Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Primo settembre 1939 – Primo settembre 2019: 80 anni dalla 2° guerra mondiale

Posted by fidest press agency su domenica, 1 settembre 2019

E’ una ricorrenza che non si può dimenticare. Richiamandomi a quell’evento scrissi: Avevo sei anni non ancora compiuti quando all’alba del primo settembre, mentre con molta probabilità dormivo saporitamente raggomitolato sotto le lenzuola e con la testa infossata nel cuscino, i carri armati tedeschi varcarono la frontiera polacca e nello stesso momento le bombe tedesche caddero sulle città polacche e altri bimbi della mia età ebbero un risveglio del tutto diverso dal mio. In questo modo ebbe inizio la seconda guerra mondiale con l’attacco alla stazione radio di Gleiwitz da parte d’alcuni deportati vestiti d’uniformi polacche. Fu così inscenato l’incidente di frontiera ideato da Himmler per giustificare l’azione militare tedesca. I polacchi furono presi letteralmente alla sprovvista. L’invasione procedé come un rullo compressore annientando le deboli resistenze polacche e continuando la sua azione con rapidità. Diventò così evidente l’intenzione dei tedeschi di annettersi la Polonia che gli anglo-francesi non poterono fare altro, il 3 settembre alle quattro di mattina, d’ordinare all’ambasciatore inglese Devile Henderson di chiedere di essere ricevuto alle nove di mattina da Ribbentrop per consegnargli l’ultimatum del suo Paese per il ritiro immediato delle truppe d’invasione tedesche. Non riuscì a contattarlo tanto che l’ambasciatore britannico fu costretto a rimettere la nota diplomatica ad un funzionario di second’ordine e solo alle ore 11, ovvero dopo due ore. La Francia seguì a rimorchio. Tre ore dopo l’ambasciatore Henderson e quello francese Coulondre consegnarono alla Wilhelmmstrasse la dichiarazione di guerra. Iniziò in questo modo una delle più grandi tragedie di tutti i tempi tanto che a tutt’oggi si continua a discutere sulle sue cause profonde. La stessa leale partecipazione all’intesa della Francia e della Gran Bretagna non si può spiegare del tutto senza una valutazione rigorosa sul ruolo giocato dagli imperialismi dell’uno e dell’altro fronte conditi da egoismi geopolitici, avidità di materie prime, da ambizioni delle classi dirigenti e dai capitalismi scatenanti verso il profitto. Tutto questo stava accadendo sulla pelle della gente e non certo in sintonia con le attese profonde dei popoli per i quali la pace, e non la guerra, era il sentimento più intimo e naturale. Così non vissi quella data, ma lo accettai con indifferenza non cogliendo nemmeno la preoccupazione degli adulti della famiglia per un evento che avrebbe potuto, come lo fu, in effetti, allargarsi a macchia d’olio e finire con il riguardarci direttamente e nel modo più atroce. Cosa si poteva pretendere da un bambino non avvezzo, come quelli di oggi, a vedere l’inizio delle ostilità in diretta televisiva e che la stessa radio valeva solo per le fiabe che mandava in onda e per ascoltare le canzoni? La carta stampata, poi, rappresentava per me un interesse unicamente se riproduceva fumetti”. Così si aprirono le porte dell’inferno con un olocausto che in una manciata di anni fu pagato con 50 milioni di morti, distruzioni immani e altri milioni di feriti e con la più grave tragedia umana in Giappone con il lancio di due bombe atomiche sulla popolazione inerme. Ho cercato di ripercorrere quei momenti con i miei ricordi, con quelli dei miei cari, con mio padre che ebbe la ventura di combattere in entrambe le due guerre mondiali. Furono la sua e quella che la seguì due generazioni travolte dall’odio e dalla violenza, piegata nel dolore e nella umiliazione e che lasciano a noi l’amaro in bocca e lo stupore di quanto crudele possa essere l’essere umano contro i propri simili e che vorremmo del tutto cancellare dal nostro futuro per ritrovarci in pace e in serenità a goderci gli affetti più cari e a ritrovare negli occhi dei nostri figli e nipoti scenari diversi.

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