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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

La finanza salverà il mondo? Le ragioni dell’ottimismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 agosto 2019

Dalla grande crisi finanziaria del 2008, uno dei miei principali interessi culturali è cercare di capire come cambiare le regole sociali affinché gli enormi avanzamenti tecnologici e di conoscenza che l’umanità ha sviluppato negli ultimi decenni, invece di condurci dritti verso l’estinzione (come pensano – con ottimi argomenti – i pessimisti), possano finalmente creare un mondo migliore dove i bisogni fondamentali siano soddisfatti per tutti gli esseri umani come diritto imprescindibile. Ho partecipato (e partecipo) a diverse associazioni formali e informali di persone che si propongono gli stessi obiettivi, occupandomi in particolare degli aspetti economici/monetari. Mi ricordo molto bene che nel triennio 2009/2012 l’opinione più diffusa fra le poche persone che si occupavano di questi temi era che la crisi sarebbe peggiorata sempre di più fino a portare a conseguenze così catastrofiche da rendere i radicali cambiamenti necessari non più procrastinabili. Io ero uno dei pochi che non aveva questa convinzione”). Voglio fare alcuni esempi di fenomeni culturali che vanno nella direzione di cambiamenti radicali delle regole sociali, per adattarli agli straordinari cambiamenti tecnologici che la società ha già compiuto ed a quelli – molto più strabilianti – che ci attendono nell’immediato futuro.
Andrew Yang. Alla corsa per le primarie del partito democratico USA partecipa un personaggio che sta riscuotendo un notevole successo nei media (particolarmente su internet, ma recentemente anche nei mass media) con una piattaforma di proposte estremamente radicali. La proposta più scioccante è ciò che chiama il “dividendo della libertà”, una versione radicale del concetto di “Universal Basic Income” (UBI): dare 1.000 dollari al mese ad ogni cittadino che abbia più di 18 anni, per sempre e senza condizioni. Le proposte di Andrew Yang sono molto innovative e radicali non solo sulla sua proposta portabandiera. Si comprende benissimo che è figlio di un pensiero radicalmente nuovo che si è consolidato in questo decennio
Ray Dalio. E’ un personaggio che per tutta la vita ha impersonato la figura del “cattivo” per antonomasia nel mondo della finanza: il gestore del più importante Hedge Fund del mondo.
L’approccio culturale di Ray Dalio è basato sul concetto che ogni fatto che si presenta è solo una riproposizione in forma diversa di qualcosa che si è già presentato in passato.
Ray Dalio in questi decenni è stato a stretto contatto – ed in parte ha influenzato – tutte le più importanti figure che hanno avuto in mano importanti leve decisionali come Mario Draghi, per citare forse la persona più conosciuta ai lettori. Ray Dalio è conosciuto e stimato da persone del calibro di Lerry Summers.
Tutte queste persone hanno mostrato pubblico apprezzamento per il pensiero originale di Ray Dalio su come dovremmo gestire la prossima grande crisi del debito che inevitabilmente si presenterà.
Bertrand Badrè è l’ultimo personaggio che voglio citare è meno conosciuto, al grande pubblico, ma ha fatto pienamente parte dell’establishment finanziario. Il ruolo più prestigioso che ha ricoperto è quello di CFO e Managing Director della Banca Mondiale, mi riferisco a Bertrand Badré. In Italiano è stato da poco pubblicato il libro dal titolo provocatorio: “E se la finanza salvasse il mondo?”. Si potrebbe pensare, erroneamente, che il libro intenda essere una difesa d’ufficio del sistema finanziario da parte di una delle persone che ne è stato beneficiato. Si tratta dell’opposto. Badré non nasconde affatto le distorsioni del sistema finanziario attuale e propone riforme assolutamente radicali partendo dai principi fondanti. La finanza, il denaro in generale, è un pessimo padrone, ma è un eccellente servo. Quello che dobbiamo fare è ripensare completamente le regole che stanno alla base del modo di produrre denaro e del sistema finanziario affinché sia al servizio dello sviluppo e non della crescita. Crescita e sviluppo sono due concetti molti diversi. La crescita è la metodologia delle cellule tumorali, lo sviluppo è l’approccio delle cellule staminali ed embrionali. La differenza è il progetto sottostante.
Questi sono solo alcuni dei molti concetti proposti nel libro di Badré che consiglio di leggere.
Fra i personaggi che propongono un cambiamento radicale nel mondo della finanza non si può non citare Paolo Sironi con la sua Teoria nella Trasparenza dei Mercati Finanziaria. Anche Paolo Sironi (http://www.thepsironi.com/), come tutti gli altri personaggi che di cui ho parlato in questo articolo, non è affatto una pensatore “alternativo”. Ha un ruolo importante in IBM nel settore dell’intelligenza artificiale applicata al settore della Finanza.
Ne consegue che i grandi cambiamenti strutturali avvengono sempre in funzione di nuove idee che emergono e piano piano entrano nella consapevolezza delle persone. Molti pensano che siano principalmente gli interessi a determinare il cambiamento delle cose, ma questo è vero solo superficialmente.Con la sua meravigliosa prosa, il grandissimo economista che J. M. Keynes lo dice molto chiaramente nel suo principale capolavoro «The General Theory of Employment, Interest end Money», London 1936 (trad. it. A. Campolongo, Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta, UTET, Torino, 1971, pagg. 526-527): “È speranza visionaria l’avverarsi di queste idee? Sono gli interessi che esse colpiscono più forti e più ovvi di quelli che esse promuovono? Non tento di rispondere in questo luogo […]. Ma se le idee sono corrette […] predico che sarebbe un errore contestare la loro potenza nel corso di un certo periodo di tempo […]. Le idee degli economisti e dei filosofi politici, così quelle giuste come quelle sbagliate, sono più potenti di quanto comunemente si ritenga. In realtà il mondo è governato da poche cose all’infuori di quelle. Gli uomini della pratica, i quali si credono affatto liberi da ogni influenza intellettuale, sono spesso schiavi di qualche economista defunto […]. Sono sicuro che il potere degli interessi costituiti si esagera di molto, in confronto con l’affermazione progressiva delle idee […]. Presto o tardi sono le idee, non gli interessi costituiti, che sono pericolose sia in bene che in male”.
Oggi abbiamo un grande numero di ottime idee che aspettano solo di essere sufficientemente diffuse per scaturire tutto il loro benefico potenziale. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio Il succitato articolo è riportato in sintesi)

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