Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

L’ideologia tra aberrazioni e virtuosismi

Posted by fidest press agency su martedì, 27 agosto 2019

L’ideologia è un vestito che ci ritagliamo addosso mentalmente e la facciamo circolare nel bene e nel male, lo facciamo addolcendo e avvelenando la nostra vita per altri frangenti, per altre illusioni, per altre vite che bruciamo sul sacro fuoco di un ideale non sempre sereno e dettato dalla forza di una ragione illuminante.
Oggi mi chiedo cosa intendevo per guerra, quali sentimenti un bimbo potesse provare, mentre il clima stava mutando, la famiglia si stava sfaldando, il pane era razionato e il rombo dei cannoni e l’esplosione delle bombe sganciate dagli aerei si facevano sentire sempre più vicini e con gran fragore?
Oggi posso analizzare i fatti di allora con maggiori elementi di giudizio e corredare quei momenti con talune letture scritte non solo da chi mi è stato coevo, ma da altri che ai tempi erano più grandicelli di me o di chi oggi può avere l’età di mio figlio e si sente tanto sicuro di poter fermare sulla carta le tragedie vissute da altri, per i morti che vi sono stati, per le distruzioni che hanno lasciato per le ferite che sono state inferte sulle carni di tanti giovani ora vecchi e dolenti anche in conseguenza di quel male antico.
Mi sembra giusto che a questo punto anch’io mi faccio carico di questo pezzo di storia che mi ha visto dentro i fatti, sebbene mi sia stata data la ventura di averli sfiorati appena e mi sia stato restituito mio padre reduce ma non ferito, ma solo tanto amareggiato. Vi è in tutto questo un inizio, per così dire “formale” quando la seconda guerra mondiale incominciò con la dichiarazione di guerra anglo-francese alla Germania, il tre settembre del 1939, e terminò, con la firma della capitolazione giapponese, il 2 settembre 1945. La cerimonia avvenne a bordo della “Missouri”, nella rada di Tokio.
Sull’altro versante la firma della resa incondizionata di tutte le forze tedesche, si celebrò a Reims, quartier generale di Einsenhower, il 7 maggio 1945. A Berlino, Il giorno dopo, fu poi ratificata in forma più solenne. L’undici maggio, invece, avvenne la capitolazione delle forze tedesche, ancora combattenti, nella Francia occidentale.
In questo modo iniziò e si concluse, nell’arco di sei anni, in Europa prima e nel mondo intero poi, uno dei più gravi disastri che potevano colpire la vita, le fortune individuali e collettive d’intere nazioni e la ricchezza dei loro patrimoni architettonici, paesaggistici e culturali.
Che cosa può servire oggi riandare a quel tempo, porsi delle domande, ricercare nei “cassettini della nostra memoria” talune sensazioni che pensavamo cancellate del tutto e che, invece, riaffiorano, sia pure vaghe e quasi indistinte, ma reali.
Significa un qualcosa che noi abbiamo depositato nella nostra scatola nera, in quella dove i fatti più indicativi lasciano una memoria che definiamo ricordo e che serve a renderci consapevoli del come abbiamo condotto la nostra esistenza e del come l’abbiamo interfacciata con i nostri simili dagli affetti familiari, alle prime amicizie e amori e per finire ai tradimenti e alle delusioni più cocenti e ai dolori più struggenti. (Riccardo Alfonso)

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