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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Il fronte russo salvò la Gran Bretagna dall’invasione tedesca

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 agosto 2019

La circostanza favorì inoltre gli alleati con l’apertura di nuovi fronti da Nord a Sud e da Est a ovest. S’incominciò anche a concepire l’idea della necessità di operare degli sbarchi di truppe per la conquista di determinati territori. I tedeschi a loro volta, non avevano accantonata l’idea d’occupare la Gran Bretagna dopo averla indebolita con massicci bombardamenti aerei ma l’operazione fu accantonata essendosi aperto, nel frattempo, il fronte russo. Ci pensarono in seguito gli alleati sia per sbarcare in Sicilia dalla vicina Africa e poi procedendo alla conquista dell’Italia con altri importanti sbarchi: Salerno, Anzio, Termoli, e poi in Normandia e in Provenza. Di tutti questi sbarchi il più imponente fu, senza dubbio, quello di Normandia. Fu allestita un’enorme flotta d’invasione, la più grande della storia con nove corazzate, 23 incrociatori, 104 cacciatorpediniere, 71 corvette, 6483 navi da sbarco e da appoggio per 133mila fanti da sbarco mentre dall’aria erano stati lanciati nella notte 24 mila paracadutisti (sedicimila americani ed ottomila inglesi). L’ora X scattò alle 6,30 di mattina del 6 giugno 1944. A contrastarli vi erano 208 mila uomini al comando del feldmaresciallo Erwin Rommel. L’impresa, pur necessaria, apparve così azzardata che lo stesso comandante in campo degli alleati generale Eisenhower aveva già preparato il bollettino della… sconfitta: “Lo sbarco è… fallito. L’esercito, l’aviazione e la marina hanno fatto quello che dall’eroismo e dalla dedizione al dovere ci si poteva aspettare. Se c’è una colpa o una responsabilità nel tentativo è mia soltanto”.
A farvi da scenario fu soprattutto Dunkerque. Fu una sorta di vendetta della storia se si pensa che questa cittadina francese di 30.000 abitanti, in buona parte pescatori e marinai, passò alla storia per aver assistito al rientro in Gran Bretagna del corpo di spedizione inglese stretto nella morsa della Wehrmacht e colpito dal cielo da un intenso bombardamento e mitragliamento aereo. La città fu ridotta a un cumulo di macerie e la spiaggia di rena finissima, che si stende a perdita d’occhio fino al confine con il Belgio, fu letteralmente sconvolta dalle esplosioni e insanguinata da migliaia di morti e feriti.
Allora il corpo di spedizione inglese fu sospinto verso il mare, da cui era venuto, dalla possente pressione delle Panzergruppe di von Kleist e dall’armata tedesca che premeva da Nord-est.
I tre porti d’imbarco di Boulogne, Calais e Dunkerque furono ridotti a uno solo: il 23 maggio del 1939 Boulogne cedé seguita da Calais tre giorni dopo. Disperatamente si cercò di tenere aperto un corridoio per consentire il flusso delle truppe verso Dunkerque.
Nonostante queste disperate condizioni il successo dell’operazione di sgombero dimostrò al mondo intero che la Gran Bretagna continuava ad essere la dominatrice dei mari. Vi fu anche un altro motivo di soddisfazione: furono impiegati con successo, e per la prima volta, i nuovi Spitfire, a sostegno degli Hurricane (bombardieri) e si rivelarono degni protagonisti del cielo. Si riuscì in questo modo a riportare in Gran Bretagna 338.226 uomini dei quali 120.000 francesi. La perdita tra morti, feriti e prigionieri fu di circa 69.000 uomini oltre ad un ingente materiale bellico, tra munizioni, cannoni, ecc.
Così passammo, in pochi anni, da una débâcle, dove tutto sembrava congiurare contro gli alleati, a un insperato trionfo militare pur segnato da migliaia di morti e da immani distruzioni. Lo sbarco in Normandia divenne in tal modo un’impresa militare straordinaria per la dimensione dello sforzo, per i suoi riflessi politici militari ed anche civili.
Ma se queste battaglie combattute in terra, in mare ed in cielo possono attrarci a tal punto che la cinematografia, in specie quella di Hollywood, ne fece il suo cavallo di battaglia riproducendo tali eventi in tanti modi diversi e riscuotendo dal pubblico enormi consensi, non devono distrarci dal considerare tutti quegli aspetti che hanno concorso a quel bagno di sangue che costò la vita a decine di milioni di uomini, donne, bambini ed anziani sui campi di battaglia e per le strade delle nostre città e nelle stesse case dove si erano rifugiati nell’estremo tentativo di proteggersi in qualche modo. Fu una sconfitta pagata a caro prezzo ma lo fu anche per i vincitori. (Riccardo Alfonso)

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