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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

La guerra lampo

Posted by fidest press agency su domenica, 18 agosto 2019

La vera forza di Hitler e dei suoi generali è stata quella di aver “inventato” la guerra lampo. La caratteristica della prima guerra mondiale fu quella di impostare, per la massima parte, la sua strategia in una guerra di “posizione” e gli stati maggiori degli eserciti vittoriosi, in particolare, erano propensi nel credere che questa sarebbe rimasta la carta vincente anche per il futuro. Ciò spiega il motivo dell’enorme spesa militare affrontata dai francesi (circa 250 miliardi di franchi di allora) per costruire la “Linea Maginot” dalla Svizzera al Belgio.
La consideravano una forma di “assicurazione” contro un’invasione che venisse dalla Germania. I tedeschi, invece, che furono gli sconfitti da tale “guerra di posizione” furono i primi a rendersi conto delle potenzialità militari offerte dai mezzi meccanici e dalla loro capacità di movimentare il fronte bellico.
Quindi meno divisioni ippotrasportate, ma più autocarri con artiglierie d’accompagnamento alla fanteria e alle divisioni corazzate con strutture leggere su carri motorizzati e molto mobili. Da qui emerge la logica di un sostanziale rafforzamento dei mezzi d’offesa rendendoli anch’essi “veloci” e, possibilmente, autonomi rispetto a quei reparti che tradizionalmente sono più lenti: fanterie e artiglierie da campo.
Lo stesso dicasi per l’aviazione per la sua capacità di trasportare grossi carichi di bombe e di poter recare scompiglio tra le colonne di militari che si dirigevano al fronte o danneggiando seriamente le fabbriche d’armi o indebolendo la capacità di resistenza delle popolazioni con bombardamenti a tappeto sulle città.
L’aviazione poteva anche servire al trasporto delle truppe e, all’occorrenza, paracadutarle per la rapida conquista dei punti ritenuti strategici e per creare scompiglio nelle retrovie del nemico. Nonostante ciò ci siamo trovati alla vigilia del secondo conflitto mondiale con una preponderanza delle flotte aeree anglo-francesi costituite da velivoli da ricognizione, da bombardieri a breve e medio raggio (i maggiori potevano attaccare obiettivi posti non oltre i 1000 Km. di distanza dalle basi di partenza) e con carichi distruttivi modesti. La Luftwaffe invece, aveva messo a punto un efficacissimo tipo di bombardiere in picchiata la cui funzione d’appoggio ebbe valore decisivo nelle prime fasi della guerra, specie in funzione anticarro, antinave e per la sistematica distruzione a terra degli aerei nemici. Il che avvenne puntualmente durante l’attacco alla Polonia dove gran parte dei suoi mille aerei furono distrutti prima che volassero. Il tutto lasciava presagire che queste nuove dottrine d’intervento militare, in specie quella messa a punto dai tedeschi, portassero ad un grande successo gli eserciti che le avessero adottate per primi. Divenne così una forma di guerra che andò con il nome di “Blitzkrieg” (guerra lampo). Il suo punto di forza era costituito dalle divisioni corazzate (Panzerdivisionen), essenzialmente celeri, con carri leggeri e medi (tra le 6 e le 16 tonnellate) e soprattutto veloci e con un armamento efficace, ma non imponente. Questa tecnica fu ideata dal generale Guderian, teorico della guerra dei carri. Lo stesso risultato poteva verificarsi con l’uso in mare di una potente flotta di sommergibili e ancor più combinandola con gli aerei-siluranti in partenza dalle porta-aerei e l’utilizzo di truppe speciali d’assalto paracadutate o trasportate con alianti. (Oggi sostituiti con gli elicotteri da combattimento).
Si aggiunse, poi, una tecnica di combattimento, affidata a specialisti “superdotati”, che nata all’inizio della seconda guerra mondiale si è poi, man mano, affinata a tal punto che i britannici ne fecero largo uso per combattere contro l’Afrikakorps, con il loro 22° Special Air Service Re-giment. Questo contingente, costituito con quel nome di copertura dalla ditta di spedizioni da David Stirling, fu poi collaudato in decine di campagne dalla Malesia alle Falkland, dall’Irak all’Ulster. Tali reparti possono operare, con estrema efficacia e alta professionalità, in team di quattro uomini (capo pattuglia, artificiere, radiotelegrafista e infermiere). Essi sono in grado di coprire 60 Km., in 20 ore con uno zaino da 25 chili. Sulla meticolosità del loro addestramento basti affermare che durante le infiltrazioni in Irak portavano via le proprie feci perché troppo diverse da quel-le della popolazione della zona. A sua volta la Francia può ricorrere sia ai Crap (Commandos de Recherche et Action dans la Profondeur) sia al 13° reggimento paracadutisti. Sono forze nate per infiltrarsi in territorio nemico e guidare attacchi nucleari, distruggere comandi e centri nodali.
Non si trattò, ovviamente, solo di operazioni militari terrestri. Per mare, infatti, le iniziative non mancarono e alcune furono casuali, ma di grande effetto. Ricordo quanto avvenne il 31 ottobre del 1940 quando gli inglesi rintracciarono lungo la costa spagnola un famoso mezzo d’assalto italiano chiamato “maiale” e riuscirono a riprodurlo chiamandolo “chariot” (carretto) per poi utilizzarlo da supporto per favorire l’opera dei sommozzatori nei loro raid contro le munite difese dei porti nemici. Un altro intelligente impiego, per merito degli inglesi, fu realizzato con i sommergibili nani con un equipaggio di quattro uomini e dotato di cariche esplosive fissate esternamente. Con questo mezzo nel settembre del 1943 i britannici danneggiarono nell’alto fiord la Torpitz. I giapponesi non furono da meno costruendo un siluro, il kaiteu, con un uomo al suo interno incaricato di dirigere l’arma contro un vascello nemico. I tedeschi, a loro volta, prepararono un mezzo navale denominato “bruco” formato da due siluri uno sull’altro. In uno di essi vi era un uomo che lo guidava e appena raggiunto il bersaglio, liberava l’altro siluro permettendogli di seguire la sua corsa finale verso l’obiettivo. Altri impieghi bellici furono offerti dal-le cosiddette “lenticchie” costituite da tre motoscafi di cui il primo guidato da un equipaggio e gli altri due con cariche esplosive. In prossimità del bersaglio i due motoscafi imbottiti di esplosivo erano fatti proseguire radiocomandati. Il “diavolo marino” a sua volta era un sommergibile capace di navigare ad altissima velocità (28-30 nodi) ed essendo munito di cingoli poteva avventurarsi anche sulla terra ferma utilizzando un lanciafiamme. Un altro piccolo sottomarino “il delfino” era capace di superare i trenta nodi sott’acqua. Era attivato da una turbina Walter a perossido d’idrogeno e manovrato esclusivamente per effetto dei timoni senza casse d’immersione perciò capace di guizzare sotto e sotto la superficie del mare proprio come un delfino.

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