Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Per gli addetti ai lavori: Come si distrugge un movimento

Posted by fidest press agency su martedì, 13 agosto 2019

Dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi abbiamo avuto due movimenti politici di protesta ovvero non spuntati dalla costola dei partiti esistenti ma nati dalle urne per germinazione spontanea. Li univa la contrarietà di un certo corpo elettorale nei confronti dei partiti tradizionali che hanno dimostrato di essere più inclini ad assecondare le logiche padronali e del capitale che a difendere gli interessi dei più deboli. Nel primo caso mi riferisco al Fronte dell’Uomo Qualunque (FUQ) nato prima come movimento e, successivamente, diventato un partito politico sorto attorno all’omonimo giornale L’Uomo qualunque, del Settimanale satirico-politico fondato a Roma nel 1944 da G. Giannini. Durò due anni, per poi essere inglobato in tutte le aree della politica italiana. Da quel momento in poi i partiti trovarono un antidoto dando vita alle correnti dove la proposta politica si diversificava per diventare, al tempo stesso, conservatrice e innovativa, da cattocomunisti e anticomunisti per dire che si poteva essere comunisti senza esserlo e viceversa. Fu un “giochetto” che con il tempo si logorò alquanto finché non spuntò il Movimento Cinque stelle fondato a Milano il 4 ottobre del 2009 dal comico e attivista politico Beppe Grillo. L’idea guida era quella di stimolare metodi di democrazia diretta in contrapposizione alla democrazia rappresentativa. Da allora e fino al 2018, con le elezioni politiche, il consenso popolare raggiunse il 32% del corpo lettorale. A questo punto i pentastellati divennero molto scomodi sia a partiti tradizionali sia ai cosiddetti “poteri forti” non potendo esercitarvi le classiche tecniche di persuasione di cui i partiti tradizionali erano particolarmente sensibili e acquiescenti. Si arrivò così all’idea di coinvolgere i pentastellati nel governo del Paese ma con una polpetta avvelenata che si chiama Lega e guidata da un Masaniello in tredicesima. A questo punto apparve chiaro a tutti che i pentastellati si erano giocati la credibilità perché non potevano competere con un trascinatore di folle con un timido Di Maio. E i fatti di questi ultimi giorni ci danno ragione: nel giro di poco più di un anno milioni di elettori hanno abbandonato il movimento. E questo calo sembra inarrestabile. Ora la lezione magistrale sul come si può distruggere un movimento è diventata un classico. (Riccardo Alfonso)

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