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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Archive for 10 luglio 2019

5a edizione di “Uno Sguardo Raro”: the Rare Disease International Film Festival

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

È online sul sito di “Uno sguardo Raro” (www.unosguardoraro.org) il bando per partecipare alla 5a edizione di “Uno Sguardo Raro” – the Rare Disease International Film Festival, il festival di cinema internazionale sul tema delle malattie rare 2020.
L’iscrizione è gratuita e aperta a tutti. Il 30 novembre 2019 è la scadenza entro la quale sarà possibile caricare le opere sulla piattaforma FilmFreeway (https://bit.ly/2ltPIMv). Nato per raccontare cosa significhi vivere con una malattia rara o con abilità diverse e per stimolare, attraverso la narrazione cinematografica, una riflessione su come sia possibile affrontare questi temi con registri di comunicazione innovativi e ad alto impatto emotivo, il Festival rappresenta la sfida – raccolta da giovani filmaker di tutto il mondo, da malati rari, da associazioni pazienti e da chi vive con loro – di raccontare questa realtà da un punto di vista diverso, con “Uno Sguardo Raro”. L’appuntamento con il Festival è a Roma dal 9 al 15 marzo 2020, in diverse sedi.
Come sempre, uno degli obiettivi più importanti di Uno Sguardo Raro è quello di coinvolgere sempre più giovani, studenti universitari e allievi delle scuole di cinema, arte e comunicazione, per interessare le nuove generazioni al tema delle malattie rare con l’auspicio che queste possano non solo raccontarlo al pubblico attraverso il proprio lavoro, ma stimolare anche una maggiore inclusione sociale per questa comunità.
Saranno selezionate le migliori opere video sul tema delle malattie rare, video di sensibilizzazione e sull’importanza dell’inclusione sociale, ma anche opere che parlano di disabilità, empatia, resilienza, o della capacità di superare i propri limiti, questo per celebrare le qualità che le persone con limitazioni di qualunque tipo mettono in campo per vivere appieno la loro vita. Uno Sguardo raro vuole creare un punto d’incontro solidale tra il mondo del cinema e questa realtà ricca di spunti narrativi intensi ed emozionanti con la speranza di aumentare la consapevolezza dell’opinione pubblica su questi temi e sull’impatto che le malattie rare e la disabilità hanno sulla vita quotidiana delle famiglie. I lavori saranno giudicati e premiati una Giuria di Qualità composta da professionisti del cinema, della comunicazione, del mondo scientifico e della comunità dei rari. A questi viene affiancata anche una Menzione Speciale Giuria Popolare decretata dalle votazioni del pubblico.
Uno Sguardo Raro è felice di annunciare che quest’anno i vincitori riceveranno un premio di € 500,00 per 4 categorie in concorso: Miglior Cortometraggio Italiano, Miglior Cortometraggio Internazionale, Miglior Corto di Animazione, Miglior Documentario. In tema di novità, quest’anno il Premio Comunicazione realizzato con FERPI entra ufficialmente nelle categorie in concorso ed è aperto sia ad Associazioni Pazienti che ad Aziende Farmaceutiche che possono presentare video di sensibilizzazione o che incoraggino un cambiamento di comportamento. Anche il Corto/Spot di Comunicazione in Sanità e relativa campagna social in collaborazione con PA SOCIAL è parte delle categorie in concorso ed è aperto a Ospedali, ASL, Associazioni pazienti che operano in ospedale che possono partecipare con prodotti video di servizio rivolti sia al pubblico che al personale interno. Questa è una novità assoluta per il nostro Festival.
Conferma per il Premio HEYOKA, un fuori concorso nato dall’incontro di Uno Sguardo Raro con la Community di Heyoka Empath, progetto di Ability Channel, storica testata on line dedicata alla disabilità “positiva”. Heyoka Empath stimola le persone a “Spezzare le catene, andare oltre i propri limiti, essere d’esempio”. Tra tutte le opere ricevute da Uno Sguardo Raro, la giuria del Premio HEYOKA selezionerà opere che rispondono al tema dell’empatia e dell’inclusione e le farà votare dalla propria community.
Uno Sguardo Raro (www.unosguardoraro.org) nasce dall’incontro di Claudia Crisafio, autrice e attrice, e Serena Bartezzati, malata rara e professionista della comunicazione.
Si definisce RARA una malattia che colpisce meno di 5 persone su 10.000. Le patologie rarissime ne colpiscono meno di una su un milione. Ma sono rare le malattie, non i pazienti. Infatti, secondo la rete Orphanet, i malati sarebbero oltre il milione e mezzo in Italia e EURORDIS, la rete delle alleanze europee delle MR, stima in 30 milioni i pazienti in EUROPA. Per capire la portata del problema per le nuove generazioni, secondo il rapporto MonitoRare della Federazione UNIAMO, 1 paziente su 5 è al di sotto dei 18 anni. Stiamo parlando di una comunità a cui è importante dare voce come è importante far circolare le esperienze anche di paesi e culture diverse per vedere le cose con altre prospettive e far crescere una nuova sensibilità, ed è questo uno degli obiettivi del Festival.

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Rabot di Christina Vandekerckhove

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

Giovedì 11 luglio, ore 21 Abbazia di Valserena Strada Viazza di Paradigna, 1 (Parma) terzo appuntamento con Cinema in Abbazia, la rassegna cinematografica organizzata da CSAC Università di Parma e Ordine degli Architetti PPC di Parma, con la collaborazione dell’Associazione Sequence, il patrocinio del Comune di Parma e il sostegno di Fondazione MonteParma, Impresa Allodi e Bucci Spa.
Wild Cities è il titolo dell’edizione 2019 che si tiene nella suggestiva corte dell’Abbazia di Valserena e che propone cinque proiezioni dedicate alla città contemporanea e alle sue trasformazioni, a partire da punti di vista singolari. I film sono stati selezionati con la consulenza di Silvio Grasselli, dottore di ricerca in Cinema, membro del comitato di selezione e curatore del Festival dei Popoli (Firenze), vicedirettore di DocSS – Festival internazionale del cinema urbano (Sassari). La rassegna è a cura di Cecilia Merighi e Daniele Pezzali per Ordine Architetti PPC di Parma, Sara Martin per CSAC Università di Parma, Stefano Cattini e Sara Antolotti per Associazione Sequence.Dopo il successo delle proiezioni di Homo Urbanus Tokyoitus e Homo Urbanus Neapolitanus, di Ila Bêka e Louise Lemoine e di Wild Plants di Nicolas Humbert, il terzo appuntamento della rassegna, previsto per giovedì 11 luglio, sarà con Rabot (2017, durata 93’) di Christina Vandekerckhove. Un enorme edificio di case popolari sul punto di essere demolito. Ci si ritrovano quelli in cerca di una via di scampo dalla miseria e altri incapaci di trovare una casa altrove. In questa piccola comunità-grattacielo l’indifferenza regna sovrana. Sia l’edificio che i residenti devono scomparire, segnando la fine di una stagione turbolenta. Seguiamo molti degli abitanti durante i loro ultimi mesi dentro l’alta torre di alloggi popolari, in un racconto sull’amore, la solitudine, la povertà nel cuore della società occidentale.Introdurrà la proiezione Silvio Grasselli, co-curatore e consulente della rassegna.
Christina Vandekerckhove si è laureata al KASK, Scuola delle Arti di Ghent (Belgio), in arti audiovisive. Dai primi anni duemila lavora come regista freelance principalmente per televisione e teatro. Rabot (2017) è il suo primo lungometraggio cinematografico.Tutte le proiezioni, in lingua originale con sottotitoli in italiano.Dalle ore 20 alle 21 nelle serate delle proiezioni sarà inoltre possibile visitare la mostra Nuove figure in un interno, allestita nella Sala delle Colonne all’interno dell’Abbazia, in cui verrà proiettata una selezione di cortometraggi sul tema della rassegna, a ingresso gratuito per chi acquista il biglietto del cinema.Per la serata dell’11 luglio, il cortometraggio presentato è La città è tranquillissima (2018, durata 14′) di Teresa Manduca, Federico Pevere, Michela Sartini, Julien Zaccardi. Paolo, un pensionato che ha visto negli ultimi tempi il suo quartiere, tra Barriera Bixio e Piazzale Santa Croce a Parma, cambiare, tanto da non riconoscerlo più. Ha deciso così di “rompere” la quotidianità tranquilla e ordinaria delle sue giornate e di scendere in strada, facendo qualcosa che ritiene importante per il suo quartiere e che possa contribuire a ritrovare una felicità perduta. Il corto è stato realizzato all’interno del corso di Alta Formazione in Cinema Documentario e Sperimentale organizzato dall’Università di Parma con la Cineteca di Bologna. Costo del biglietto 5 euro, abbonamento a 5 proiezioni 17 euro da acquistare presso segreteria Ordine Architetti Parma, Borgo Retto 21A,

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Viaggiatori sempre più connessi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

Cercano soluzioni in grado di incontrare le loro abitudini quotidiane e oggi Europ Assistance supera ogni barriera nel processo di richiesta di assistenza.Dai primi di luglio acquistando la polizza Viaggi sarà possibile richiedere assistenza in viaggio 24h direttamente dalla piattaforma MyClinic in pochi passi dal proprio device.
Se per i vacanzieri italiani la possibilità di incorrere in un problema di salute è una delle principali preoccupazioni, con questa novità oggi ricevere assistenza sanitaria diventa ancora più semplice e immediato. L’integrazione di MyClinc nell’offerta Viaggi breve durata arricchisce notevolmente il prodotto di punta della Compagnia. Oltre al bottone “richiesta assistenza” che permette un altro accesso veloce e immediato con la Centrale Operativa, i clienti Europ Assistance avranno a disposizione un’equipe medica per video chiamate di primo consulto e l’accesso ad un sistema certificato di autovalutazione dei sintomi. Inoltre avranno a disposizione il passaporto salute, contenente i dati sanitari tradotti in 8 lingue da poter condividere in caso di necessità con i medici ovunque nel mondo, e la cartella salute per archiviare in formato digitale dati su farmaci e misurazioni, a cui si può accedere per la compilazione 30 giorni prima della partenza.“Siamo abituati oggi a utilizzare i nostri dispositivi per qualsiasi esigenza della vita quotidiana – commenta Riccardo Torchio Chief Marketing & Communication Officer. Telemedicina e assistenza live da remoto suscitano una curiosità crescente nelle persone e poter offrire queste tecnologie anche in viaggio non può che essere una nuova conquista nel segno dell’innovazione da parte di una Care Company come Europ Assistance.
Europ Assistance è quindi orgogliosa di poter offrire ai propri Clienti la possibilità di avere un medico in tasca, sempre con sé, e dare quindi ai viaggiatori ancora più serenità, garantendo loro la giusta tranquillità per godersi solo la bellezza del viaggio.”
La nuova offerta Viaggi è attivabile direttamente sul sito http://www.europassistance.it, tramite il Servizio Clienti al numero 800.44.33.22, nelle migliori agenzie di viaggio e assicurative partner di Europ Assistance

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L’Italia come nuovo polo europeo di attrazione per i talenti che vivono all’estero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

Dalle parole ai fatti. A Milano la prima iniziativa di Social Responsibility promossa da oltre 40 grandi gruppi italiani ed esteri presenti in Italia, tutti impegnati a promuovere l’attrattività del nostro Paese presso le migliaia di giovani che si sono trasferiti per problemi di lavoro in altri Paesi o stranieri che vogliono considerare l’Italia come paese dove lavorare.Talents in Motion, progetto su cui Patrizia Fontana ha catalizzato le energie di Camera di Commercio di Milano Monza Brianza e Lodi, Yes Milano, Regione Lombardia, Unione Confcommercio, Assolombarda, Anitec-Assinform, Confindustria Digitale e Forum della Meritocrazia, è una piattaforma online che connette le aziende italiane ai talenti all’estero, promuovendo le opportunità lavorative che l’Italia offre con una visibilità internazionale. I talenti oltre a questo possono trovare tutte le informazioni necessarie sul contesto fiscale, legale e amministrativo e trovare articoli ad hoc che valorizzano il panorama aziendale italiano.La scarsa attrattività di talenti da parte dell’Italia deve essere inquadrata nel contesto più ampio della ridotta crescita economica del Paese e dei limitati investimenti in innovazione. Attrarre talenti in Italia è di per sé generatore di crescita economica. Secondo gli ultimi dati disponibili il fenomeno della fuga dei cervelli ha un costo in Italia di circa 14 miliardi di euro l’anno, equivalente a un punto percentuale del PIL. Sono circa 81mila gli studenti che hanno intrapreso percorsi professionali fuori dall’Italia, contribuendo in parte anche alla creazione del profondo divario che esiste con gli altri partner internazionali in fatto di competenze digitali Proprio il tema del valore dei talenti è stato al centro del convegno. Da un lato sono stati presentati i risultati dell’indagine “Talenti italiani all’estero. Perché tanti partono e pochi ritornano”, condotta dall’Ufficio Studi di PwC Italia su 130 giovani talenti italiani che vivono e lavorano all’estero. Il campione, composto per il 53% da donne e per il 47% da uomini provenienti da 20 diversi paesi, è rappresentato per il 43% da under 30 e il 90% ha almeno una laurea.
Obiettivo dell’indagine qualitativa è stato individuare le principali ragioni che spingono i talenti italiani a spostarsi all’estero, le motivazioni per cui sarebbero disposti a ritornare in Italia e i principali fattori che disincentivano il loro rientro. Emerge dall’analisi che il 50% si definisce in fuga dalle criticità del mercato globalizzato e solo il 29% si definisce a caccia di opportunità in un mondo globalizzato. Gli expat vedono l’Italia come un Paese dalle scarse prospettive: l’85% ritiene che il paese in cui lavora offra migliore contesto professionale e maggiori prospettive di carriera rispetto all’Italia. Il 26% non tornerebbe più in Italia, anche a fronte di un’offerta più remunerativa o prestigiosa, mentre il 68% tornerebbe ma solo a fronte di una posizione con uguale o maggiore prestigio e remunerazione.Significativo notare che il 60% dei talenti da quando è all’estero non ha più cercato opportunità in Italia, solo il 16% resta attivo nella ricerca. Quali sono quindi i fattori che più li trattengono dal tornare in Italia? Secondo Andrea Toselli, CEO di PwC Italia, “Gli incentivi fiscali servono, ma oggi le aziende devono fare la propria parte non solo per attrarre i talenti ma anche per creare un contesto di lavoro stimolante, migliorare il work-life balance e offrire un percorso di carriera più rapido e trasparente”.Il 31% è infatti trattenuto all’estero dalle limitate prospettive di carriera e crescita professionale, il 30% dalle non buone prospettive economiche dell’Italia, il 30% teme di scontrarsi con clientelismo e corruzione. Inoltre, per il 28% gli stipendi sono troppo bassi, il 26% dichiara che c’è una migliore qualità della vita all’estero. Infine, il 21% indica un contesto lavorativo poco stimolante e il 14% legami familiari o questioni personali.
Talents in Motion è un’associazione senza scopo di lucro, fondata e presieduta da Patrizia Fontana, nel cui consiglio direttivo siedono Salvatore Paparelli, vice president, Raffaele Fiorella, Giorgio Boggero e Simone Dominici.

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Il Green New Deal per l’Europa lancia la sua campagna per mitigare la crisi climatica e contrastare la disuguaglianza crescente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

Ispirato al “New Deal” di Franklin D. Roosevelt, questo piano richiede alla Banca di Investimento Europea di impiegare ogni anno il 5% del PIL dell’Unione Europea a favore della transizione ecologica, spingendo le risorse europee inutilizzate verso i servizi pubblici, facendo in modo che questa non pesi sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici. Si tratta di una cifra pari approssimativamente a 500 miliardi di Euro ogni anno; gli investimenti che verranno fatti saranno diretti tramite un’agenzia pubblica trasversale che coinvolgerà autorità regionali e municipali, le cui decisioni saranno, inoltre, supportate da assemblee di cittadini. Questo è l’unico modo di assicurare che questi fondi pubblici siano spesi dove più necessario. Questa è la chiave per sbloccare il pieno potenziale delle nostre democrazie in modo duraturo. Il gruppo italiano chiede ai nuovi europarlamentari italiani di appoggiare questa proposta, impegnandosi a creare milioni di nuovi posti di lavoro lavoro sostenibili e migliorando allo stesso tempo salute, infrastrutture e qualità della vita. L’Europa sta naufragando tra le due più grosse crisi che abbia mai affrontato: quella socio-economica e quella ecologico-climatica. Decenni di tagli alla spesa pubblica hanno svuotato i servizi sociali essenziali, deprezzato le infrastrutture di base e impoverito i cittadini europei. L’austerità per di più impedisce ai singoli governi di contrastare il collasso climatico-ecologico. Il Green New Deal per l’Europa rompe questo circolo vizioso ridefinendo nuovi imperativi politici, utilizzando nuove metriche economiche, re-indirizzando le attuali risorse europee attraverso le comunità di tutto il continente. E’ giunta l’ora di agire insieme per un’Italia ed un’Europa più equa e più verde.
Il gruppo che si è costituito in Italia è formato da molte persone provenienti da ambiti diversi dell’attivismo, della politica e della scienza. Stanno già contattando tutti gli Europarlamentari, chiedendogli di dichiarare come loro priorità assoluta l’approvazione di un Green New Deal per l’Europa. Successivamente, intendono lanciare una serie di consultazioni popolari per ascoltare le priorità delle persone attraverso il continente e supplementare gli input dati dagli esperti in materia.

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Acromegalia: migliora la gestione della terapia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

La acromegalia è il risultato di una tempesta perfetta di ormoni che si riversano in circolo E influiscono su tessuti molli E estremità come mani, avambracci, piedi e cranio che rendono l’aspetto estetico caratteristico: viso allungato, prognatismo della mascella, mani e piedi grandi.
E’ caratterizzata da numerose comorbidità come ipertensione, disturbi respiratori di tipo ostruttivo, alterazioni della vista, disturbi muscolo-scheletrici (fratture vertebrali sono state osservate in più del 60% dei soggetti) sino alla paralisi del nervo cranico a causa della pressione esercitata dalla massa tumorale. E non va meglio sul fronte metabolico caratterizzato da insulina-resistenza preludio a quadri di diabete, ed elevati valori di emoglobina glicata (quella che indica la quantità di glucosio legato all’emoglobina), marker predittivo di disturbi cardiovascolari. I trattamenti sono quindi orientati a normalizzare i livelli di GH e IGF-1, migliorare i sintomi e la qualità di vita e ridurre la mortalità. Purtroppo il controllo ormonale dopo l’asportazione del tumore è un obiettivo raggiunto in meno del 65% dei pazienti e solo il 50% di quelli sottoposti a terapia medica possono vantare il controllo dei valori di IGF-1. Valori <1 microgrammi/litro sono stati correlati a miglioramenti a lungo termine e mortalità ridotta dopo la chirurgia. E proprio questo valore è riconosciuto come il miglior indicatore di controllo della malattia. Obiettivo fondamentale anche la riduzione del volume del tumore, la cui dimensione, quando supera i 10 mm, è associata ad un peggiore outcome.
Gli ‘analoghi della somatostatina’ (SRLs) ocreotide, lanreotide e pasireotide così come la cabergolina (un agonista della dopamina) si legano ai recettori dell’adenoma e interrompono così la secrezione di ormone della crescita. Mentre l’antagonista diretto del GH, il pegvisomant, mette un alt alla produzione di IGF-1. “Con gli analoghi di prima generazione si otteneva un controllo dei parametri biochimici dal 25 al 45% con le versioni a lento rilascio (che prevedono una somministrazione mensile) sino al 55%, mentre con il pasireotide LAR abbiamo constatato un controllo che arriva al 70%. Ecco allora che la gestione della malattia deve prevedere la messa in campo di un team di specialisti adeguatamente preparati. La Consensus del 2017 sulla patologia si è focalizzata proprio sugli aspetti di gestione clinica: dal trattamento in centri in cui l’esperienza nei tumori pituitari sia consolidata, alla normalizzazione dei livelli ormonali come primo obiettivo a cui tendere.
Tra le molecole disponibili il pasireotide a rilascio prolungato (PAS-LAR) é un farmaco ‘ligando multi recettore della somatostatina’ di seconda generazione, approvato per il trattamento dell’acromegalia.Precedenti ricerche hanno evidenziato che la molecola permette un efficace controllo dell’ormone della crescita E dei livelli di IGF-1 (Insuline Like Growth Factor) oltre a ridurre le dimensioni del tumore pituitario in pazienti che non rispondono agli agonisti della somatostatina di prima generazione. Un recentissimo articolo pubblicato nella corrispondenza su The Lancet del 4 aprile scorso, ha confermato i risultati del PAPE Study che ha indagato l’efficacia e la sicurezza del passaggio (switch) alla molecola di nuova generazione nei pazienti già in trattamento con gli antagonisti del GH (pegvisomant).
Lo studio ha sorpreso i ricercatori quando hanno osservato che il nuovo trattamento determinava un aumento dell’intensità del segnale T2 alla risonanza magnetica (un indicatore di necrosi tumorale, degenerazione della massa O entrambe). Miglioramento avvenuto nel 30% (14) dei 47 pazienti esaminati, con un incremento sostanziale (Superiore al 50%) in otto di essi, che sostiene un effetto antitumorale del trattamento. Effetto che è stato riscontrato anche in 10 su 47 soggetti a nove mesi dal trattamento E in quattro dopo la fine della ricerca. Ma anche a studio concluso il segnale tipo due rimaneva elevato (1,42) di base calcolato all’inizio del trailer (1,26).
Inoltre, 14 pazienti che mostravano un miglioramento dell’adenoma hanno apprezzato una rilevante diminuzione dei livelli di IGF-1, uno dei fattori di rischio delle numerose patologie concomitanti (coMORBIDITà) che contribuiscono a rendere la vita di questi soggetti complessa.Quali sono le principali implicazioni di queste nuove evidenze? “questi risultati possono cambiare la gestione clinica della malattia in due direzioni” precisa il professor Andrea Giustina “l’Uso della molecola nella fase preoperatoria, allo scopo di diminuire la massa tumorale operabile. In alternativa però potrebbe ridurre l’attività della malattia alleviarne i sintomi. Di certo queste osservazioni dovranno essere confermate e consolidate da adeguate indagini istologiche”.

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Tumori e le reti oncologiche regionali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

Roma (Hotel Nazionale, Piazza Montecitorio 131, Sala Cristallo) giovedì 11 luglio alle 11, con la partecipazione, fra gli altri, della senatrice Emilia Grazia De Biasi (Portavoce All.Can Italia), del prof. Gianni Amunni (Direttore Generale ISPRO, Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica), del dott. Oscar Bertetto (Direttore del Dipartimento Interaziendale Interregionale Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta presso la Città della Salute e della Scienza di Torino), del prof. Francesco De Lorenzo (Presidente FAVO, Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia), del dott. Giovanni Gorgoni (Direttore Generale Agenzia Regionale Strategica per la Salute e il Sociale della Regione Puglia) e del prof. Sandro Pignata (coordinatore scientifico della Rete Oncologica Campana). I vantaggi delle reti oncologiche regionali sono evidenti: più diagnosi di cancro in fase precoce, pazienti curati a casa sotto stretto controllo specialistico, ‘decongestionamento’ degli ospedali che vanno utilizzati solo per i trattamenti più complessi e stretta collaborazione con i medici di famiglia nella gestione delle visite di controllo. Con la conseguenza che tutte le persone colpite da tumore possono accedere alle cure migliori in modo uniforme sul territorio, con risparmi consistenti sia per i pazienti che per il servizio sanitario. Ma oggi, in Italia, le reti oncologiche sono attive solo in poche Regioni e ognuna funziona con caratteristiche differenti. All.Can, coalizione internazionale che unisce clinici, pazienti, università e industria, ha indicato le linee di indirizzo fondamentali per implementare questi network. Le proposte saranno presentate nel convegno nazionale “Dalla parte del paziente, il valore della persona: la presa in carico e le opportunità delle reti oncologiche”

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“Gli interessanti sviluppi del settore tecnologico europeo, trascurato dagli investitori”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

A cura di Alessandro Aspesi, Country Head Italia di Columbia Threadneedle Investments. La frammentazione europea ha impedito la nascita di un colosso del mercato di massa in grado di sfidare gli operatori statunitensi e cinesi, ma le aziende tecnologiche europee competono con successo sui mercati globali grazie alle loro caratteristiche distintive.
In termini di capitalizzazione di mercato, le dimensioni delle principali società tecnologiche statunitensi sono esorbitanti: il valore aggregato del capitale proprio di Facebook, Amazon, Apple, Netflix, Google e Microsoft si attesta al momento intorno a USD 4000 miliardi, ossia un ottavo dell’indice S&P500. Anche la Cina ha prodotto colossi tecnologici leader in rapida crescita: Alibaba e le società nate dai relativi scorpori, e Tencent.Dove si colloca l’Europa nell’ambito dell’élite tecnologica globale? L’incapacità del vecchio continente di produrre un’azienda di dimensioni globali attiva nel mercato di massa viene spesso interpretata come segnale di scarsa cultura imprenditoriale e sintomo della mancanza di visione e di ambizione del venture capital europeo.
Può darsi che sia vero; ma è sicuramente errato affermare che l’Europa non abbia prodotto aziende tecnologiche di grande successo nel mercato di massa. Spotify è stata fondata in Svezia anche se è quotata negli Stati Uniti, ed è leader globale nello streaming di musica, mentre Skype, pur essendo di proprietà statunitense dal 2005, è nata in Europa.
Detto ciò, le aziende di Stati Uniti e Cina sono state molto più abili nel creare enormi piattaforme nelle aree dei sociali media, dei motori di ricerca finanziati dalla pubblicità e dei video on-demand. Il loro successo in questi ambiti poggia in larga parte sull’accesso ad economie di scala offerto dagli enormi mercati domestici. Composta da diversi mercati frammentati e distinti, l’Europa non è in grado di offrire un contesto così favorevole.
In altri ambiti l’Europa ha tuttavia riscosso importanti successi. Data la differenza tra Stati Uniti e Cina da un lato, e l’Europa più frammentata dall’altro, non sorprende che il settore tecnologico europeo appaia molto diverso e che i suoi successi siano in aree alternative.Un’area chiave di forza è costituita dai segmenti “business-to-business”: la tedesca SAP rappresenta un esempio di leader globale nel software per aziende, con ricavi annui di circa EUR 25 miliardi e una capitalizzazione di mercato di quasi EUR 140 miliardi,3 mentre Interxion, presente nel nostro portafoglio, domina il mercato dei centri dati europei.
I mercati B2B tendono a essere di nicchia, non settori di grandi dimensioni come i social media, ma sono spesso globali e possono offrire un enorme potenziale di crescita e di rendimenti. La francese Dassault Systèmes, anch’essa presente nel nostro portafoglio, è il fornitore leader globale di software per il design e la produzione, e dal 2010 ha più che raddoppiato i ricavi portandoli a EUR 3,5 miliardi; eppure pochi utenti di Facebook ne hanno mai sentito parlare. Amadeus, quotata in borsa a Madrid, è il maggiore fornitore mondiale di servizi di ricerca e di prenotazione per compagnie aeree e società di viaggi, con una quota di mercato prossima al 40%.In aree quali la tecnologia medica, il gruppo olandese di elettronica Philips, fondato nel 1891, ha abbandonato il suo tradizionale ambito dell’illuminazione trasformandosi in una delle prime società mondiali di tecnologia per la salute. In Europa, R&S nell’ambito delle tecnologie medicali producono un vasto numero di start-up e di spin-out universitari innovativi – Oxford Nanopore, ad esempio, è degna concorrente di Illumina nel sequenziamento genetico, un mercato per cui si prevede una crescita di sette volte nel medio periodo.
Sebbene Amazon e Alibaba dominino l’e-commerce, le aziende europee sono state pioniere in aree come le app per il cibo da asporto e stanno creando gruppi internazionali tramite crescita organica e acquisizioni. Just Eat e Takeaway.com, fondate rispettivamente in Danimarca e nei Paesi Bassi, sono tra i principali consolidatori europei. Nel confronto, Uber è arrivata tardi sul mercato della consegna di cibo a domicilio.
Se i mercati di Stati Uniti e Cina sono per loro natura i meglio posizionati per produrre determinati tipi di leader tecnologici, lo stesso può dirsi per l’Europa. In alcuni settori, quali ad esempio quelli alimentari, sono emerse imprese di punta che solo in seguito si sono consolidate formando gruppi di dimensioni europee al fine di sfruttare maggiori economie di scala. In altri, tra cui i servizi finanziari retail, questioni culturali e normative impediscono alle società di espandersi oltre i confini nazionali. Tuttavia, anche in questo ambito le aziende leader hanno messo in piedi attività interessanti e altamente redditizie: si pensi a Finecobank in Italia, Avanza in Svezia e Hargreaves Lansdown nel Regno Unito.Lo sviluppo di servizi finanziari su base tecnologica in Europa, e in particolare la nascita di start-up finanziate dal venture capital, evidenziano un altro vantaggio di cui gode l’Europa: la disponibilità delle autorità di regolamentazione a consentire l’innovazione d’avanguardia.
Nel segmento dell’online gaming, ad esempio, le nuove società europee hanno conquistato presto una posizione di punta dopo il 2000, mentre le autorità di regolamentazione statunitensi hanno bloccato i giochi online. Nell’ambito dei servizi finanziari, la disponibilità delle autorità di regolamentazione europee, specialmente nel Regno Unito, a incoraggiare l’innovazione per soddisfare le esigenze dei clienti ha consentito al settore della tecnologia finanziaria di prosperare.L’Europa è all’avanguardia in aree come quella delle banche basate solo su app, in cui operatori privati come Monzo, Revolut e N26 hanno acquisito milioni di clienti nelle fasce di utenza più giovani e programmato lanci anche negli Stati Uniti, mentre Transferwise, società con sede a Londra fondata da due estoni, ha creato un’enorme piattaforma di trading per il mercato valutario retail. OakNorth ha contribuito all’automazione delle decisioni di credito su prestiti alle piccole imprese e figura ora tra le società fintech con le valutazioni più elevate. La società ha di recente annunciato un investimento per USD 440 milioni da parte del Vision Fund di Softbank, che ha valutato la società a USD 2,8 miliardi.Storie di successo in Europa si sono riscontrate anche in un altro settore finanziario chiave, quello dei pagamenti: a marzo, Worldpay, un importante operatore europeo, è stato acquisito dalla statunitense FIS nel quadro di un’operazione del valore di EUR 43 miliardi, debito incluso, mentre la società olandese di e-commerce e terminali POS Adyen si è quotata lo scorso anno ad Amsterdam e ha un valore di quasi EUR 20 miliardi.
Il settore tecnologico europeo può non aver generato concorrenti in grado di competere con gli operatori statunitensi di piattaforme rivolte ai consumatori, che rappresentano la nostra idea di successo per le società tecnologiche, ma ciò è dovuto al fatto che l’Europa è diversa sia dagli Stati Uniti che dalla Cina. I punti di forza del settore tecnologico europeo scaturiscono dalle caratteristiche distintive del mercato europeo, e in presenza di condizioni favorevoli gli operatori leader europei competono con successo su scala globale.

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In Yemen dall’inizio dell’anno almeno 193 bambini sono morti a causa del colera

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

Nei primi sei mesi del 2019 sono stati registrati quasi 440.000 casi sospetti, di cui circa 203.000 tra i minori sotto i 15 anni, un numero che ha già superato quelli relativi all’intero anno precedente.Il numero totale di decessi collegati al colera è in aumento, sottolinea Save the Children. Nei primi sei mesi dell’anno in corso, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, le persone che hanno perso la vita per il colera sono nove volte in più. Oltre 9 milioni di bambine e bambini, inoltre, non hanno adeguato accesso all’acqua potabile, a causa di un conflitto che ha reso fuori uso buona parte delle infrastrutture per l’acqua pulita e i servizi igienici. Anche la disponibilità di carburante è molto precaria, limitando fortemente così la possibilità di pompaggio delle fogne e raccolta dei rifiuti con il rischio che vaste aree del Paese possano diventare terreno fertile per lo sviluppo di malattie infettive, come i colera, che si trasmettono attraverso le acque. Ad essere particolarmente vulnerabili, in tale contesto, sono soprattutto i bambini malnutriti, che hanno tre volte in più la probabilità, rispetto ai loro coetanei, di morire di colera, a causa del loro sistema immunitario ulteriormente indebolito. Malattie diarroiche come il colera contribuiscono a loro volta alla diffusione della malnutrizione. Save the Children, in questo momento, è impegnata per supportare centri per fornire servizi di reidratazione orale e strutture sanitarie di base nella maggior parte dei distretti del Paese dove maggiore è l’emergenza. L’Organizzazione realizza inoltre progetti per la purificazione delle acque e sensibilizzare le comunità sulla prevenzione delle malattie.Solo la fine del cruento conflitto in corso in Yemen – sottolinea tuttavia Save the Children, che quest’anno, per tenere alta l’attenzione sulle conseguenze del conflitto ha lanciato la campagna “Stop alla guerra sui bambini” – servirà a proteggere i bambini dalla diffusione del colera. Per questo l’Organizzazione chiede alle parti in conflitto di ripartire dall’accordo di Stoccolma dello scorso dicembre e di impegnarsi per una pace duratura. È inoltre più che mai urgente rimettere in piedi il sistema sanitario per evitare la perdita di altre vite per cause facilmente curabili e prevenibili come il colera. Save the Children chiede infine alle autorità di assicurare il pagamento degli stipendi dei dipendenti pubblici, in particolare degli operatori sanitari e degli insegnanti, e di dotare le strutture sanitare del personale necessario affinché possano essere garantite le cure più urgenti e necessarie.

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La cittadinanza italiana per iure sanguinis non scade mai!

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

by  Fucsia Fitzgerald Nissoli  In questi giorni ho partecipato ai lavori del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero che ha tenuto la sua Assemblea plenaria. Si è parlato, tra gli altri punti all’ordine del giorno, dello stato della rete diplomatico-consolare.
Io sono intervenuta, nel dibattito, per chiedere spiegazioni ai due Direttori generali del Ministero degli Esteri presenti, Vignali e Varriale, circa la voce che si è sparsa tra la Comunità italiana in USA di un cambiamento di interpretazione del codice civile del 1865 per quanto concerne la trasmissione della cittadinanza per coloro che, tra il 1865 ed il 1912, avrebbero acquistato la cittadinanza di uno stato straniero per naturalizzazione o semplicemente tramite lo ius soli e avrebbero, quindi, perso la cittadinanza italiana e di conseguenza non l’avrebbero più potuto trasmettere ai discendenti. Tra questi discendenti si è sparsa la voce che l’Ufficio giuridico del Maeci sarebbe in attesa di un parere del Consiglio di Stato sull’interpretazione di questo aspetto del codice civile del 1865 e che tale fatto avrebbe provocato la sospensione dell’esame delle richieste di cittadinanza avanzate da chi ha antenati in possesso di cittadinanza straniera prima del 1912.
La risposta del Direttore generale per gli italiani all’estero del Maeci, Luigi Maria Vignali, ha fugato ogni dubbio visto che ha affermato che non vi è stata alcuna richiesta di parere al Consiglio di Stato, che chi ha la cittadinanza italiana non la perderà e che tutte le pratiche si concludono nell’arco di due anni.Quindi, posso ritenere che qualcuno ha messo in giro una fake news e rassicurare tutti voi che niente è cambiato per quanto concerne le regole per l’ottenimento della cittadinanza italiana!Inoltre, ho chiesto informazioni circa la riapertura del consolato italiano in New Jersey (USA), visto che, dopo la mia interrogazione del 20 dicembre scorso in cui, data la rilevante presenza italiana nello Stato del New Jersey, chiedevo la riapertura del consolato, il Ministero degli Esteri aveva risposto con aperture in merito.Alla mia richiesta di chiarimento, il Direttore generale delle risorse umane del Ministero degli Esteri, Renato Varriale, ha risposto che la riapertura di un consolato in New Jersey è subordinata alla futura disponibilità di risorse finanziarie. Pertanto, ora, sta al Governo dirottare le dovute risorse affinché, finalmente, finisca questo vuoto che si è venuto a creare per la mancanza del consolato e dei relativi servizi che esso può offrire alla numerosa e dinamica Comunità italiana del New Jersey!”

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Roma Capitale. L’alternativa al termovalorizzatore è la discarica non la raccolta differenziata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

Roma. Bello sentirci raccontare favole: ci aiutano nel sonno e, alla fine, hanno anche una morale, un principio etico a cui attenersi.Questo nei bambini; negli adulti, invece, la favola, soprattutto se raccontata da chi ci governa, serve ad addormentare i cervelli.
Una di queste favole è che la raccolta differenziata dei rifiuti completa il ciclo del trattamento, sicchè possiamo produrre e riciclare in continuazione.In realtà nel trattamento dei rifiuti rimane una parte non riciclabile e il loro destino è la discarica o il termovalorizzatore. La discarica è una “buca” nella quale sono gettati i rifiuti, poi ricoperti di terra e lì rimangono.Il termovalorizzatore è un impianto che brucia i rifiuti, produce calore o energia elettrica. In questo modo si possono riscaldare le abitazioni o fornire energia elettrica. Parigi, Berlino, Londra, Vienna, Copenhagen hanno gli inceneritori.Roma, no.Più i rifiuti si riciclano e si portano al termovalorizzatore meno ci sono rifiuti in discarica, che è sempre più difficile individuare per la forte urbanizzazione del territorio.Occorre scegliere: riciclo e discarica o riciclo e termovalorizzazione.Chi dice altro racconta favole, tanto belle da addormentare i cervelli e, a Roma, la sindaca Virginia Raggi è una maestra affabulatrice. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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La mappatura dell’antisemitismo torna a Londra

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

In poche ore si sono verificate due aggressioni di stampo antiebraico.A Hackney, zona nord-est di Londra, davanti a una scuola ebraica un uomo ha gridato di voler “uccidere tutti gli ebrei” e poco dopo si è scagliato contro un ebreo che era nelle vicinanze: l’aggressore è finito in manette con l’accusa di razzismo.A Whitechapel, parte orientale della città famosa per i delitti attributi a “Jack lo squartatore” nell’autunno del 1888, un uomo armato di coltello ha inseguito e minacciato di decapitare un ebreo ortodosso di 40 anni: l’aggressore, 34 anni, è stato arrestato.L’Inghilterra, come altri paesi europei, ha fatto registrare un incremento dell’antisemitismo nel 2018: solo a Londra sono stati quasi 1000 gli episodi di odio antiebraico.Di uno degli atti contro gli ebrei accaduti lo scorso anno nel Regno Unito si sono avute novità negli ultimi giorni.Tristan Morgan è stato condannato al ricovero forzato in ospedale in seguito a una perizia psichiatrica.
Non sembrava aver alcun problema, quando nel luglio 2018 tentò di appiccare un incendio alla sinagoga di Exeter, capoluogo della contea inglese del Devon.Tristan Morgan rimase ustionato e un primo momento riuscì a scappare ma poi venne catturato della polizia.
L’uomo è vicino all’estrema destra inglese e scelse un giorno preciso per colpire il luogo di culto ebraico: il 21 luglio, una delle date in cui il Regno Unito celebra le vittime della Shoah.Un membro dell’estrema destra che colpisce un tempio ebraico in uno dei giorni in cui si ricordano i morti dell’Olocausto.Sembrerebbe una persona lucida, almeno nella sua perversa logica. E invece è stato dichiarato un individuo malato e mentalmente disturbato.Fatto sta che l’antisemitismo ha colpito e continua a colpire uno dei paesi più importanti d’Europa. L’odio antiebraico parrebbe non fermare la propria corsa, espandendosi in tutto il Vecchio Continente.

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Scuola – Mobilità: ogni anno solo il 2% dei docenti cambia regione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

Negli ultimi quattro anni si sono spostati lungo la penisola 342.374 insegnanti; di questi, 57.580 sono andati in un’altra regione. Vale a dire il 16,8% per cento. Se si eccettua il 2016/17, quando il deflusso è stato maxi per effetto della mobilità obbligatoria prevista per tutti gli assunti della Buona Scuola, ogni volta ha cambiato scuola il 10% del corpo docente. A scriverlo è oggi Il Sole 24 Ore, che ha realizzato anche un approfondimento sull’ultimo biennio: qualche giorno fa, il Miur, con effetto 1° settembre 2019, ha accolto 63.997 domande di docenti sulle 115.534 complessive presentate, pari al 55%; l’anno prima le richieste accolte erano state 58mila su 129mila (il 45%). Inoltre, è un dato oggettivo, riportato anche dall’Invalsi, che i trasferimenti non comportano alcun “impatto negativo sugli apprendimenti degli studenti”.
Secondo Anief, i dati pubblicati oggi dal primo quotidiano economico nazionale possono essere interpretati in molti modi, ma quello che fa scalpore è senza dubbio quel 16,8% di trasferimenti realizzati fuori regione. “Significa – commenta il suo presidente nazionale, Marcello Pacifico – che solo un docente su sei di quelli che fanno domanda di trasferimento cambia sede di servizio spostandosi di centinaia di chilometri. Se a questo aggiungiamo che il 90% dei docenti non si muove, si scopre che è un falso mito quello che vorrebbe lo spostamento, ogni anno, di tantissimi insegnanti da Nord verso Sud”.
Tra l’altro, sempre Il Sole 24 Ore ha fatto notare che gli spostamenti non comportano alcun “impatto negativo sugli apprendimenti degli studenti”. Secondo Annamaria Ajello, presidente dell’Invalsi, “basta guardare i risultati degli scorsi anni per confermare la tendenza: gli studenti delle regioni del Nord ottengono, mediamente, punteggi più elevati in italiano e matematica, nonostante l’andirivieni citato prima di docenti soprattutto del Sud. «La loro presenza temporanea – commenta Ajello – non determina alcun effetto negativo nel rendimento degli studenti, tanto che gli studenti settentrionali continuano a registrare i migliori risultati alle prove Invalsi. Ciò vuol dire che “il contesto”, complessivamente inteso, esercita un’influenza positiva tanto da far sì che il docente meridionale contribuisca efficacemente ai buoni risultati di quegli studenti. Per il Mezzogiorno il discorso si ribalta”. Perché, “l’impegno dei docenti, per quanto intenso, non riesce a compensare l’influenza negativa delle variabili non didattiche”. A proposito di contesto e di politiche nazionali dell’istruzione in tempo di autonomia.

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Scuola: La babele delle graduatorie dei precari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

A fine estate avremo il record di supplenze annuali, però con più di 200 mila precari in lista di attesa e il ministro dell’Istruzione secondo il quale mancano insegnanti. Anief chiede di tornare alla normalità, con un semplice doppio canale di reclutamento e un facile e immediato sistema di attribuzione delle supplenze. Il Miur e i sindacati devono finirla di giocare con l’abuso dei contratti a termine alimentato da una guerra tra poveri e immorali clientele. Attualmente sono cinque le graduatorie dei tanti insegnanti che aspirano a un posto fisso nella scuola (GM, GMRE, GAE, GI, MAD) e si potrebbe aggiungere una sesta (GPS). Tra graduatorie permanenti, ad esaurimento, i genitori italiani, assieme ai presidi, stavolta rischieranno di impazzire prima di trovare un docente per i loro figli, quando basterebbe fare incontrare domanda e offerta, garantendo anche la continuità didattica. All’inizio negli anni Novanta, con l’approvazione del Testo Unico (il dlgs 297/94), si era pensato a un sistema che da una parte permettesse di far avanzare chi superava con merito un concorso e dall’altra di stabilizzare anche chi veniva chiamato dallo Stato come precario per esigenze di bilancio: era il doppio canale di reclutamento, la metà dei posti riservati ai vincitori e idonei del concorso ordinario, l’altra metà a tutto il personale abilitato. Nel primo caso le graduatorie di merito (GM) erano valide per un triennio e comunque fino a concorso successivo (tanto da riservare la scelta del punteggio migliore ai candidati in caso di decadenza); nel secondo caso (GM) quelle che sono oggi le graduatorie ad esaurimento erano aggiornate annualmente in quanto permanenti. Le prime graduatorie durarono per ben dieci anni (prima di essere sostituite da quelle nuove, nel 2012 e nel 2016); le seconde, invece, prima furono aggiornate ogni ventiquattro mesi, poi trasformate, appunto, in esaurimento (GaE), riaperte per ben due volte a tutti gli abilitati all’insegnamento (2008 e 2012), aggiornate ogni tre e infine ogni quattro anni.

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Cancro alla prostata, nuovo test per identificarlo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

Un esame delle urine può diagnosticare il cancro aggressivo della prostata e prevede se i pazienti avranno bisogno di un trattamento nei 5 anni successivi. Inoltre, grazie a questo test, dal nome PUR (Prostate Urine Risk), sviluppato dai ricercatori della University of East Anglia (UEA) e della Norfolk and Norwich University Hospital, in Inghilterra, possono essere identificati anche coloro con una probabilità più bassa di aver bisogno del trattamento, evitando così gli esami invasivi per i pazienti a basso rischio. «Il cancro della prostata si sviluppa lentamente e non è causa di morte per la maggior parte degli uomini colpiti, ma sfortunatamente, al momento non abbiamo la capacità di dire in quali sarà necessario un trattamento radicale e in quali no» spiega Shea Connell, della UEA. Spesso le indagini attuali non sono sufficienti, basti pensare che fino al 75% degli uomini è negativo al cancro nonostante un livello elevato nel sangue di antigene prostatico specifico (PSA), uno degli esami svolti per l’indagine insieme a risonanza magnetica, biopsia e esplorazione rettale digitale. Al contrario il 15% tra coloro con un valore di PSA nella norma hanno il cancro, in alcuni casi (15%) di tipo aggressivo. Di conseguenza è stata istaurata una “politica di sorveglianza” che richiede esami di follow-up costanti e invasi, a cui circa il 50% degli uomini non aderisce. «Questo test ha il potenziale per migliorare il processo decisionale clinico aiutando a identificare gli individui senza cancro, quelli con malattia ma a basso rischio e quelli che dovrebbero essere trattati» spiega Robert Mills, del Norfolk and Norwich University Hospital. PUR è stato sviluppato a partire dall’esame dell’espressione di 167 geni nei campioni di urina di 537 uomini. I ricercatori hanno trovato una combinazione matematica di 35 geni differenti che possono essere utilizzati per calcolare il rischio. Il test fornisce una valutazione simultanea del tessuto non-canceroso e dei gruppi di rischio (basso, intermedio e alto) e mostra quanto il cancro sia aggressivo. Il test quindi può essere utilizzato non solo per la diagnosi di cancro senza procedure invasive, ma anche per identificare il rischio dei pazienti, riuscendo a prevedere se quelli che ne sono affetti o sotto sorveglianza attiva richiedono un trattamento. «PUR ha un enorme potenziale per trasformare la diagnosi e il trattamento del cancro alla prostata» conclude Mark Buzza, della Movember Foundation, che ha finanziato lo studio. BJU Int. 2019 May 20. doi: 10.1111/bju.14811. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31106513 – fonte:doctor33)

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Per guarire con più efficacia le cicatrici patologiche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

Il botulino, iniettato grazie all’aiuto del laser, è un ottimo alleato per trattare con più efficacia le cicatrici patologiche, quelle che tendono a estendersi anche sulla cute sana che le circonda. Matteo Tretti Clementoni, medico Chirurgo Plastico e Ricostruttivo con specializzazione nell’utilizzo di laser elettromedicali e socio Aiteb, è intervenuto al 24° Congresso Mondiale di Dermatologia di Milano con una relazione proprio sull’uso del laser insieme alla tossina botulinica per il trattamento dei cheloidi, ovvero le lesioni cicatriziali che si formano sulla pelle a seguito di traumi, abrasioni, ferite, ustioni o piercing.Il medico parte da una premessa: “La tossina botulinica ha il vantaggio di ostacolare la proliferazione di fibroblasti nelle zone della pelle danneggiate da cicatrici, ed è quindi in grado di migliorare clinicamente queste zone. Ma sappiamo anche che la stessa tossina botulinica se iniettata nella pelle sana non causa alterazioni ed è quindi sicura anche laddove ci fosse una imperfezione nella sua somministrazione”.Per il trattamento delle lesioni cicatriziali generalmente il farmaco più utilizzato è il cortisone, ma, studi scientifici, citati dal medico nella sede del Congresso, hanno dimostrato che il cortisone combinato con la tossina botulinica migliora la sua efficacia. Pur di fronte a risultati incoraggianti resta una oggettiva difficolta nella somministrazione del botulino, che si fa tramite iniezioni, in questi casi: la causa è la consistenza troppo solida dei cheloidi che arrivano a “piegare” l’ago dell’iniezione.
“Per agevolare il trattamento possiamo ricorrere al laser – spiega Tretti Clementoni – che può servire a fare dei piccoli fori di diverse profondità nella zona da trattare dentro i quali si può applicare il farmaco, il fluido si diffonde e viene assorbito con più facilità. Una tecnica questa, chiamata LADD, laser-assisted drug delivery e che stiamo sperimentando con risultati oltremodo soddisfacenti”.
AITEB è un’associazione di medici chirurghi senza fini di lucro che ha come obiettivo sul piano scientifico quello di sviluppare le conoscenze sul botulino e sulle sue applicazioni in medicina estetica. L’Associazione si propone di coinvolgere tutti i medici italiani interessati allo sviluppo delle tecniche che riguardano l’uso del botulino, esercitando con scientificità, trasparenza e rigore per raggiungere elevati standard qualitativi. Info su http://www.aiteb.it

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Due risultati chiari dalla maratona sul Patto per la salute per gli infermieri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

Si tratta dell’infermiere di famiglia come nel testo del documento e un percorso che in analogia con quanto fatto a suo tempo col DM 70/2015 per l’ospedale, si occuperà di sistematizzare, aggiornare e organizzare gli standard di assistenza sul territorio.
Queste le principali novità d’interesse della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche, FNOPI (oltre 450mila iscritti, la maggiore d’Italia) emerse dalla maratona per il Patto per la Salute voluta dal ministro della Salute Giulia Grillo per confrontarsi con tutti gli stakeholders sul documento che farà da base all’organizzazione sanitaria del prossimo triennio, alla quale a rappresentare la FNOPI c’era Nicola Draoli, componente del Comitato centrale della Federazione e presidente dell’ordine di Grosseto .Dall’infermiere di famiglia, quindi, asso nella manica per soddisfare i bisogni emergenti e sempre maggiori di cronici e non autosufficienti i cui numeri sono in costante crescita, fino alla valorizzazione dell’infermiere in attività e competenze dove oggi è presente, ma che non si sono potute sviluppare in modo omogeneo su tutto il territorio, come nell’emergenza-urgenza.Il decreto/regolamento sugli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza sociosanitaria territoriale dovrà prevedere secondo la bozza di Patto la valorizzazione e lo sviluppo delle competenze delle professioni.In particolare, di quella infermieristica, finalizzata alla copertura dell’enorme incremento di bisogno di continuità dell’assistenza, educazione terapeutica, in particolare soprattutto per i soggetti più fragili, affetti da multi-morbilità e grazie anche allo sviluppo di strutture intermedie (es.: ospedali di comunità) a gestione infermieristica.Ma soprattutto prevedendo l’implementazione sul territorio nazionale delle esperienze assistenziali efficaci a partire dall’infermieristica di famiglia e comunità.L’infermiere di famiglia è uno dei molteplici e importanti esempi delle competenze sviluppate dalla professione, ma ce ne sono molte altre anche riguardo all’assistenza ospedaliera e nell’emergenza urgenza. Proprio per questo FNOPI auspica che il nuovo Patto per la Salute sia volano per lo sviluppo e la valorizzazione delle competenze professionali degli infermieri.Così il SSN si innova, si rafforza e cambia nella direzione giusta, quella che serve ai nuovi bisogni di salute delle comunità, ha spiegato la Federazione all’incontro.
I risultati delle Regioni dove il modello è utilizzato da anni sono buoni e tangibili e il modello attuale è quello ottimale e dovrà solo essere formalizzato anche nel Patto e si dovranno sviluppare sempre maggiori competenze delle professioni per renderlo ancora più efficiente.Così la bozza di Patto prevede la realizzazione di un elevato grado di integrazione informativa e funzionale tra i diversi nodi della rete assistenziale (cure primarie, cure intermedie e ospedali per acuti) avvalendosi degli strumenti innovativi collegati alle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (ICT), la ridefinizione di tutti gli attori della cura accreditati nel territorio per la gestione dell’emergenza-urgenza e della cronicità instabile, anche con l’introduzione di modelli organizzativi dipartimentali “transmurali”, cioè di raccordo ospedale-territorio e delle centrali operative.E di questo gli infermieri sono e saranno protagonisti.

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Crisi rifiuti a Roma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

Roma Le organizzazioni sindacali dei lavoratori di Ama hanno incontrato nel pomeriggio la sindaca di Roma Virginia Raggi e la presidente Ama Luisa Melara, sottoscrivendo un documento comune per la nascita di una “Cabina di regia permanente per la riorganizzazione del servizio di pulizia e il decoro della città”.Per l’Unione Sindacale di Base si tratta di un atto dovuto verso i cittadini e i lavoratori Ama. Quello di oggi è infatti il primo passo verso “un nuovo sistema di relazioni industriali”, quanto mai necessario in una città che ha bisogno di un servizio efficiente fornito da un’azienda pubblica in salute.Adesso il pericolo da evitare è quello di concentrare l’attenzione e le energie sulla fase emergenziale e sul lavoro da svolgere per traghettare la Capitale fuori da una durissima crisi ambientale, rinviando sine die la soluzione degli annosi problemi che attanagliano Ama e la gestione del ciclo dei rifiuti a Roma.Occorre immediatamente lavorare per il futuro. Questo significa sì attivarsi per reperire le risorse finanziarie da investire in infrastrutture e mezzi, ma soprattutto concentrarsi su un piano assunzionale.L’aver messo nero su bianco che l’elemento fondante del nuovo corso è la responsabilità sociale d’impresa, con la valorizzazione e la tutela del personale, la salvaguardia dei diritti dei cittadini, la sostenibilità ambientale e l’equilibrio gestionale è per USB un fatto positivo. Troppo spesso si è voluto scaricare ogni responsabilità sulle spalle dei lavoratori, comodi capri espiatori per una situazione nata invece nelle stanze della politica.Nella cabina di regia USB sarà parte attiva affinché il documento sottoscritto oggi non si trasformi in una vuota dichiarazione d’intenti.

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Campidoglio: in vigore regolamento polizia urbana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

Roma. Dalle multe a chi imbratta o deturpa monumenti e beni storici a quelle per i bagni nelle fontane. E’ in vigore il nuovo Regolamento di Polizia Urbana, che prevede divieti e sanzioni per la tutela e il decoro della città, a garanzia della sicurezza dei cittadini. Con l’approvazione da parte della Giunta capitolina della delibera che stabilisce le nuove sanzioni pecuniarie minime, il provvedimento diventa immediatamente applicabile.Le nuove tabelle stabiliscono, infatti, gli importi delle sanzioni amministrative in forma ridotta, quelle che il trasgressore decide di pagare in tempi rapidi. Un parametro che la legge lascia fissare ai Comuni per rendere l’apparato sanzionatorio più efficace per la tutela del decoro della città.Tra le principali previste ci sono quelle per chi si bagna nelle fontane storiche oppure fa un uso scorretto di fontane, fontanelle e dei cosiddetti “nasoni”: in questi casi la pena pecuniaria, se pagata subito, andrà dai 160 ai 450 euro, a seconda della gravità della violazione.Le sanzioni previste per chi viola le prescrizioni che il Regolamento detta a tutela del decoro di parchi, giardini e aree verdi, se saldate in tempi rapidi, varieranno tra 100 euro per i casi più lievi fino ai 400 euro per quelli più gravi.Chi imbratta, deturpa o danneggia beni storici, artistici, monumentali, luoghi di culto, verrà punito con la sanzione amministrativa minima di 400 euro.
Fissati anche gli importi delle sanzioni, se pagate in misura ridotta, delle violazioni che riguardano le norme anti-alcol. Per la prima volta, infatti, il Regolamento incorpora i limiti orari alla somministrazione, vendita e consumo all’aperto di alcol in precedenza affidati a ordinanze temporanee. In questo caso le sanzioni variano da 160 a 400 euro.
Subito applicabili anche le sanzioni ridotte per chi mette in pratica comportamenti vietati nei luoghi pubblici, tra i quali la vendita di merci, bevande o servizi senza autorizzazione, i “bivacchi” o l’apposizione di adesivi e manifesti su beni pubblici e privati, segnaletica stradale e alberi: le sanzioni, se calcolate in misura ridotta, vanno da 250 euro a 400 euro per le violazioni più gravi.“Dopo 70 anni di attesa, abbiamo approvato un nuovo Regolamento di Polizia Urbana che rappresenta uno strumento completo ed efficace per la tutela e il decoro della città e per la sicurezza dei cittadini. Abbiamo superato la fase delle ordinanze, con misure innovative e moderne. Con quest’ultimo tassello l’intero apparato sanzionatorio diventa immediatamente applicabile. Alle sanzioni, da oggi, si affianca il Daspo urbano, una misura che permette alle autorità di allontanare chi si rende colpevole di gravi violazioni”, dichiara la Sindaca Virginia Raggi.

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New Vaccine in the Treatment of Rheumatoid Arthritis

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

CEL-SCI Corporation (NYSE American: CVM) announced that one of its key collaborators from Rush University Medical center, Dr. Adrienn Markovitz an Assistant professor in the department of Orthopedic Surgery, presented new LEAPS data at i-Chem2019, International Conference on Immunity and Immunochemistry in San Francisco, California on Wednesday July 3, 2019. The title of her presentation was “Vaccination with DerG LEAPS peptide conjugates incorporating distinct PG (aggrecan) epitopes protects by different immune mechanisms in the PG G1 domain induced mouse model of rheumatoid arthritis”. Dr. Markovitz also presented a poster on other aspects of her work on modulation of autoimmune arthritis by the tyrosine phosphatase enzyme SHP-1, and identification of immunogenic citrullinated proteoglycan epitopes that may play a role in this disease in mice and humans.The LEAPS work was performed in conjunction with researchers at CEL-SCI on CEL-4000 and a newly discovered LEAPS conjugate, DerG-PG275Cit. Both vaccines were evaluated alone and in combination in the model of proteoglycan [PG] induced arthritis (PGIA) called recombinant PG G1 domain-induced arthritis (GIA), an autoimmune mouse model of rheumatoid arthritis (RA).The conclusion presented by Dr. Markovitz’s was that vaccination with DerG LEAPS conjugates of distinct PG epitopes alone or together were effective at modulating the inflammatory response and arresting the progression of arthritis. As observed previously, the DerGPG70 conjugate modulated disease through up-regulation of Th2, and down-regulation of Th1 and Th17 responses. The results suggest that the two vaccines act mechanistically on different immune responses. The combination of the two vaccines provided not only broader epitope coverage, but also a greater therapeutic effect than either vaccine alone.
The LEAPS platform technology is currently being utilized to develop a therapeutic antigen-specific treatment for RA under a $1.5 million grant from the National Institute of Arthritis and Musculoskeletal and Skin Diseases (NIAMS), part of the National Institutes of Health (NIH). Upon completion of preclinical and Investigational New Drug (IND) enabling studies for the antigen-specific LEAPS vaccine treatment of RA, CEL-SCI intends to file an IND application with the U.S. Food and Drug Administration.

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