Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Le istituzioni alla prova del discredito

Posted by fidest press agency su martedì, 16 luglio 2019

Il male oscuro che attraversa l’Italia incide direttamente nelle coscienze del suo popolo. Intendo riferirmi in primo luogo alla sistematica dissacrazione delle istituzioni, nessuna esclusa: dall’alto del colle sino al fondo marino. Lo facciamo più delle volte a ragione se pensiamo ai recenti inciuci di alcuni magistrati che puntavano al controllo clientelare e partigiano delle nomine ma così facendo fingiamo di non esserci resi conto che mettiamo insieme, in modo confuso, le istituzioni e quelli che le rappresentano pro-tempore. In effetti ci sembra che non siamo riusciti a trovare l’antidoto giusto per la separazione netta tra i due aspetti del problema. Il vulnus dovremmo, semmai, accreditarlo per intero ad un’etica comportamentale dei singoli ma dissociarla a ciò che rappresentano gli apparati statuali. Per farlo con efficacia occorrerebbe essere molto severi e tempestivi nell’isolare le pecore nere e punirle anche per il danno d’immagine che hanno provocato. Nessuna solidarietà corporativa dovrebbe essere accettata a tutti i livelli di comando per far capire alle parti coinvolte che ci troviamo al cospetto di istituzioni sane e che devono lasciare intatte la loro rispettabilità e decoro. Ma da tutto questo deriva un’altra riflessione che è data dalla necessità di farsi carico di decisioni in tempo reale, pur nel rispetto delle tutele degli accusati a difendersi e a rappresentare le proprie ragioni nelle sedi competenti. Oggi i tempi si accorciano rendendoci intolleranti alle attese. Ne evidenziamo i segni ovunque: da chi aspetta alla fermata il bus da prendere, da chi deve fare la fila negli uffici pubblici e privati, da chi deve attendere per una sentenza da passare in giudicato e qui siamo, com’è noto, ai tempi biblici e via di questo passo. Vi è anche il discorso tra causa ed effetto tra chi delinque e viene arrestato ma poi lo si ritrova a reiterare l’illecito il giorno dopo e nello stesso posto. Vi aggiungiamo quei reati alla proprietà sempre più frequenti e che spesso le vittime li subiscono rinunciando a denunciarli per sfiducia nei confronti del “sistema” ma spesso fanno gridare agli statistici che taluni reati sono diminuiti. A questo punto non chiediamo al parlamento di legiferare perché vi sono già tantissime leggi ma di renderle operative e soprattutto tempestive offrendo agli addetti ai lavori gli strumenti più idonei per far sentire la presenza dello stato forte e determinata. Nel “gioco” tra guardie e ladri non possono esserci scambi di ruoli, nel corso d’opera, e talvolta lo stesso “silenzio” si percepisce come complicità. (Riccardo Alfonso direttore Centri studi politici e sociali della Fidest)

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