Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Le confessioni di un pentastellato

Posted by fidest press agency su martedì, 23 luglio 2019

Partiamo dal dato statistico che ha visto il movimento ottenere alle politiche dello scorso anno il 32% dei consensi e scendere l’anno successivo alle europee al 17%. Nel mezzo vi è l’esperienza di governo con i leghisti che sono riusciti ad ottenere un risultato elettorale opposto passando dal 17% al 34% e ora ci dicono sono già al 37% mentre i pentastellati cercano di contenere il tracollo sia pure con qualche affanno. Non credo che siano in pochi, tra gli elettori di ieri e quelli di oggi, a chiedersi cosa ha determinato questo tracollo e dove sono finiti i tanti voti persi. Qualcuno attribuisce il dato negativo al popolo astensionista ma questa ipotesi mi convince poco. Bisogna, invece, capire cosa ha rappresentato il movimento nell’immaginario popolare. Lo è stato sicuramente di protesta nei confronti dei partiti tradizionali che a tutt’oggi continuano a predicare bene e a razzolare male. Lo è stato la voglia di un cambiamento per un paese ingessato dove la giustizia per dirsi compiuta si realizza in tempi biblici, dove la corruzione sta diventando patologica, dove si perdono sistematicamente i valori fondanti della nostra società coltivando il dispregio per le istituzioni mentre le stesse non riescono a farsi rappresentare da figure valide e carismatiche, dove si rischia ogni giorno di dar credito agli imbonitori di turno inseguendo un miraggio di perbenismo che è solo di facciata e dove predomina il culto del parvenu senza arte né parte ma con la patacca addosso del “vincente”. Oggi va ad aggiungersi un altro aspetto non secondario della nostra società che è quello che non abbiamo più pazienza ad aspettare. Vogliamo i cambiamenti in tempo reale, vogliamo essere guidati da una mano sicura e decisionista che sappia porre freno alle pretese corporative e sappia imporre il rispetto per i più deboli, risvegliare l’orgoglio dell’appartenenza e garantire un’equa ridistribuzione delle risorse. In tutto questo i pentastellati hanno offerto una speranza che ora rischia d’infrangersi proprio sul terreno a loro più congeniale della protesta, della lotta per un mondo migliore, per un’Italia a “cinque stelle”. Se non ritorniamo ad essere quelli che eravamo non ci resta che recitare il de profundis.

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