Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Stati Uniti d’Europa. Dobbiamo ancora aspettare

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

“Sulla difesa, preferisco parlare di un esercito di europei piuttosto che di un esercito europeo”. Cosi’ la candidata designata dai Ventotto alla presidenza della Commissione europea Ursula von der Leyen precisando che le truppe dei singoli Paesi possono essere “integrate” le une con le altre. Per essere una delle prime uscite su uno degli argomenti più toccanti per il miglioramento dell’Unione e una strategia di costruzione degli Stati Uniti… non è il massimo. Una posizione marcatamente confederale piuttosto che federalista e che, né più né meno, conferma l’attuale assetto.
L’esercito europeo è una degli aspetti più importanti, non perché potremmo avere tante belle baionette da usare per blindare i nostri confini (1) o, in un’ipotesi colonialista, per “civilizzare” qualche parte del mondo (queste cose le lasciamo volentieri alla storia…), ma perché significa strategia unica in tema di difesa, in sede Nato come in sede Onu e tutti gli altri trattati possibili ed immaginabili. Con le enormi conseguenze economiche che si possono immaginare, del tipo: chi vende le armi all’Arabia Saudita che alimenta la strage in corso in Yemen? Oggi c’è qualche singolo Paese dell’Ue che lo fa… domani con una politica unica sulla difesa non potrà essere certamente lo stesso. E poi la Libia, etc etc E se poi in questo esercito unico europeo ci fosse anche la Turchia ormai membro Ue a pieno titolo, tanti problemi verrebbero affrontati in modo diverso. Insomma, un situazione e un contesto che farebbero dell’Unione una potenza mondiale al pari di Usa,
Russia e Cina, e in quanto tale in grado di discutere con loro. Cosa che, ovviamente, non è possibile se ci presentiamo ai vari consessi con un esercito di europei (essenzialmente: francesi, tedeschi, inglesi… per quanto durano e ammesso che durino…, italiani e le varie “cenerentole” militari del nostro continente).
Prendiamo atto di questa sortita sulla difesa dell’ex-ministro tedesco della Difesa oggi premier Ue. Forse ha confuso il suo nuovo ruolo col vecchio….
Questo vuol dire che è molto probabile che il nuovo assetto che le ultime elezioni europee ci hanno dato non modificherà un granché l’attuale politica dell’Unione. E infatti gli equilibri non sono molto cambiati a parte alcuni ridimensionamenti dei grossi gruppi e l’avanzata di altri (all’opposizione o comunque – come i liberaldemocratici – proni a popolari e socialdemocratici). Siamo ancora all’inizio, per carità. Ma, almeno per quel che abbiamo rilevato, si parte male. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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