Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Archive for 22 luglio 2019

Riunione operativa tra i membri dell’Intergruppo parlamentare Italia – Repubblica Dominicana

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

intergruppo parlamentareSi è svolto questa mattina, a Montecitorio, una riunione operativa tra i membri dell’Intergruppo parlamentare Italia – Repubblica Dominicana, l’ambasciatore italiano a Santo Domingo, Andrea Canepari e la rappresentante dell’ambasciata dominicana a Roma, Gina D’Alessandro Ricart.Durante l’incontro, presieduto dall’on. Iolanda Di Stasio e alla presenza dei deputati Fucsia Nissoli Fitzgerald, Ciro Maschio e Giuseppina Occhionero, si è discusso delle possibili azioni da intraprendere per rafforzare la presenza delle eccellenze commerciali e industriali italiane nel Paese caraibico.“L’Italia, da sempre presente nell’isola caraibica con una numerosa comunità che vanta la presenza di validi imprenditori e commercianti, si trova adesso ad affrontare nuove sfide nel settore industriale e commerciale che vanno colte senza indugio – hanno dichiarato i partecipanti – il mercato dominicano si è dimostrato sensibilmente interessato al made in Italy, in tutte le sue sfaccettature, dal settore edile a quello enogastronomico, passando per l’industria automobilistica. Questa sensibilità vogliamo diventi un’opportunità da far cogliere ai nostri imprenditori, la Repubblica Dominicana è un Paese amico che sta crescendo e nel quale possiamo avere un ruolo cruciale”.

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Discesa a remi del Danubio

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

Partirà domani, 23 luglio, dallo storico club remiero, uno dei più antichi di Vienna, il Donahort Ruderverein, la Discesa a remi del Danubio, da Vienna a Budapest, organizzata dal Circolo Canottieri 3Ponti con il contributo della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale. Un percorso di circa 300 chilometri, un’impresa impegnativa, sia dal punto di vista fisico che mentale, per canottiere e canottieri. In questa edizione, la terza, atleti del Pararowing affiancheranno gli atleti Master del Circolo, nel segno dell’inclusione e dello sport come opportunità per tutti. Italiani ed austriaci i ragazzi del Pararowing che parteciperanno. Tra loro tre ragazzi ed una ragazza non vedenti o ipovedenti con i loro accompagnatori, anch’essi canottieri. Un’opportunità resa possibile dal fondamentale contributo della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, e dalla fiducia che il suo Presidente, il Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, ha voluto ancora una volta riporre negli organizzatori della Discesa del Danubio – Riccardo Dezi e Giulia Benigni, Presidente e Vicepresidente del Circolo Canottieri 3 Ponti – e, soprattutto, negli atleti coinvolti. L’evento sportivo nasce proprio da un’idea dei due allenatori, tecnici di Canottaggio di IV livello europeo, che l’hanno realizzata con successo nel luglio del 2017 e del 2018 con i loro atleti Master del Circolo Canottieri 3 Ponti. Quest’anno, dato il particolare interesse e la grande attenzione che entrambi hanno nei confronti dell’attività remiera svolta da atleti diversamente abili (Riccardo Dezi è Direttore Tecnico del settore Pararowing del Circolo Canottieri Aniene, allenatore dell’equipaggio societario PR3 vincitore della medaglia di bronzo ai Campionato Mondiali del 2017 a Sarasota, composto da Paola Protopapa, Lucilla Aglioti, Luca Agoletto e Tommaso Schettino), i due allenatori ritentano l’impresa, presentando stavolta un gruppo INCLUSIVO ed INTERNAZIONALE che prevede, accanto ad una compagine dei Master del CC3P, la presenza di atleti diversamente abili (tra loro stesso Luca Agoletto e Daniele Stefanoni, atleta PR2 del CcAniene, medaglia di bronzo lo scorso anno ai Campionati del Mondo), andando a comporre in totale 4 equipaggi da 8 con timoniere.
Sei le tappe della Regata: la prima, Martedì 23 luglio, di 45 km, si fermerà a Bad Deustch Altemburg, località termale della Bassa Austria. Mercoledì 24, gli atleti percorreranno a remi i 30 km che li separano da Bratislava, in Slovacchia, dove pernotteranno per proseguire il giorno successivo verso Gonyu, piccola cittadina dell’Ungheria. Questa di Giovedì 25, la terza, sarà la tappa più dura: 63 km da remare tutti in un giorno passando anche attraverso le 2 chiuse di Kunovo e Dunakility. Venerdì 26 luglio la quarta tappa permetterà agli equipaggi di raggiungere Komarno (in Slovacchia) in una vogata lunga 40 km. Sabato 27, invece, la penultima tappa li porterà di nuovo in Ungheria nella città di Esztergom. La mattina di Domenica 28 luglio vedrà l’imbarco del gruppo per affrontare l’ultima tappa: 60 km fino a Budapest con una sola sosta a Szentendre. L’impresa si concluderà presso il Wiking Yacht Club di Budapest.
La disciplina del Pararowing, di coppia o di punta, è rivolta ad atleti portatori di disabilità. L’Adaptive Rowing è stato introdotto con questo nome nel 2005 nel programma Paralimpico e ai Giochi Olimpici di Pechino 2008 ha fatto parte per la prima volta del programma ufficiale delle gare (Italia medaglia d’oro nel quattro con LTAMix); nel 2013 il Congresso FISA ha cambiato il nome della disciplina in Pararowing e nel 2017 ha cambiato anche le terminologie AS, TA e LTA in PR1, PR2 e PR3. Il Pararowing oggi si pratica in tutta Italia ed è in costante crescita per l’evidente migliormento che apporta alla vita e al benessere degli atleti. La Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale – che sostiene l’evento sportivo voluto da Dezi e Benigni – opera nei campi della sanità, della ricerca scientifica, dell’assistenza alle categorie sociali deboli, dell’istruzione e formazione, dell’arte e cultura.

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Scuola: Maestri con diploma magistrale, la Cassazione non annulla la plenaria del Consiglio di Stato

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

Le Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione hanno respinto il ricorso del gruppo di maestri diplomati fino al 2002, confermando la sentenza del Consiglio di Stato, che a fine 2017 ha escluso dalle graduatorie a esaurimento per le scuole materne ed elementari gli insegnanti in possesso del solo diploma magistrale che non avessero partecipato alle sessioni di abilitazione o ai concorsi. Secondo la suprema Corte, la decisione “rimane entro l’ambito di interpretazione e ricostruzione di una complessa normativa”. Il sindacato Anief, che prima e più di tutti, si è opposto all’estromissione dei maestri con diploma magistrale dalle GaE e degli oltre 7 mila docenti di fatto licenziati dopo essere stati immessi in ruolo, non si fermerà certo qui. Impugnerà, uno per uno, tutti i provvedimenti di licenziamento che il Miur dovesse attuare nei confronti proprio dei docenti immessi in ruolo “con riserva” e che hanno svolto l’anno di straordinariato con esito positivo. Anief, inoltre, mentre attende entro il 2020 l’esito del reclamo collettivo già presentato al Consiglio d’Europa e dichiarato ammissibile da un anno, chiederà ai giudici amministrativi di sollevare il caso dei diplomati magistrale di fronte alla Corte di Giustizia Europea, così come è già avvenuto con la sentenza “Mascolo” che nel 2014 ha condannato l’Italia per abusiva reiterazione dei contratti a termine.Entro il mese di settembre, infine, il sindacato, appena inserito nell’alveo dei rappresentativi e titolati a sedere ai tavoli della contrattazione nazionale, valuterà la possibilità di presentare una class action per risarcire i docenti dai danni prodotti nei loro confronti e far dichiarare la responsabilità risarcitoria dello Stato italiano, colpevole di aver ingannato per anni i docenti con diploma magistrale conseguito entro l’a.s. 2001/2002 negando la validità abilitante del loro titolo.
L’Anief, unico sindacato che da sempre si è schierato al fianco di questa particolare categoria di docenti abilitati e da sempre chiede a gran voce la riapertura delle GaE, le graduatorie ad esaurimento, per sanare questa e altre illegittimità compiute a discapito dei tanti docenti abilitati esclusi dall’accesso al “doppio canale” di reclutamento, non si dà per vinta e conferma l’intenzione di procedere presso i competenti Tribunali del Lavoro per impugnare ogni singolo licenziamento che dovesse intervenire nei confronti dei docenti immessi in ruolo “con riserva” che hanno superato l’anno di prova.

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Scuola: Regionalizzazione, Pacifico (Anief) risponde alla lettera inviata dai Governatori del Lombardo-Veneto al premier

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

Il sindacalista autonomo chiede al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte di non svendere l’unità nazionale: la scuola è già autonoma, può interagire col territorio e rispondere alle realtà del Paese. Sta allo Stato garantire servizi standard. Noi, assieme alla stragrande maggioranza dei lavoratori della scuola, siamo contro la secessione mascherata. In Spagna, chi nella Catalogna ha cercato di minare l’unità nazionale è stato processato e condannato. Persino la Sicilia autonoma non ha mai assunto i suoi insegnanti. Il dibattito è pretestuoso. Siamo pronti a offrire le consulenze del nostro ufficio legale per far dichiarare la norma incostituzionale dalla Consulta. La volontà di un elettore su dieci non può dividere l’Unita d’Italia raggiunta da 150 anni. Dopo le parole durissime di sabato sera, i Governatori di Lombardia e Veneto, Attilio Fontana e Luca Zaia, hanno scritto al presidente del Consiglio per comunicargli che sono decisi a non firmare l’intesa sull’autonomia differenziata, se sarà quella derivante dagli ultimi accordi presi tra i ministri della maggioranza parlamentare: “Vogliamo una autonomia vera, non un pannicello caldo che produrrebbe ulteriori guai”, si legge nella lettera, e “se si continua con una farsa, come accaduto finora, è evidente che non firmeremo nulla”. “Noi – continuano Fontana e Zaia – restiamo aperti al dialogo con Lei, Presidente Conte, e pronti a cambiare opinione se il testo delle intese sarà capace di rispondere alle esigenze della vita vera che abbiamo provato a descrivere”. I due presidenti di regione rivendicano “una bozza di intesa seria” e “con altrettanta velocità” si impegnano “a replicare in modo costruttivo”. Quindi avvertono il premier: sia “però chiaro che noi non firmeremo un accordo senza qualità come quello per ora che si sta profilando”.
Per il presidente del sindacato della scuola Anief, Marcello Pacifico – che continua a reclamare un decreto urgente per salvare la scuola dal caos sicuro di inizio del prossimo anno scolastico – le parole dei due Governatori rappresentano un evidente tentativo di mettere il premier con le spalle al muro. Intimandogli di approvare una legge, per il presunto bene di tutti i cittadini italiani, ben sapendo che le cose non stanno così: “I vantaggi derivanti dall’autonomia differenziata trasformata in legge così come la vorrebbe la Lega – dice il leader dell’Anief – si materializzerebbero esclusivamente per i cittadini e gli alunni delle regioni che rappresentano Fontana e Zaia. Probabilmente anche per qualche altra regione. Di sicuro, non per quelle oggi già prive di svariate risorse e servizi, che dalla regionalizzazione avrebbero alla lunga solo da perdere”.
Il professor Marcello Pacifico si rivolge al presidente del Consiglio, a nome di migliaia di lavoratori che rappresenta, ma anche di tantissimi non iscritti all’Anief ma lo stesso ben convinti del male che incarna l’autonomia differenziata della Lega: “Il premier Giuseppe Conte si confermi, in qualità di Capo del Governo, garante di quell’unità nazionale che la scuola pubblica italiana incarna da quando è stata costituita. Uscire fuori dall’offerta formativa nazionale, trasformandola in un ‘affare’ locale, da gestire in base non alle esigenze degli alunni, le quali evidentemente sono le stesse in Sicilia come in Veneto, in Friuli come in Calabria, associandola invece alle risorse della regione dove sono collocati gli istituti, rappresenterebbe un ritorno all’Ottocento”. “Si tratterebbe – continua il sindacalista autonomo – pure di un evidente arretramento rispetto ai principi basilari della Costituzione italiana, scritti a chiare lettere a partire dagli articoli 3, 33 e 34. Siamo così convinti di quello che diciamo che il nostro sindacato si dice pronto sin d’ora a patrocinare, presso la Consulta, un maxi-ricorso per dimostrare l’incostituzionalità dell’infausto progetto leghista. Se giovedì potrebbe essere la giornata decisiva per capire il destino del Governo gialloverde – conclude Pacifico – allora è bene che sulla decisione si tenga conto di questi aspetti imprescindibili per il futuro del nostro Paese”.

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Un sondaggio evidenzia i rischi a cui sono esposti i venezuelani vulnerabili in fuga

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

Un sondaggio sui cittadini venezuelani fuggiti dal proprio Paese ha rilevato che nel corso del viaggio la metà (50,2%) delle famiglie intervistate è stata o continua a essere esposta a rischi specifici legati a età, genere, condizioni di salute o altre esigenze, o perché hanno dovuto compiere scelte drastiche per sopravvivere, fra cui chiedere l’elemosina, mandare i figli a lavorare o prostituirsi.Questi sono alcuni dei risultati del sondaggio pubblicato oggi dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati. I risultati si basano su 7.846 interviste realizzate in diversi Paesi dell’America Latina e dei Caraibi da gennaio a giugno 2019, in occasione delle quali è stato chiesto alle persone intervistate di riportare la propria esperienza e quella delle proprie famiglie.
Nonostante i governi della regione abbiano rilasciato numerosi permessi di soggiorno temporanei ai cittadini venezuelani, il 34% degli intervistati ha dichiarato di non possedere alcun tipo di documento, a causa del fatto di essere entrato irregolarmente in un determinato Paese o di possedere un permesso scaduto. Il resto era in possesso di visti turistici o temporanei, e solo il 4% aveva un documento di soggiorno permanente.
Circa il 66% degli intervistati ha dichiarato di essere disoccupato o di lavorare in nero, e il 43% di aver incontrato difficoltà per trovare alloggio, soprattutto a causa dell’assenza di fondi e di documenti, nonché per le discriminazioni legate alla propria nazionalità.La raccolta di informazioni dettagliate sulle esigenze di protezione è fondamentale per assicurare analisi e risposte coerenti, tempestive e basate su dati concreti, e per individuare lacune nell’assistenza e nei servizi forniti.Il sondaggio, condotto tramite uno strumento standardizzato di monitoraggio delle esigenze di protezione, ha già determinato l’adozione di misure concrete che permettono agli intervistati di segnalare le persone considerate a rischio affinché ricevano aiuto e supporto a lungo termine. Fra gennaio e giugno, con questa modalità oltre 1.500 persone sono state inviate ai servizi di consulenza o di altro tipo.Considerati i rischi derivanti dall’assenza di documenti, l’UNHCR accoglie con favore la strategia concordata dai governi della regione a Buenos Aires il 5 luglio scorso per facilitare l’integrazione di rifugiati e migranti venezuelani, grazie anche al rafforzamento dei processi di registrazione e di ottenimento dei documenti. La strategia rientra nel Processo di Quito, un’iniziativa condotta dai governi al fine di armonizzare le politiche e le prassi statali, coordinare la risposta umanitaria e migliorare l’accesso ai servizi e ai diritti per rifugiati e migranti venezuelani.A completamento di tali sforzi compiuti dagli Stati e al fine di rispondere alle esigenze di protezione, assistenza e integrazione di rifugiati e migranti venezuelani, ad aprile 2018 è stata istituita una Piattaforma regionale di coordinamento inter-agenzie (Regional Inter-Agency Coordination Platform), mentre lo scorso dicembre è stato lanciato un Piano Regionale di Risposta per rifugiati e migranti (Regional Refugee and Migrant Response Plan).

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Scuola: Regionalizzazione, la partita non è chiusa

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

I Governatori di Lombardia e Veneto si dicono contrari all’accordo raggiunto in Consiglio dei Ministri perché non vogliono lasciare il personale della scuola allo Stato e la Scuola sotto l’egida dell’amministrazione centrale. Marcello Pacifico (Anief): Abbiamo fermato il loro vero obiettivo che era di prendersi le risorse destinate alle altre regioni con la scusa di una maggiore autonomia.La verità è che le scuole sono autonome per Costituzione e, fin quando saremo un Paese unito, l’interesse dello Stato sarà sempre superiore agli interessi di partito. Zaia e Fontana se ne facciano una ragione. Noi, come sindacato, in contrattazione decentrata ci opporremo a ogni barriera sulla mobilità di docenti e Ata tra i diversi territori di questa nostra bella Italia.La partita sulla regionalizzazione senza scuola non è affatto chiusa: i governatori del Lombardo-Veneto, Attilio Fontana e Luca Zaia, minacciano infatti di non firmare l’accordo raggiunto il 19 luglio in Consiglio dei Ministri, che lascerebbe sostanzialmente fuori l’istruzione pubblica dall’autonomia differenziata. Dopo aver contestato la ricostruzione del vertice legastellato del 19 luglio definita “cordiale”, si rivolgono al premier Giuseppe Conte: “Pensavamo fosse così autorevole da chiudere la partita e invece la prolunga senza fine”. Significa, quindi, che sul progetto di spezzettamento dei servizi pubblici nazionali, scuola compresa, i giochi non sono ancora fatti.
Ancora di più perché qualcosa sulla scuola la Lega sembra averla portata a casa: nella discussa intesa di ieri, raggiunta a Palazzo Chigi, sembra infatti che è stato comunque approvato l’assurdo vincolo di permanenza di cinque anni per le nuove assunzioni dei docenti. Inoltre, è vero che è stato soppresso l’articolo 12 del testo della ministra Erika Stefani che prevedeva l’assunzione diretta dei docenti su base regionale, come chiesto dalla Lega. Ma rimane in piedi l’idea dei ministri e parlamentari del Carroccio di trasformare i lavoratori della scuola in impiegati regionali, di assumerli con selezioni regionali e obbligarli a svolgere un orario di lavoro maggiorato che viene spacciato anche per aumento di stipendio. Il primo a non arrendersi è il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, fautore del motto ‘la scuola regionale si farà’. Non è da escludere che il tema possa essere ripreso la prossima settimana, forse già dopodomani, nel corso di un nuovo vertice con all’ordine del giorno i nodi delle risorse finanziarie e delle soprintendenze.

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Scuola: Record docenti precari, 40 mila solo in Lombardia

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

Ultima settimana per approvare il decreto legge per non compromettere l’anno scolastico, in Consiglio dei Ministri prima della pausa estiva. Se si vuole evitare di lasciare scoperte anche le 60 delle 200 mila cattedre che dovranno essere affidate ai supplenti lasciando fuori, docenti abilitati, vincitori di concorso e precari storici, serve un decreto urgente che permetta di attingere direttamente dalla seconda e terza fascia delle graduatorie d’istituto e da quelle di merito degli idonei dei concorsi ordinari e straordinari, confermando chi ha avuto i ruoli con riserva. Marcello Pacifico (Anief): Se si vuole evitare il ridicolo con altre decine di migliaia di nuove cattedre scoperte dopo le 50 mila dell’ultimo triennio, bisogna garantire l’assunzione di tutto il personale abilitato all’insegnamento, da anni supplente della scuola, persino assunto in ruolo dopo il superamento dell’anno di prova o vincitore di concorso.“I numeri non sono opinioni e presto il ministero dell’Istruzione verrà travolto da un’ondata di supplenze annuali senza precedenti, da affidare, anche in autunno inoltrato, a precari privi di titoli ed esperienza, mentre gli abilitati e vincitori di concorso rischiano di rimanere a casa: è una situazione assurda, che avevamo denunciato dallo scorso marzo e che a questo punto l’amministrazione scolastica ha tutta sulla coscienza per non averci dato retta”: a dirlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, alla vigilia della settimana che conduce verso la pausa estiva del Consiglio dei Ministri.
In queste condizioni, diventa ancora più ridicolo l’accordo del 24 aprile scorso, anche sul precariato scolastico, perché è come se fosse stato scritto sulla sabbia. È bene, piuttosto che inviare continui messaggi tranquillizzanti via Facebook ed impegnarsi allo stremo per fare approvare la regionalizzazione della scuola, che il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti si dia da fare per far svolgere al meglio il lavoro per il quale ha giurato davanti al Capo dello Stato: operare per elevare la funzionalità di tutta la scuola pubblica italiana, garantendo nei fatti la copertura sin dal primo giorno di scuola dell’enorme mole di posti vacanti e disponibili venutisi a creare proprio per l’inerzia del Governo di cui fa parte. “Il ministro dell’Istruzione – dice Pacifico – non pensi di cavarsela con le 58 mila assunzioni programmate e finanziate dal Mef, anche perché sa bene che almeno il 70 per cento non si faranno, visto che i docenti abilitati e vincitori di concorso rimangono relegati volutamente nelle graduatorie che non portano ai ruoli. La situazione è da allarme rosso: oltre alle cattedre ufficialmente senza titolare, che rimarranno scoperte, ci sono 100 mila posti in organico di fatto, la maggior parte su sostegno, da assegnare e che equivalgono a tutti gli effetti a supplenze su posto vacante. Solo in Lombardia si contano 40 mila posti da coprire con supplenze ed andranno in larga parte a docenti precari che hanno fatto domanda di messa a disposizione”. Secondo il sindacalista autonomo, “stiamo andando verso uno scadimento della qualità dell’offerta formativa. L’aspetto più dequalificante di questa situazione – continua Pacifico – è che le esperienze, evidentemente, non servono a nulla quando non si vuole ascoltare: esattamente un anno fa, infatti, delle 57 mila assunzioni a tempo indeterminato autorizzate ne saltarono quasi 33 mila, perché le convocazioni andarono deserte. Oggi la situazione è peggiorata, perché le classi di concorso esaurite sono aumentate, mentre i candidati nelle GaE e nelle graduatorie di merito si sono ridotti”. “Il paradosso – continua il presidente Anief – è che ci sono più di 200 mila insegnanti belli e pronti per coprire questa voragine. Sono gli idonei a seguito dei concorsi pubblici, a partire dai tanti del 2016, quasi 20 mila precari tra immessi già in ruolo da GaE con riserva ed ex Fit, decine di migliaia di abilitati all’insegnamento fermi in seconda fascia delle graduatorie d’istituto e molti altri con 36 mesi di servizio svolto, soglia che in Europa viene considerata utile per far scattare l’assunzione a tempo indeterminato. Invece di ripristinare il doppio canale di reclutamento, l’amministrazione rimane ferma e si limita a bandire lenti concorsi, ordinari e riservati, che a distanza di anni lasciano marcire i vincitori in graduatoria, costringendoli pure a ricorrere al giudice del lavoro. Ben sapendo che i concorsi – conclude Pacifico – a malapena copriranno un terzo del fabbisogno e se tutto va bene solo a partire dall’estate del 2020”.

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Scuola: Personale Ata, il Miur annuncia 8.408 assunzioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

Anche per il personale Ata della scuola, il Governo e l’amministrazione scolastica non hanno alcuna intenzione di cancellare il precariato. L’Amministrazione ha appena comunicato ai sindacati che le immissioni in ruolo di questa estate, per l’anno scolastico 2019/2020, copriranno il turn over: si tratta di appena 8.408 posti. Ma siccome i dati si riferiscono alle uscite certificate dall’Inps fino all’11 luglio scorso, è praticamente scontato che vi saranno diversi posti ancora non considerati, come quelli residui per Quota 100 e le domande di pensionamento che l’istituto di previdenza sta ancora valutando, che andranno ad incrementare le supplenze annuali. Le quali, ufficialmente si collocano, ha riferito il Miur, quasi a 20 mila unità, per l’esattezza 19.942. Marcello Pacifico (Anief): “Continuiamo a rimanere sconcertati per la passività con cui gli altri sindacati recepiscono queste informazioni sulle assunzioni in ruolo più che ribassate, a fronte di un numero decisamente maggiore di posti liberi. Perché ai 20 mila citati dal ministero dell’Istruzione, se ne aggiungono probabilmente altrettanti, nascosti abilmente in organico di fatto con i soliti stratagemmi che permettono all’amministrazione e allo Stato di risparmiare sui mesi estivi e sulle assunzioni, perché in questo modo non si adeguano gli stipendi e non si fanno ricostruzioni di carriera che farebbero scattare gli arretrati. Senza dimenticare che anche per il personale Ata andrebbero aggiunti almeno 20mila Ata per il potenziamento, invece assegnato solo per i docenti. Per questi motivi, invitiamo il personale Ata che ha svolto 36 mesi di servizio a ricorrere con Anief, presso il giudice del lavoro, per ottenere l’immissione in ruolo e un equo risarcimento danni per la sua ratificazione tardiva”. Il Miur ha comunicato le assunzioni a tempo indeterminato da attuare per il personale Ata: si tratterà in prevalenza di assistenti amministrativi e i collaboratori scolastici. Seguono i tecnici di laboratorio, mentre saranno ridotti ai minimi termini, a poche unità, le immissioni in ruolo dei cuochi, degli addetti alle aziende agrarie, dei guardarobieri e degli infermieri, pur in presenza di decine o centinaia di posti vacanti e disponibili. Come se non bastasse, riferisce la rivista Orizzonte Scuola, “sembra non sia stata ancora formalizzata la richiesta al MEF, per cui il dato numerico è ancora ufficioso”.

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Scuola: Regionalizzazione, si farà ma l’Istruzione rimane nazionale

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

Il timore dei docenti, dei lavoratori della scuola e dei sindacati, che temevano un’Italia divisa in due da scuole e lavoratori differenziati, sembra scongiurato: l’accordo sulla regionalizzazione raggiunto oggi al termine del Consiglio dei ministri esclude la Scuola. “Non possiamo pensare che l’Autonomia differenziata significhi frammentare questo modello”, ha detto il premier Giuseppe Conte al termine del CdM, nel corso della solita conferenza stampa per illustrare i provvedimenti presi. “Se le cose stanno così, ha vinto la linea dell’Anief – commenta a caldo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – e di tutti quelli che hanno sempre reputato inconcepibile spezzettare il sistema d’istruzione in tante parti quante sono le regioni italiane, affossando una volta per tutte quelle già oggi in ritardo, collocate principalmente al Sud e nelle Isole come confermato una decina di giorni fa dagli esiti delle prove Invalsi alle quali hanno partecipato oltre due milioni di alunni. Quanto sarebbe stato deciso oggi a Palazzo Chigi, invece, è una bocciatura per il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, che sino a pochissimi giorni fa si diceva convinto che ‘la scuola regionale si farà’. Certamente, prima di esprimere un giudizio definitivo aspettiamo di leggere il testo dell’accordo sottoscritto, consapevoli del passo in avanti compiuto”.Sembra sfumare il progetto della Lega di introdurre per legge i programmi scolastici locali, i concorsi regionali e il personale scolastico sotto l’egida degli enti locali. Un disegno di legge folle, che avrebbe messo in crisi gli istituti scolastici collocati in territori svantaggiati, a cui sarebbero state sottratte pure le attuali risorse, ma anche fatto diventare i dipendenti delle scuola degli impiegati regionali, peraltro assunti con selezioni regionali e obbligati a svolgere un nuovo orario di lavoro maggiorato. Proprio sui concorsi regionali, che sarebbero stati criticati dal Movimento 5 Stelle, il ministro Bussetti aveva sostenuto che ormai in Italia “sono la norma” in regioni come il “Trentino e Valle d’Aosta, ma i bandi regionali sono spesso mera riproduzione dei bandi nazionali. Mi spiega – aveva replicato il ministro ad un giornalista – quale sarebbe il problema?”. Il problema, e questo Bussetti lo sapeva bene, è che il modello dell’autonomia differenziata avrebbe fatto venire meno uno dei principi cardini del nostro Stato: l’unitarietà del sistema scolastico italiano, sulla quale lo stesso ministro assieme al premier Giuseppe Conte avevano dato delle garanzie, seppure vaghe, sottoscrivendo un accordo con i sindacati maggiori lo scorso 24 aprile sempre a Palazzo Chigi. Ben consapevoli, evidentemente, dei tentativi andati a vuoto già in Trentino e non solo, con le sentenze negative della Corte Costituzionale n. 107/2018 (sulla L. Regione Veneto), la n. 6/2017 e 242/2011 sulla Legge Trento 5/2006.

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I rischi dalle estrazioni minerarie in alto mare

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

Gli oceani del Pianeta potrebbero subire gravi e irreversibili danni dall’avvio di estrazioni minerarie in alto mare. È quanto emerge da “In acque profonde”, report di Greenpeace International che rivela come l’industria dell’estrazione mineraria in alto mare sia consapevole e noncurante del fatto che queste attività potrebbero portare all’estinzione di specie uniche. Per questo Greenpeace invita le Nazioni Unite a stipulare un solido Trattato globale sugli Oceani, che sia in grado di dare priorità alla conservazione di questi ecosistemi e non al loro sfruttamento.«Gli abissi sono il più grande ecosistema del Pianeta, nonché la casa di creature uniche che a malapena conosciamo. L’avidità di questo nuovo settore industriale potrebbe distruggere le meraviglie presenti sui fondali degli oceani prima ancora di avere la possibilità di osservarle e studiarle» dichiara Louisa Casson, della campagna Protect the Oceans di Greenpeace. Ad oggi, solo circa lo 0,0001% dei fondali degli abissi è stato esplorato o campionato. Il report di Greenpeace mette in guardia dalle inevitabili minacce alla vita marina in vaste aree degli oceani del Pianeta che potrebbero derivare dalle operazioni minerarie e dall’inquinamento da sostanze tossiche, se i governi permetteranno che l’estrazione in acque profonde inizi. Le attività minerarie potrebbero inoltre amplificare il fenomeno del cambiamento climatico causando il rilascio di carbonio intrappolato nei sedimenti marini o interrompendo quei processi che facilitano la cattura di carbonio nei sedimenti marini profondi.Anche se le attività commerciali di estrazione mineraria non sono ancora iniziate, sono già state rilasciate 29 licenze di esplorazione a Paesi come Cina, Corea, Regno Unito, Francia, Germania e Russia, che hanno rivendicato vaste aree del Pacifico, dell’Atlantico e dell’Oceano Indiano, per una copertura complessiva di circa un milione di kilometri quadrati, pari quasi a due volte la superficie della Spagna.Il report di Greenpeace sottolinea anche la debolezza dell’attuale governance oceanica, con l’International Seabed Authority (ISA), l’organismo delle Nazioni Unite incaricato di regolamentare l’industria dell’estrazione mineraria in alto mare, che dà priorità agli interessi delle imprese a discapito della protezione marina.
«È essenziale che i governi si accordino su un trattato ONU abbastanza forte da aprire la strada alla creazione di un network di santuari oceanici inaccessibili ad ogni forma di sfruttamento industriale, inclusa l’estrazione mineraria in alto mare», continua Casson. «È inoltre necessario imporre standard ambientali ben più alti per qualsiasi attività di questo tipo al di fuori di questi santuari».Per chiedere ai principali marchi tecnologici mondiali di prendere le distanze dall’estrazione mineraria in alto mare, Greenpeace ha di recente lanciato una campagna per chiedere agli utenti di marchi come Apple, Google, Microsoft e HP di invitare questi giganti tecnologici a escludere qualsiasi uso futuro di metalli e minerali estratti dalle profondità oceaniche per la fabbricazione dei propri prodotti.Greenpeace sostiene la transizione verso un mondo rinnovabile al 100 per cento entro il 2050 e incoraggia i governi, i produttori e i consumatori ad adottare modelli di economia circolare più sostenibili che riducano la necessità di estrarre metalli e minerali. I marchi e i produttori devono concentrarsi maggiormente sulla progettazione dei prodotti, riducendo la necessità di nuove materie prime rendendo i prodotti più durevoli, riparabili, riutilizzabili e riciclabili.

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Senato: inaugurazione Sezione bilaterale di amicizia tra Italia e Africa occidentale

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

Roma “Si terrà martedì 23 luglio alle ore 11 nella sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro del Senato della Repubblica, la seduta d’insediamento della Sezione bilaterale di amicizia tra Italia e Africa occidentale, operante all’interno dell’Unione Interparlamentare. Le sezioni bilaterali di amicizia tra l’Italia e i diversi Stati del mondo rappresentano l’ambito ideale nel quale rafforzare i rapporti di amicizia tra le rispettive istituzioni parlamentari. Nello specifico la sezione bilaterale Italia – Africa occidentale si relazionerà con i parlamenti dei seguenti 13 Stati: Benin, Burkina Faso, Camerun, Capo Verde, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea Bissau, Liberia, Senegal, Sierra Leone e Togo. All’incontro parteciperanno le rappresentanze diplomatiche dei suddetti Stati, il Capo di gabinetto del Ministro degli Affari esteri (Ambasciatore Riccardo Guariglia), il Direttore Centrale per i Paesi dell’Africa subsahariana della Farnesina (Ministro Plenipotenziario Giuseppe Mistretta), il responsabile IFAD per l’Africa centrale e occidentale (John Hurley) e i rappresentanti di istituzioni coinvolte con attività di diverso tipo nell’area. Parteciperanno, inoltre, i parlamentari del Comitato di Presidenza del Gruppo italiano della UIP, i parlamentari delle Commissioni esteri di Camera e Senato, e i membri componenti della Sezione bilaterale” Lo dichiara il presidente della Sezione bilaterale di amicizia tra Italia e Africa Occidentale, senatore Giovanbattista Fazzolari.

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DL sicurezza: Le perplessità di Fratelli d’Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

“Dall’esame degli emendamenti al dl Sicurezza emergono alcuni aspetti molto positivi e altri che ci lasciano davvero perplessi. Fratelli d’Italia festeggia sia per l’approvazione del suo emendamento che dà il via libera ai concorsi di capisquadra per i Vigili del Fuoco che consentirà i passaggi in qualifica più veloci dei graduati e a scalare aprirà le porte a nuove assunzioni, sia per l’aumento delle pene per i reati contro i pubblici ufficiali che passeranno da un minimo di 15 giorni e un massimo di 3 anni ad un minimo di 6 mesi e un massimo di 3 anni. Siamo però dispiaciuti per la decisione del Presidente Fico che non ha voluto ammettere il nostro emendamento che puntava ad eliminare il reato di tortura e il non aver voluto risolvere, da parte della maggioranza, la vicenda del concorso Allievi di Polizia che coinvolge migliaia e migliaia di giovani che nel frattempo hanno vinto i ricorsi e superato le prove di idoneità. Sistemare quel pasticcio avrebbe significato aumentare di 400 unità le assunzioni della Polizia di Stato. Rinforzi e forze fresche che servono alla sicurezza delle nostre città. Sia per il reato di tortura che per il concorso di Polizia, Fratelli d’Italia continuerà la sua battaglia al fianco delle Forze dell’ordine”. Lo dichiara in una nota Emanuele Prisco, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Affari costituzionali.

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L’Italia non è una colonia tedesca

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

“La neo presidente della Commissione Europea, intervistata da una sussiegosa e anti-italiana La Repubblica, assicura che “monitorerà molto da vicino l’Italia e i suoi conti”. Alla Gauleiter tedesca ricordiamo che l’Italia non è una colonia, ne’ un protettorato tedesco. Forse Ursula von der Leyen non ha ancora tolto la divisa militare di ministro della Difesa tedesca, ciò che è certo è che quella divisa in Italia non ha valore. Monitori la Francia che sguinzaglia Haftar contro Sarraj, monitori la sua Germania che non vuole la riforma del regolamento di Dublino, se poi avanza tempo potrà anche dedicarsi ai conti della settima potenza industriale del mondo e della seconda potenza manifatturiera europea”. (by Ufficio Stampa Fratelli d’Italia-An)

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Progetto Mozambico

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

“Io e la mia collega Vice Ministro Emanuela Del Re questa mattina al Ministero degli Affari Esteri, abbiamo fortemente voluto attivare il “Tavolo Mozambico”.
Assieme ai colleghi Sottosegretari Manlio Di Stefano e Michele Geraci, abbiamo incontrato Assomineraria, che ha presentato il suo progetto di internazionalizzazione, Alleanza Cooperative, CNA e Confindustria. Con il coinvolgimento dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, di Cassa Depositi e Prestiti e delle direzioni coinvolte del MAECI.Gli investimenti all’estero contribuisco in modo estremamente importante sulla bilancia commerciale italiana, per questo è strategica la valorizzazione del nostro sistema Paese, con un focus specifico sui paesi in via di sviluppo.
Il Mozambico, con cui recentemente l’Italia ha sottoscritto un’importante protocollo d’intesa, nei prossimi anni rappresenterà uno dei maggiori esportatori di risorse minerarie, gas e petroli, ma anche un modello di cooperazione che tiene conto di tutto il mondo economico e sociale che ne fa parte.Stiamo lavorando, in modo sinergico, con gli operatori che intervengono in ambiti usualmente distanti come sono il settore oil&gas e quello della cooperazione, ma che operano già da anni in quel territorio.Possiamo offrire un contributo importante per promuovere l’organizzazione dell’industria mozambicana, fornire competenze tecniche specifiche ad operatori del settore e avviare la produzione, partendo dalla manifattura più semplice.Il progetto “Mozambico”, che sono certa darà i suoi frutti, potrebbe rappresentare un modello, quasi una piattaforma di interventi e di programmi, da replicare”.Così su Facebook il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Fibrosi Polmonare Idiopatica

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

Il 17 luglio scorso sono stati pubblicati su Lancet Respiratory Medicine i risultati di INMARK®, studio clinico randomizzato in doppio cieco di valutazione di nintedanib contro placebo (12 settimane), seguito da un periodo di studio in aperto (40 settimane) in pazienti con fibrosi polmonare idiopatica (FPI). INMARK® è stato il primo studio clinico a indagare il valore predittivo dei biomarcatori in pazienti affetti da FPI, trattati con un antifibrotico (nintedanib). I risultati dello studio forniscono ulteriori evidenze secondo le quali, persino in soggetti con funzionalità polmonare ancora ben preservata la terapia con nintedanib ottiene benefici in termini di rallentamento del declino della capacità vitale forzata, come ha dimostrato nel periodo di trattamento di 12 settimane confronto al placebo.
La fibrosi polmonare idiopatica è una malattia polmonare rara, invalidante e dall’esito infausto, che colpisce circa 3 milioni di persone nel mondo.3 La malattia causa formazione di tessuto cicatriziale a livello polmonare con conseguente deterioramento progressivo e irreversibile della funzionalità polmonare e difficoltà respiratorie.4 Data la natura imprevedibile della malattia e l’irreversibilità della perdita di funzionalità polmonare, gli specialisti ritengono opportuno considerare e avviare tempestivamente la terapia nei pazienti.
INMARK® ha valutato il tasso di variazione della CRPM, biomarcatore che ha precedentemente dimostrato il valore predittivo della mortalità nella FPI, dal basale alla settimana 12, e la percentuale di soggetti con progressione della malattia, definita come declino assoluto previsto della FVC ≥10%, o mortalità nel periodo di 52 settimane.
La terapia con nintedanib, rispetto al placebo nelle 12 settimane, non ha influenzato il tasso di variazione della CRPM, ma è stata associata a un minor declino della FVC.1
Il 29% dei soggetti arruolati in questo studio ha avuto un deterioramento previsto della FVC ≥10% o è deceduto nel periodo di 52 settimane di osservazione. Ciò evidenzia la natura progressiva della FPI anche in questa popolazione di pazienti con FVC prevista ≥80%.
Nel periodo di 12 settimane il tasso di deterioramento della FVC è stato inferiore nei pazienti trattati con nintedanib, rispetto a quello nei soggetti a placebo (5,9 (18,5) mL/12 settimane nel gruppo nintedanib e −70,2 (13,1) mL/12 settimane nel gruppo a placebo).“Persino in questa popolazione di pazienti, con funzionalità polmonare ben preservata, è stata dimostrata una differenza in termini di minor declino della capacità vitale forzata nel periodo di trattamento di 12 settimane con nintedanib, rispetto al placebo. Considerando la natura imprevedibile della FPI e l’irreversibilità della perdita di funzionalità respiratoria, i risultati rafforzano il crescente corpus di evidenze, che indica, come miglior modo di procedere, l’avvio precoce della terapia nella FPI”, ha commentato il Professor Toby Maher, Specialista di Medicina Respiratoria presso il Royal Brompton Hospital di Londra e principale sperimentatore dello studio.
La Dottoressa Susanne Stowasser, Condirettrice della Medicina Respiratoria di Boehringer Ingelheim, ha dichiarato che “la ricerca sui biomarcatori è un fattore ‘chiave’ per la medicina moderna e contribuisce fortemente a migliorare le conoscenze sulla salute e sulle patologie, sulla diagnosi, sullo sviluppo farmaceutico e sulla predittività dell’evoluzione delle malattie stesse, oltre che sulla risposta alle terapie. INMARK è stato il primo studio clinico a indagare il valore predittivo dei biomarcatori in pazienti affetti da FPI, trattati con un antifibrotico. Per aumentare le conoscenze sulla malattia, la FPI è stata oggetto, negli anni, di crescenti ricerche sui biomarcatori, focalizzate principalmente a individuare marcatori di prognosi”. La Dottoressa Stowasser ha, poi, aggiunto che “la Fibrosi Polmonare continua ad avere un terribile impatto sulle vite delle persone e Boehringer Ingelheim è impegnata a condurre studi come INMARK, che contribuiscono a migliorare le conoscenze sui meccanismi di progressione delle interstiziopatie polmonari come la FPI negli specifici pazienti e individuare chi può meglio rispondere alle terapie”.

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Sicurezza bis: Fp Cgil, nessuna misura concreta per Vigili del Fuoco

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

“Nessuna concreta misura a favore dei Vigili del Fuoco, a dispetto degli impegni assunti dalla maggioranza di governo e dati in pasto all’opinione pubblica. Tra gli emendamenti al decreto sicurezza bis relativi al corpo dei Vigili del Fuoco che hanno ottenuto il via libera dalle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera si registrano solo misure gradite ai vertici”. A denunciarlo è il responsabile nazionale della Fp Cgil Vigili del Fuoco, Mauro Giulianella.Soltanto una settimana fa, osserva il dirigente sindacale, “finivamo, come Vigili del Fuoco, nel tritacarne del dibattito politico, stretti nella propaganda di governo. Ma le parole, le ‘rassicurazioni’, non hanno avuto seguito: nessuna misura concreta a favore dei circa 34 mila appartenenti al corpo dei Vigili del fuoco ma solo toppe, in parte utili all’Amministrazione ma non risolutive dei problemi che investono il personale. Gli emendamenti approvati, infatti, certificano la carenza di organico del corpo, attraverso la possibilità di ricorrere più facilmente al richiamo di volontari e all’utilizzo delle ore di straordinario. Si coprono i buchi con i volontari e si fanno lavorare di più i Vigili del Fuoco, barattando più lavoro con più salario”.Per Giulianella, inoltre, “si strizza l’occhiolino al personale con i passaggi di qualifica, necessari all’Amministrazione per coprire la carenza di figure qualificate, mentre diminuisce la quota di ore dedicate alla formazione in ingresso. Misura che in parte agevola i tempi dei nuovi ingressi ma allo stesso tempo taglia le ore di formazione per questi ultimi. In sostanza briciole ma niente di concreto in termini di risorse per i Vigili del Fuoco sul salario, nessuna ulteriore assunzione, nessuna copertura per l’assicurazione Inail e niente sulla pensione integrativa. Questi i fatti, le chiacchiere stanno a zero. Intensificheremo lo stato di agitazione affinché nella legge di Stabilità si possano concretizzare misure per dare il giusto riconoscimento ai Vigili del Fuoco”, conclude.

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Ritrovato un busto di una statua di guerriero Dace in marmo bianco

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

Lo comunicano gli archeologi della Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali impegnati nello scavo archeologico di via Alessandrina. Il busto con ogni probabilità appartiene ad una delle circa 60-70 statue di guerrieri Daci che decoravano l’attico del Foro di Traiano, risalente all’inizio del II secolo d.C. Il torso è alto circa 1,5 metri ed è in buono stato di conservazione. Il materiale con cui erano state realizzate queste statue è il marmo ed in particolare il marmo pavonazzetto, il porfido e il marmo bianco, come nel caso di quella ritrovata oggi.Gli archeologi della Sovrintendenza Capitolina spiegano che la statua è stata rinvenuta all’interno di un livello di abbandono, successivo ad un crollo da datare al tempo delle demolizioni medievali, presumibilmente nella seconda metà del IX secolo d.C. Un contesto di ritrovamento diverso quindi, da quello della testa di divinità rinvenuta lo scorso 24 maggio, che era stata invece intenzionalmente riutilizzata in un muro tardomedievale come materiale da costruzione.Già nel 1998 e nel corso del 2000, analoghi ritrovamenti si erano verificati in occasione degli scavi della piazza del Foro di Traiano e le statue di Daci allora scoperte sono oggi esposte ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali. Lo scavo è curato dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Parco Archeologico del Colosseo e con il supporto degli archeologi del PArCo.

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“Repubblicani: vi va bene un presidente razzista?”

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

By Domenico Maceri. Ecco la domanda posta dal comitato editoriale del Charlotte Observer, un importante giornale del North e South Carolina. La domanda si riferiva al comportamento di Donald Trump emerso in uno dei suoi più recenti tweet. Il 45esimo presidente aveva invitato quattro parlamentari statunitensi di ritornare al loro Paese se non sono soddisfatti dell’America.
Come spesso avviene in quasi tutto ciò che dice, le parole dell’attuale inquilino sono lontanissimi parenti della verità. Le quattro parlamentari attaccate da Trump sono americane, tre nate negli Usa e un’altra naturalizzata. Il loro Paese è quindi l’America anche per quella con cittadinanza acquisita mediante la naturalizzazione. Inoltre sono state elette dal sistema democratico statunitense, quindi americane a tutti gli effetti, e il loro Paese è l’America.I nomi delle quattro deputate non erano stati citati esplicitamente ma si è capito subito che si trattava di quattro donne di colore e diverse etnie. I bersagli di Trump sono, come ha riportato la cronaca, Alexandria Ocasio-Cortez (NY), Rashida Talib (Detroit), Ayanna Pressley (Boston) e Ilham Omar (Minneapolis). Le quattro deputate elette nel 2018 sono state e continuano ad essere bersagli della destra per le loro idee liberal e si sono beccate il termine di “comuniste” da alcuni commentatori della Fox News. Le quattro hanno avuto anche qualche differenza di opinione con Nancy Pelosi, speaker della Camera, che vedono troppo cauta nei confronti di Trump. Tutte e quattro, infatti, auspicano l’impeachment di Trump come fanno anche altri 80 parlamentari democratici e uno repubblicano.L’attacco di Trump ha avuto l’effetto di riunificare queste quattro parlamentari alla Pelosi la quale ha denunciato le parole razziste di Trump. Dal campo repubblicano invece il silenzio è stato inizialmente assordante come lo era in passato con il linguaggio offensivo di Trump. Adesso però, con l’elezione del 2020 all’orizzonte, la paura del Gop di adirare Trump si manifesta chiaramente. Nulla di nuovo. Neanche quando Trump attaccò John McCain, senatore e candidato repubblicano alla presidenza nel 2008, deceduto l’anno scorso, l’establishment del Gop si è rivelato difensore dell’eroe americano. Il silenzio dei repubblicani davanti ad un altra manifestazione razzista di Trump ci dimostra che il partito è nelle mani del presidente e che non si deve preoccupare del loro supporto. L’unico repubblicano che dall’inizio ha preso le distanze dalle asserzioni razziste di Trump è Justin Amash, parlamentare del Michigan, che ha recentemente abbandonato il suo partito dichiarandosi indipendente. Amash, figlio di immigrati palestinesi e siriani, ha detto che gli attacchi di Trump alle parlamentari sono “razzisti e disgustosi”.
Dopo qualche giorno però Mitch McConnell, presidente del Senato, e Kevin McCarthy, leader della minoranza alla Camera, hanno dichiarato che il presidente non è razzista, additando l’estrema sinistra rappresentata dalle quattro deputate in questione come responsabili. In effetti, questi due leader hanno fatto quadrato intorno al presidente dimostrando la fine poco gloriosa del partito di Abraham Lincoln che loro malamente rappresentano.
Alcuni analisti hanno suggerito che gli attacchi razzisti di Trump dovrebbero scioccare tutti senza però ricordare che non si tratta di nulla di nuovo. La campagna elettorale di Trump è infatti iniziata nel 20015 con un annuncio in cui ha attaccato i messicani “come stupratori”, attaccando le donne, e chiunque gli abbia cercato di sbarrare il cammino, incluso i suoi avversari per la nomination. Le tendenze razziste di Trump erano già evidenti infatti anche prima dell’elezione. Si ricordano, per esempio, gli annunci messi da Trump in parecchi giornali nel 1989, auspicando la pena di morte per cinque teen ager (4 afro-americani, 1 ispanico) accusati di avere stuprato una donna bianca. I cinque furono condannati ma alla fine messi in libertà quando il vero colpevole confessò il reato.Il razzismo di Trump non è isolato al Partito Repubblicano e riflette due Americhe, una idealistica e l’altra torbida e buia. L’America idealistica si è verificata solo in parte, come aveva spesso detto l’ex presidente Barack Obama, riconoscendo i progressi ma anche il bisogno di future migliorie. Si tratta dell’America della statua della libertà che dà il benvenuto ai poveri di tutte le parti del mondo e li amalgama per creare il crogiolo della cultura americana. L’America dell’uguaglianza e dei diritti senza riguardo al colore della pelle, etnia e sesso.L’America di Trump invece riflette quella parte dell’America basata sull’odio e il razzismo che ha eliminato i nativi americani, messo in schiavitù centinaia di migliaia di africani e escluso immigrati cinesi. Queste due Americhe si sono confrontate con la Guerra Civile del 1861-65 con la vittoria del Nord che avrebbe dovuto mettere in pratica gli ideali della costituzione. Ciò è avvenuto ma solo in parte. Trump si allaccia all’America dell’odio per ragioni politiche. Sa benissimo che i suoi attacchi alle quattro parlamentari faranno piacere alla sua base specialmente perché avvengono dall’inquilino della Casa Bianca che li rappresenta e li legittima.In questa America di Trump non c’è spazio per diversi colori eccetto quello bianco. L’asserzione di Trump che le quattro deputate dovrebbero ritornare a casa loro è un’espressione da bar che farà piacere ai suoi fedelissimi. Offrirà un senso di legittimità a tutti coloro che hanno difficoltà ad accettare la diversità non solo in America ma anche in altri Paesi dove un linguaggio simile viene usato per riferirsi ai migranti. “Ritorna al tuo Paese” è una frase che non pochi stranieri si sentono dire specialmente adesso con un presidente alla Casa Bianca che usa quello stesso linguaggio divisivo e offensivo.Con i suoi recentissimi tweet Trump è riuscito a unificare i democratici i quali hanno approvato alla Camera una risoluzione che condanna i suoi commenti razzisti. I democratici hanno votato compatti ma anche 4 repubblicani e un indipendente si sono uniti a loro (240 sì, 187 no). La risoluzione non ha valore legale ma vuol dire che i democratici, a differenza dei repubblicani, hanno dimostrato di potere arginare il linguaggio offensivo del presidente. Un presagio alla richiesta di impeachment richiesta da più di 80 parlamentari?

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Annullato il congresso Pd Sicilia

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

Antonio Ferrante (Partito Democratico): «Ripristinate le regole, ora ricostruiamo il Pd. Anche in Sicilia celebreremo un congresso vero. Io in campo per candidarmi nuovo segretario regionale» «Non ho mai smesso di crederci e finalmente è fatta. Oggi finalmente la commissione di garanzia nazionale del Pd ha accolto il mio e altri ricorsi, annullando il congresso regionale farsa dello scorso inverno in Sicilia. Già lo scorso aprile, certo delle mie ragioni, avevo annunciato la mia candidatura a segretario regionale del Pd, nello scetticismo generale. Oggi mi metto a disposizione del commissario che verrà indicato dalla segreteria nazionale, in attesa di dare la parola al nostro popolo».Commenta con queste parole Antonio Ferrante del Partito democratico l’accoglimento del suo e degli altri ricorsi da parte della commissione di garanzia nazionale del Pd, che ha annullato il congresso regionale dello scorso inverno.
«In questi mesi di limbo – continua Ferrante – ho continuato a girare la Sicilia, da Ragusa a Trapani, incontrando i tanti come noi che chiedono finalmente un partito coerente nei valori del centrosinistra e presente in tutti i territori con i propri amministratori e circoli. Il Pd che costruiremo, sarà la casa degli attivisti, dei giovani, delle donne e dei tanti che, in questi anni, hanno visto il loro impegno frustrato e si sono convinti di non contare niente. Da oggi apriamo una fase nuova e chiudiamo con i patti delle seppie, gli ammiccamenti a Forza Italia e le stanze del potere chiuse ermeticamente al popolo. Da oggi il Pd è casa dei siciliani. Nessuno potrà più togliercela».

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Elizabeth von Armin: Vera

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

La trama: Lucy Entwhistle, ventiduenne dalle sembianze bambinesche, e Everard Wemyss, bell’uomo maturo, sono entrambi in lutto quando si incontrano per la prima volta: lei ha perso l’adorato padre, lui la moglie Vera. Si innamorano molto in fretta, immergendosi l’uno nella vita dell’altra. Dopo le nozze vanno a vivere nella casa di lui, un luogo intriso di rituali dove aleggia lo spettro della prima moglie Vera, scomparsa in circostanze misteriose. Ed è fra queste mura che Lucy comincia a chiedersi: cos’è successo davvero a Vera?
Elizabeth von Arnim (1866-1941) Nata col nome di Mary Annette Beauchamp a Kiribilli Point, in Australia, da una famiglia della borghesia coloniale inglese, era cugina della scrittrice Katherine Mansfield. Visse a Londra, Berlino, in Polonia e infine negli Stati Uniti. Si sposò due volte – entrambi i matrimoni furono infelici – ed ebbe cinque figli, fra i cui precettori ci furono E.M. Forster e Hugh Walpole. Fra un matrimonio e l’altro, fu l’amante di H.G. Wells. Fu una scrittrice molto prolifica e di grande successo. Fazi Editore ha pubblicato Un incantevole aprile, il giardino di Elizabeth, La fattoria dei gelsomini, Un’estate in montagna e Una principessa in fuga.
Collana Le strade / Traduzione di Sabina Terziani / pp. 300 ca. / Euro 15 / In libreria dal 26 settembre

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