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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

L’Europa si rimette in moto, con molte incognite

Posted by fidest press agency su domenica, 14 luglio 2019

Sulla base del nuovo documento strategico approvato dal Consiglio europeo e sotto la presidenza finlandese, in questo semestre si porranno le basi per la nuova legislatura europea. Serve un grande impegno di stimolo e controllo. 11/7/2019. È ancora presto per capire quale sarà la linea della nuova Commissione europea e del nuovo Parlamento rispetto agli impegni dell’Agenda 2030. Se cioè gli Obiettivi di sviluppo sostenibile saranno davvero al centro dei programmi degli organi dell’Unione nei prossimi anni. In questi giorni però sono stati diffusi documenti importanti, che esprimono già un indirizzo.Ci riferiamo innanzitutto al dibattito del Consiglio Epsco (Employment, Social Policy, Health and Consumer Affairs Council) che si è riunito l’8 luglio sotto la presidenza finlandese. Il Consiglio si è posto il classico problema di chi vuole andare “oltre il Pil”, definendo i parametri che favoriscono il benessere collettivo in modo più completo rispetto al mero Prodotto interno lordo. Sulla base di un documento dell’Ocse e della presentazione del segretario generale Ángel Gurría, sono stati identificati quattro pilastri, the four pillars of well-being: miglioramento delle capacità individuali, riduzione delle diseguaglianze, aumento della protezione sociale, uguaglianza di genere. Appare evidente che queste priorità sono in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile a carattere sociale. I ministri partecipanti all’Epsco hanno concordato che il concetto di economia del benessere deve essere integrato nei programmi futuri dell’Unione, anche perché la sua salvaguardia è indispensabile per la crescita economica a lungo termine. Questa infatti, secondo il documento di sintesi della discussione, dipende a sua volta da quattro fattori:
una protezione sociale più inclusiva che consenta di ridurre le diseguaglianze;
maggiore attenzione all’eguaglianza di genere, migliorando l’accesso delle donne ai lavori di qualità, un migliore uso del tempo e politiche di conciliazione, forme di lavoro più flessibili, che nel complesso potrebbero accrescere il Pil anche del 9,6% entro il 2050;
più cura per la salute, con particolare attenzione alle malattie croniche, che provocano 550mila morti all’anno con una perdita di 115 miliardi di euro e che possono essere prevenute alzando il livello di protezione sanitaria;
modalità più accessibili di educazione e formazione, anche considerando che nei Paesi dell’Ocse le persone con una educazione superiore vivono in media sei anni di più rispetto a quelle con un basso livello culturale. Ci vuole dunque più istruzione di qualità e un più diffuso accesso al life-long learning. Queste considerazioni faranno da cornice a un documento sull’economia del benessere che la presidenza finlandese presenterà all’Epsco entro ottobre. Il Consiglio, nella stessa giornata, si è occupato di altri due temi importanti. Il primo è la “giusta transizione” a una economia climate neutral, come delineata dal documento della Commissione “Clean planet for all”, cominciando a delineare la risposta a queste due domande:quali politiche sociali a livello europeo e degli Stati nazionali possono meglio supportare la giusta transizione?
quali sono le azioni più urgenti, soprattutto se si prendono in considerazione gli effetti della transizione sui lavoratori meno qualificati?
L’altro argomento di dibattito è stato offerto dal documento della Commissione del maggio scorso “Supporting the Sustainable development goals across the world”, che delinea le politiche di cooperazione internazionale dell’Unione e degli Stati membri a supporto dell’Agenda 2030. Ci sono insomma una serie di premesse positive, ma non sarà facile raggiungere gli obiettivi, come segnala anche l’ultimo rapporto di Eurostat “Sustainable development in the European Union”. Dai dati emerge che sono stati compiuti progressi significativi in campo sociale, ma che è necessario affrontare con maggiore decisione temi epocali come il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità. (fonte: Asvis – Alleanza per lo sviluppo sostenibile)

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