Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

La brocca

Posted by fidest press agency su martedì, 13 agosto 2019

La storia di una vita si può interfacciare in una brocca piena, sino all’orlo, di un liquido che somiglia all’acqua. Nasciamo con una misura colma e ci ritroviamo ad esalare l’ultimo respiro con un recipiente vuoto. E’ un fluido che utilizziamo per stemperare l’ardore febbrile dei nostri mali, per obliare il dolore per le perdite dei nostri cari, per farci carico degli anni che avanzano con i loro acciacchi, per sopportare le insofferenze di chi non gradisce viverci accanto con i nostri handicap e poi i tanti momenti difficili per la ricerca di un lavoro o che si perde, per le difficoltà economiche e molti altri accidenti del genere. La brocca è lì pronta ad aiutarci come se fosse un angelo custode con il suo liquido lenitivo, come a volerci sollevare dalle calamità naturali e da quelle provocate dai nostri simili per puro malanimo.
E’ un qualcosa che ci scorre addosso, sia pure nella nostra inconsapevolezza, alla pari di una carezza, molto lieve, impercettibile e discreta. Così come un sonno ristoratore, una pace interiore che si pensava smarrita, che entra nel nostro corpo, ne percorre gli anfratti più celati e tocca le più sensibili corde dei nostri sentimenti e li addolcisce.
Qualcosa del genere dev’essermi capitato al cospetto del primo bruciante dolore della mia vita per la morte di mio padre. Rimasi lì accanto al suo corpo inanimato, con la mano nella mano che avvertivo non più calda e stringente, inebetito per un tempo senza tempo. Era una sofferenza che sentivo stringente dentro me mentre guardavo senza vedere i tratti del suo volto senza vita. Forse sarei rimasto annientato da quel dolore se non vi fosse stato un qualcosa dentro di me che riuscì a scuotermi, a farmi alzare, ad uscire dalla clinica e a percorrere la strada che mi separava dalla casa avita. Stava albeggiando, si era d’inverno e il freddo era pungente ma io non lo avvertivo. Come un ebete raggiunsi la magione e mia madre, che spiava la strada da una lama d’imposta socchiusa, mi scorse mentre passavo sotto un lampione e mi aprì la porta. La strinsi forte forte a me e piangemmo. Un pianto dirotto, lì in piedi sulla soglia di casa. E ora la brocca è lì accanto al mio letto ma non oso esplorare il suo contenuto. E’ stata la mia compagna per la vita. Lo sarà anche dopo? (Riccardo Alfonso da “I racconti fantastici” Edizioni Fidest)

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