Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 330

Salvate il soldato Gruber

Posted by fidest press agency su martedì, 23 luglio 2019

Vincenzo Olita, di Società libera, (www.societalibera.org) in un suo comunicato che mi ha inviato, tempo fa, mi faceva notare che: “A chi è capitato, nell’ultimo anno, di assistere, su La7, il programma quotidiano di approfondimento politico Otto e Mezzo non sarà sfuggito che la conduttrice Lilli Gruber, qualsiasi sia l’argomento trattato, non riesce a fare a meno di evocare Salvini con impressionante periodicità”. Da quel momento la circostanza mi ha incuriosito tanto da seguire la trasmissione come di solito non faccio, soprattutto per mancanza di tempo. Conosco la Gruber fin da quando era in Rai e poi è diventata parlamentare europea nelle file del PD fino a traghettare a la Sette nel regno dell’attuale patron Cairo. Mi è parsa, come giornalista, una persona corretta e professionalmente ineccepibile anche se da parlamentare europea si faceva vedere poco in plenaria (direi a scapito della sua supposta militanza). Ma ora l’accusa è diretta e particolareggiata tanto che Olita mi precisava che è stata “Assolutamente prevedibile nelle domande che tendono a riportare su Salvini qualsivoglia responsabilità, il più delle volte, apolitici e sentimentali i ragionamenti, le analisi e le considerazioni espressi in fase di interlocuzione e soggiungeva: “Un osservatore superficiale potrebbe valutare questo comportamento, ossessivo ma, fortunatamente, così non è, in quanto la giornalista esprime solo una forte e radicata militanza politica, ipersensibile all’attività dell’avversario politico”. A questo punto, a scanso di equivoci, il mio interlocutore ha ritenuto opportuno precisarmi che: “Non abbiamo particolare simpatia per Salvini (lo scrive anche a nome di Società libera) né come uomo di governo, né tantomeno come statista, ma allo stesso tempo non amiamo un’informazione militante e partigiana ammantata di pluralismo. La società aperta, a cui aspiriamo, contempla un giornalismo attento e parimente critico verso il potere e la sua opposizione, purtroppo professionalità rare in un Paese in cui l’informazione si connota sempre più come un sottoprodotto della lotta politica. Per poi giungere a questa amara riflessione: “La Gruber ne è un plastico esempio, avrebbe necessità di essere confortata da un sincero politologo, capace di intendere la dinamica politica, e da uno psicologo sociale capace, senza essere Gustav Le Bon, di intendere i primi rudimenti della Psicologia delle Folle. Con questo sostegno, forse, la volenterosa giornalista potrebbe riuscire a smettere i panni della militanza prendendo coscienza che il suo maldestro essere combattente per una causa produce solo un buon beneficio d’immagine alla controparte politica”. A questo punto lasciamo aperto il discorso invitando qualche nostro lettore ad esprimere un giudizio di merito in proposito soggiungendo solo che non è facile fare il giornalista, direi da sempre, se penso che sovente da cronista politico, decenni fa, mi vedevo consegnato alla fine di una conferenza stampa la famosa “velina” dove l’addetto stampa o il segretario del personaggio politico mi imponeva, in pratica, il “pezzo” che avrei dovuto scrivere. (Riccardo Alfonso)

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