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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Scuola: Insegnanti italiani sempre più anziani, entro dieci anni la metà andrà in pensione

Posted by fidest press agency su sabato, 22 giugno 2019

Lo dice l’Ocse, attraverso l’indagine internazionale sull’insegnamento e l’apprendimento TALIS: l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico invita l’Italia a muoversi per sopperire ai tanti posti, oltre 400 mila, che si andranno a liberare entro due lustri: “Il 48% degli insegnanti in Italia ha 50 anni e più (media OCSE 34%). Ciò significa che l’Italia dovrà rinnovare circa un docente su due nel prossimo decennio”, scrive nella “Nota Paese rivolta all’Italia”, dal quale risulta comunque un giudizio più che positivo del docente medio italiano, sempre aggiornato, collaborativo e al passo con la tecnologia applicata alla didattica. Marcello Pacifico (Anief): “La stima realizzata dall’Ocse sull’alto numero di docenti che entro il 2029 lasceranno la cattedra è un campanello d’allarme che chi governa la scuola non può non sentire: più di 400 mila insegnanti che lasceranno il servizio, alle media di 40 mila l’anno, confermano le nostre previsioni di 300 mila cattedre da coprire con assunzioni entro il prossimo biennio, considerando che ad oggi c’è una carenza di cattedre che supera quota 120 mila. Per farlo, continueremo a dirlo sino all’estremo, non si può prescindere dalla riapertura delle GaE e dal ricorso, all’occorrenza, della seconda fascia d’istituto, visto che in entrambi i casi si tratta di precari selezionati, formati e abilitati”.I docenti italiani hanno un’età media di 49 anni, contro i 44 anni della media nei Paesi OCSE: lo scrive l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, a seguito dell’indagine internazionale sull’insegnamento e l’apprendimento TALIS (Teaching and Learning International Survey) per il 2018 pubblicata in queste ore. Il risultato non sorprende, perché non fa altro che confermare il Conto annuale pubblicato dal Mef, pubblicato in primavera, dal quale è risultato che i nostri insegnanti hanno l’età più avanzata in Europa. Il docente italiano è fortemente collaborativo, quasi sempre frequenta corsi di formazione e aggiornamento almeno una volta l’anno, nella maggior parte dei casi “riferisce di aver spesso calmato studenti problematici” e “valuta abitualmente i progressi dei propri studenti osservandoli e fornendo un feedback immediato”. Inoltre, “l’uso delle TIC per l’insegnamento” è stato incluso nella formazione o istruzione formale” e per due insegnanti su tre quella dell’insegnamento “è stata la prima scelta professionale”.
“Ciò che esce fuori dallo studio Ocse – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è un profilo di un insegnante italiano attaccato alla professione, che si forma in modo continuo, efficace nell’azione formativa e con un rapporto positivo con i propri alunni. Anche il grado di competenza tecnologica è diventato adeguato alla professione. Un grave problema irrisolto rimane invece quello del ricambio inadeguato di personale. Tanto da detenere la palma del Paese con docenti più avanti negli anni rispetto agli altri Paesi. E non saranno certo i concorsi-lumaca a risolvere la situazione”.

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