Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Archive for 11 settembre 2019

Istituto Ixè-Cartabianca RAI 3: Intenzioni di voto 10/9/2019

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

Nei giorni della fiducia del Governo alla Camera e al Senato, si consolida anche la fiducia nel Primo MInistro: il gradimento di Conte sale a quota 49% e stacca nettamente Salvini (32%).
Sale anche la quota di italiani che ritiene che il Conte Bis non avrà breve durata: il 46% lo proietta almeno fino al 2022. Le intenzioni di voto questa settimana tendono a confermare le tendenze delineate la scorsa settimana, con la Lega, primo partito, sulla stabile sul 30%, seguita da PD (22,6%) e M5S (22%).

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Esiste ancora l’egemonia USA?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

Le recenti elezioni americane ci hanno dato un presidente ante litteram che a fronte della nascente potenza di Cina e Russia intende ripristinare la piena sovranità degli Stati Uniti nella logica di una “competizione per il potere”, che è, per altro, una costante centrale della storia. Egli vi individua tre competitori o minacce: le potenze revisioniste come Cina e Russia, gli Stati fuori controllo (rogue states) come Corea del Nord e Iran e i terrorismi transnazionali. Altri quattro elementi della sua politica lo caratterizzano: In primis il suo nazionalismo non eccezionalista in quanto ritiene che in un sistema anarchico e competitivo non vi sono differenze tra gli interessi statunitensi e quelli del resto del mondo o una superiorità etica degli Stati Uniti e delle democrazie occidentali. E in secundis non intende farsi imbrigliare dai meccanismi multilaterali delle organizzazioni internazionali, che limitano la potenza del soggetto dominante. Si aggiungono la sua marcata dimensione militarista invertendo la tendenza alla costante riduzione del bilancio della Difesa e l’unilateralismo, la realpolitik e il protezionismo nel suo intendimento di contrastare i processi d’integrazione globale non credendo più alle mille interdipendenze che vincolano gli Stati Uniti ad un sistema internazionale che ha, per altro, cessato da tempo di essere “a somma zero”. In tutto questo avverto la consapevolezza di chi, forse inconsciamente e con strumenti appena abbozzati, si rende conto che il sistema capitalistico vigente non è più sostenibile e necessita di una metamorfosi radicale. Non ritengo, tuttavia, che una pur inevitabile mutazione, stante l’attuale criticità dell’ecosistema, possa permetterci un passaggio indolore e non conflittuale lasciando intravedere, da Trump in poi, un cambiamento di passo dell’intera umanità facendo esplodere al tempo stesso tutte le contraddizioni dell’attuale sistema in forma cruenta. (Riccardo Alfonso)

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Congresso degli iscritti italiani al Partito Radicale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

Napoli dal 31 ottobre al 2 novembre prossimi nella Basilica di San Giovani Maggiore, con inizio dei lavori alle ore 15. In questa occasione saranno eletti altri 25 membri del consiglio generale, che si aggiungeranno ai 25 eletti nel congresso di luglio e che si riuniranno a Napoli il 4 novembre per eleggere il presidente del Consiglio generale. All’ordine del giorno del Congresso c’è la centralità del Caso Italia a partire dalla questione giustizia e informazione. Questione Giustizia che trova in alcune delle 8 proposte di legge del Partito, sulle quali si è lavorato negli scorsi anni, centralità della nostra azione: amnistia e indulto; revisione del sistema delle misure di prevenzione e delle informazioni interdittive antimafia e delle procedure di scioglimento dei comuni per mafia; riforma del sistema di ergastolo ostativo e del regime del 41 bis e abolizione dell’isolamento diurno; abolizione degli incarichi extragiudiziari dei magistrati. Senza dimenticare la responsabilità civile dei magistrati, l’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, la separazione delle carriere dei magistrati. Mentre sul fronte informazione rilanciamo la nostra proposta sulla riforma della RAI “fuori i partiti dalla RAI” e la campagna per la vita del servizio pubblico Radio Radicale. Dal Congresso partirà la campagna per la chiusura delle carceri minorili coordinata da Don Ettore Cannavera e Irene Testa. Mentre la Professoressa Carla Rossi illustrerà la proposta di distribuzione controllata di eroina quale misura sanitaria per il trattamento dei tossicodipendenti refrattari a qualsiasi altro trattamento. Infine, è stato costituito il “Comitato promotore del referendum contro la riduzione dei parlamentari”. Appena sarà votata per la quarta e ultima volta la riforma costituzionale, vi restano tre mesi di tempo per raccogliere 500mila firme: un impegno molto gravoso, oggi anche molto impopolare, ma dovuto, alla ulteriore degenerazione e putrefazione della democrazia italiana. La richiesta di referendum sarà accompagnata da una proposta per l’elezione diretta del presidente della Repubblica, e per l’elezione del parlamento in collegi uninominali.

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Calamità naturali e violenze fraticide

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

I media rendono sempre più vicine le grandi distanze. In questo modo possiamo, quasi in tempo reale, avvertire la sofferenza di un popolo a fronte di eventi calamitosi naturali e per le violenze praticate dai propri simili. Ma è anche una responsabilità che ci assumiamo allorché la nostra attenzione non è conseguente e lasciamo che la solidarietà per le sofferenze altrui restino un sentimento formale. Ma sia chiaro: non è tanto un atto di pietà nel donare un abito dismesso o un obolo che costituiscono i fondamenti per una compensazione all’altrui disagio. Occorrono atti più concreti e duraturi. E’ necessario operare fattivamente la pietà convertita in solidarietà, in partecipazione attiva e non solo tra poveri ma anche se non soprattutto tra coloro che vivono del superfluo e ne fanno titolo di primato sociale e di arroganza di potere. Se nell’essere umano non facciamo prevalere queste condizioni è difficile che il male possa essere debellato o le sofferenza, da un evento calamitoso naturale, possano incontrare un nuovo afflato di solidarietà umana. E’ questo ciò che vogliono gli spiriti liberi ed amanti della giustizia. E’ questo ciò che si chiede a quel popolo che riversa nella preghiera il suo appello spirituale alla concordia e alla fraternità. E’ questa la sola risposta per ritrovarci più buoni, ma soprattutto nel ridare al concetto di giustizia la sua valenza primigenia, la sua carica di valori e di ispirazioni verso il bene come il primato stesso della Fede. (Riccardo Alfonso)

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A margine del viaggio di Papa Francesco in Africa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

Di tanto in tanto ci pervengono riflessioni da parte di alcuni missionari che possiamo definire “di confine” per la loro opera condotta in luoghi dove la miseria è estrema e la morte falcidia giovani e meno giovani per fame e sete e malattie e là dove è difficile poter sostenere una idea di speranza che non vada a scontrarsi brutalmente con la disperazione e la rinuncia alla stessa vita. In quei luoghi insegnare ad aver fede, suscitare sentimenti di carità e risvegliare la speranza diventa un impegno estremo e gravoso. Si ha netta, in costoro, l’impressione che si stia vivendo una esperienza che ha risvolti molto amari per il genere umano. Vi è un divario enorme tra il bisogno ed il suo soddisfacimento e che questo bisogno non è lo stesso del povero in occidente. E’ di una “natura estrema”. E’ una miseria che uccide, falcidia senza remissione milioni di persone. Eppure sono per lo più i poveri che in occidente offrono un obolo ai fratelli più sofferenti, ma è pur sempre una goccia in un mare di necessità. Vorremmo che questi stessi missionari diventino testimoni della nostra cattiva coscienza, degli egoismi che non ci permettono di capire che la carità non ha più senso. Occorrono interventi che facciano giustizia di queste miserie, le riscattino in un piano di vaste proporzioni che partano dalla spontanea volontà di chi più dispone di lasciare una grossa fetta dei loro averi a chi averi non ha nemmeno per procurarsi un sorso d’acqua. Se riusciamo a renderci consapevoli di tutto ciò forse potremmo trovare nella speranza un barlume di certezza per il nostro futuro.

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Il linguaggio dei politici: Le “merendine” del ministro Fioramonti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

Qualche giorno fa il ministro della pubblica istruzione esprimendo la sua opinione sugli stipendi degli insegnanti e condividendone il disagio vi aggiunse la necessità di trovare le risorse e a questo punto parlò del costo delle merendine e la convenienza di ridurne la spesa anche perché, soggiunse, non fanno granché bene ai bambini. E’ stato, a mio avviso, un ragionamento logico ma sbagliato nell’identificare un certo tipo di prodotto per definirlo persino sconsigliabile per l’alimentazione dei giovanissimi. Questo piccolo esempio dà la misura della superficialità della comunicazione da parte di taluni politici. Posta la missiva all’attenzione popolare, ha significato una sola cosa: il ministro vuole togliere le merendine ai bambini per finanziare gli aumenti di stipendio degli insegnanti. Lascio al lettore considerare l’argomento nell’immaginario collettivo e nelle sue diverse sensibilità. La mia riflessione non si ferma, ovviamente, a questo passaggio narrativo ma apre il discorso su un piano più generale. Oggi il difetto di molti politici è quello di non parlare pensando ai possibili interlocutori che lo osservano e lo ascoltano dagli schermi della televisione e che questa indistinta massa di persone è formata da soggetti di tutte le età, livello culturale e a volte con una capacità di ascolto limitata ora per sordità, ora perché distratta da altri impegni. Alla fine il popolo degli elettori identificherà il suo consenso o dissenso solo su due o tre parole chiave che si sono fissate nella mente. Non dimentichiamo, alla fine, che proveniamo da un passato remoto e recente dove gli avversari di ieri e quelli di oggi se le son detti di tutti i colori anche con frasi offensive e se ora i loro rispettivi leader, come se nulla fosse, si stringono la mano e si scambiano i sorrisi non è detto che i rancori passati si siano del tutto diradati dai fan delle due parti. Ecco perché il messaggio che deve filtrare è di armonia e non tendente ad attizzare altro fuoco anche se per certi la tentazione è forte. Deve essere un messaggio deciso e chiaro perché a partire dalla scuola, e non solo, sono stati commessi molti errori e ora occorre porvi riparo parlando di meno e facendo molto di più. (Riccardo Alfonso)

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Museo e Parco Archeologico Nazionale di Capo Colonna

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

Capo Colonna (Crotone). A conclusione della stagione estiva riprendono le attività di manutenzione e sistemazione del parco archeologico di Capo Colonna che consentiranno il riassetto della fruibilità del sito. Dopo i lavori che nel corso dell’anno hanno visto via via migliorare le condizioni del museo annesso, le attività del MiBAC si concentreranno ora sull’area archeologica. Mentre è già in corso la revisione dell’impianto di videosorveglianza andato in tilt a causa di un forte temporale estivo, contemporaneamente verrà attivato il cantiere di allestimento della terrazza prospiciente la colonna del tempio di età classica con il contributo del FAI. La postazione permetterà ai visitatori di avvicinarsi più possibile al manufatto garantendone la tutela e senza pregiudizio per la sicurezza delle persone. Altri lavori seguiranno per migliorare la funzionalità dei percorsi.
Tra i siti più affascinanti della Calabria anche per la sua posizione naturalistica e noto soprattutto per l’unica colonna superstite di uno dei principali templi della Magna Grecia, dedicato alla dea Hera Lacinia e risalente al V secolo a.C., il Museo e Parco Archeologico nazionale di Capo Colonna (Crotone), diretto da Gregorio Aversa, afferisce al Polo museale della Calabria, guidato da Antonella Cucciniello. Il grande valore dell’area, anche a seguito delle importanti tradizioni che lo vogliono frequentato dal filosofo samio Pitagora, sede probabile della Lega Italiota che riuniva tutti i Greci d’Occidente e punto di partenza del condottiero Annibale per il suo ritorno a Cartagine, dopo aver lasciato memoria delle sue gesta su una iscrizione in greco e in punico, pone il Parco Archeologico di Capo Colonna al centro di una rinnovata attenzione che, a partire dalla rimozione della recinzione che impediva la visibilità della colonna, nel lungo periodo permetterà di migliorare la complessa coesistenza tra problematiche ambientali ed esigenze della fruizione e della tutela.

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Il cerchio infernale delle cinque graduatorie vigenti e le pene dei precari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

La prima graduatoria è quella di merito del concorso ordinario, voluta dal ministro Letizia Moratti in vigore dal 2001 al 2012 (chi era in questa prima graduatoria poteva inserirsi anche nelle ex graduatorie permanenti), poi sostituita da una nuova lista voluta dal ministro Francesco Profumo dal 2012 al 2017 (senza idonei, rectius con idonei grazie al Tar su ricorso Anief), quindi da un’altra nuova attuata dal ministro Stefania Giannini dal 2017 al 2018, prorogata al 2019 (prima con il solo 10% degli idonei, poi aperta a tutti gli idonei dopo un ricorso al Tar presentato da Anief e un ripensamento del legislatore). C’è chi ha vinto un concorso e non ha trovato il posto e chi è stato riconosciuto idoneo ma non può insegnare dalle graduatorie ad esaurimento, né da quelle di istituto se non si era già inserito.
La seconda graduatoria è quella regionale di merito ad esaurimento per la scuola secondaria, pensata dal ministro Valeria Fedeli, in vigore dal 2018, con fasce progressive decrescenti di riserva di posti annuali per l’immissione in ruolo, che nel suo primo anno inserisce i candidati al terzo anno del FIT, nel suo secondo anno vede cancellato il FIT dal ministro uscente Marco Bussetti. In migliaia non entreranno di ruolo prima di trent’anni, per alcune graduatorie e classi di concorso. Anch’essi non si possono inserire nelle graduatorie ad esaurimento né in quelle di istituto se non erano già inseriti.
La terza graduatoria, in risposta a una sentenza dell’Adunanza Plenaria, pensata dal ministro Bussetti è quella del concorso riservato al personale della scuola dell’infanzia e della primaria con due anni di servizio in possesso del diploma magistrale o della laurea in scienze della formazione primaria. In alcune regioni del Sud, qualcuno morirà prima di avere il ruolo. Molti di essi erano nelle graduatorie ad esaurimento; da qui, pian piano, vengono depennati, altri sono licenziati dai ruoli ottenuti con riserva, altri ancora sono inseriti nella seconda fascia delle graduatorie di istituto.
La quarta graduatoria è ad esaurimento, ex permanente tra il 2002 e il 2006, articolata in tre fasce, aperta dapprima annualmente al personale abilitato, poi ogni due anni, quindi dal 2011 ogni tre e poi dal 2014 dopo cinque anni; serviva nello spirito originario a bilanciare con un doppio canale di reclutamento l’abuso dei contratti a termini e a conferire gli incarichi annuali. Riaperte ai precari nel 2008 e nel 2012, grazie a un intervento normativo richiesto dall’Anief, sono chiuse dal 2012 a tutto il nuovo personale abilitato a eccezione di 2 mila maestre dell’infanzia e della primaria che grazie alle sentenze del Consiglio di Stato su ricorsi patrocinati dall’Anief entrano nei ruoli.
La quinta graduatoria è quella d’istituto, anch’essa articolata in altre tre fasce, da cui i dirigenti attingono soltanto per le supplenze, ma non sono provinciali; i precari indicano una decina di scuole per la primaria e venti per la secondaria e se sono fortunati sono chiamati per scorrimento, in caso contrario devono sperare nelle singole ‘messe a disposizione’, le cosiddette MaD, che hanno inviato in tutto il territorio nazionale senza limite e senza graduatoria.

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Il Governo è cambiato, e allora cambino anche le politiche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

Oggi presentiamo l’ennesima storia di disperazione che evidenzia le contraddizioni più evidenti del nostro Paese. A denunciare è Maria Rondine, commessa Coop:”Buongiorno Francesco sono Maria, ti volevo far sapere cosa mi è successo. Ieri mio zio 88enne si sente male, chiamiamo il 118, vengono lo visitano ma ci dicono che è meglio non portarlo al pronto soccorso perché sono pieni e aspetterebbe per delle ore su una barella. Ci consigliano di chiamare un centro analisi per fargli fare le analisi a domicilio. Io ieri dalle 17 chiamo tutti i centri analisi a pagamento per chiedere questo servizio. Ebbene o sono già chiusi o chi è aperto mi dice che la domenica non fanno questo servizio!!! Passo la notte in bianco vicino a mio zio perché per me è un padre e stamattina alle sei sono già in viaggio per andare a lavorare, perché la pizza e le rosette oggi non devono mancare.«Storie come quella di Maria sono all’ordine del giorno – dichiara Francesco Iacovone, del Cobas nazionale – e ci raccontano di una sanità allo sbando, di veri e propri calvari nei Pronto Soccorso dei nostri nosocomi e di una carenza di organico strutturale e pericolosa per le nostre vite. Mentre la possibilità di fare shopping sembra essere l’unico “servizio” che non ci deve mai mancare. Sulla pelle di chi quel servizio per nulla essenziale lo presidia senza sosta.»«Lunedì il nuovo Governo chiederà la fiducia in Parlamento – prosegue il rappresentante sindacale – e noi vogliamo sapere come intende affrontare questa questione, che è stata snobbata nonostante le promesse dal passato Governo giallo verde. Ci aspettiamo dai nuovi Ministri Speranza e Catalfo una vera e propria inversione di rotta, che ci garantisca i servizi davvero essenziali e di pubblica utilità e riconsegni ai lavoratori del commercio una porzione di vita per curare i propri affetti e vivere una vita dignitosa ».«Noi certo non smetteremo di lottare, qualsiasi sia il colore del Governo, perché un paese che non riparte dal welfare e dal lavoro ha già perso.» – conclude Iacovone.

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Il senso della giustizia nel rispetto delle regole

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

Appare di frequente nell’immaginario degli adulti, solitamente adusi a guardare il fuscello che si infila nell’occhio del nostro vicino e a non rilevare il tronco che si abbatte su di loro, la figura di giovani trasgressivi che non accettano d’essere limitati nei loro comportamenti anche se a condizionarli possono esservi delle regole di vita comune da dover rispettare. Anzi. Vi appare ovvio contravvenirle. Questo modo di fare spinge i giovani, a volte, ad essere nel loro anticonformismo tremendamente conformisti. Si va in discoteca per ballare ma vi si associa lo spinello, l’abuso di alcolici e via di questo passo. E’ una sorta di sfida con se stessi che i più forti superano ed i più deboli soccombono. Da adulti non ci rendiamo conto che dobbiamo prendere atto che, rispetto al passato, vi sono problemi che ce li troviamo oramai di fronte, costruiti, definiti, attivi, come dimostra l’esempio dei minori che entrano in rapporto con la giustizia. Prima, come osserva giustamente Gaetano De Leo nel “Manuale di Psicologia giuridica” (edizioni Led) curato insieme al collega universitario Assunto Quadrio, ci si soffermava maggiormente ad analizzare quale fosse il problema, chi e come lo avesse definito come tale. Quali implicazioni concettuali, metodologiche, sociali politiche ci fossero alla base delle definizioni di quel problema, ecc.” L’impressione è che la situazione ci sia sfuggita di mano offrendo ai giovani non un rapporto positivo della società ma piuttosto le sue negatività e frustrazioni. Un esempio può valere per tutti. Non consideriamo una vita degna d’essere vissuta se ogni giorno, per una modesta paga, dobbiamo affrontare lavori faticosi e stressanti. Il modello che invece opponiamo ai giovani è quello di chi riesce nella vita a guadagnare molto e a lavorare poco. I primi sono la maggioranza ed i secondi una ristretta minoranza. Ed i primi sempre e comunque restano in questa contesa dei frustrati che finiscono con il riverberare il loro disagio sociale tra i più giovani e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, purtroppo. (Riccardo Alfonso)

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La libertà di stampa ed i giovani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

Molto si discute in questi giorni sulla libertà di stampa e si insiste nel ritenerla un fatto culturale e di civiltà del diritto. In effetti parliamo di una libertà che in pratica si muove già da tempo con affanno. Le cause sono di varia natura e non tutte attribuibili ad una parte politica in luogo di un’altra, ma, semmai, all’intero sistema. Oggi dobbiamo chiederci se è possibile far conoscere la propria opinione agli altri senza subire pesanti condizionamenti. Il fatto è che esiste un editore. Questi è sollecitato da più interessi. Il primo è di natura economica e pensa di risolvere tale aspetto cercando sponsor non solo tra le aziende che cercano di farsi pubblicità per acquistare una loro notorietà, ma anche tra chi esercita un ruolo pubblico e vuole farsi conoscere sempre di più. Vi sono poi le proprie convinzioni personali e se si è un conservatore di formazione è difficile che possa orientare la sua testata fuori dai binari del suo modo di pensare. A questo punto si avvale di una redazione e di un direttore che riescano ad ottemperare alle sue aspettative editoriali. E qui parliamo sempre di testate giornalistiche e periodiche cosiddette indipendenti. E se consideriamo la circostanza che è nella nostra natura tendere a guarnire i fatti con i nostri commenti o illazioni, è facile presumere che anche un evento di cronaca nera può assumere contorni di natura politica se impostati in un certo modo. Ma è anche facile, volendolo intenzionalmente, mescolare un fallimento con una complicità politica o con un certo lassismo della magistratura o delle autorità di controllo. E questo, alla fine, torna bene se il tutto può essere richiamato in chiave demagogica per contestare l’operato dell’esecutivo di cui si avversa la parte politica. E’ difficile, a questo punto, essere certi di poter esercitare con obiettività un servizio informativo che si limiti ai fatti lasciando al lettore ogni giudizio di merito. Diventerebbe un lusso in quanto lascerebbe nell’indifferenza gli eventuali sponsor politici e gli stessi finanziatori commerciali che vedono meglio una testata che nei suoi servizi riesce a svegliare l’attenzione del lettore con piccoli e grandi scandali reali o costruiti a tavolino e a intravedervi connivenze di alto rango e coinvolgenti taluni poteri dello Stato. Eppure la libertà di stampa esiste e si può costruire giorno dopo giorno a dispetto dei soliti profeti di sventura. Diciamo che essa si fonda su un fatto culturale, si acquisisce attraverso i buoni maestri, si matura nelle nostre coscienze, si identifica nella buona lettura, nella volontà di rendere un servizio a noi stessi e ai nostri figli. (Riccardo Alfonso)

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La politica nel linguaggio popolare: Un mondo che va alla rovescia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

Talvolta chi ascolta le parole dei politici è colto da diffidenza, sospetto, scetticismo ed anche da un soffio di speranza che si spezza subito dopo con la realtà di una esistenza diversa, la propria e l’altrui. Le parole espresse da chi ci incoraggia a nutrire una speranza per il recupero del passato e ad addolcire le nostre tensioni verso il futuro, non sempre sortiscono i loro effetti. Si riconosce nella stessa ragione un non so che di insufficiente forse perché l’avvertiamo fredda e disumana. E’ quel momento del pessimismo tragico, pensato da Marcel nel suo Giornale Metafisico (tr.it. Abete, Roma), che la coscienza del negativo riesce a far emergere. A questo orizzonte appartiene il problema della conservazione del passato in quanto esso è immesso in un processo di un presente vivente in cui è rammentato e ravvisato in un “movimento che lo evoca e lo sovrappone a se stesso”. Si dà uno stretto rapporto tra il conservare ed il creare, dice Marcel, perché può essere salvato solo ciò che vive, ciò che partecipa della vita e, pertanto, ha in sé esistenza e valore. E’ l’essere globale dell’uomo che si apre al mondo progettandolo come proprio e la politica diventa uno strumento di questa globalità ed il suo fallimento è il fallimento di tutto il suo archetipo. Questo perché si fonda su valori negativi quali la guerra per comporre le rispettive divergenze d’opinione, per il trionfo di una ideologia per quanto aberrante possa essere, su una fede giustiziera ed assolutista, sul culto del consumismo e del benessere cinico ed egoistico che guarda il sé e non il là. Non ha ragione di prospettiva dato che è una forza centripeta. L’opposto del rovescio è una politica del positivo, della condivisione, della partecipazione, della prospettiva. Ma per renderlo tale occorre che gli esseri umani restituiscono dignità alla politica, la facciano ritornare quella che è e che deve essere. (Riccardo Alfonso)

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Pagine di religione: Il riconoscimento della libertà religiosa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

Se scorriamo le pubblicazioni che fanno il punto sulla libertà religiosa nel mondo ci accorgiamo che anche taluni paesi ritenuti a ragione appartenenti alla sfera della democrazia compiuta rivelano pecche di non poco conto su questo tema. E’ forse il frutto di una laicità intesa in modo maldestro? E’ forse il timore, mai riposto, che non possono esistere una matematica o un’astronomia cristiana? Queste scienze e tante altre, si fa osservare, hanno raggiunto la loro maturità epistemologica proprio quando sono state “neutralizzate”, quando cioè si sono riconosciute come “laiche”, ed hanno accettato come presupposto il ragionare “fuor dall’ipotesi di Dio”. In altri ambiti, però, la neutralizzazione del sapere e di conseguenza l’utilizzazione di un simile concetto di laicità fa sorgere grossi problemi. E’ il caso del riconoscimento della libertà religiosa, inteso non come mero fatto, ma come valore, nell’esperienza etica, o, se si preferisce, come diritto umano fondamentale, nell’esperienza giuridica. Proprio perché l’idea di Dio non può e non deve trovare alcun posto nelle sue categorie mentali, un laico sarà portato a vedere la religione come un fenomeno culturale, più o meno rilevante storicamente, ma comunque privo di qualsiasi referente sul piano della verità. L’atteggiamento del laico verso la religione, insomma, è un atteggiamento analogo al paternalismo che un bravo europeo dell’Ottocento riteneva corretto avere nei confronti dell’africano o dell’orientale che si dedicassero con entusiastica ingenuità all’adorazione dei propri idoli: un atteggiamento di curiosità, a volte di comprensione anche simpatetica, nei confronti di una pratica sociale che però, in sé per sé, non era possibile che venisse presa sul serio. Chi voglia ripercorrere la storia della rivoluzione francese, troverà la migliore esemplificazione di come la proclamazione di tutta una serie di diritti potesse essere svuotata, dall’interno nei limiti in cui i giacobini non li prendevano realmente sul serio.

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Storia del pensiero: Democrazia ossia “governo del popolo per il popolo”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

Ovvero il “male oscuro” che attraversa il mondo occidentale. La democrazia è considerata la forma più avanzata di organizzazione politica, atta a valorizzare le potenzialità morali, intellettuali, economiche degli individui e delle loro libere associazioni. Sin qui tutto bene e secondo manuale, se vogliamo. Ma in effetti non lo è. Le democrazie non sono esenti da patologie che possono minarne il buon funzionamento, con effetti deleteri sulla vita civile e su quella economica. I rappresentanti eletti dal popolo che debbono curare gli interessi generali, sia pure interpretandoli in forme diverse e talora contrapposte, non devono rivolgere la loro azione a rappresentare interessi in contrasto con quelli della collettività. La linea di confine tra interessi di gruppo e quelli generali può essere talora tenue. E’ quanto sembra accadere in Italia e lo sarà ancora più evidente con il federalismo dove i rappresentanti eletti in uno dei corpi legislativi locali sono designati esplicitamente a rappresentare gli interessi di una Regione. Come potranno, costoro, venir meno al loro mandato senza finire con il danneggiare gli interessi superiori del Paese? E’ possibile che tali organismi intermedi, portatori di legittimi interessi di importanti segmenti della popolazione e dell’economia, assumano di fatto una capacità di decisione e di indirizzo che condiziona il volere legittimamente espresso, per interesse di tutti, soltanto dal Parlamento. A questo punto è necessario fare chiarezza per non ritrovarsi impelagati in una diatriba che in nome della democrazia nega di fatto la sua esistenza. In pratica deve restare nella convinzione di tutti che il potere ultimo di ogni decisione che tocca la collettività nel suo complesso deve rimanere nell’istituzione, il Parlamento, che non deve semplicemente ratificare accordi assunti a livelli più bassi, ma comporli con l’interesse generale. Sia chiaro in proposito. Le decisioni possono inglobare gli interessi di alcune componenti della società, ma mai a danno del bene comune della Nazione. (Riccardo Alfonso)

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Pagine di storia: L’unità dell’Italia passa attraverso accesi conflitti economici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

La stessa idea, infatti, di avere un’Italia unita non ebbe precise caratteristiche nazionalistiche, ma fu dettata da ragioni economiche. La nuova borghesia industriale lombarda voleva riscattarsi dalle vessazioni imposte dallo sfruttamento austriaco trasformando la lotta per l’evoluzione economica in lotta politica. Scrive a questo riguardo Rodolfo Morandi: “Essa promuoveva i suoi interessi economici al grado d’interessi generali della società italiana, cioè identificando questa società in se stessa, ne confondeva i valori e la somma dei bisogni nella propria bramosia di potere e di guadagno”. Questo “spirito capitalistico” trovò il suo elemento di forza prima nel mondo industriale lombardo e poi con borghesia industriale toscana ma su basi di potenza diversa per merito del granducato di Toscana e le sue leggi liberali tanto che gli uomini politici stranieri, come il principe Metternich o l’industriale inglese Riccardo Cobden, parlarono della Toscana come di uno stato miracolo. (Riccardo Alfonso)

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Pagine di storia: Il secondo dopo guerra e gli scenari geopolitici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

Sin dalla conferenza di Yalta, sul finire della seconda guerra mondiale, si rese più manifesta l’intenzione espansionistica dell’Urss in occidente, ma la risposta occidentale fu, indubbiamente, diversa rinunciando di fatto all’opzione militare ma scegliendo di rafforzare la sua alleanza con gli Stati Uniti mentre le democrazie si andarono consolidando attraverso le libere elezioni. Tutto questo ci permise, sia pure avviando la stagione della “guerra fredda”, d’evitare un conflitto armato dalle conseguenze per l’intera umanità imprevedibili dato che entrambi i blocchi, che si opponevano, avevano armamenti di distruzione capaci di annientare il mondo intero, e nello stesso tempo furono evitate, con vari stratagemmi, le tentazioni dittatoriali. Non si ripeterono, quindi, le crisi di governo capaci di sfociare in un potere autoritario sebbene la fragilità dei parlamenti, in specie di quello italiano, lasciasse intravedere qualche insidia. Ricordo in proposito il golpe Borghese ma si tradusse più in una farsa che in un vero tentativo di colpo di Stato. Qualcosa del genere occorse anche in Spagna nel dopo Franco, mentre in Grecia non si riuscì ad evitare la “dittatura dei colonnelli”, ma fu di breve durata.
A questo punto non si trattò tanto di timori per un possibile, per quanto remoto, ritorno degli estremismi con le loro dittature e dittatori, ma di una reale collocazione degli orientamenti popolari verso soluzioni meno traumatiche e dotate di maggiore tolleranza politica. Va poi ad aggiungersi il diverso modo di affrontare le questioni che riguardano il mondo del lavoro, il welfare e le altre forme di tutela previdenziale e ponendo in evidenza, attraverso un’istruzione più moderna, uno sviluppo tecnologico diffuso, un concetto della famiglia più “imprenditoriale” e un bisogno di “stabilità” che si riconosce nell’equilibrio centrista senza avventurismi.
Restano, tuttavia, dei punti deboli, ma non preoccupanti più del dovuto. La destra e la sinistra, nei loro punti estremi, sono ancora troppo “movimentiste” per una società che cerca l’ordine nella legalità, il progresso senza avventure, la politica senza venature ideologiche troppo accentuate e prevaricatrici ed un assetto economico nel quale possano essere conciliate il bisogno ed il benessere ed il welfare con i bilanci pubblici. Vi sono dunque, a dispetto delle apparenze, più sensibilità politica e più consapevolezza sul proprio futuro. (Riccardo Alfonso)

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PureTech Announces Board Change

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

PureTech Health plc (LSE: PRTC), today announced that Joichi “Joi” Ito, Ph.D., has stepped down from the board of directors, and current board member, Chris Viehbacher, will act as interim chair. “Given circumstances related to the MIT Media Lab, we agreed that Joi’s resignation from PureTech was appropriate,” said Daphne Zohar, founder and chief executive officer of PureTech. “We are pleased to have Chris Viehbacher as our interim chair.”
Christopher Viehbacher is a member of the PureTech Board and will serve as interim chairman. He is the managing partner of Gurnet Point Capital. Mr. Viehbacher is the former CEO of Sanofi, a Paris listed Fortune 50 Biopharmaceutical Company and the former chairman of Genzyme. Prior to joining Sanofi, Mr. Viehbacher spent 20 years at GlaxoSmithKline, ultimately serving as president of GSK’s North American pharmaceutical division and as a member of the board of directors of GSK plc. He began his career with PriceWaterhouseCoopers LLP and qualified as a chartered accountant in Canada. Mr. Viehbacher has co-chaired the CEO Roundtable on Neglected Diseases, an organization that led to over 1.3 billion people being treated for such diseases free of charge. He was the chairman of the board of the Pharmaceutical Research and Manufacturers of America (PhRMA) as well as president of the European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations (EFPIA). At the World Economic Forum at Davos, he was a chair of the Health Governors and co-chaired an initiative to create a Global Charter for Healthy Living. He was also a member of the International Business Council. Mr. Viehbacher has received the Pasteur Foundation Award for outstanding commitment to safeguarding and improving health worldwide. He has also received France’s highest civilian honor, the Legion d’Honneur. Various awards form the Thompson Reuters/Excel Investor Survey, including top chief executive officer and top European company, have recognized his commitment to investor relations.

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Anaheim Ducks Players Show Support for World Duchenne Day

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

The Anaheim Ducks came out in force today to help raise funds for CureDuchenne, a national nonprofit focused on funding and finding a cure for Duchenne dystrophy at the 9th Annual Getzlaf Golf Shootout held in Orange County, California.
Anaheim Ducks team captain Ryan Getzlaf and his wife Paige have hosted the event for nine years, raising nearly $3 million for CureDuchenne. The event includes a celebrity golf tournament and a star-studded MVP Party. The Getzlaf Golf Shootout brings together Anaheim Ducks players, celebrities, Orange County philanthropists and business leaders to help raise funds to find a cure for Duchenne muscular dystrophy, the most common and severe form of muscular dystrophy that primarily affects boys.

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A study, Enhancing community capacity to deliver value-based cancer care at the end-of-life

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

The study enrolled CareMore patients newly diagnosed with solid and hematologic malignancies from November 2016 through September 2018, and compared outcomes to a control group of all patients diagnosed with cancer in the year prior to intervention. The value-based cancer care model utilized LHWs, which are non-physician members of the community who have received specialized training to support the patient care and navigation. The study found there was no difference in survival between the groups, while the patients receiving the value-based care experienced better quality with end-of-life cancer care. The latter group had 40 percent lower inpatient admissions, 75 percent fewer emergency department visits in the last month of life, 45 percent increased hospice use, 40 percent fewer acute care facility deaths and 25 percent lower median total healthcare costs from diagnosis until death. “Through this study, the value-based care model developed by our group at Stanford and implemented by The Oncology Institute is associated with significant improvements in care for patients at the end of life,” said the study’s lead investigator, Manali Patel, MD, MPH, assistant professor of medicine at the Stanford University School of Medicine. “As providers, it’s important to support patient care with innovations that address patient’s needs and can improve patient experiences, while also lowering the total cost of care.” For all patients who died within 12 months, their risk of death was analyzed using Cox Models and generalized linear regression to compare healthcare use in the last month of life, and total costs of care from diagnosis until death. All models were adjusted for age, stage, comorbidities, diagnosis and length of follow-up.
“We are excited to collaborate with Stanford and with The Oncology Institute on this important study to implement impactful care redesign to improve the care and experience for this group of patients,” said Dr. Anil Hanuman, regional chief medical officer of CareMore Health. “CareMore specializes in treating high-risk patients requiring complex, acute and chronic care—including those battling cancer—and recognizes the impact this innovative model of care could potentially have on patients, their care – and on healthcare costs.” “This study is another proof point that the patient-centric and comprehensive care model developed at Stanford and implemented by The Oncology Institute and CareMore Health is the direction that the medical oncology model should be going,” said Richy Agajanian, MD, chief medical officer and senior regional director at TOI. “We are excited to provide this model of care to patients nationally as we continue to expand our partnerships with health care systems such as CareMore that are seeking to improve patient care and lower financial burden on patients through value-based oncology care.”

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Robotics community that prepares young people for the future

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

Teams of students and adult mentors gathered at more than 100 international Kickoff events to get a first glimpse of this season’s game, which focuses on building cities of the future: SKYSTONE presented by Qualcomm. An estimated 78,000 students in more than 20 countries around the world will participate this season. FIRST Strategic Partner Qualcomm Incorporated returns as the Season Presenting Sponsor for the 2019-2020 FIRST Tech Challenge season. During the SKYSTONE season, Qualcomm® technology will enable more than 7,800 FIRST Tech Challenge teams to create Android smartphone-controlled robots powered by the Qualcomm® Snapdragon™ mobile platform. This control system technology enables students to build innovative and advanced robot designs with autonomous and vision processing features. In addition to technology, Qualcomm directly supports FIRST events, programs, and thousands of teams globally, with its commitment to teams via direct funding and time donated by hundreds of employees. Qualcomm is doing its part to bring innovation, collaboration, and STEM (science, technology, engineering, and math) education to students all over the world.
Qualcomm hosted a livestreamed kickoff event at their Headquarters in San Diego, Calif., with more than 50 teams of students who were excited to learn the game details for SKYSTONE.
“We’re thrilled to return as this year’s presenting sponsor for a fourth year in a row, and to host the 2019-2020 FIRST Tech Challenge Kickoff,” said Angela Baker, director, corporate responsibility, at Qualcomm Incorporated. “It’s exciting to see what’s possible when the power of Qualcomm’s technology platforms is combined with hands-on, experiential and mentor-based programs of FIRST to inspire students across the globe.” FIRST Tech Challenge is a widely accessible robotics program for grades 7 through 12 in which teams design, build, code, and operate sophisticated robots to play a themed floor game in an alliance format. Guided by adult coaches and mentors, student develop STEM skills and practice engineering principles, while realizing the value of hard work, innovation, and working as a team.In the 2019-2020 game, SKYSTONE, teams work in an alliance to build a superstructure within a burgeoning future city. The object of the game is to attain a higher score than the opposing alliance by repositioning their foundation in their building site; delivering stones from the loading zone to the building zone; placing stones on their foundation; and navigating their robots under their segment of the bridge. Teams must program their robots to play in three sections: autonomous, driver-controlled, and the end game. The game is completed as teams move their structures into their optimal space, topping it off with a crown achievement – a final capstone of their own design to symbolize their reach into the sky. Points are added throughout game play, and penalties are assigned at the end of the match.

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