Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Archive for 21 agosto 2019

Il discorso di Conte al Senato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Ho colto l’occasione offertami dai media per ascoltare integralmente il discorso tenuto dal presidente del consiglio Giuseppe Conte al Senato. Non vorrei essere irriguardoso ma devo sinceramente ammettere che mi ha annoiato. Troppo serioso, troppo notarile, poco comunicativo e alquanto allusivo che, per i non addetti ai lavoro, dice poco o nulla. Forse perché ho sempre apprezzato un’oratoria di tipo diverso, più passionale, più partecipata, più diretta tanto da coinvolgere emotivamente l’ascoltatore. Penso ai politici del passato da Almirante a Nenni da Andreotti a Fanfani. Vi era anche il tipo “professorale” espresso da Aldo Moro e da altri tant’è che furono stimati per la loro dottrina ma non pienamente compresi dal grosso pubblico. Ciò che forse il prof. Conte ha poco valutato è che l’ascoltatore alla fine non ha preferito seguirlo ma si è rifatto al commento del cronista televisivo di turno e degli opinionisti della carta stampata che non sempre offrono un’interpretazione autentica.
E qui entriamo in un aspetto che, per chi parla in pubblico e sa di poter avere una platea di milioni di persone, non deve essere sottovalutato. Lo sapevano bene gli oratori del taglio di Andreotti che si facevano ascoltare con le loro ironiche battute sugli avversari e che non avevano bisogno di parole taglienti per metterli alla gogna. E mi riferisco, soprattutto, all’ironia bonaria del genere di chi dice alla domestica che si è lasciata sfuggire di mano il vassoio pieno di tazze: “Ma brava, hai fatto un bel lavoro.” Ma la mia riflessione si fa ancora più amara se considero che in Italia non abbiamo un vero leader e che ci dobbiamo accontentare di “capi popolo” alla Masaniello capaci al massimo di sollevare emotivamente le piazze ma non di presentare un progetto di ampio respiro e proiettato nel futuro e al tempo stesso compreso e condiviso dal popolo. Sono i classici politici che evocano i problemi esistenti ma si guardano bene dal risolverli dalla radice. Vivono il presente ma non riescono ad andare oltre il proprio naso. Non scendo nei dettagli per non farla troppo lunga ma lascio al lettore riflettere sull’argomento. (Riccardo Alfonso)

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Laura Castelli: Una inspiegabile crisi di governo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Roma – “In un Paese normale chi provoca una inspiegabile crisi di Governo, ad agosto, con il rischio di far aumentare l’IVA e mandarci in esercizio provvisorio avrebbe rassegnato le dimissioni e ritirato la delegazione dei Ministri, Vice Ministri e Sottosegretari. Si chiama coerenza, ma non tutti ne conoscono il significato.
Matteo Salvini e la Lega hanno messo davanti gli interessi di partito, forse anche personali, agli interessi dell’Italia. È sotto gli occhi di tutti, nonostante le capriole e le giravolte a cui stiamo assistendo, anche oggi in Aula al Senato. Accusano il Presidente Conte di auto-staccarsi la spina, con il chiaro intento di scaricare su altri le responsabilità della crisi, ma sono loro ad aver presentato una mozione di sfiducia, che in modo evidentemente strumentale hanno ritirato solo poco fa.
Ringrazio il Presidente del Consiglio per il senso delle Istituzioni che, anche in questa occasione, ha dimostrato, portando il dibattito in Parlamento. È stato un grande onore condividere questa esperienza di Governo, possibile soprattuto grazie al grande impegno ed alla tenacia di Luigi Di Maio e di tutti i colleghi di Governo e dei colleghi Parlamentari.
Noi continuiamo a lavorare, con serietà e responsabilità, per non mettere a rischio il futuro delle generazioni che verranno dopo di noi”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un post su Facebook.

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Governo: Serracchiani, ora fase di grande prudenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

“La rottura che si è finalmente consumata tra la Lega e i 5Stelle era nella natura di un ‘contratto’ scritto per essere fatto a pezzi: non ci può essere maggioranza se non vi è condivisione almeno su alcuni punti di principio. L’idea di un programma di governo diviso un tanto per uno è il contrario della politica. Ora si tratta di ricostruire almeno i fondamentali del rispetto delle regole istituzionali per guidare il percorso di questa crisi, che lascia lesioni gravi sul tessuto della nostra Repubblica”. Lo afferma Debora Serracchiani, vicepresidente dell’Assemblea nazionale del Pd, commentando la caduta del governo Conte.”Ora si apre una fase che richiede grande prudenza – aggiunge Serracchiani – perché bisogna contemperare la praticabilità politica di un dialogo tra le forze presenti in Parlamento con le esigenze pressanti e urgenti del nostro Paese. L’atteggiamento dimostrato sin qui da Salvini è stato attivamente distruttivo, inquietante e destabilizzante. Vedremo se sarà possibile rimediare, altrimenti – conclude – le elezioni saranno uno sbocco da valutare con molta serenità”.

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Governo: Rojc, Salvini ha gettato la maschera

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

“Salvini ha gettato la maschera, usando simboli e citazioni religiose in maniera blafema, attaccando in campo aperto l’Europa, rivendicando un’azione di Governo personalistica e autoritaria. Troppe ombre su questo capo di partito che non ha mai sentito di essere servitore delle istituzioni. Conte ha svolto la sua arringa difensiva non senza abilità e intelligenza, appellandosi ai massimi principi e parlando di Salvini come fosse un corpo esterno al Governo da lui presieduto”. Lo ha affermato la senatrice Tatjana Rojc (Pd), commentando gli interventi al Senato del premier Giuseppe Conte e del ministro dell’Interno Matteo Salvini.
Per la senatrice dem “la buona notizia è che questo governo è finito e ora ci possiamo affidare alla guida sapiente del Capo dello Stato. Ma non ci sfuggono i pericoli ancora presenti e imminenti, da un compattamento delle destre più estreme al rischio di una crisi economica pesantissima”.
“Sentire dai banchi del M5S un richiamo netto alla Costituzione – ha aggiunto Rojc – e alle prerogative del Parlamento è confortante, ma non dimentichiamo che da quel partito si è parlato di superamento della democrazia rappresentativa”.

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Governo. Ciriani (FdI): esperienza giallo-verde finita, subito voto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

“Questo dibattito conferma che l’esperienza del governo giallo-verde è finita. E’ stato scoperchiato il vaso ed è diventato evidente a tutti gli insulti, il livore tra i contraenti del contratto di governo e le reciproche recriminazioni ma soprattutto quello che pensavano gli uni degli altri. Non abbiamo, quindi, alcuna nostalgia di questo governo che, anzi, è durato 14 mesi di troppo, lasciando l’economia ferma al palo a dispetto delle tante promesse e dei tanti annunci. Quindi Fratelli d’Italia chiede che si vada subito al voto. Altro che Conte bis, sarebbe una bis sciagura”. Lo dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Luca Ciriani, a margine delle comunicazioni del presidente del Consiglio dei ministri.

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Crisi di governo, Rampelli (VPC-FDI): Conte eterodiretto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

“Conte è stato veemente ma chiaro. Lo schema è lo stesso dell’avvento di Mario Monti. Poteri sovranazionali, vecchie consorterie, personalità bollite della sinistra italiana con la singolare aggiunta degli ex incendiari di Beppe Grillo si ritrovano insieme per impedire al centrodestra di governare e all’Italia di essere indipendente e autorevole nel suo diritto a contrastare il declino. Occorre ammettere che questo prevedibile inguacchio si è reso possibile grazie a una serie di macroscopici scivoloni degli amici nordisti, fattostà che si sono determinate le condizioni ideali per dare forma agli attuali giochi di palazzo e consentire a chi ha perso brutalmente tutte le recenti elezioni di andare a governare. Lor signori si appellano in questa indecenza alla democrazia parlamentare, quasi fosse antitetica a quella popolare. È vero che è il Parlamento a varare i governi, ma è anche vero che lo deve fare nel rispetto della volontà popolare, come costituzione impone. Il centrodestra oggi ha una maggioranza schiacciante, nonostante Renzi abbia confezionato una legge elettorale senza premio di maggioranza, dunque ancora più macroscopica. Mentre i circoli esclusivi, i cerimonieri, i falliti, i gran visir dei sotto poteri sbucati all’improvviso dalle località balneari per tessere la rete della congiura di palazzo sono un manipolo di oligarchi senza consenso. Se governeranno lo faranno contro le più elementari leggi della democrazia, che non prevedono personalità illuminate e minoritarie cui affidare le sorti di un’intera comunità. Nel frattempo l’Italia spalanca gli occhi, se non ancora nei numeri esiste nell’evidenza dei fatti un solo leader, credibile e affidabile, su cui riporre le speranze di rinascita che tutti si aspettano”. È quanto scrive il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia sulla sua bacheca Facebook commentando le dichiarazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Palazzo Madama.

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Governo scongiuri aumento IVA

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Attendiamo con preoccupazione la riunione prevista in Senato per domani, nell’ambito della quale ci auguriamo siano prese decisioni improntate alla responsabilità, per il bene del Paese.L’Italia, infatti, si trova in una situazione di stallo allarmante: da mesi, di fatto, non è governata.Una latitanza istituzionale che mette sempre più in difficoltà il Paese, in un quadro di crisi mondiale in cui stare fermi equivale ad una disfatta sul piano economico e politico. Non è tollerabile governare un Paese solo attraverso apparizioni eclatanti, slogan, insulti ed annunci. C’è bisogno di provvedimenti seri per garantire la solidità del sistema economico, che segna importanti segni di cedimento che chi governa non può ignorare.Di fronte all’aumento del deficit e al rischio dell’aumento dell’IVA, che deve essere scongiurato al più presto (secondo le stime dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori peserebbe per ben 831,27 Euro annui a famiglia con conseguenze drammatiche sull’intera economia), ci aspettiamo scelte che portino alla stabilità indispensabile per avviare le riforme necessarie e garantire la tenuta sociale ed economica del Paese.

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The New Generation Festival

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Firenze 28 agosto 2019 (fino al 31 agosto),Inizio ore 19:30 Intervallo: 60 minuti per cenare nei giardini al Giardino Corsini di Firenze, per la terza edizione del The New Generation Festival, un evento internazionale che presenta il più alto livello di opera, musica e teatro trasmessi dal vivo. Fondato nel 2017 da tre giovani artisti inglesi – Maximilian Fane direttore d’orchestra; Roger Granville, produttore regista, scrittore; Frankie Parham, produttore cinema, teatro – il Festival nasce con l’obiettivo di abbattere le barriere tra generazioni e generi musicali, e di offrire ai migliori talenti musicali (under 35), selezionati tra i conservatori di alta formazione artistica di tutto il mondo, l’occasione di potersi esibire in uno scenario unico e internazionale.
Inaugurerà quest’anno il Festival, l’Opera Le nozze di Figaro di W.A. Mozart, diretta dal maestro Jonathan Santagada con l’Orchestra Senzaspine. La regista Victoria Stevens traspone il libretto di Lorenzo Da Ponte Le Nozze di Figaro nel mondo inebriante dell’industria cinematografica degli anni ’30. L’opera si apre nella nuova sede di Almaviva Pictures, un affascinante studio cinematografico diretto dal Conte Almaviva. A malincuore, il Conte ha tenuto nello staff solo il suo fedele direttore della fotografia, Figaro, per averlo aiutato ad avere la mano di sua moglie, oggi protagonista femminile, la Contessa Rosina. Al contempo, il Conte guarda con attenzione alla futura sposa di Figaro, Susanna, che desidera più di ogni altra cosa. La storia che si svolge è comica, emozionante e commovente.
I costumi di scena sono stati offerti dalla storica Sartoria Tirelli, mentre tutte le calzature di scena sono fornite dalla Maison Pompei. A tarda notte musica jazz e swing con Sam Jewison band.
Per la serata l’Orchestral Concert Filippo Corsini (giovedì 29 agosto), Giuseppe Guarrera, pianista di fama internazionale, eseguirà il Concerto per Pianoforte No.4 di L. van Beethoven, diretto dal Maestro Maximilian Fane. Il programma prevede in apertura, il concerto Chanson de Matin&Chanson de Nuit Op.15, Nos. 1&2 di Edward Elgar e, a chiusura, la Sinfonia No.2 di Schumann. La musica proseguirà, come da tradizione, nella Chiesa di Ognissanti con il concerto Piano Quartet in E flat major, op. 47 di Schumann, eseguito dal Quartetto Werther. E, quest’anno, musica anche lungo l’Arno con la Sam Jewison’s Band – sextet.
Sarà il Jazz il protagonista del terzo appuntamento, con l’anteprima mondiale Dal Blues Al Bebop: Lo Spirito Di Harlem (venerdì 30 agosto) presentato da Catskill Jazz Factory e The New Generation Festival. Una celebrazione di Harlem e del suo contributo alla musica popolare, unica nel suo genere, che vede protagonisti alcune delle voci musicali più straordinarie del nuovo rinascimento del jazz – Shenel Johns, Patrick Bartley, Jr., Christian Tamburr, Michela Marino Lerman, Mathis Picard, Kyle Poole e Russell Hall – sotto la direzione di Dominick Farinacci, il “trombettista di grande eleganza”, come definito dal New York Times. L’Orchestra Senzaspine suonerà un tributo sinfonico composto appositamente da Steven Feifke, diretto dal Maestro Maximilian Fane e coprodotto da The Catskill Jazz Factory.A tarda notte: Jam session a cura di Catskill Jazz Factory soloists; Sam Jewison’s Band – sextet nella Limonaia del Giardino riservata al ballo
Gran Finale per sabato 31 agosto, con la replica dell’Opera Le nozze di Figaro di W.A. Mozart. Al termine danze swing nel Giardino Corsini con una jazz band di 10 elementi e un set notturno a cura dei dj Youp van der Steeg e Harold van Lennep.

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A Todi gli autori del manifesto di Todi Festival 2019

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Todi Sabato 24 agosto alle 18.00, data dell’inaugurazione. A Todi gli autori del manifesto di Todi Festival 2019, Stefano Di Stasio e Paola Gandolfi, esporranno insieme trent’anni dopo l’ultima loro personale. I due artisti, una coppia nella vita di tutti i giorni e due personalità artistiche distinte e notevolissime nelle rispettive carriere, saranno presenti alla Sala delle Pietre per una mostra enigmaticamente intitolata Sorpresi all’angolo della strada: l’angolo nel quale le loro due carriere si incontreranno in un allestimento di grande effetto. Due grandi pareti di 20 metri per 4 costruite all’interno della grande Sala delle Pietre di Piazza del Popolo ricreeranno una strada nella quale le tele di Gandolfi e Di Stasio, esposte le une davanti alle altre, si confronteranno.
Oltre alla mostra dei due grandi artisti una ulteriore serie di eventi, a ingresso libero e gratuito, andrà a completare la ricca offerta culturale di Todi Festival. Fotografia e attualità si mescoleranno con l’esposizione #MeuAyrton | Ayrton Senna alla velocità del cuore di Paola Ghirotti. In occasione del 25° anniversario della scomparsa del grande campione di automobilismo Ayrton Senna, Todi Festival ospiterà la mostra inaugurata Sabato 24 Agosto alle ore 19.00. Un omaggio della fotografa Paola Ghirotti al campione brasiliano morto il 1º maggio del 1994, durante il Gran Premio di San Marino. Ghirotti proporrà ritratti fotografici realizzati durante i Gran Premi che ha avuto il privilegio di seguire: momenti pre-gara e durante le performance sportive. La mostra si terrà dal 24 Agosto al 9 Settembre, presso la Sala del Torcularium del complesso del Nido dell’Aquila a Todi. Ancora arte con Sirdana di Alessandro Twombly (Roma, 1959). Il remoto e suggestivo silenzio dello spazio espositivo UNU unonellunico viene occupato dalla scultura la cui esposizione sarà inaugurata Domenica 25 Agosto alle ore 18.18. L’opera astratta sprigiona l’energia intrinseca e nascosta della natura in continua metamorfosi, ricerca ricorrente nell’esperienza scultorea e pittorica dell’artista. Il bronzo dialoga con la pietra del fornice epoca di romana-medievale rivelando la passione, il mistero e l’intensità delle gesto scultoreo di Alessandro Twombly.Infine Domenica 25 Agosto alle 19.00 nello Spazio MATER in via Valle Inferiore 6 inaugura la mostra collettiva diffusa Todi Open Doors: l’arte diventa confine tra sfera pubblica e privata, occupando una serie di androni nel centro storico di Todi. Fra installazioni, sculture e fotografie la mostra curata da Andrea Baffoni, Francesca Duranti e Massimo Mattioli invita il visitatore alla scoperta di misteriosi ed affascinanti spazi inediti. Nove gli artisti: Flavia Bigi, Stefano Bonacci, Michele Ciribifera, Marino Ficola, Franco Losvizzero, Laura Patacchia, Silvia Ranchicchio, Francesca Romana Pinzari, Mario Santoro. Altrettante le location coinvolte: Palazzo Cesi, Palazzo Angelo Atti, Palazzo Morghetti, Residenza d’Epoca San Lorenzo Tre, Palazzo Vecchi Ercolani, Spazio MATER, Palazzo Benedettoni, Palazzo Valenti Fedri e il Palazzo di via delle Mura Etrusche 4.

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Turismo: agli italiani piace il mobility sharing

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Tra auto, scooter e biciclette, sono più di 5 milioni gli italiani che hanno scelto di muoversi in condivisione e il trend è “inarrestabile” così come lo ha definito di recente il TerzoRapporto Nazionale sulla Sharing Mobility. È in questa cornice che nasce l’idea di Alessandro Zocca che ai mezzi di trasporto più convenzionali da poter condividere ha aggiunto anche l’opzione autobus. Perché non consentire a più persone che hanno l’esigenza di raggiungere una stessa destinazione per un concerto, un evento sportivo o per turismo la possibilità di noleggiare un servizio tagliato su misura? Così nel 2015 è nata GoGoBus e ad oggi sono circa 25mila i passeggeri trasportati con un giro d’affari di 1,1 milioni di euro e 500 autobus riempiti. A differenza di Flixbus e del più recente servizio bus offerto dall’altro colosso della mobility sharing BlaBlaCar, GoGoBus si concentra su percorsi “on demand”, ovvero su destinazioni ad hoc richieste dai potenziali passeggeri e gestite in ogni aspetto attraverso una piattaforma digitale proprietaria interamente sviluppata in house.
Fondata dal bergamasco Alessandro Zocca e dal mantovano Emanuele Gaspari, GoGoBus ha la sede operativa tra Milano e Napoli, dove opera la il team marketing composto da Sergio Menichini, Davide Varchetta e Filippo Sarnelli.

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Il consenso che forma la volontà degli elettori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Stando agli eventi di questi ultimi anni, in tema di affari di politica, si ha netta l’impressione che la democrazia stia perdendo significato. L’humus profondo è dato dall’atteggiamento del corpo elettorale nel suo insieme e dal modo come percepisce i segnali che provengono da fatti e circostanze della vita che in qualche modo riguardano la politica e il suo modo di porsi al cospetto di tali circostanze. A volte sono paure che sanno d’antico come quella delle immigrazioni, le scorrerie dei barbari e le violenze che si accompagnavano e sembrano riaffacciarsi crudamente da qualche fatto di cronaca nera che coinvolge uno straniero.
Questi stati d’animo hanno una loro valenza se alla fine esprimono un consenso o un dissenso in chiave elettorale. Gli esperti lo definiscono in vario modo come consenso interiorizzato, che si fonda sui valori, in consenso accordo, che si fonda sugli interessi, consenso conformità che nell’indifferenza accetta di seguire il comportamento della maggioranza e consenso di necessità che è condizionato dalla paura. In quest’ultimo caso noi ci troviamo nella stessa condizione di chi alle grida manzoniane dell’untore va a caccia delle “streghe”. Risveglia in noi un sentimento irrazionale incontrollato e incontrollabile che in chiave politica significa esprimere un consenso senza riserve per chi sa attizzare il fuoco da sotto la brace con l’aggiunta di un ciocco.
La domanda che ci giunge spontanea è come si può uscire da questo circolo vizioso se non altro per evitare una nuova forma di “cesarismo”? A mio avviso occorrono iniezioni di certezze a partire dal sistema giudiziario che oggi si vorrebbe, per essere credibile nella percezione popolare, in un iter processuale in tempi brevi e con pene certe e non edulcorate da condoni e prescrizioni. Certezze anche nelle piccole cose come il rispetto del codice della strada.
Vi è poi, non secondo a nessuno, un aspetto culturale per una maggiore consapevolezza della natura e delle condizioni storiche delle diverse culture contro ogni utopia che tende a voler costruire un “mondo unico” attraverso uno sviluppo economico imposto dal di fuori. (Riccardo Alfonso)

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Diversamente politici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Scriveva Rosario Amico Roxas: “Non basta il voto degli elettori per fare di persone dotate di buona volontà anche dei buoni politici. La loro vocazione di servire la democrazia si scontra frontalmente con l’imposizione del capo che non tratta, non discute, non collabora, e non permette che si possa trattare, discutere, collaborare. Una filippica che Rosario aveva, nel 2013, rivolta ai grillini e che “stranamente a dirsi” si poteva rivolgere al PD versione 2018. Oggi, a dire il vero, ci troviamo con un atteggiamento del Pd diametralmente opposto solo perché, a mio avviso, sono unicamente interessati a catturare i voti grillini di sinistra dopo che Salvini ha fatto il pieno con la destra pentastellata.
Ebbi già modo nel 2013 di parlare del Movimento Cinque stelle e vi intravidi la possibilità che potesse funzionare da grimaldello per aprire la porta e farvi entrare aria nuova. Aggiunsi, tuttavia, che per essere completo il successo il movimento avrebbe dovuto ottenere almeno il 39% dei consensi. Non è stato così allora è non lo è oggi a maggior ragione dopo aver perduto sei milioni di consensi. Me ne rammarico perché lo schiaffo ricevuto dai partiti non è stato da K0 e ora non si fanno scrupolo nell’adottare i soliti sistemi di corruzione, di seduzione, di disinformazione. Per quanto si possa dire male di Di Maio egli è stato il solo capace di renderci consapevoli di quello che siamo e che potremmo non essere se solo lo volessimo. Qui parliamo di quanto gli italiani hanno votato la coalizione ispirata e voluta da Berlusconi completamente dimentichi di ciò che è stato e continua a essere e dei danni che ha provocato con i suoi Governi. Qui parliamo di un altro quinto degli italiani, o giù di lì, che ha votato il Pd dimentico che è stato il partito responsabile dell’ascesa di Berlusconi, di averlo favorito non affrontando la legge sul conflitto d’interessi e sui tanti processi che se non hanno avuto la loro naturale conclusione lo si deve alle diverse leggi ad personam che gli hanno permesso di stravolgere il sistema giudiziario italiano. Non dimentichiamo, inoltre, che il PD durante tutta la recente campagna elettorale, come lo è stato nel 2013, ha mostrato poca propensione ad “aggredire” l’area del centro-destra. Questa volta, al gioco a due tra il politico buono (leggasi Berlusconi) e il politico castigamatti Salvini la risposta è stata sterile e poco convinta. Si percepiva quasi la voglia di favorire Berlusconi e di portarlo a governare di nuovo il paese come se nulla fosse e in subordine alla riesumazione del patto del Nazareno. E ora ci meravigliamo che almeno una fetta degli italiani abbia avuto la consapevolezza che esisteva ed esiste una sola forza capace di spezzare questi inciuci e d’offrire agli italiani un’alternativa scompaginando gli orditi di palazzo oltre alla speranza di un ravvedimento di Salvini e dei leghisti? Per quanto possa sembrare surreale a taluni il successo, sia pure non assoluto dei grillini nel 2018, esso è diventato la sola e unica speranza degli italiani, di quelli, per intenderci, come Rosario, che credono nei valori della democrazia, della giustizia e della libertà. Vi è forse un’alternativa diversa? Non credo e semmai in peggio. Sic stantibus rebus. (Riccardo Alfonso)

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Politica: Non è più tempo di discussioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Ci risiamo. Dopo aver digerito non sempre bene i risultati elettorali ora il passatempo dei nostri “esperti” dalla politica alla filosofia, dalla sociologia al pettegolezzo sembrano concentrati sui passi che i nuovi leader compiranno e come intendono risolvere gli aspetti più urgenti del nostro vivere quotidiano. Da più disparate parti i talk-show, infatti, impazzano con discussioni di ogni genere ora sul tema d’attualità sulla formazione del nuovo governo e sul ritorno alle urne e quando, sul conflitto d’interessi, sulla riforma della giustizia, sulla legge elettorale e la riduzione del numero dei parlamentari, ora sulla riforma del lavoro e via di questo passo. Non bastano per questi amatori delle tavole rotonde i tanti bla bla che per decenni abbiamo dovuto sorbire sulle riforme preannunciate, quasi realizzate salvo un nulla di fatto all’ultima ora. E’ tempo di concretizzare e non di parlare al vento. Il sistema Italia ha in nuce tutte le potenzialità possibili e immaginabili per darsi una nuova figura di sé. Ciò che manca è la volontà politica. Ciò che manca è l’impegno parlamentare a realizzare e non ad anticipare il bene e a razzolare male tra le pieghe delle commissioni, dei rinvii, degli approfondimenti ecc. Basterebbe stabilire per regolamento parlamentare che tutte le proposte di legge dei suoi membri venissero esaminate dalle apposite commissioni entro sessanta giorni e votate o rinviate in aula per l’esame generale e il relativo voto. Diamoci una mossa se vogliamo realisticamente imprimere una svolta al paese e non lasciamo che la nuova speranza per un cambiamento radicale sul modo come interagire tra i cittadini e le istituzione non si trasformi come in passato in un mero esercizio tautologico. (Riccardo Alfonso)

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Quanto costa una pena senza redenzione?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Il settore penale degli adulti risulta ancora legato più a esigenze custodialistiche che riabilitative. Eppure ci sono tutte le premesse che i nostri padri costituenti non sottacerono.
Il discorso fu infatti introdotto nella Costituzione italiana del 1948 (art. 27 terzo comma) asserendo il principio che le pene non possono consistere in un trattamento contrario al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Ma cosa si deve intendere per rieducazione? Riguarda un processo pedagogico e curativo suscettibile di modificare in senso socialmente adeguato il comportamento del soggetto, tale da rendere favorevole la prognosi per un suo reinserimento nella vita sociale. Passiamo, quindi, da una concezione punitiva e difensiva della pena a una essenzialmente rieducativa.
Per i detenuti in attesa di giudizio (di primo grado, appellanti o ricorrenti) l’attività di sostegno è indirizzata a interventi che mirano a preservare i loro interessi umani, culturali e lavorativi. Questo genere di detenuto deve confrontarsi con meccanismi istituzionali che richiedono un suo adattamento alle regole di comportamento.
Nel complesso si può dire che l’osservazione scientifica della personalità che è soggetta a particolari restrizioni può determinare mancanze fisiopsichiche, affettive, educative e sociali che sono state di pregiudizio all’instaurazione di una normale vita di relazione.
Da tutto questo si evince una situazione carceraria italiana poco edificante con un problema carceri da dover seriamente affrontare, tra leggi e leggine, a volte emanate troppo frettolosamente e sull’impeto di populistiche (e neanche tanto) richieste. Si è, invece, fatta lievitare la popolazione carceraria oltre i limiti della vivibilità, riempiendo le carceri di persone che avrebbero avuto bisogno di essere reintegrate socialmente (stranieri e tossicodipendenti) e non invece emarginate in un carcere, portando l’Italia a disattendere almeno tre articoli della Dichiarazione Universale dei diritti Umani delle Nazioni Unite, quattro articoli della Carta dei diritti Fondamentali dell’Unione Europea e 2 articoli della Costituzione italiana.
L’attuazione delle misure alternative, la comprensione della loro importanza, quale strumento indispensabile nell’offrire una risposta concreta al fenomeno della dissocialità, si impone oggi, unitamente ad una ridefinizione e a un ripensamento degli istituti penitenziari, quale motivo principale della logica operativa dell’amministrazione penitenziaria. Si è gradualmente compreso che, se fino ad oggi per i reati più gravi non si sia trovato un valido sostituto alla prigione, per tutta una serie di comportamenti criminali minori occorreva attuare dei sistemi meno inutilmente afflittivi, meno costosi e più utili alla rieducazione del reo. Non dimentichiamo che oggi tra oneri diretti e indiretti ogni detenuto costa 140 euro al giorno e per un trattamento alberghiero, si fa per dire, di pessimo ordine la spesa è del tutto fuori luogo. Occorre una svolta radicale, da subito per non ritrovarci a dover fare i conti con una scuola di violenza e di violenti e che costoro una volta rimessi in libertà non sapranno fare altro che continuare a percorrere la strada sbagliata non certo per il loro demerito ma per il nostro. (Riccardo Alfonso)

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Un uomo d’ingegno poco onorato: Giambattista Vico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Spesso noi riserviamo poco spazio agli uomini d’ingegno costretti a vivere all’ombra di se stessi. Così facendo disperdiamo un gran patrimonio d’idee e di studi che solo fortunosamente i posteri riescono a raccogliere e a fondare, su di essi, più ardite teorie e attente riflessioni. Sull’argomento penso ci possa bastare un esempio tra i più noti. Mi riferisco a Giambattista Vico. La sua esistenza fu stentata ed avara di soddisfazioni. Il suo impegno culturale sembrava destinato ad un ingiusto anonimato anche dopo la sua morte. Dobbiamo al Filangieri e al Goethe che, leggendo la sua “Scienza nuova”, intravidero in essa “presentimenti sublimi del buono e del giusto che un giorno regneranno su questa terra.” Da allora fu un crescendo continuo d’estimatori di “rango”: da Foscolo al Manzoni e sino a Benedetto Croce e dalla Parigi di Michelet alla Germania di Wegel e di Marx. Solo in tal modo l’ignoto ed ignorato Vico si collocò degnamente nel mondo della cultura del suo e di tutti i tempi cominciando ad assumere i connotati di un “genius loci”. Eppure egli era quasi schiacciato da una costellazione di detrattori che lo accusavano di avere una scarsa conoscenza della cultura europea, di polemizzare con Cartesio in modi e tempi sbagliati, di essere, secondo Giuseppe Ferrari, servile con i potenti ed eccessivamente “entusiasta per il cattolicesimo.” Nello stesso tempo non si tollerava il suo italiano involuto e latineggiante, pieno di riguardo per le accademie e la sua povertà di riferimenti. Tale severità di giudizio non era espresso dall’anonimo cronista ma da Pietro Giannone che con il Genovesi erano considerati i maggiori intelletti napoletani del tempo. Le idee esposte nei “librettini di Vico” erano considerate incomprensibili da questi dioscuri e non degne di “torcersi il cervello” per intenderle. Erano in definitiva la cosa più “scipita e transonica che si potesse leggere.” Sparivano in questo modo, per i suoi critici, la potenza e l’acutezza delle sue intuizioni e concezioni, l’originalità del pensiero, l’ampiezza degli interessi e le folgoranti associazioni di parole e d’idee sia pure in un contesto baroccamente composito e ridondante. Di certo il Vico poteva vestire l’abito del suo tempo esprimendosi con un linguaggio accademico un po’ greve e goffo senza fantasia e senza humour, ma ciò non gli impediva di mettere in mostra il suo talento e le sue felici intuizioni. Oggi, a distanza di circa tre secoli, la fama del Vico invece di appannarsi risplende di rinnovata luce. Per Marx l’affermazione principale del Vico è che solo un mondo può essere davvero conosciuto dall’uomo ed è il mondo della storia, perché è l’uomo a farla, e si conoscono veramente solo le cose che si fanno. Lo stesso dicasi per il mondo delle scienze e della tecnica essendo una sua pura invenzione. La natura, invece, l’uomo la trova, può subirla o modificarla, ma non può conoscerla sino in fondo. “La tecnologia – osserva Marx riandando al pensiero vichiano – svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura, l’immediato processo di produzione dei suoi rapporti sociali vitali e delle idee dell’intelletto che ne scaturiscono.” “Resta oggi – scrive Giuseppe Galasso – lo scandalo di un pensiero che si rivela suscettibile di tante letture, perfino in chiave esistenzialistica, per un’evidente ricchezza di motivi e capacità di sollecitazione, rafforzate da aspetti d’ambiguità e d’oscurità, non per una consuetudine accademica. Rimane la difficoltà di aggregarlo ad una scuola particolare e di farne un idealista o un positivista, un cattolico o uno storicista e via dicendo, perché continuamente riemergono dai suoi scritti implicazioni e inflessioni che vanificano i tentativi d’appropriazione.” E’ questo un altro aspetto che ci richiama alla cultura del domani formata da un pensiero che non ha la pretesa d’essere originale ed esclusivo, ma sa di dover sempre e in ogni caso fare i conti con il suo passato. Esso non si cancella perché ognuno di noi è depositario di quella parte di verità che da sola non riesce a dirci tutto, ma i cui pezzi, sia pure minuti, sono fondamentali per ricostruire l’intero disegno del Creatore. Sta a noi raccogliere queste microscopiche schegge, con pazienza e costanza, e fare in modo che si ricompongano nella loro primigenia interezza. E Vico ha fatto la sua parte. Resta a noi oggi, detergendo ciò che è appartenuto solo al suo tempo, come un guscio che nasconde un seme, ridarlo alla nuda terra affinché da esso germogli la pianta del pane della vita e ci permetta di guardare di là dalla vita. Il bene comune di una nazione passa anche attraverso la fatica del pensare, l’urgenza dell’interrogare, la necessità del dialogare in modo critico e costruttivo con la cultura pluralista che ci avvolge” (Riccardo Alfonso)

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Il caso degli iperspazi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Esistono delle certezze matematiche dalle quali non si può prescindere. E’ il caso degli iperspazi. Essi costituiscono una delle teorie più elevate ed astratte della matematica tanto che al loro apparire furono considerati come semplice fantascienza. Tuttavia, per evitare equivoci, va anche ricordato che la scienza non è in grado di affrontare la totalità del pensiero ma solo delle astrazioni di essa. Ma in ogni caso tutte le volte che modifica le sue frontiere deve, nello stesso tempo, revisionare i suoi principi e, così facendo, tutto il pensiero dell’uomo nel suo insieme è sottoposto a profonde rettifiche. Ma solo in tale misura le conoscenze si scambiano utili informazioni e si evolvono pur nel rispetto delle singole autonomie. In questa fattispecie il mondo scientifico deve essere considerato come un sistema in perenne evoluzione da cui emergono – per Charles Singer – “degli esemplari di valore e precisamente quegli esemplari che furono così risolutamente respinti dai filosofi materialisti della precedente generazione. Per nostra fortuna quel tipo di filosofo che si permetteva di ignorare le grandi conclusioni a cui è arrivata la scienza, sta per scomparire.” Ma ora anche la scienza deve farsi più dialettica per rendere i metodi della filosofia più influenti nel determinare la natura del mutamento. In questa misura occorre riconsiderare il concetto di una radicale separazione tra i singoli mondi mentali degli individui e l’intelletto e la materia. (Riccardo Alfonso)

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M5S e le sue “due anime”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

In questi giorni si stanno intensificando gli inviti al movimento perché assecondi la formazione di un governo con il Pd. Il dibattito pare abbia coinvolto anche gli iscritti e i simpatizzanti e per quello che ci è dato di sapere attraverso una serie di e-mail inviate sul blog di Grillo e Di Maio. Credo, a questo riguardo, sia importante una precisazione. Grillo non è un fanatico moralista che vuole disfarsi dei signori della politica che da 20 anni si sono crogiolati con i loro inciuci. Ne avrebbe buon diritto, ovviamente. Il suo obiettivo è di mettere gli elettori italiani davanti alle loro responsabilità. Se ancora si vota il Pdl di Berlusconi e il Pd di Zingaretti e ancora prima di Renzi questo significa che l’animo conciliante degli italiani si traduce in una forma di masochismo poiché finiamo di farci male da soli. Occorre che il sistema imploda e metta a nudo le rispettive responsabilità e si faccia piazza pulita di un sistema partitico, padronale, che è andato in corto circuito ma stranamente a dirsi è proprio il popolo degli elettori a non accorgersene. D’altra parte non giriamoci tanto intorno. Pd e Pdl si sarebbero di certo messi d’accordo se non ci fosse stato nel mezzo la forza elettorale significativa del M5S e il voto a sorpresa dei Leghisti. D’altra parte è poco credibile l’appello di fare il governo in fretta perché la casa brucia come se non lo sapessero da almeno dieci anni a questa parte. E quelli che avrebbero dovuto cambiare le cose dov’erano? A cercare oggi, come in passato, ancora una volta di spartirsi le poltrone. (Riccardo Alfonso)

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Italiani: un popolo ingovernabile?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Dalla sua unità sono passati 152 anni eppure tutta la sua storia e la cronaca di questi giorni ci danno una nazione divisa anche quando con la dittatura fascista si cercò una identità unitaria. Fu solo un fuoco di paglia che ci portò di filato in una guerra dalla quale uscimmo malconci ma non redenti. Diventammo forzatamente democristiani per ragioni di politica internazionale, ma con un partito comunista molto forte e temuto. Con lo sfaldamento della D.C. e dei suoi alleati, negli anni novanta, ci ritrovammo senza una guida ma alla mercé del primo imbonitore di turno. Così costruimmo un altro ventennio, dove demmo prova della nostra capacità di sopravvivere agli scandali, alla corruzione, al malgoverno, agli inciuci e alle panzane che ci ammannivano a manca e a destra. Ora ci ritroviamo con i cocci in mano, ma continuiamo a bramare il nostro messia politico e poco importa se ha dei difetti e delle debolezze. E’ lui che ci fa sognare il paese che non è e che non sarà. Per lui ci dividiamo, litighiamo, fanatizziamo e rendiamo sempre più confuso e triste la nostra vita. Non riusciamo ad avere la mente lucida, d’essere consapevoli che non è più il tempo di deleghe in bianco, ma che dobbiamo verificare di persona il mandato che noi affidiamo ai nostri eletti. Dobbiamo avere la consapevolezza di essere un popolo che non ha più la licenza d’inseguire le chimere ma di misurare il futuro con le sue mani e con le sue azioni. (Riccardo Alfonso)

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Dall’uomo qualunque al M5S e le “sirene” salviniane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Esiste un precedente di movimento che volle proporsi all’attenzione degli italiani in chiave antipartitica. Si chiamò “Fronte dell’uomo qualunque” e partì nel 1944 con l’omonimo settimanale diretto dal suo fondatore Guglielmo Giannini. Il motto che lo ispirava era: “non ci rompete più le scatole.” Ebbe una tiratura media di 800.000 copie. Si trasformò, subito dopo, in partito e nelle prime elezioni del 1946 raccolse il 5,3% dei consensi popolari con trenta deputati che parteciparono all’Assemblea costituente. Fu un movimento-partito che si sciolse come neve al sole e che chiuse la sua parabola politica nel 1953. Se vogliamo, sia pure in una stringata sintesi, spiegare la sua fine ingloriosa lo dobbiamo attribuire all’errore che Giannini commise alleandosi in modo scomposto ora con un partito ora con un altro. Per quanto non sia possibile fare un paragone con l’attuale movimento “antipartitico” di Grillo-Di Maio sia per ragioni storiche, sia per il bacino elettorale dell’Uomo Qualunque (proprietari terrieri) una ragione la trovo là dove il “qualunquismo” s’infranse quando intese ricercare un punto di riferimento con gli stessi partiti con i quali intendeva distinguersi. Dico tutto questo, tuttavia, per spiegare, ammesso che ce ne fosse bisogno, che oggi l’errore grave dei partiti tradizionali sta proprio nella loro incapacità di rispondere realisticamente alle attese della società civile e se non riescono a rinnovarsi al proprio interno occorre che dall’esterno qualcuno dia loro la sveglia e questa si chiama “consenso elettorale alternativo”. Ora sono proprio questi partiti ancorati al passato che credono d’imbrigliare il Movimento cinque stelle con la stessa tecnica dei loro “antenati” ovvero facendoli diventare una loro costola. E’ ciò che devono capire soprattutto gli eletti che oggi siedono sugli scranni parlamentari e il popolo che li ha votati e il consenso che ora tende a diradarsi. (Riccardo Alfonso)

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Apriamo un dibattito sul nostro futuro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Da anni, oramai, siamo portati a concentrare la nostra attenzione più sul presente e molto meno sul futuro. Siamo preoccupati per il clima ma nel momento in cui dovremmo prendere delle importanti decisioni ci dilunghiamo in noiosi e lunghi dibattiti che lasciano il tempo che trovano. Lo stesso accade se pensiamo al sociale, alla povertà nel mondo, alla salute, all’istruzione e all’evoluzione tecnologica in atto.
Ci rendiamo “fumosamente” conto che dobbiamo mettere mano a un progetto d’ampio respiro se vogliamo che l’umanità non imbocchi il tunnel del non ritorno, ma anche in questo caso ci accontentiamo di qualche accenno come se quanto accade intorno a noi non ci riguarda direttamente eppure si riverberano in noi momenti di consapevolezza dei gravi errori che stiamo commettendo nel rendere le condizioni di vita sempre più precarie. Ma spesso queste riflessioni si rivelano un attimo fuggente prima di rituffarci nei problemi che ci legano al contingente: lo studio, il lavoro, la mobilità, il modo di tenere in piedi il nostro budget che inesorabilmente si assottiglia, l’assistenza sanitaria e via di questo passo. Una donna, che a giorni partorirà, mi confessava i suoi timori sul futuro del nascituro e si chiedeva se aveva fatto bene a volerlo e se non fosse stato solo il frutto del suo egoismo.
Tutto questo dovrebbe indurci ad agire, a ricercare un cambiamento, a lavorare con impegno per realizzarlo all’istante. Si tratta, ovviamente, di un aspetto che va a monte del problema. Dovremmo da subito instillare nei nostri figli una visione della vita più votata ai valori e molto meno ai suoi aspetti edonistici nel senso del piacere immediato a prescindere. Se partiamo, infatti, dal concetto che l’umanità debba farsi carico di due diritti fondamentali quali il diritto alla vita e a vivere dovremmo comprendere sino in fondo il modulo di vita che si richiede. Come possiamo, infatti, garantire la vita per chi nasce nella povertà? Per chi è generato in una terra inospitale e gli è impedito di cercare luoghi diversi e spesso per via del colore della sua pelle? E allora ci chiediamo perché il diritto a vivere non garantisce a tutti, indistintamente, un’infanzia affrancata dalla miseria, un’istruzione e un’assistenza sanitaria adeguate? Un tetto sotto cui ripararsi e da adulto un lavoro sicuro e una vecchiaia serena? Perché anche nelle città dell’opulenza vi sono migliaia di persone che non hanno una casa e dormono sotto i ponti o nei rifugi d’emergenza? Perché un giovane deve tenderti la mano per chiederti un obolo per la sua sopravvivenza? E poi ci meravigliamo se una tale condizione suscita in alcune vittime uno stimolo alla rivolta, a riscattare la sua dignità umiliata con la violenza? Questo è un presente che non può avere un futuro senza suscitare la ribellione, senza generare instabilità e conflitti regionali cruenti. Dobbiamo proporci un avvenire diverso prima che sia troppo tardi per arrivarci. E’ la sola strada se vogliamo guardare i nostri figli e sorridere alla loro vita e al come cerchiamo di costruirla facendo ammenda dei nostri errori. (Riccardo Alfonso)

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