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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

L’Epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 agosto 2019

L’epidemia di di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo compie un anno ed entra nel suo secondo anno di vita ancora incontrollata. La settimana scorsa l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato lo stato di emergenza internazionale (PHEIC, Public-Health Emergency of International Concern) in merito all’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo. In un anno questa epidemia ha già colpito 2.700 persone, con 1.800 decessi. La decisione dell’OMS è giunta però soltanto adesso, dopo che è stato registrato il primo caso a Goma, città di oltre un milione di abitanti con un aeroporto internazionale al confine con il Ruanda. Il paziente era un pastore che era arrivato da Butembo passando attraverso 3 posti di controllo sanitario senza che venisse fermato. La dichiarazione di PHEIC facilita la condivisione di informazioni per la valutazione del rischio, permette al comitato di emergenza dell’OMS di dare agli stati membri raccomandazioni temporanee e, soprattutto, facilita a livello internazionale le attività diplomatiche, di salute pubblica, di sicurezza e di logistica, oltre a permettere l’utilizzo di maggiori risorse finanziarie. Un secondo caso è stato identificato a Goma il 30 luglio in un cercatore d’oro che aveva percorso 70 chilometri nel Paese, ma non è collegato in nessun modo con il primo. Si tratta della quinta volta nella sua storia che l’OMS preme il tasto rosso dell’allarme globale: era già successo nel 2009 con l’influenza aviaria, nel 2014 con la polio, nel 2013-2016 con l’epidemia di Ebola in Africa Occidentale, nel 2016 con l’epidemia di Zika. Ognuna di queste emergenze ha mostrato varie criticità nei protocolli internazionali di risposta, evidenziando la necessità di migliorare le infrastrutture, la ricerca scientifica, e le procedure di diagnosi nelle aree più a rischio. L’attuale epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, la nazione dove il virus fu isolato per la prima volta nel 1976, ha già raggiunto per numero di persone infettate e di decessi il secondo posto tra le epidemie di Ebola, dietro quella che in Africa occidentale tra il 2014 e il 2016 colpì 28.000 persone, uccidendone oltre 11.000. Questa epidemia di Ebola si sta rivelando però di difficile gestione, nonostante i controlli clinici effettuati su più di 70 milioni di persone e le oltre 160.000 dosi di vaccino somministrate alle fasce di popolazione più a rischio ed agli operatori sanitari. A complicare la situazione il fatto che le province maggiormente colpite, North Kivu e Ituri, da anni sono interessate da conflitti armati: più di 70 sono stati sino ad oggi gli attacchi a ospedali, ambulatori ed operatori sanitari. È quindi probabile che il numero effettivo degli infettati e dei decessi sia superiore a quello ufficiale, proprio perché in molte aree del focolaio epidemico l’attività degli operatori sanitari è difficile e pericolosa.
Quali i potenziali rischi per il nostro paese? Al riguardo il prof. Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’INMI “Lazzaro Spallanzani” di Roma e coordinatore per l’Italia del GVN,Ippolito precisa che “L’epidemia di Ebola del 2014- 2016 ha visto in prima fila l’INMI, con la partecipazione dei nostri virologi e medici alle missioni internazionali nei paesi colpiti dall’epidemia come la Sierra Leone o la Guinea, e con la gestione dei due pazienti italiani che contrassero la malattia nelle aree di contagio e che furono curate con successo nel nostro ospedale a Roma. L’esperienza maturata dagli operatori dell’INMI nelle aree nelle quali si sono verificate negli ultimi anni le epidemie di Ebola e di altre malattie come Dengue, Chikungunya, Malaria, dimostra chiaramente come l’investimento in cooperazione internazionale in campo sanitario produca benefici concreti anche per i cittadini e i contribuenti italiani. Ciò che
abbiamo appreso in quella occasione costituisce infatti un prezioso patrimonio a disposizione della collettività oggi che Ebola torna ad affacciarsi sulla scena, per cui possiamo senz’altro dire che siamo pronti per affrontare questa emergenza nel caso in cui si dovessero verificare dei casi anche nel nostro paese”.

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