Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Dai diari “rimaneggiati” da Mussolini

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 agosto 2019

Al riguardo posso solo osservare con una riflessione. La verità storica non è facile da raggiungere, anche se il diretto protagonista ci dà un’interpretazione autentica dei suoi comportamenti. Sta di fatto che la responsabilità politica di scendere in guerra è molto pesante, qualsiasi fossero le ragioni da addurre. Per contro è arduo capire qualsiasi spiegazione, per quanto fosse ben argomentata, che sostenesse la validità di questo tipo di decisione. Resta l’autodifesa. Ciò dovrebbe spiegare la riscrittura del suo diario durante la Repubblica di Salò. Lo è sia per una guerra scatenata a dispetto di tutto sia per l’accusa, che si addebita al Duce, di essere il mandante del delitto Matteotti e dell’assassinio, avvenuto in Francia nel 1934, dei fratelli Nello e Carlo Rosselli.
Per Mussolini si trattò del gesto, per queste ultime due circostanze, d’alcuni irresponsabili fieri di poter agire in modo terroristico e di poter poi ottenere l’elogio del Capo senza riflettere che questi personaggi non meritavano, – sempre ad avviso di Mussolini, – come mezzo estremo, la morte. In definitiva possiamo soggiungere che tra le tante cose scritte da Mussolini, o dal suo imitatore, ci sentiamo di annotare solo due passi del diario che ci sembrano meritevoli di maggiore attenzione.
Il primo è datato 14/1/1939: “Partenza a mezzogiorno”. “Allegra partenza, cordialissima situazione. Chamberlain sorride confidenzialmente. Alifax non sorride, ma si compiace a modo suo mantenendosi riservato.
Gli inglesi residenti a Roma intonano uno strano canto: “For he is a jolly and a good fellow!” Il treno si muove porta via le illusioni, le speranze e forse anche la pace! E’ una giornata invernale. Essa è grigia come tante altre”. Sembra il resoconto di uno spettatore e non di un protagonista. Vi rileviamo un non so di fatalismo, sul corso degli eventi, e una tendenza a subirli piuttosto che dominarli.
La seconda annotazione è datata 18/7/1939 e quel giorno, tra l’altro, Mussolini scriveva: “E’ previsto un incontro con il Fuhrer per il 4 agosto. Bene. Ne sono soddisfatto. Parlerò chiaro. L’Italia non può affrontare una nuova guerra prima di tre o meglio cinque anni di preparazione”. E sempre su Hitler qualche mese dopo scrive: “E’ un personaggio che è balzato nella mia vita d’impeto. Chi è costui? Un uomo razionale? Un genio? Un Caligola, un Nerone? Oppure ci troviamo alla presenza di un esaltato, un “pazzo” come lo definii a Venezia quando lo vidi davanti per la prima volta? Proprio un genio direi di no e nemmeno proprio un pazzo. Quando parla alle folle le sue parole trionfano come una piena e travolgono con il fragore di una bufera. Ha portato i tedeschi alla potenza e li ha assecondati nei loro desideri e ha saputo rivelarne la vera natura”. A mio avviso ha fatto ancora di più. E’ riuscito a offrirci un modello di guerra diverso dal passato.
Come è successo per Napoleone ed ancor prima per i romani è bastato essere dei cattivi allievi delle scuole di guerra tradizionali per inventarsi una guerra diversa ed in tal modo scompaginare i modelli messi a punto dalla tradizione militare fondata su schemi convenzionali e su mosse scontate. (Riccardo Alfonso)

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