Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

“Crimine sacro”, definisce Sofocle la trasgressione di Antigone all’editto di Creonte

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 luglio 2019

Vi fa da contraltare il detto latino: Dura lex, sed lex. Questi due aspetti sono presenti e condizionano sovente i comportamenti umani nel loro modo di agire e di correlarsi nei rapporti con i propri simili e con la stessa natura. Nella fattispecie pratica vorrebbe dire che nessun precetto normativo può esimersi da un giudizio di valore in conformità alla legge ma che può essere trasgredito in stato di necessità personale e nel rapporto con altri soggetti in determinate situazioni di pericolo. E’, ovviamente, un modus operandi in cui entra in gioco non solo il fatto in sé ma anche la sensibilità di chi è preposto ad interpretarne la gravità. Per dirla con Platone si tratta di una gerarchia delle idee-valori spirituali e materiali che mette in gioco le nostre sensibilità nel profondo come può essere, ad esempio, un amore sacro ed uno profano. Sono identità divisive, dicotomiche, tra l’eguale e il disuguale che non si escludono a vicenda ma che possono essere complementari. C’è, semmai, da ricercare un punto di sintesi.
Questa premessa si cala in molti casi della vita e ci obbligano, sovente, a scelte dolorose ed anche contra legem e che, per l’appunto, Sofocle le definisce dei “crimini sacri”.
Oggi se richiamo questi aspetti lo devo al fatto che i media tendono a trascurarli in alcuni casi o in altri ad enfatizzarli sino ad offrici una visione distorta dell’evento e a dare dei soggetti coinvolti un’immagine di sé deprivata dalle ragioni profonde che possono averle determinate o per contro attribuirne un’enfasi fuori luogo. Occorre, invece, che il cronista o si limita alla sola arida narrazione dei fatti o, se intende commentarli, di dotarli di maggiori elementi di valutazione per consentire a chi legge o vede, attraverso il piccolo schermo, di farsi un’idea influenzata dalle opinioni del reporter.
E’ che in molti di noi l’idea che si possa violentare, uccidere, seviziare un nostro simile per motivi futili o per passioni violente da tempo covate o per un raptus, ci lascia profondamente colpiti tanto che vorremmo essere nei pensieri del criminale per capire cosa ha originato questo scatenamento di aggressività e se è possibile esorcizzarle preventivamente. In altri termini è colpa del sistema di vita che abbiamo instaurato o deriva da una malformazione genetica dove i valori sono rovesciati e non si riesce più a distinguere il bene dal male? (Riccardo Alfonso)

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