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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

La politica per gli italiani: Vogliamo essere guidati

Posted by fidest press agency su martedì, 9 luglio 2019

Il destino dell’essere umano non sembra quello di agire da solo ma di farlo in comunità sotto la guida di un leader che a un certo punto riconosciamo per tale. Se ci limitiamo al solo caso italiano, ma non siamo soli nel mondo, ovviamente, e focalizziamo la riflessione agli eventi più recenti possiamo dire che Mussolini ha rappresentato tutto questo, nel bene e nel male, ma anche il coevo Hitler nella colta Germania non è stato da meno e come Franco in Spagna. Nel nostro paese, invece, resi orfani del nostro “dittatore” è seguita, negli anni post-bellici, una ricerca spasmodica del leader carismatico.
Di tanto in tanto affiorava qualche “cavallo di razza” da De Gasperi ad Andreotti, da Togliatti a Berlinguer, da Fanfani a Moro e lo stesso Almirante con la sua nicchia di estimatori. Ne avevano l’ascendente ma, ad eccezione di Andreotti, erano una specie di scirocco che durava tre giorni e poi spariva. Ci volle negli anni novanta lo choc imposto dai giudici di mani pulite per far emergere l’uomo atteso e subito spuntò con i migliori auspici agli occhi degli elettori: incarnava l’anticomunismo per i nipotini della Dc e della destra “almirantiana” e di un certo ceto medio ed era in odore “socialisticizzante” per via dell’amicizia con Craxi prima che quest’ultimo finisse malamente. Fu un idillio quasi ventennale sia pure con qualche alternanza della sinistra ma politicamente con figure sbiadite da Prodi a D’Alema.
Finiti gli amorosi sensi con il popolo degli elettori si riprese la ricerca “messiatica” per un successore che potesse garantirci almeno altri 20 anni. A un certo punto venne fuori dal cilindro del prestigiatore un fiorentino dalla parlantina fluente, di bella presenza e dotato di arti fascinatorie in campo mediatico. Un flirt, tuttavia, che non si trasformò in passione dopo i primissimi anni di amorosi scambi di affettuosità e divenne persino antipatico ai più.
Ma avere nel sangue la leadership non significa, necessariamente, essere un dittatore o un popolano del taglio di Masaniello. Significa rappresentare un disagio esistenziale reale e declamarlo con forza e convinzione. Probabilmente fu proprio questa la spiegazione del successo di Grillo e del suo movimento pentastellato. Come accadde negli anni che seguirono la fine della seconda guerra mondiale con il Fronte dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini, Grillo seppe catturare un diffuso malessere dell’opinione pubblica per una classe politica incapace di autorigenerarsi. Ora con la benedizione dei pentastellati ad “obtorto collo” è spuntata una nuova stella nell’universo politico italiano. C’è ora da chiedersi se è un fuoco fatuo o un astro di prima grandezza? Ai posteri come sempre l’ardua sentenza, o meglio dalle urne. (Riccardo Alfonso direttore centri studi politici e sociali della Fidest)

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