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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

“Fixed Income – Più bassi, più a lungo. Di nuovo”

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 agosto 2019

A cura di Ella Hoxha, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Vent’anni fa, se qualcuno ci avesse offerto un’obbligazione decennale con un rendimento appena in grado di coprire l’inflazione, avremmo inventato una scusa qualsiasi e saremmo scappati a gambe levate. Ma al giorno d’oggi, con tassi d’interesse bassi, forse prenderemmo un po’ più in considerazione quell’offerta.Quando lo scorso mese l’Austria ha emesso obbligazioni Matusalem, ossia centenarie, la domanda ha superato l’offerta di cinque a uno, con un rendimento di appena l’1,2%. Assurdo, forse, eppure non così sorprendente se si considera che 1300 miliardi di dollari di debito, globalmente, adesso rendono meno di zero.È una situazione che difficilmente cambierà nel breve termine. Le ultime indicazioni provenienti dalla Banca Centrale Europea e dalla Federal Reserve statunitense suggeriscono che i tassi scenderanno nei prossimi mesi.Motivo per cui gli investitori a caccia di reddito paiono essere in una situazione complicata. Devono accettare rendimenti più bassi, o assumere più rischio.Eppure la decisione non va inquadrata in termini così manichei. Con l’approccio giusto, agli investitori non serve raggiungere troppi compromessi in entrambe le direzioni.
Per la strategia Pictet-Absolute Return Fixed Income, l’idea che i tassi d’interesse rimarranno a livelli minimi per parecchio tempo ha condizionato i nostri ragionamenti per molti anni.Il debito governativo a livelli storicamente elevati ha contribuito a rallentare la crescita economica e mantenere l’inflazione a livelli bassi. Situazione che, a sua volta, ha determinato bassi rendimenti obbligazionari (si veda il grafico). E riteniamo che queste tendenze siano destinate a permanere anche se le variazioni a breve termine delle condizioni economiche dovessero consentire punte occasionali di toni aggressivi da parte delle banche centrali (come abbiamo visto all’inizio di quest’anno).
Ma le opportunità di raggiungere un compromesso favorevole tra rendimento e volatilità non si limitano alle economie sviluppate. Esistono anche i mercati emergenti.
Le obbligazioni dei mercati emergenti sono state parecchio sensibili ai tassi d’interesse statunitensi. Quindi i tagli dei tassi della Fed dovrebbero fornire un ulteriore slancio a una classe di attivi che è già ben posizionata per beneficiare della trasformazione della Cina verso un’economia più bilanciata.Le obbligazioni denominate in dollari dei mercati emergenti offrono pertanto l’opportunità di generare rendimenti interessanti rettificati per la volatilità negli anni a venire. Tuttavia, oltre che per il potenziale a lungo termine, i mercati emergenti sono ben noti anche per i picchi di volatilità a breve termine. Riteniamo di poter mitigare questo rischio con posizioni corte in una gamma di valute dei mercati emergenti rispetto al dollaro. È risaputo quanto sia difficile prevedere l’andamento dei mercati, delle economie e delle decisioni politiche. E indovinare le previsioni economiche non è qualcosa su cui vogliamo basare la nostra performance. Al contrario, ci concentriamo sull’individuare tendenze strutturali di lungo termine e desideriamo investire nelle opportunità che queste creano, compensando e diversificando con attenzione i rischi per ogni opportunità. In un momento in cui i tassi sono ai minimi storici, ma il debito è a livelli massimi record, è un approccio che a nostri avviso risulta molto sensato. (in abstract)

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