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Due mesi di paura e stenti nella provincia di Ituri, in RDC

Posted by fidest press agency su martedì, 20 agosto 2019

A due mesi dalle violenze che hanno costretto centinaia di migliaia di persone a fuggire dalle loro case nella provincia orientale di Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo, un grave sottofinanziamento e la crescente insicurezza hanno reso un numero crescente di persone bisognose di assistenza umanitaria e hanno impedito il loro ritorno a casa.
Nelle ultime tre settimane di giugno soltanto, oltre 145.000 persone costrette a fuggire di recente hanno cercato sicurezza e assistenza nei campi per sfollati interni e rifugiati nella provincia di Ituri, mentre si stima che altre 215.000 persone siano fuggite in aree vicine. I numeri reali sono difficili da verificare, a causa delle difficoltà di accesso in alcuni luoghi e dell’ampia area da cui le persone sono fuggite. In migliaia hanno continuato a fuggire da allora, anche se con minore frequenza.A causa della continua violenza tra gruppi armati, molti hanno paura di fare ritorno a casa. Durante una recente missione nella città di Djugu per fornire assistenza, lo staff dell’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha trovato un villaggio vuoto dopo l’altro e innumerevoli case date alle fiamme e abbandonate.Le persone sono state costrette a trovare un rifugio ovunque ne avessero la possibilità. Alcune sono state accolte da altre famiglie. Molte sono state costrette a dormire all’aperto. Drodro, una città relativamente piccola, ha visto la sua popolazione triplicarsi in sole poche settimane, mentre le scuole locali e le chiese sono state trasformate in grandi, squallidi dormitori.Il nostro staff ha raccolto numerose testimonianze di persone che hanno perso i loro familiari. Alcune persone che avevano tentato di rientrare a casa per prendere cibo e beni di proprietà sono state uccise da gruppi armati come avvertimento agli altri di non tornare. E’ stata riscontrata una prevalente paura per il futuro.I bisogni più urgenti riguardano l’alloggio, l’acqua, i servizi igienici, le cure sanitarie e il cibo. A causa delle condizioni di sovraffollamento, le donne e le bambine sono ad alto rischio di violenza sessuale e di genere. Le scarse condizioni igieniche, dovute alla mancanza di acqua pulita e di latrine, aumentano il rischio della diffusione delle malattie.L’UNHCR sta fornendo assistenza nei campi per sfollati interni, dove sta costruendo capannoni collettivi di emergenza per le persone costrette a dormire all’aperto, e rifugi individuali per le famiglie più vulnerabili. Tuttavia, occorrono urgentemente dei rifugi nuovi per permettere di liberare le scuole prima che cominci il nuovo semestre all’inizio di settembre. Vengono forniti i beni domestici essenziali, ma il bisogno è di gran lunga superiore alle scorte attuali dell’UNHCR.I finanziamenti per questa crisi umanitaria rimangono ad un livello criticamente basso. L’UNHCR fa appello alla comunità internazionale di farsi avanti con ulteriori fondi e permettere alle organizzazioni umanitarie di fornire un’assistenza salvavita di base. Finora nel 2019 l’UNHCR ha ricevuto solo il 32% dei 150 milioni di dollari statunitensi richiesti per le sue operazioni.

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