Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Quando la cronaca si fa storia

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 agosto 2019

Da 55 anni faccio il cronista e in questa veste mi è capitato di essere testimone di rivolte e ho raccolto le testimonianze dei sopravvissuti. Mi capita ora di leggere sui libri di storia eventi che ho vissuto ora in presa diretta ed ora desunta da accadimenti che hanno fatto parte, nel bene e nel male, del mio tempo o giù di lì. Poteva essere quanto accaduto a mio padre che si è visto catapultato in due guerre mondiali da militare di carriera. Ricordo che mi parlava della vita di trincea nella prima guerra mondiale e nella successiva dello sbarco a Durazzo con il suo reggimento in Albania per poi raggiungere Elbassan. Lo faceva tralasciando gli aspetti più cruenti considerato che il racconto era diretto ad un bambino di otto anni. In seguito, da me sollecitato, mi spiegò molte altre cose, di quelle che non si trovano nei libri di storia e che cercai d’approfondire con altre letture e dalla visione film che riportavano, sia pure romanzate, le fasi più cruciali di guerre terribili. Se ora mi soffermo ad evidenziare tali circostanze lo faccio per informare chi non ha avuto modo, per sua fortuna o per ragioni anagrafiche o perché vive in un paese che non ha conosciuto la guerra come la Svizzera, di conoscere il lato oscuro dell’essere umano, la sua barbarie ma anche la testimonianza di chi riusciva a riscattare l’altra faccia, quella del bene e della solidarietà nel momento che si affrontavano grandi sofferenze e rinunce proprie e altrui.
Durante l’ultima guerra mondiale ho sofferto la fame ed ero con mia madre e mia nonna inferma a letto mentre mio padre era sul fronte. Posso capire i giovanissimi che si trovano nelle mie stesse condizioni di allora anche se presumo siano in condizioni di gran lunga peggiori. Perché la guerra tende a fare più vittime civili che fra i militari, essendo combattuta tra le strade delle piccole e grandi città, nelle case e nei cortili e con armi sempre più sofisticate e laceranti.
Ho pensato di riprodurre ampi stralci dei miei racconti sulla guerra, dei motivi che l’hanno originata per portare, sia pure nel mio piccolo, una testimonianza di ciò che significa essere sotto un bombardamento, tra le case sventrate e i morti nelle strade e i feriti che con un filo di voce si lamentano e altri che gridano per attirare l’attenzione dei pochi soccorritori. Uno scenario apocalittico dipeso dalla follia di un uomo e dei suoi accoliti, per sete di potere e fame di gloria. Di gloria? Si proprio così. E’ l’aspetto più folle di tutto questo scenario degli orrori. (Riccardo Alfonso)

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