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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Archive for 6 luglio 2019

Il Presidente del PE Sassoli rende omaggio alle vittime del terrorismo in Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli ha deciso di rendere simbolicamente omaggio a tutte le vittime del terrorismo in Europa, come primo atto pubblico della sua presidenza.“Dobbiamo rendere omaggio ai martiri nella capitale europea. Dobbiamo commemorare i cittadini europei che sono stati vittime di questi attacchi. Questo è un tributo a tutte le vittime del terrorismo. È con questo gesto simbolico che ho voluto segnare l’inizio della mia Presidenza”, ha detto Sassoli subito alla cerimonia di commemorazione.Il Presidente ha poi aggiunto: “Dobbiamo unire tutte le nostre forze nella lotta contro il terrorismo e rimanere molto fermi in questa lotta”.
La cerimonia, durante la quale Sassoli ha depositato una corona di fiori, si è svolta alle 13.00 di venerdì, all’ingresso della metropolitana Maalbeek, a Bruxelles, uno dei luoghi degli attentati del 22 marzo 2016. Il Presidente è appena tornato da Strasburgo e questo è il suo primo atto pubblico dalla sua elezione, avvenuta il 3 luglio.

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Quale strategia italiana per lo sviluppo delle reti ultraveloci e la crescita economica del Paese?

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Roma Mercoledì 17 Luglio 2019 Ore 17:00 – 19:00 Sala Zuccari – Palazzo Giustiniani Via della Dogana Vecchia, 29. Il futuro della rete italiana a banda ultralarga tra stop-and-go. Quali le ragioni e quali i nodi da sciogliere? Quali i quesiti sullo schema operativo adottabile e quali i dubbi sui modelli di business? Questi i temi del confronto che si terrà a Roma, nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, in un momento cruciale per l’assunzione di decisioni consapevoli su questo tema.Il workshop sarà anche l’occasione di presentazione del libro di Fabrizio Dalle Nogare Regolazione e mercato delle comunicazioni elettroniche, per le Edizioni Giappichelli, che proprio su questi temi ha centrato la riflessione tra Governance della rete e nuovo Codice europeo delle Comunicazioni elettroniche. Intervengono:
Mirella Liuzzi, Segretario di Presidenza, Camera dei Deputati
Antonio Sassano, Professore, Università La Sapienza
Andrea Zoppini, Professore, Università Roma Tre
Franco Bassanini, Presidente, Open Fiber
Luigi Gubitosi, Amministratore Delegato, TIM
Mauro Coltorti, Presidente VIII Commissione, Senato
Alessandro Morelli, Presidente IX Commissione, Camera dei Deputati
Modera: Raffaele Barberio, Direttore, Key4biz
conclude: Angelo Marcello Cardani, Presidente, AGCOM

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Dirigenti scuola: – Udir chiede al Consiglio di Stato la sospensione della sentenza di annullamento del concorso

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

L’avvocato Sergio Galleano, per conto dei ricorrenti iscritti al sindacato, ha notificato il ricorso e ha chiesto oggi un decreto monocratico per sospendere gli effetti della provincia del Tar Lazio. Lunedì dopo le audizioni delle parti sarà presa la decisione dal Presidente. Marcello Pacifico (Udir): È a rischio il nuovo anno scolastico per un fumus che deve essere verificato in appello nel merito. Speriamo che non venga sconvolto l’anno scolastico per demeriti non ascrivibili ai tanti candidati che hanno superato la prova pre-selettiva. Abbiamo fatto di tutto per dare certezze alle famiglie e ai candidati. Ora aspettiamo serenamente la decisione della magistratura. Per questo confermiamo la Scuola Estiva per fornire ai nuovi dirigenti le chiavi di intervento per affrontare dal 1° settembre, nel migliore dei modi, il primo mese da dirigente scolastico.

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Scuola Sostegno: Arriva un’altra riforma con poche luci e molte ombre

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Il Miur intende modificare il mai applicato decreto legislativo 66/17: tra le intenzioni espresse a viale Trastevere figura anche l’assegnazione “dell’insegnante a tempo indeterminato per l’intero ciclo di studi dell’alunno”. Secondo Marcello Pacifico (Anief-Cisal), la continuità didattica non si garantisce abolendo le competenze relative al ciclo scolastico degli insegnanti o limitando al 50% i trasferimenti su posto comune, ma assumendo in ruolo i 40 mila supplenti oggi chiamati in deroga fino al 30 giugno su posti liberi. In modo da garantire, ogni inizio d’anno scolastico e non in autunno, la copertura di tutti i posti richiesti dalle scuole. E nemmeno cancellando soltanto il Gruppo per l’inclusione territoriale se non si ritorna alle vecchie certificazioni, perché quasi 300 mila alunni dovranno rifare le visite.Posticipare dal 1° gennaio prossimo al 1° settembre 2019 l’entrata in vigore del decreto legislativo n. 66/2017, in modo da far approvare nel frattempo una riforma del sostegno: è questa l’intenzione del Ministero dell’Istruzione, per evitare l’adozione delle norme cervellotiche e raffazzonate approvate a seguito della legge di riforma 107/2015. Tra le novità che l’attuale gestione ministeriale vuole introdurre ve ne sono alcune positive, come il cambio delle regole per l’attribuzione delle ore di sostegno, non più attribuite a “monte” ma sulla base di altri fattori, come il contesto specifico della scuola (gli insegnanti la famiglia, l’équipe medica che segue il bambino) e del territorio (l’ente locale); me tra le nuove norme allo studio del Miur figura anche l’intenzione, scrive Orizzonte Scuola, di produrre la continuità didattica attraverso l’assegnazione “dell’insegnante a tempo indeterminato per l’intero ciclo di studi dell’alunno” così come originariamente voleva il ministro Giannini nel disegno di legge sulla Buona scuola, prima che la norma fosse espunta dalla legge di conversione.Sull’intenzione di base del Ministero non c’è nulla da dire: si vuole infatti andare a stralciare parte del decreto che permetteva di riconfermare, su richiesta della famiglia, l’insegnante di sostegno dell’anno precedente, parte tra l’altro mai entrata in vigore e sul quale il Consiglio Superiore delle Pubblica Istruzione aveva espresso parere fortemente negativo. Solo che lo si fa nel modo sbagliato. Inoltre, rimane ancora aperta la questione della limitazione al 50% dei trasferimenti dei docenti da posto di sostegno a posto comune su cattedra disciplinare e nulla si dice sull’assurdo blocco quinquennale sulla mobilità che niente ha a che vedere con la continuità didattica.Il sindacato Anief ritiene che sulla didattica “speciale” l’amministrazione scolastica stia cercando di disapplicare delle norme sbagliate, figlie della Buona Scuola di Renzi, introducendo delle semplici “toppe”: ancora una volta, manca un piano di revisione serio e di investimenti per un settore, quello della frequenza degli alunni con disabilità, che con un incremento costante di 10 mila nuovi iscritti l’anno è arrivato all’attuale consistenza di 280 mila alunni disabili iscritti (dati certificati Istat). Viene da chiedersi, inoltre, per quale motivo si stiano introducendo tali importanti novità, senza consultare chi vive la scuola e i disabili ogni giorno né le associazioni a loro tutela, le quali infatti hanno già espresso tutte le loro perplessità per il nuovo progetto ministeriale di riforma.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “la continuità didattica non si garantisce abolendo le competenze relative al ciclo scolastico degli insegnanti o limitando al 50% i trasferimenti su posto comune, ma assumendo in ruolo i 40 mila supplenti oggi chiamati in deroga fino al 30 giugno su posti liberi, in modo da risparmiare soldi. Perché quello delle assunzioni sui tanti posti liberi è l’unico modo per garantire, ogni inizio d’anno scolastico e non in autunno, la copertura di tutti i posti richiesti dalle scuole”.Anief, pertanto, ribadisce che pensare di salvaguardare i bisogni formativi dell’allievo confermando lo stesso docente di sostegno per l’intero ciclo scolastico è un’illusione. Questo docente è, infatti, inserito all’interno dell’organico scolastico: all’inizio di ogni nuovo anno, sempre che abbia mantenuto la stessa sede di servizio, nulla vieta che possa cambiare alunno. Inoltre, la programmazione educativa individualizzata non è frutto del singolo docente, ma sempre e solo del Consiglio di Classe: ed è questo organo collegiale che determina, all’inizio dell’anno, la linea formativa dell’allievo bisognoso di didattica speciale.

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Scuola – Diplomati magistrale, Anief: continuità didattica addio, caos a settembre

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Cosa risponderà il ministro dell’istruzione Marco Bussetti, a settembre, quando non potranno più essere nominati 45 mila insegnanti dalle graduatorie ad esaurimento e si dovrà ricorrere alle chiamate dei presidi dalla seconda fascia o peggio ancora da MAD? Già, perché i dm depennati a causa delle sentenze negative, come effetto della plenaria, non sono presenti né in prima né in seconda fascia. Ad oggi non è previsto un loro reinserimento nella II fascia d’istituto, poiché l’aggiornamento delle graduatorie d’istituto è previsto per il futuro anno scolastico 2019/2020. A tal proposito il sindacato ha inviato una richiesta specifica al MIUR.Anief ribadisce che, quella dei concorsi ordinari o straordinari, non può essere la soluzione al problema di oltre 45 mila che verranno espulsi dalle GaE. Il punto, infatti, è un altro, ovvero che le Graduatorie ad Esaurimento non possono essere negate a questi docenti: starvi dentro, per i tutti i diplomati magistrale, è un diritto, punto.Poi, visto che le espressioni dei giudici vanno intese come oro colato, perché dal Miur non sono state espresse le stesse considerazioni di rispetto e di estensione pratica quando sempre il Consiglio di Stato ha prodotto sette sentenze passate in giudicato di tenore opposto? Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “i diplomati magistrale sanno bene che quella messa a disposizione dal Miur è una ciambella di salvataggio per pochi, per molti persino umiliante dopo esser stati giudicati dai collegi docenti come idonei all’insegnamento. “Con le decisioni prese sui precari della scuola con il decreto Dignità, il problema dei maestri con diploma magistrale è tutt’altro che risolto. Perché solo uno su cinque ha avuto il contratto annuale fino al 30 giugno 2019, mentre dal prossimo anno scolastico la salvaguardia della continuità didattica attraverso la trasformazione dei contratti indeterminati a contratti al 30/06 non è più prevista”.

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Scuola – Regionalizzazione: ingiustificato spostamento di risorse verso le regioni ad autonomia differenziata

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Con un documento indirizzato al premier Giuseppe Conte, reso pubblico in queste ore, gli esperti di leggi dello Stato hanno palesato il fondato rischio, in fase di approvazione dell’importante provvedimento di legge, di aggiramento del dibattito parlamentare da parte del Governo: per il Dipartimento, non basta l’accordo tra Stato e Regioni per dar via all’applicazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Gli schemi di intesa sulle ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia nelle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna hanno necessità di un passaggio legislativo. “Nel delineare il relativo procedimento in sede di prima applicazione – si legge nel documento indirizzato al premier -, appare necessario garantire il ruolo del Parlamento, assicurando nelle diverse fasi procedurali un adeguato coinvolgimento dell’organo parlamentare, la cui funzione legislativa risulterebbe direttamente incisa dalle scelte operate nell’ambito delle intese”. Il pericolo è quindi che Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, promotrici del progetto, possano riuscire ad ottenere più finanziamenti a discapito delle altre regioni con già meno servizi e risorse. Il Dipartimento del CdM ricorda che la “modalità di determinazione delle risorse prevede, infatti, che la spesa destinata alla Regione per l’esercizio delle ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia non possa essere inferiore al valore medio nazionale pro-capite della spesa statale per l’esercizio delle stesse”. Poi esemplifica: “se una Regione virtuosa ha una spesa storica nella materia trasferita pari al 70 per cento di quella media nazionale, e se si ipotizza che la relativa popolazione è pari al 10 per cento di quella nazionale, l’attribuzione di risorse non secondo il criterio storico, ma in base alla media nazionale, farebbe salire quest’ultima del 3 per cento (perché si perderebbe un risparmio del 30 per cento riferito al 3 per cento della popolazione)”. La conclusione è che “risulta dunque agevole comprendere come un tal modo di procedere implicherebbe un ingiustificato spostamento di risorse verso le regioni ad autonomia differenziata, con conseguente deprivazione delle altre (doverosamente postulandosi l’invarianza di spesa complessiva)”. Le ragioni del “Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri” sono in linea con quelle espresse dall’Anief. Secondo il giovane sindacato, infatti, il vero punto dolente non è il principio dell’autonomia differenziata che è affermato a chiare lettere in Costituzione e che ha una sua logica e un suo perché di esistere nel disegno costituzionale, ma la capacità dell’attuale (e non solo) classe politica di attuarlo senza creare gravi ferite a uno Stato di diritto già abbastanza fragile quale quello italiano. Basti pensare alle critiche fortissime all’attuale assetto del titolo V, parte II della Costituzione, come delineato dalla legge cost. n.3/2001, ritenuto da più parti imperfetto e da modificare.
Fa bene, il “Dipartimento per gli affari giuridici e amministrativi” ad asserire che con il riconoscimento di forme e condizioni di autonomia differenziata, si assiste a uno smantellamento del comma 3 dell’art. 117, considerato che esse possono transitare nella competenza delle Regioni. Di fatto si avrebbe nella realtà una complessa geometria delle competenze per ognuna delle regioni, cosiddette ordinarie, ridefinite sulla base di ulteriori attribuzioni.

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Scuola: Allarme cattedre, solo in Lombardia 15 mila posti vacanti

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Il problema delle cattedre scoperte, lanciato dall’Anief per l’anno scolastico in arrivo, si sta sempre più concretizzando: ci sono alcune regioni dove i dirigenti scolastici o i presidi reggenti saranno costretti ad affidare miriadi di posti liberi a docenti non abilitati e persino senza esperienza. Soprattutto al Nord, dove la vacanza di posti è maggiore e quest’anno si è acuita per via dell’incremento di pensionamenti legato all’anticipo permesso da Quota 100, si prevede un massiccio ricorso agli aspiranti docenti individuati con la sola “messa a disposizione”. Marcello Pacifico (Anief): “Quello che sta commettendo l’amministrazione scolastica è uno degli errori più gravi degli ultimi anni: rinunciare ad assumere da graduatoria ad esaurimento o d’istituto qualora le GaE fossero esaurite, e impedire a chi si è imposto nei concorsi ordinari di spostarsi di regione, porterà ad avere una cattedra su cinque su supplenza annuale. Creare i presupposti per non assegnare le cattedre vacanti a chi ha investito tanto nella scuola, facendosi abilitare all’insegnamento e coprendo per anni i tanti posti vuoti, si ritorcerà contro l’organizzazione del sistema scolastico italiano”. Uno dei quadri più gravi e certificati è quello della Lombardia, dove, dopo gli esiti della mobilità, per il prossimo anno scolastico, scrive La Repubblica, si prospetta il record di posti vacanti: oltre 15mila con un incremento rispetto all’anno appena archiviato del 34 per cento, cui occorrerà sommare quelle libere per un solo anno. In alcune graduatorie da tempo non vi sono più docenti precari candidati. In particolare, è seria la situazione per il sostegno, dove vi sono pochi specializzati, ed è allarmante per l’insegnamento di materia fondamentali, come italiano e matematica. Il rischio è che, esaurite tutte le graduatorie con le nomine in ruolo e le supplenze annuali, molte cattedre non saranno coperte per mancanza di docenti in diverse discipline. Perché a sentire il Ministero dell’Istruzione i posti liberi sarebbero appena 64 mila, ma in realtà risultano oltre il doppio: perché, pur di fare cassa, lo Stato continua a tenerne nascoste oltre 50 mila su sostegno e molte altre. Inoltre, persiste il problema delle graduatorie ad esaurimento che si aggiornavano ogni anno, mentre poi per legge è stato spostato ogni quattro anni, creando problemi di permanenza in province dove può non esserci bisogno di docenti e non permettendo di spostarsi dove c’è esigenza. “Tutto questo – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – ha portato a delle liste di attesa assurde: oltre 100mila persone abilitate nella secondaria di primo e secondo grado e oltre 50 mila diplomati magistrale abilitati che non sono ancora riusciti a inserirsi nelle graduatorie ad esaurimento. E i precedenti ci dicono che la soluzione non è di certo nei concorsi straordinari, che tra l’altro si realizzeranno anche con tempi lunghi. Per non parlare del sostegno, che anziché migliorare si rischia di rendere ancora più macchinoso di oggi”. Anief, pertanto, torna a chiedere con forza l’approvazione di un decreto urgente, che permetta l’immissione in ruolo di tutti i docenti inseriti nelle graduatorie di merito e Graduatorie regionali di merito del concorso 2018, anche ovviamente degli idonei, oltre che dei docenti abilitati dalle GaE e dei precari con 36 mesi inseriti nelle graduatorie d’istituto.

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INAIL: quando la tecnologia trasforma il lavoro in peggio

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Venerdì 12 luglio un’ora di sciopero del personale INAIL indetto dall’Unione Sindacale di Base  che si terrà alla fine di ogni turno di lavoro contro l’introduzione della cosiddetta procedura “AGENDA”.Si tratta in sostanza del trasferimento a ogni singolo dipendente della responsabilità della gestione della propria posizione su presenze, permessi e missioni. Una mossa contro la quale USB si è già ripetutamente pronunciata ma che l’amministrazione ha voluto portare avanti a ogni costo.In un ente travolto dalle problematiche, la procedura “AGENDA” non poteva che essere la goccia che fa traboccare il vaso: malfunzionamenti e assenza di istruzioni precise costringono infatti i lavoratori a perdere quotidianamente ore di lavoro, sottraendole all’attività istituzionale e quindi all’utenza.Nel Piano Triennale dei Fabbisogni 2019-2021 la leva tecnologica veniva indicata come il fattore di trasformazione. Peccato sia una trasformazione in peggio, segno di un distacco dal mondo reale. Lo dimostrano le “risposte” della Direzione Generale in una riunione sulla nuova procedura. Silenzio totale su termini e costi dell’appalto “non ricordo” alla domanda se corrisponda a verità un costo dai 20 agli 80 euro per ogni singola richiesta d’intervento a Service Now. Alla faccia della trasparenza.Una bella trovata, la procedura “AGENDA”, che fa il paio con i nuovi 7000 smartphone acquistati per il personale. Sullo sfondo, l’aumento del malessere del personale anche a causa di procedure malfunzionanti e disorganizzazione del lavoro, l’aumento dei carichi di lavoro, il ricorso ormai selvaggio al fenomeno del mansionismo, la carenza di personale nelle strutture.Non ricordiamo da quanto tempo uno sciopero sia stato indetto avendo come controparte diretta l’Inail. Evidentemente abbiamo oltrepassato ogni limite. Chiediamo ai lavoratori INAIL di unirsi allo sciopero, indipendentemente dall’appartenenza sindacale.
(fonte: Coordinamento nazionale USB INAIL)

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“I consumati, siamo uomini o merci?”

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Roma giovedì 11 luglio alle 17.30 presso la sala soci della Coop di via Laurentina, in via Laurentina 748 prima presentazione del libro “I Consumati”. Tra i relatori: il vice presidente di Legacoop Lazio Massimo Pelosi, la Senatrice M5S Elena Fattori, Marco Furfaro della segreteria nazionale del PD e lo scrittore Christian Raimo. Saranno inoltre presenti gli autori, i soci e i lavoratori del commercio.Marco Ferri è un noto pubblicitario italiano. Francesco Iacovone è un sindacalista dei Cobas, molto attivo nel commercio. Sono loro a raccontarci il terzo incomodo dell’industria dei consumi. Quelli che sembrano non esserci, gli invisibili agli occhi. Ma andiamo con ordine. Finora abbiamo letto e studiato la società dei consumi attraverso le lenti dell’economia politica, dell’antropologia, della sociologia, della saggistica, della statistica, del marketing.Sappiamo che noi tutti siamo consumatori, cioè siamo quelli che spendono i soldi negli acquisti di ogni genere di beni di consumo. Sappiamo anche che ci sono grandi imprese, italiane ed estere, che organizzano la vendita, che pubblicizzano le merci e stimolano i consumi: sono quei soggetti del mercato che ricavano ingenti profitti dalla distribuzione delle merci. Questo libro parla di entrambi. Ma da un punto di vista inedito. Recentemente, grazie all’aumento della popolazione impiegata nel commercio, abbiamo letto sui giornali di vertenze sindacali e visti servizi televisivi dedicati alle condizioni di vita delle lavoratrici e dei lavoratori dei supermercati o dei centri commerciali. In Italia le lavoratrici e i lavoratori impiegati nel commercio sono circa tre milioni e mezzo. Altri settecentomila persone circa sono impiegati nella logistica, cioè quel settore industriale che immagazzina e consegna le merci nei centri commerciali, che consegna a casa i prodotti acquistati con l’e-commerce. Questo saggio racconta i piani di marketing e i comportamenti dei consumatori visti dalla parte dei lavoratori del commercio. Essi sono i consumati del consumismo, il terzo incomodo del commercio. Questo saggio edito da Massari Editore è dedicato a loro. E tenta di rispondere a una domanda: ci può essere un patto sociale tra consumatori e consumati che cambi il mondo delle merci?

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No ai tagli alla Politica Agricola Comune

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

“Vanno respinte le proposte di tagli alla Politica Agricola Comune, ma vanno anche discussi i criteri con cui saranno attribuite le risorse”: lo ha affermato il Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, Filippo Gallinella, intervenuto alla seconda giornata dell’Assemblea ANBI, a Roma. “La tutela e gestione delle risorse idriche, così come la conservazione della fertilità organica dei suoli devono essere priorità; il tutto in un’ottica di sostenibilità, che può diventare anche driver economico per il nostro Paese” ha concluso Gallinella.

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Bandi UE: APSTI e AssoEPI insieme per aiutare imprese ed enti pubblici

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Contribuire alla diffusione di una cultura dell’europrogettazione e sostenere la partecipazione di enti pubblici, imprese, professionisti a bandi europei, nazionali e regionali promuovendo un approccio professionale soprattutto nella fase progettuale. Un approccio in grado di garantire tassi di successo significativi, proprio a partire dall’ambito internazionale. È questo il cuore della convenzione sottoscritta tra l’Associazione Parchi Scientifici e Tecnologici Italiani (APSTI) e l’Associazione Europrogettisti Italiani (AssoEPI). APSTI contribuisce, attraverso la rete di parchi scientifici e tecnologici ad essa associati, allo sviluppo della filiera dell’innovazione nazionale, valorizzando il patrimonio di competenze scientifiche, tecnologiche e organizzative presenti nei parchi. AssoEPI promuove la diffusione, in Italia, della cultura dell’europrogettazione di qualità puntando a essere un centro di riferimento per quanti sono interessati ai fondi europei, sia a gestione diretta che indiretta.
“L’incontro tra le nostre due realtà – sottolineano Fabrizio Conicella e Sergio Praderio, presidenti, rispettivamente, di APSTI e AssoEPI – poggia su sinergie operative molto concrete e su una visione comune verso tematiche progettuali innovative ed europee. La partecipazione a bandi UE, nazionali e regionali per lo sviluppo di progetti da parte di istituzioni e imprese è un’attività rilevante nel settore della ricerca e dell’innovazione. Per riuscire a ottenere dei tassi di successo significativi, in particolare proprio nell’ambito dei fondi europei consideriamo indispensabile un approccio professionale, soprattutto in fase di progetto. Da qui nasce la partnership che punta a diffondere una cultura dell’europrogettazione di qualità tra euro progettisti, enti pubblici e privati, professionisti e anche verso quei potenziali beneficiari, a partire delle imprese, che hanno meno dimestichezza con le regole della partecipazione ai bandi UE e della conseguente implementazione e rendicontazione dei finanziamenti ricevuti”.

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Tumori della pelle: non solo melanoma

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Padova 6 luglio 2019. Non solo melanoma. Non tutti sanno che l’eccessiva esposizione al sole, tipica di questa stagione, è associata anche ad un altro tipo di tumore della pelle: il carcinoma a cellule di Merkel (MCC, Merkel Cell Cancer). Si tratta di una forma rara e aggressiva di cancro cutaneo che ogni anno in Europa colpisce circa 2.500 nuovi pazienti. Fondamentale, sia nella diagnosi sia nel trattamento, è un approccio multidisciplinare che preveda il coinvolgimento di medici chirurghi, dermatologi, oncologi, anatomopatologi e chirurghi plastici. Proprio al fine di promuovere per la prima volta un confronto costruttivo e informativo tra le diverse discipline coinvolte nella diagnosi, gestione e trattamento dell’MCC.
Quaranta volte più raro del melanoma, l’MCC risulta purtroppo fatale in circa 1 paziente su 33: una forma di cancro quindi che, pur non essendo diffusa come altre patologie oncologiche, il più delle volte ha un esito sfavorevole.
“Il carcinoma a cellule di Merkel – afferma il Prof. Paolo Ascierto, Direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione G. Pascale di Napoli – si manifesta con un nodulo cutaneo indolore di colore rosa, rosso o bluastro che potrebbe rompersi e sanguinare. Si tratta di un tumore insidioso la cui diagnosi risulta difficile dal momento che spesso viene confuso con altre patologie di origine dermatologica. Purtroppo le difficoltà nella diagnosi facilitano la sua rapida diffusione in altre parti del corpo con la comparsa di metastasi, rendendolo quindi più difficile da trattare, con una prognosi infausta”.Ogni anno vengono diagnosticati in Europa e negli Stati Uniti circa 5.000 nuovi casi di carcinoma a cellule di Merkel2,3,4. Di questi tra il 5 e il 12% sviluppa una malattia metastatica4,5,6.“Il trattamento della fase avanzata – dichiara il Prof. Michele Maio, Direttore del Centro di Immuno-Oncologia e dell’Unità Operativa Complessa di Immunoterapia Oncologica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese – si è molto evoluto negli ultimi anni: si è passati dalla chemioterapia, unica opzione terapeutica fino a qualche tempo fa, nonostante un’efficacia solo nel breve termine, all’immunoterapia che ha permesso di raggiungere risultati importanti, grazie al potenziamento della capacità del sistema immunitario di riconoscere e distruggere le cellule tumorali. L’immunoterapia rappresenta senza dubbio un’importante innovazione terapeutica in oncologia, in generale, e nel carcinoma a cellule di Merkel, in particolare”.

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Seawatch: Tutto legittimo ciò che ha fatto la capitana Karola?

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

“Se secondo la Procura di Agrigento la capitana Karola non ha commesso reati ed era pienamente legittimata ad approdare a Lampedusa, se davvero il porto di Tunisi dove approdano quotidianamente importanti navi da crociera non è sicuro, se non vale più il diritto della navigazione secondo il quale chi sale a bordo di una nave battente una data bandiera è nella giurisdizione di quella nazione, se hanno ragione tutte le Ong che dichiarano che seguiranno da domani l’esempio della Seawatch violando i nostri confini marittimi senza autorizzazione, allora ci aspettiamo che la magistratura apra subito un’inchiesta a carico della Guardia di Finanza e dei ministri che hanno illegittimamente tentato di impedirne lo sbarco. Un abuso d’ufficio, un falso ideologico, una tentata strage potrebbero essere capi d’imputazione sufficienti per portare in Tribunale la Guardia di Finanza e i ministri colpevoli di aver dato quelle disposizioni. Magari con una richiesta di arresto al Tribunale dei ministri. Qualcuno i reati li ha commessi e deve essere processato. Purtroppo questo è il paradosso logico e politico della interpretazione della legge fatta dalla gip Alessandra Vella. Intanto sarebbe il caso d’interpellare il Tribunale di Amburgo per capire quale margine di autonomia abbiano le navi straniere che violano le acque territoriali”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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“Social media e schermi cambiano il cervello?”

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Per avviare un primo dibattito organico sul tema dei social media e della rapida trasformazione digitale dell’ecosistema dei media, l’Osservatorio TuttiMedia ha riunito a Roma, nella sede della FIEG, educatori esperti di comportamento e neuroscienziati, accanto ad esponenti del mondo dell’informazione e della comunicazione, in vista di un prossimo appuntamento internazionale previsto ad ottobre. “L’obiettivo” – ha detto Maria Pia Rossignaud (TuttiMedia/MediaDuemila) – “è proporre concrete azioni di policy che pongano l’essere umano al centro, al fine dare impulso a una scienza dei comportamenti sociali e a una conoscenza della rete che ci porti a ragionare (e agire) su viral comunication, no-critical interaction, hate speech, troll e fake news”. Con questi incontri, l’Osservatorio TuttiMedia si propone quale centro di riflessione sulla scienza dei social media alla luce del prossimo programma di ricerca e innovazione Horizon Europe in modo da poter incidere sui campi di studio da finanziare.
D’altronde questi cambiamenti passano attraverso una modifica del funzionamento dei nostri cervelli. Come ha ricordato Roberto Saracco (EIT Digital), “Il cervello si è evoluto attraverso processi di selezione in modo da consentire la risposta più efficace all’ambiente. All’aumentare della complessità i cervelli riescono anche ad immaginare, a proiettarsi cioè in una dimensione ipotetica (che potremmo definire “virtuale”) e ad esaminare il possibile risultato di azioni. Questo apprendimento si traduce in conoscenza, in parte esplicita (trasmissibile con il linguaggio) e in parte implicita (non trasmissibile con il linguaggio). La seconda dovrà passare per l’esperienza del singolo e l’apprendimento in proprio, attraverso tentativi ed errori. Cosa dire della facilità con cui un ragazzino usa uno smartphone e naviga su internet rispetto alla nostra difficoltà nel fare le stesse cose? Nulla di diverso dai casi precedenti, i ragazzini di oggi sono cresciuti in un contesto digitale in cui la norma è l’interazione con lo smartphone e il loro cervello si è configurato, adattato, a quel contesto acquisendo conoscenze implicite. Credo quindi che la risposta alla domanda che dà il titolo all’incontro sia un forte e convinto “Sì, social networks e schermi cambiano il cervello”.Tra i presenti, anche Laura Bononcini (Facebook), a dimostrare l’eterogeneità del tavolo di discussione, che ha voluto ribadire come anche i dirigenti delle grandi aziende on-line, Facebook in primis, inizino a porsi il problema della regolamentazione. “In materia di advertising politico, ad esempio, abbiamo iniziato a sollecitare il legislatore affinché ci dia delle norme chiare di comportamento”. Del resto, “non si possono considerare solo gli aspetti preoccupanti, la rete e i social network sono un grande strumento di apertura di spazi di democrazia”.
Ancora una volta, al centro del dibattito, c’è l’algoritmo. Come questo influenzi i processi di apprendimento e di crescita è stato il punto focale dell’intervento di Marina Geymonat (TIM): “bisogna considerare che gli algoritmi funzionano secondo una “success strategy” che li obbliga ad agire in un certo modo, al di là del risvolto economico che ogni azienda cerca. Quando lo stimolo raccoglie la nostra attenzione allora l’algoritmo è adeguato e non farà altro che migliorarsi in tal senso. Così si creano le echo-chambers e tutti quei processi (in primis filter bubbles) che ci danno l’impressione, spesso errata, che qualsiasi argomento sia importante on-line, anche se magari sono solo in pochi a interessarsene nel mondo”.Tuttavia, la ricerca ha bisogno di tempi lunghi e siamo appena all’inizio. Per questo, come Osservatorio TuttiMedia, intendiamo promuovere il dibattito per dare il nostro contributo attivo a uno dei temi chiave della contemporaneità.

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Il processo del futuro

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Come sarà la giustizia di domani? In un mondo dove la tecnologia e l’intelligenza artificiale penetrano sempre più profondamente nelle nostre vite, il Professore Jordi Nieva-Fenoll analizza presente e futuro dell’utilizzo di questi strumenti nel suo nuovo libro “Intelligenza artificiale e processo”, edito da Giappichelli con traduzione e prefazione di Paolo Comoglio.In una società dove la maggior parte del lavoro all’interno dei Tribunali viene impiegato per dirimere cause semplici e che vengono risolte in maniera meccanica applicando procedure sistematizzate, Jordi Nieva-Fenoll disegna un futuro dove saranno le macchine a poter svolgere questo tipo di mestiere, eliminando le motivazioni delle sentenze e rendendo la figura dell’avvocato non più necessaria in molti casi.
Negli Stati Uniti già esistono algoritmi in grado di valutare la pericolosità di una persona sulla base delle sue caratteristiche personali, titolo di studio, area di residenza, fedina penale e altri. Questi programmi sono oggi utilizzati solo per reati minori, ma c’è chi pensa a un loro utilizzo anche per casi più complessi, che vedranno addirittura l’eliminazione della presunzione di innocenza: in mancanza di prove gli imputati potranno essere condannati poiché associabili ai profili criminali costruiti dall’algoritmo sulla base dei dati forniti. Un futuro allarmante, e non troppo lontano.
Come evitare quindi il rischio di una giustizia basata su pregiudizi razzisti o il mantenimento di discriminazioni già presenti nella società? Ad esempio, sottolinea Fenoll, i dati ci dicono che negli Stati Uniti i membri di alcune minoranze sono più spesso sottoposti a misure di custodia cautelare. L’algoritmo è dunque portato a considerare queste persone come maggiormente pericolose, aumentando le loro probabilità di condanna.
Oggi tutti questi cambiamenti riguardano soprattutto gli Stati Uniti, ma non è escluso che un giorno possano estendersi anche in Italia per velocizzare il funzionamento dei tribunali. Il controllo umano sarà fondamentale per evitare scenari nei quali non sarà necessario commettere alcun reato per essere condannati e basterà rispondere ai modelli di criminale elaborati dai computer: l’opera di Jordi Nieva-Fenoll costituisce uno strumento importante per fronteggiare queste sfide ed evitare una giustizia discriminatoria, specie verso le minoranze.
Jordi Nieva-Fenoll: Professore ordinario di diritto processuale nell‘Università di Barcellona e Visiting Professor presso diverse università europee e americane. È autore di dieci monografie e di più di cento articoli su svariati argomenti di diritto processuale civile e penale. E’ co-fondatore della collana “Derecho y proceso”.
Paolo Comoglio: Paolo Comoglio è ricercatore in Diritto Processuale Civile presso l’Università di Genova, ove è incaricato dell’insegnamento “Intelligenza artificiale, processo civile e avvocatura”. È autore di vari saggi e di opere monografiche (fra cui, in particolare, “Nuove tecnologie e disponibilità della prova. L’accertamento del fatto nella diffusione delle conoscenze”, Giappichelli, 2018).

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Tribunale di Lamezia Terme: gravi anomalie procedurali

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

«Dopo una mia interrogazione al ministro della Giustizia, è diventato di interesse nazionale il caso dell’Ufficio esecuzioni del Tribunale di Lamezia Terme, in cui si sono registrate gravi anomalie procedurali a discapito di privati». Lo afferma, in una nota, il deputato M5S Giuseppe d’Ippolito, a conclusione della conferenza di presentazione, tenuta nella sala stampa della Camera, del comitato Diritto e Rovescio, che si prefigge di aiutare le vittime di errori giudiziari, imprese e cittadini. Nel suo intervento all’iniziativa, il parlamentare del Movimento 5 Stelle si è soffermato sulla diffusa prassi dell’«abuso del diritto», portando come esempio la vicenda di «un’azienda agricola dal valore, secondo il perito del Tribunale, di 31 milioni di euro, venduta a 700mila euro dopo 18 aste deserte». Altro episodio esempio del deputato riguarda il «concordato preventivo che pende da 25 anni presso l’Ufficio esecuzioni del Tribunale lametino». Secondo l’esponente 5 Stelle, oggi «ci sono troppi margini di discrezionalità in capo al magistrato»,«con evidente compiacenza e partecipazione da parte degli ausiliari del giudice, del curatore, dei custodi giudiziari e quant’altro. Tutto questo sistema – secondo D’Ippolito – va rivisto, avendo come capisaldi l’articolo 41 della Costituzione sulla funzione sociale della proprietà e l’articolo 2 della stessa Carta fondamentale, che stabilisce il principio della solidarietà sociale, per il quale sono inammissibili procedure grazie a cui ci guadagnano tutti, tranne il debitore e in alcuni casi il creditore».«Io la mia scelta – ha proseguito il deputato – l’ho fatta circa 20 anni fa, quando mi sono accorto di non avere più il pelo sullo stomaco per continuare a difendere una banca che faceva dell’abuso del diritto il suo vessillo. Avevo 5mila cause, ho rimesso tutti i mandati».«Questi sono i princìpi – ha concluso D’Ippolito – che devono ispirare gli avvocati, gli ausiliari del giudice e il magistrato. Non vogliamo che la credibilità della magistratura scenda a livelli prossimi allo zero. Secondo un recente un sondaggio Ipsos oggi, anche per via delle nebbie nel Csm, 2 cittadini su 3 non hanno più fiducia nella medesima. Questi dati ci devono fare riflettere e devono ispirare la nostra attività nei nostri rispettivi ruoli».

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Truffe finanziarie

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

La Guardia di Finanza ha sventato una diffusa truffa che si era articolata su una criptovaluta, Onecoin. In base alla quale si promettevano guadagni stratosferici… ma non più di tanto, visti i modesti investimenti… infatti il metodo dei truffatori del settore in questi ultimi periodi è quello di attirare tanti piccoli risparmiatori che, siccome si tratta mediamente di importi non particolarmente elevati e su cui potrebbe valere la pena anche correre il rischio di perderli, non esitano a “provare”… che a questo punto sarebbe meglio dire “abboccare”.
I successi altalenanti del Bitcoin, il pullulare di consulenti finanziari emulatori di luoghi e mercati che hanno anche un certo rilievo cinematografico e mediatico. Non ultimo, anche se i tempi sono troppo recenti per questa truffa di Onecoin, il grande rilievo mediatico della libra di Mark Zuckerberg/Facebook. Tutto questo sommato alle incertezze su affidabilità e capacità dei gestori ufficiali del credito italiano (banche), che in questi ultimi anni e tuttora non brillano per trasparenza e affidabilità. Un mix di situazioni che dà ampio spazio alla ricerca, da parte del risparmiatore, di nuove avventure, inusuali, non-convenzionali. Per le quali, invece dei tradizionali bot et similia garantiti da uno Stato verso cui la fiducia e capacità finanziaria è come quella nei confronti delle banche (i salvataggi dello Stato per le varie banche hanno dato una mazzata di credibilità allo Stato stesso), vengono preferiti i nuovi “gingilli”, soprattutto se figli di algoritmi.
Crediamo che questo sia il prezzo che il nostro Paese stia pagando (e continuerà a pagare ancora per molto tempo) per la totale assenza di informazione e formazione finanziaria indipendente. In una società e in una cultura dove il denaro è talvolta ancora considerato come “strumento del demonio”, la separazione di questo denaro dai fondamenti degli strumenti di educazione civica (quando c’è, visto che, a parte le rare e buone intenzioni di qualcuno, questa educazione è ancora una meteora impazzita in un deserto di cultura, formazione e informazione) non può che dare questi risultati.
Certo, esistono i disonesti, e nella società dell’informazione diffusa non c’è da stupirsi che siano in aumento… ma quel che più preoccupa è che esistono coloro che gli credono. Magari, incappati nelle truffe, scrivono e telefonano all’Aduc per chiederci aiuto e qualcuno si arrabbia e ci insulta quando gli diciamo che non c’è niente da fare se hanno affidato i loro risparmi ad un tizio che hanno conosciuto solo per telefono e che li chiamava da una qualche isoletta del Pacifico del Sud, accreditandosi con una sua fotografia accanto ad un’auto Lamborghini o Ferrari.
Ed è qui il problema che i gestori del credito, i controllori dello stesso, soprattutto le Autorità cosiddette indipendenti come Abf (Arbitro Bancario Finanziario) e Consob (Commissione nazionale per le società e la Borsa), devono porsi: stanno facendo abbastanza? E’ chiaro di no. Visto che truffe come quella di oggi spuntano di frequente. Prevenire è meglio che combattere, si dice. Ma qui ci sembra che siamo scarsi in combattimenti e prevenzioni. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Un gioiello contemporaneo ricco di valore artistico e di contenuti simbolici

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Los Angeles. Yvone Christa, firma internazionale del bijou d’autore, nasce qui, dall’estro delle due stiliste svedesi Yvonne Clamf e Christina Söderström. Dai loro nomi di battesimo creano un brand che conosce il successo immediato quando uno sceneggiatore cinematografico rimane coinvolto dal fascino delle loro prime collezioni e chiede alle due designer di farle indossare alle star di due grandi serie tv: “Beverly Hills” e “Melrose Place”.
L’amore per l’arte, la passione per la moda, il design e l’architettura danno vita a una linea di gioielli unica che conquistò subito gli States, vetrina cult di tutte le nuove tendenze. Ogni singolo pezzo viene creato a mano secondo l’antica tecnica della filigrana veneziana, i sottili fili d’argento vengono modellati su forme esclusive e trattati con una finitura particolare che dona al gioiello una patina antica.La grande sensibilità delle designer sta nel calibrare le forme per realizzare gioielli leggeri dal gusto un po’ rétro e iperfemminili. Con l’ausilio di perle, pietre semipreziose e zirconi vengono creati monili dalle mille sfumature.La natura, in tutte le sue forme è ricca fonte d’ispirazione: la perfezione di una rosa, di un’orchidea, di un tulipano. Di un petalo o di uno stelo, ma anche gli insetti, le gocce di rugiada o le nuvole. Tutto ciò che colpisce l’occhio sensibile e attento delle designer viene tradotto in un linguaggio di sottili fili d’argento.Le creazioni di YVONE CHRISTA hanno conquistato stelle di prima grandezza. Attrici, artisti, top models, politici, persino reali. Lo stile della griffe newyorchese ha fatto ormai il giro del mondo… Le designer hanno fatto anche collaborazioni con importanti musei d’arte internazionali. Il National Museum di Stoccolma, commissionò a Yvone Christa la collezione “The Butter Cup” in occasione di una mostra sui gioielli degli Zar di Russia. La National Gallery of Art di Washington D.C. incaricò il duo di realizzare la collezione “Forget Me Not” su ispirazione di un dipinto di Van Huysum. I gioielli di Yvone Christa sono in vendita presso le boutique di diversi musei d’arte.
Il mito di un’artista inconfondibile stimola la creatività delle stiliste di Manhattan che, nel 2002, disegnano una linea di accessori gioiello che diventa nel tempo una vera e propria icona della “costume jewellery’” è l’affascinante Frida Kahlo Collection, che offre colori, sentimenti, emozioni di quello stile di vita della Grande Mela Anni ’40 che ha segnato il percorso artistico della pittrice. I grandi orecchini bohémien, cult della collezione, sono espressione del carattere femminile, sintesi di una donna che sa imporre la propria personalità. Forme leggere e filigrana lavorata ad arte, la margherita in fiore, la mezzaluna intarsiata e la pioggia di vibranti pietre e perle colorate inquadrano, tra tradizione e innovazione, un gioiello contemporaneo ricco di valore artistico ma soprattutto di valori simbolici. Per quella donna firmata Yvone Christa NY che non sfiorisce mai… http://www.yvonechrista.com

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Il Kirghizistan pone fine all’apolidia

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

La Repubblica del Kirghizistan segna una svolta storica nella lotta globale contro l’apolidia, fornendo un modello di come la situazione possa essere completamente risolta. In soli cinque anni, infatti, il numero di apolidi presenti nel Paese è passato da oltre 13.000 a zero. Durante una cerimonia tenutasi questa mattina nella capitale Bishkek, 50 ex apolidi, tra cui 15 minori, hanno ricevuto il proprio certificato di nascita e il passaporto, acquisendo così la cittadinanza. Si trattava degli ultimi apolidi ufficialmente rimasti in Kirghizistan e da oggi potranno godere degli stessi diritti di ogni altro cittadino.
La dissoluzione dell’Unione Sovietica negli anni ’90 aveva privato della nazionalità centinaia di migliaia di persone in tutta l’Asia centrale, compreso il Kirghizistan. Sulla scia della campagna #IBelong lanciata dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, nel 2014 per porre fine all’apolidia, il governo e i partner hanno identificato 13.700 casi di apolidia nel Paese, tra cui più di 2.000 minori.“La capacità dimostrata dal Kirghizistan nella risoluzione dei casi noti di apolidia è un esempio straordinario che spero venga apprezzato e seguito da altri”, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Le mie congratulazioni vanno a tutti coloro che oggi hanno ricevuto la cittadinanza”.L’apolidia colpisce milioni di persone in tutto il mondo, spesso negando loro i diritti fondamentali e il riconoscimento ufficiale che per la maggior parte delle persone è scontato. 78 paesi dichiarano un totale di circa 3,9 milioni di apolidi, ma secondo le stime dell’UNHCR, il numero reale potrebbe essere notevolmente superiore.

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Between tradition and innovation, a contemporary jewel rich in artistic and symbolic values

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Yvone Christa was founded in Los Angeles 1991 from the inspiration of two Swedish designers: Yvonne Clamf and Christina Söderström. From their first names, they created a brand that knew immediate success when a screenwriter, struck by their first collections, commissioned the jewelry for the stars of two major TV series: “Beverly Hills” and “Melrose Place”. Love for art and passion for fashion, design and architecture give life to a unique jewelry line that has conquered the States. Every piece of Yvone Christa jewelry is handmade with the ancient Venetian filigree technique: thin threads of silver, crafted into exotic patterns and treated with a particular procedure donating the jewels an antique finish.Yvone Christa colorful jewelry has a distinctive feminine and retro taste which the designers achieve with the careful choice of pearls, semiprecious stones and circular zirconia.Nature is a rich source of inspiration: the perfection of a rose, an orchid or a tulip. Petals, leaves and stems, but also insects, dew drops or a cloud. Whatever the sensitive eyes of the designers can grasp is carefully patterned with thin silver threads.The creations of YVONE CHRISTA have conquered the hearts of great figures in prominent circles. Actresses, supermodels, politicians even royals wear Yvone Christa and the style of the brand has spread across the globe.The two designers have also partaken in collaborations with important international art museums. One being with the Stockholm National Museum, who commissioned Yvone Christa the “The Butter Cup” collection on occasion of an exhibition of the jewels of the Russian Tsars. Likewise, the National Gallery of Art of Washington D.C. entrusted the designers with making the “Forget Me Not” collection which took inspiration from a painting by Van Huysum. Yvone Christa jewels are sold in the boutique of various art museums.The myth of a great artist stimulates the creativity of the designers who, in 2002, create a collection that has become a true icon of costume jewelry over time: it is the fascinating “Frida Kahlo” Collection. A blend of strong colors and feelings, emotions of the lifestyle of the Big Apple ’40s that marked the beginning of the painter’s artistic path. The big bohemian earrings, cult of the collection, are an expression of the feminine character, a synthesis of a woman who can impose her own personality. Subtle shapes, the daisy in bloom, the inlaid crescent moon and the rain of vibrant stones and colored pearls. In between tradition and innovation, a contemporary jewel rich in artistic and symbolic values signed Yvone Christa NY.
http://www.yvonechrista.com

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