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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

La storia della seconda guerra mondiale dalle rievocazioni degli storici

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 agosto 2019

Tra i tanti volumi che ci parlano di quei terribili momenti, ne ho scelto due, in particolare. Essi mi servono da guida e da battistrada ad altri che ho letto e citerò in seguito. Il primo appartiene a Raymond Cartier titolato “La seconda guerra mondiale” (Editore Arnoldo Mondadori) e il secondo è: “Passato e presente della Resistenza” (Edito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri). Mi sembra, in questo modo, di raccordare i due momenti fondamentali che hanno attraversato le infelici generazioni che da infanti, giovani combattenti o da anziani si sono trovati nel bel mezzo di una lotta spietata e sanguinosa.
Il primo libro rende la tragedia universale tanto da coinvolgere, sia pure indirettamente, anche i paesi non belligeranti e, il secondo, per la particolarità degli argomenti trattati e i suoi limiti territoriali, mostra uno spaccato dello stato d’animo di un popolo letteralmente trascinato in un’avventura bellica e con un esercito che, a detta dello stesso Badoglio, allora capo di stato maggiore dell’esercito, “non ha neppure le camicie”. E, Mussolini, di rimando: “Voi non capite. Io ho bisogno di qualche migliaio di morti per sedermi al tavolo della pace”. Questo fu l’inizio di un’avventura che portò l’Italia a unirsi alla Germania hitleriana e, in seguito, al Giappone con un patto d’acciaio, diventato poi di ferro, che aveva solo un difetto: l’acciaio, o il ferro che si voglia dire, fu ben presto fuso trasformandosi in un fiume di sangue.
Leggere, quindi, quando accadde per rinverdire i ricordi scolastici sia di chi per l’anagrafe è troppo giovane perché abbia vissuto quei momenti e, per gli altri, affinché non racchiudano il ricordo nell’oblio e ancor peggio nell’indifferenza.
Leggere per capire come sia facile risalire, da fatti in apparenza irrilevanti, a un evento tanto drammatico fino a diventare un olocausto per intere popolazioni o etnie. E’ difficile per i colpevoli, come pure gli incolpevoli e gli agnostici, uscirne con tutte le ossa al loro posto e non solo fisicamente.
Leggere per rendersi conto che non è possibile ragionare con la testa altrui e ancor più praticare l’arte della tolleranza, in specie nei confronti di chi non la capisce e la scambia per debolezza o peggio ancora per tacita connivenza.
Un errore fu certamente quello di non considerare intollerabili gli stessi insuccessi della politica di sicurezza collettiva in Europa e in Asia dal 1931 e che culminarono, nel 1938, con la politica d’annessioni territoriali della Germania, e che poi incoraggiarono l’attacco, di quest’ultima, alla Polonia il 1° settembre alle ore 4,45 del mattino del 1939.
Fu un’azione militare brutale ma alimentata da un calcolo politico. Infatti, si riteneva improbabile che gli anglofrancesi s’imbarcassero in un’impresa militare per sostenere un paese come la Polonia. Per contro il suo smembramento era visto di buon grado dalla stessa Russia, dato il vantaggio che avrebbe potuto trarne.
In questo modo i russi avrebbero avuto l’opportunità di annettere una parte del territorio polacco con la tacita acquiescenza dei tedeschi e così accadde. Fu, dunque, una risposta che finì con l’instaurare alleanze innaturali (Germania-Russia). Non solo.
Furono ostilità insorte tra nazioni che avevano una comune base liberista, sebbene la differenza fondamentale fosse caratterizzata dalle loro distinte matrici: un’idealistica e l’altra empirica. Alla fine, come possiamo rilevare, in quest’evenienza, liberismo d’estrazione idealistica e comunismo si ritrovarono nel concepire un’identica finalità di vedute. (Riccardo Alfonso)

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