’Unione europea potrebbe essere la realizzazione almeno di eurobond legati al project financing, cioè quelle obbligazioni necessarie per acquisire risorse indispensabili per investimenti nei settori delle infrastrutture, delle nuove tecnologie e della ricerca. Naturalmente sarebbero strumenti a lunga scadenza utili per coinvolgere anche gli investitori istituzionali non motivati da logiche speculative e di breve periodo. In quest’ottica si pone anche Piano di Investimenti per l’Europa che utilizza il Fondo Europeo per gli investimenti strategici (FEIS) per fornire una garanzia, basata sul bilancio dell’Ue, alla Banca europea degli investimenti (BEI) mettendola in grado di fornire finanziamenti a progetti in quantità molto maggiore di quanto farebbe normalmente. Si ricordi che il Piano in questione, che adesso prosegue con il Fondo InvestEU aperto anche alla partecipazione di investitori privati, ha l’obiettivo ambizioso di disporre di 650 miliardi di euro entro il 2027 per investimenti in settori chiave quali quelli delle infrastrutture, dell’ambiente, dell’efficienza energetica, della tecnologia digitale, della ricerca, della sanità e dell’istruzione. I due obiettivi principali previsti sono l’innovazione e la creazione di nuovi posti di lavoro.A ciò si dovrebbe aggiungere l’impegno, oggi generalmente condiviso ma ancora non realizzato, di scorporare dal computo del deficit le spese per investimenti produttivi, la famosa “golden rule”. Argomento che abbiamo più volte sostenuto.Appare evidente che la realizzazione di simili idee avrebbe un effetto positivo sulla crescita economica e occupazionale dell’Unione europea e conseguentemente anche per un realistico abbattimento dei livelli del debito pubblico di alcuni paesi.A nostro avviso questi sono i temi su cui l’Italia si deve concentrare nel dialogo politico e programmatico tra Roma e Bruxelles. Su queste questioni reali si possono anche tessere delle alleanze con altri paesi interessati, che vanno da Atene a Berlino. Con la litigiosità, gli ultimatum e gli inutili confronti muscolari non si creano accordi né spazi per lo sviluppo. Intorno al nostro “interesse nazionale”, che in verità è anche “interesse europeo”, si possono gettare le basi per realizzare un effettivo bene comune. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Commento sulla proposta italiana dei minibot

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

A cura di Adrian Hilton – Head of global rates & currency di Columbia Threadneedle Investments. L’idea dei minibot solleva diverse domande. Fondamentalmente, il concetto di formalizzare l’ampio inventario di arretrati non è necessariamente negativo, e l’idea di offrire titoli a breve termine ai creditori ha probabilmente un certo senso. Non è chiaro però in che modo questi titoli sarebbero trattati ai fini della misurazione del debito pubblico, ma ci aspettiamo una posizione di disaccordo da parte della Commissione Europea se l’obiettivo fosse quello di eludere, in qualche modo, le regole di bilancio della zona euro.L’Eurosistema rimane l’unico fornitore autorizzato di valuta, e i minibot non sembrerebbero una valuta parallela – certamente non in senso giuridico. Ma anche al di là di questo, il fatto che i minibot non sarebbero bancabili li renderebbe comunque una valuta imperfetta. Questa misura ci sembrerebbe quindi più vicina ad un modo di cartolarizzare i crediti futuri. Non una cattiva idea in sé, ma rimane il fatto che non sarebbero una valuta.Poi c’è l’impatto fiscale: il governo italiano dovrebbe emettere minibot a sconto (perché ci dovrebbe comunque essere un incentivo per accettarli, a meno che non diventino l’unico modo per pagare le tasse) ma riscattarli alla pari al posto delle tasse, bloccando un costo e una riserva di liquidità.Pensiamo che questa proposta sia riemersa in parte perché è stata fatta un po’ di confusione tra la proposta sensata di cartolarizzare debiti commerciali in sospeso e le intenzioni forse più maliziose di coloro che, in Italia, cercano di innescare conflitti con la Commissione Europea e gettare i semi di un’eventuale uscita dall’Eurozona. Quest’ultimo obiettivo potrebbe certamente essere raggiunto tentando di competere con l’euro attraverso l’introduzione di una valuta nazionale. Ma tale rottura – non da ultimo attraverso la fuga di capitali su larga scala – potrebbe essere così tanto dolorosa che in pochi la vorrebbero realmente sperimentare.
In questo contesto, rimaniamo, come la maggior parte degli investitori, neutrali sulle obbligazioni italiane. La nostra ipotesi di base rimane che l’uscita italiana dall’euro sia improbabile, ma l’aumento della volatilità sotto questo governo giustifica un premio di rendimento molto più alto e rimaniamo selettivi.

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Scuola: Precari sfruttati. I giudici risarciscono anche gli eredi

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

Ai precari della scuola, docenti e ATA, il Ministero non riconosce il diritto alle progressioni stipendiali, gli scatti di anzianità calcolati in base agli anni di servizio effettivamente svolti anche se con contratti a termine. È notizia di qualche giorno fa che in Lombardia una madre di una docente deceduta ha ottenuto in tribunale il diritto agli scatti di anzianità mai riconosciuti alla figlia proprio perché il suo contratti erano tutti a tempo determinato. Un diritto violato riconosciuto dal Tribunale nel rispetto della normativa comunitaria che lo Stato italiano viola da ormai 20 anni e cui va applicata la prescrizione lunga decennale, proprio perché è credito da violazione di norma comunitaria. Marcello Pacifico (Anief): “Dietro i contratti a termine ci sono storie di Lavoratori cui da sempre il Miur nega pari dignità rispetto al personale di ruolo. Come sindacato sentiamo continuamente storie di sacrifici, di professionalità non ricompensata e diritti violati. Il contratto nazionale di categoria deve rispettare tutti i lavoratori e riconoscere pari dignità ai precari, porteremo anche la loro voce ai tavoli della trattativa, probabilmente saremo l’unico sindacato a chiedere di rispettare questo principio, ma lo faremo come sempre a testa alta perché per noi dietro quei contratti precari ci sono persone, ci sono Lavoratori, con la lettera maiuscola!”.
In sentenza si legge a chiare lettere come “ai sensi del combinato disposto dell’art. 489 del D. Lgs. n. 297/1994 e dell’art. 11, comma 14 della legge 124/1999 – ai fini del riconoscimento dell’anzianità di servizio per la collocazione nei corrispondenti scaglioni stipendiali, il periodo di insegnamento non di ruolo è considerato come anno scolastico intero se ha avuto durata di almeno 180 giorni, oppure se è stato prestato ininterrottamente dal primo febbraio sino al termine delle operazioni di scrutinio finale”. Sulla base di tale principio, il giudice decide di “ricostruire la retribuzione spettante nel corso dei vari periodi di servizio a termine, prima ed a prescindere dall’eventuale immissione in ruolo”, disapplicando, quindi, quanto indicato dal Contratto collettivo nazionale del lavoro in relazione agli stipendi dei lavoratori precari, perché una norma interna o pattizia non può confliggere con norme superiori di natura vincolante, come una direttiva comunitaria, appunto.

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Scuola – Precariato: a un anno dall’insediamento del Governo, il problema rimane

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

Inutile la nuova procedura abilitante per 55 mila precari se poi non si riaprono le graduatorie a esaurimento a tutto il personale abilitato e per quelle esaurite non si assume dalle graduatorie d’istituto. Continueremo ad aumentare le supplenze affidate dai dirigenti scolastici, dalle domande di messa a disposizione dei docenti, e gli stessi posti dati ai precari se non si adegua l’organico di fatto a quello di diritto sui posti vacanti e disponibili. Marcello Pacifico (Anief): In questo modo, non si uscirà mai dal contenzioso seriale e si negherà sempre la continuità didattica.

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Scuola Aran: settimana decisiva per la firma del CCNQ su aree, comparti e rappresentatività

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

Il 19 e 20 giugno, per la terza volta, sono state convocate le Confederazioni sindacali per il rinnovo degli accordi propedeutici al via delle prerogative sindacale alle nuove organizzazioni che hanno vinto le ultime elezioni Rsu. La novità più importante riguarda l’entrata dell’ANIEF che sposterà gli attuali equilibri dei tavoli contrattuali, a partire da quelli gestiti dal Miur e dal Governo. Forte resistenza anche da parte di alcune confederazioni per la perdita di ore di permesso e distacchi. Marcello Pacifico (Anief): Non è tollerabile che dopo un anno, ancora non possiamo esercitare le nostre libertà sindacali e perorare i diritti dei nostri associati. Se per la terza volta non si firmeranno le proposte dell’Aran, nonostante un’evidente maggioranza, chiederemo ai giudici un intervento urgente.

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Scuola: Posti vacanti fino al 30 giugno?

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

Mentre la scuola pubblica italiana si avvia a vivere il record delle supplenze annuali, come confermato nei giorni scorsi dalla Corte dei Conti, per colpa del Miur che continua ad ignorare la riapertura delle GaE e lo scorrimento del doppio canale di reclutamento, gli uffici scolastici continuano ad applicare norme tese a risparmiare sui costi del bilancio pubblico, ma a spese degli interessi del personale precario. Una di queste adozioni illegittime che continua a perpetrarsi, in modo palesemente illegittimo, è la riduzione ingiustificata della supplenza di due mesi, collocando la scadenza al 30 giugno anziché al 31 agosto dell’anno successivo. Marcello Pacifico (Anief): Il Miur e i suoi uffici scolastici continuano a far finta di non sapere che la natura della cattedra non cambia a seconda di chi la conferisce. Se un posto è libero,va assegnato in supplenza annuale fino al 31 agosto dell’anno successivo, come prevede la legge 124/99. La Cassazione lo ha già confermato più volte. Chi ricorre dimostrando la vera natura del suo posto nel rispetto della normativa interna, non può essere penalizzato.Per giustificare il “giochino” che porta via al supplente due stipendi pieni, l’amministrazione non sa più cosa inventarsi. Soprattutto dopo che anche il diritto comunitario e le direttive di Bruxelles sono indirizzate in difesa del diritto leso al lavoratore precario. Una delle spiegazioni più bizzarre è stata fornita ad un assistente tecnico precario della rivista Orizzonte Scuola, subentrato ad un collega di I fascia con un contratto di supplenza annuale scadenza 31 agosto, al quale l’ufficio scolastico e il dirigente interpellato hanno detto che “sul motivo per cui al precedente assegnatario venga stipulato un contratto di supplenza annuale (scadenza 31 Agosto) mentre a chi segue di supplenza temporanea (scadenza 30 Giugno), ritengono che essendo il posto già stato in precedenza assegnato (anche se da un precario) il successivo contratto debba essere stipulato secondo la lettera B (e non A) del summenzionato decreto”.

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Scuola: Concorso Dsga, due candidati su tre non si presentano al test d’accesso

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

Solo 34 mila partecipanti su oltre 102 mila candidati: sono questi i numeri di presenze al concorso per Direttore dei servizi generali e amministrativi della scuola, le cui prove preselettive si sono svolte nel corso della settimana. La bassa adesione si spiegherebbe con l’imponenza del programma da studiare. Il fatto che il numero di partecipanti sia stato molto inferiore alle attese, con due aspiranti Dsga su tre che hanno preferito non presentarsi al test preselettivo, fa crescere l’interesse per l’accesso alle prove successive, sempre al fine di aggiudicarsi uno dei 2.004 posti del bando, estendibili a 2.800: a questo proposito, il giovane sindacato continua a raccogliere adesioni per tutelare le posizioni di candidati che dopo le prove preselettive si ritroveranno esclusi dalla prosecuzione del concorso, nonostante abbiano raggiunto la soglia della sufficienza.
Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “tirare via da un concorso atteso da vent’anni tanti candidati con questa leggerezza è un’ingiustizia colossale. Gli errori in diversi test, nel bando di concorso e nell’organizzazione della selezione, la dice lunga sull’attenzione che l’amministrazione centrale ha mostrato per selezionare i direttori dei servizi generali a amministrativi che nel 2020 dovrebbero prendere posto in migliaia di istituti oggi con sedi vacanti”. Anief continua a raccogliere adesioni per i candidati che dopo le prove preselettive si ritroveranno esclusi dalla prosecuzione del concorso, nonostante abbiano raggiunto la soglia della sufficienza e comunque rientreranno nel numero compreso tra tre a quattro volte i posti banditi in regione.Il concorso a Dsga ha visto una partecipazione molto bassa alle prove preselettive: ha partecipato infatti appena il 33% degli iscritti al concorso. I motivi della bassa adesione ai test d’accesso risalirebbero “alla difficoltà delle prove e l’ampiezza dei programmi”, spiega Orizzonte Scuola. A livello regionale, la percentuale di mancate presenze alle prove è abbastanza uniforme: “In Friuli Venezia Giulia ad esempio, su 1.500 iscritti al concorso, ha partecipato solo il 40%. A rinunciare, secondo i sindacati, sono anche laureati in giurisprudenza, che trovano impossibile essere preparati su tutto. Gli esiti delle prove saranno resi noti martedì 18 o mercoledì 19 giugno”.
Anief ha presentato ricorso avverso la previsione del bando di ammettere all’ammissione alla prova scritta un numero di candidati triplo rispetto ai posti disponibili e non di tutti i candidati che avranno superato la prova preselettiva con un punteggio finale pari o superiore a 60/100. Una richiesta che parte anche dalle diverse inesattezze e risposte errate presenti nella batteria dei 4mila test comunicati ai partecipanti al concorso.

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L’aumento degli alunni con disturbi specifici dell’apprendimento ha assunto proporzioni serie

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

Il Miur ha fatto sapere che nel 2017/2018 gli alunni con Dsa frequentanti le scuole italiane di ogni ordine e grado sono stati 276.109, pari al 3,2% del totale. Nella Primaria la percentuale è attestata intorno al 2%, per la Secondaria di I grado al 5,6% e per la Secondaria di II grado al 4,7%. Nella Scuola dell’infanzia, appena lo 0,12%. Le certificazioni di DSA sono state rilasciate in misura maggiore nelle Regioni del Nord-Ovest, in cui la percentuale sul totale dei frequentanti è stata pari al 4,8%. Percentuale elevata anche nelle Regioni del Centro (3,9%) e del Nord-Est (3,6%). Percentuale nettamente inferiore nel Sud (1,6%). Tra le singole Regioni, i valori più elevati sono stati riportati da Valle d’Aosta e Liguria, entrambe con il 5,1% di alunni con Disturbi Specifici di Apprendimento sul totale di alunni frequentanti; in Piemonte con il 4,8% e in Lombardia con il 4,7%. Le percentuali più contenute sono state presenti in Calabria (0,8%), Campania (1%) e Sicilia (1,3%). Sempre nel 2017/2018 erano 177.212 gli alunni a presentare dislessia (disturbo nell’imparare a leggere), 79.261 disgrafia (disturbo nell’imparare a scrivere), 92.134 disortografia (disturbo nell’utilizzare il codice linguistico), 86.645 discalculia (disturbo nel calcolo matematico).Per tutti gli ordini di scuola il disturbo mediamente più diffuso è stato quello della dislessia: considerando nel loro complesso Primaria e Secondaria di I e di II grado, il 40,7% degli alunni con DSA aveva questa certificazione, il 18,2% disgrafia, il 21,2% disortografia, il 19,9% di disgrafia. Si conferma, quindi, la crescita degli ultimi anni delle certificazioni di DSA dovuta, senza ombra di dubbio, all’approvazione della legge 170 del 2010, grazie alla quale la scuola ha assunto un ruolo di maggiore responsabilità nei confronti degli allievi con questi disturbi, con più formazione per il corpo docente e una sempre maggiore individuazione di potenziali Dsa. Alla legge 170, ricordiamo, seguirono l’anno successivo il Decreto attuativo e le Linee Guida, al fine di avviare le azioni pratiche che gli Uffici Scolastici Regionali, le scuole e le famiglie avrebbero dovuto attuare proprio per la tutela e il supporto degli allievi Dsa.

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