Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Economia globale e tensioni sulla crescita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 luglio 2019

Di Adrien Pichoud, Chief Economist e Head of Multi-Asset di SYZ Asset Management. Perturbando l’esistente catena di approvvigionamento mondiale, con l’imprevisto aumento dei costi di produzione per le industrie, e, cosa più importante, creando profonde incertezze riguardanti il contesto economico futuro, le sanzioni commerciali e i dazi sono stati un grosso ostacolo per gli investimenti societari e l’attività industriale. Data la recente escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Cina, nonché la possibilità dell’applicazione di dazi sulle esportazioni messicane da parte degli USA, è improbabile che lo scenario commerciale e di crescita avverso migliori nel breve periodo.
Stati Uniti
• Il dissiparsi dell’effetto delle misure di stimolo fiscale pesa sull’attività interna. Il FMI ha recentemente rivisto al ribasso le stime di crescita per l’anno in corso al 2,3%, e all’1,9% per il 2020. Dopo un primo trimestre sorprendentemente solido, i diversi indicatori in tempo reale della crescita del PIL evidenziano un’espansione più debole per il secondo trimestre, con una crescita su base annua compresa tra l’1% e l’1,5%. Oltre alle tensioni commerciali, anche la politica fiscale interna sta avendo un impatto meno positivo sulla crescita. L’impeto fornito dal Tax Cuts and Jobs Act ha sostenuto la crescita del PIL lo scorso anno, ma l’impatto è svanito nel tempo. Difficilmente l’economia statunitense potrà accelerare senza ulteriori misure di stimolo fiscale e un ampliamento del deficit pubblico.
• Debolezza del settore industriale
La produzione industriale statunitense è in calo dell’1,2% rispetto all’inizio dell’anno e la creazione di posti di lavoro nel settore è sostanzialmente cessata. I nuovi ordini all’esportazione hanno smesso di aumentare, penalizzati dal rallentamento mondiale della crescita, degli investimenti, dei consumi e degli scambi commerciali. La flessione nel 2018 della serie di investimenti sostenuti dal taglio delle tasse e una domanda più debole sono risultati in un rallentamento della spesa in conto capitale. Quanto più durerà questa “bolla d’aria”, tanto più rischia di aver un impatto su tutta l’economia statunitense, in particolare se influisce sulla fiducia delle imprese e delle famiglie. Gli sviluppi dei negoziati con la Cina saranno fondamentali per il sentiment. Nel frattempo, intrattenere la prospettiva di un allentamento monetario è un modo per la Fed di sostenere la fiducia.
Europa
• Tassi – I tassi tedeschi ritornano in territorio negativo – al di sotto dei tassi giapponesi L’economia europea storicamente registra una convergenza strutturale verso uno scenario simile a quello giapponese. Sia la BCE che la BoJ hanno portato i tassi di riferimento a breve termine in territorio negativo nel 2016. Nel 2017 però, l’eurozona ha registrato una breve ma intensa accelerazione della crescita, che ha portato a una temporanea revisione al rialzo delle aspettative relative ai tassi, all’annuncio della normalizzazione monetaria e tassi dei bond a lungo termine ritornati ad aumentare. In Giappone invece, gli interventi della BoJ e il ridotto margine di una ripresa dell’inflazione e della crescita nominale hanno mantenuto i tassi dei titoli di Stato a lungo termine ancorati attorno allo zero. Dallo scorso anno però, la realtà ha iniziato a prevalere e i tassi in euro hanno ripreso a convergere verso i livelli giapponesi, accompagnati dalla crescita del PIL, dall’inflazione e dalla politica monetaria. A maggio i rendimenti del decennale tedesco sono scesi al di sotto di quelli del JGB decennale.
• Theresa May: atto finale Dopo un altro tentativo fallito di interrompere la fase di stallo della Brexit, negli ultimi giorni di maggio il primo ministro Theresa May ha deciso di dimettersi. Le probabilità di un mancato accordo sono ricomparse e la May sarà probabilmente sostituita da un “brexiteer”. Il tempo passa e restano solo sei mesi per risolvere la situazione. A farne le spese è stata soprattutto la sterlina, scesa a 1,26 nei confronti del dollaro. Nonostante un contesto caratterizzato da una crescita robusta, una banca centrale non accomodante e miglioramenti nei deficit gemelli, la sterlina continua a subire l’impatto della saga della Brexit.
Cina
• La crescita debole spinge a ricorrere a un ulteriore allentamento monetario. A maggio l’indice PMI manifatturiero della Cina ha registrato una contrazione, dal 50,1 al 49,4. La ragione del rallentamento è stata principalmente la debolezza della domanda globale, con nuovi ordini e nuovi ordini all’esportazione in diminuzione. La maggior parte degli indicatori (investimenti obbligazionari, produzione industriale e vendite al dettaglio) sono in calo e sono scesi al di sotto delle aspettative nel corso degli ultimi due mesi. Solo le vendite al dettaglio hanno registrato una ripresa a maggio, in parte per effetto delle vacanze. A meno di un rapido allentamento delle tensioni commerciali, le autorità cinesi potrebbero essere costrette ad adottare una politica monetaria e fiscale ancor più accomodante per sostenere la crescita.
• Materie prime – Il petrolio crolla sulla scia di una crescita potenzialmente più bassa. Dopo un rally costante quest’anno, a maggio i prezzi del petrolio hanno fatto segnare il primo mese negativo. Le crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran e il netto calo delle esportazioni di petrolio iraniane, in seguito alla decisione degli USA di non rinnovare le esenzioni, non hanno fatto altro che acuire i timori per la crescita mondiale che hanno penalizzato i prezzi dell’energia. L’indice PMI manifatturiero mondiale ha continuato a scendere in seguito all’ulteriore escalation della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Il prezzo del greggio è stato inoltre penalizzato dalle pubblicazioni di dati elevati relativi alle scorte di petrolio statunitensi.
• Cambi – Lo yen giapponese e il franco svizzero ritrovano la loro qualifica di bene rifugio Il trend rialzista degli attivi rischiosi, cominciato all’inizio del 2019, ha invertito la tendenza in seguito al ritorno sotto i riflettori della guerra commerciale, con la maggior parte dei mercati azionari e tutti i settori che hanno chiuso il mese di maggio in territorio negativo. D’altro canto, l’orientamento accomodante delle banche centrali ha contribuito al rally degli attivi non rischiosi come i titoli di Stato, l’oro e le valute come il franco svizzero e lo yen giapponese. Queste valute hanno ritrovato la loro qualifica di bene rifugio, guadagnando rispettivamente l’1,8% e il 2,9% nei confronti del dollaro USA in un contesto caratterizzato da mercati dei cambi poco volatili. In uno scenario in cui i mercati stanno scontando i tagli dei tassi d’interesse negli Stati Uniti e gli interrogativi su un indebolimento della crescita mondiale stanno facendo aumentare le probabilità di una potenziale recessione, le valute considerate beni rifugio potrebbero continuare a brillare
• Azioni – Sottoperformance dei settori europei dell’automotive e bancario Il famoso detto “vendi a maggio e scappa”, secondo il quale il mese di maggio sarebbe un mese nefasto per i mercati finanziari, si è rivelato vero per i mercati azionari, in particolare per i settori ciclici europei e per quelli sensibili ai tassi d’interesse come l’automotive e quello bancario. L’indice STOXX Europe 600 ha chiuso il mese di maggio al -5,7%, mentre i settori dell’automotive e bancario hanno perso rispettivamente il 13,7% e l’11,6%. Il settore automobilistico europeo non è rimasto immune al riemergere delle tensioni commerciali. Inoltre, anche le banche europee sono state sotto pressione, in seguito al taglio dei tassi d’interesse in Europa, con il Bund tedesco e le OAT francesi decennali che hanno perso rispettivamente 23 e 16 punti base.
• Le incertezze politiche rendono volatile il mercato Il tweet di Trump di inizio anno riguardante l’incremento dei dazi doganali nei confronti della Cina ha amplificato i timori di una continua stagnazione della crescita. Per ora le tensioni hanno riguardato essenzialmente gli Stati Uniti e la Cina, ma nei prossimi mesi le ritorsioni potrebbero estendersi ad altri beni, servizi o aree geografiche. Di conseguenza, i mercati hanno perso terreno, con l’indice MSCI World in valuta locale che ha ceduto il 6%, mentre il VIX è salito dal 13 al 19 sulla scia di questo mix tossico di crescita deludente e incertezze generate dalla guerra commerciale.

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