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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Scuola: Servono sempre più maestri

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 giugno 2019

Gli iscritti nelle graduatorie e la necessità di copre i posti vacanti in aumento costringe l’amministrazione ad integrare di ulteriori 270 posti il bando originario per le immatricolazioni al Corso di laurea per l’anno accademico 2019/20. Le necessità di aumento degli studenti da specializzare riguardano tutte le aree del Paese. Marcello Pacifico (Anief): Nel prossimo biennio avremo un numero sempre maggiore di posti senza titolare. I quali si vanno ad aggiungere ai tanti già presenti e a quelli che furbescamente rimangono in organico di fatto. Basta giochini: se non si riapriranno subito le GaE e se non si fa ricorso al doppio canale di reclutamento, ci ritroveremo con sempre più ‘buchi’ da riempire e richieste di risarcimento in tribunale. La scuola pubblica italiana ha un bisogno estremo di insegnanti. Ad iniziare dal primo ciclo, dove risultano decine di migliaia di posti vacanti, senza titolare, e vi sono altrettanti maestri abilitati all’insegnamento, che però continuano a stare in attesa di realizzare l’ennesimo concorso che li stabilizzerà con modalità lente e incerte. La procedura riservata si attuerà con il concorso straordinario bis, rivolto a maestri con diploma magistrale e laurea in Scienze della formazione primaria, da approvare con un imminente emendamento all’articolo 4, comma 1-quinquies del Decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, con cui si definirà l’accesso alla procedura per i precari con almeno una annualità di servizio specifico, anche non continuativo, su posto comune o di sostegno.
Anche con questo concorso, tra l’altro, si continuano con ogni probabilità ad essere lasciati fuori delle procedure di stabilizzazione, in modo ingiustificato, dei diplomati magistrale che hanno prestato il servizio precedentemente al 2009, i tanti laureati di scienze della formazione primaria i cui anni di tirocinio continuano ad essere riconosciuti come servizio, tutti gli educatori il cui titolo di accesso non è anch’esso ritenuto valido, oltre che i docenti che hanno prestato servizio nella scuola paritaria. Come da verificare è la possibilità che possano accedere alla procedura i tanti precari che hanno insegnato su sostegno senza specializzazione. Parallelamente, dal Miur giungono segnali sull’estrema urgenza di coprire posti vacanti. L’ultimo, in ordine cronologico, è giunto in queste ore attraverso integrazione dei posti disponibili per le immatricolazioni al Corso di laurea in Scienze della formazione primaria per l’anno accademico 2019/20. I 6.679 posti inizialmente messi a disposizione, con decreto Miur 17 maggio 2019, n. 424, sono quindi risultati insufficienti, dopo che il Miur ha avviato una ricognizione presso gli Uffici Scolastici regionali: “dalla consistenza di iscrizioni nelle diverse graduatorie (ad esaurimento e II fascia di istituto), nonché tenendo conto del fabbisogno locale per le scuole paritarie, è emersa la possibilità di integrare il numero di posti a disposizione per il corso di laurea in Scienze della formazione primaria di 270 posti”, scrive Orizzonte Scuola, riferendosi alla nota ministeriale n. 465. Il presidente Pacifico ha infatti affermato come il Parlamento sia “intervenuto recentemente ponendo fine a un’ingiustizia, quella della stabilizzazione di più dodicimila ex Lsu o comunque ex co.co.co, collaboratori delle cooperative, impegnati nei servizi esternalizzati per fare i collaboratori scolastici. Però da oltre vent’anni abbiamo più di quarantamila collaboratori scolastici nominati ogni anno per fare lo stesso servizio, il loro. Una situazione che è motivo di dubbi e perplessità e che ha convinto il nostro studio legale a presentare un ricorso per stabilizzare anche tutti questi collaboratori. Non è giusto che vengano stabilizzati solo quelli che lavoravano per le cooperative e non quelli al servizio dello Stato. Devono essere tutti stabilizzati. E non dimentichiamo poi gli educatori, gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione che non vengono stabilizzati, perché lo Stato ragiona solo sui problemi imminenti della categoria di turno e della proposta più gettonata e non sistematicamente, per rispettare la legge”.

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