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Scuola Regionalizzazione: Fontana chiama la Corte Costituzionale a sua difesa

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 settembre 2019

Dopo il no del M5S e del premier Giuseppe Conte e del ministro Fioramonti, i fautori della regionalizzazione sono tornati all’attacco. Lo ha fatto, in particolare, il governatore lombardo Attilio Fontana: al Forum Ambrosetti di Cernobbio, sul lago di Como, ha parlato a nome della Lombardia, spiegando di fare approvare in proprio le norme sull’autonomia differenziata, come avrebbe avallato la stessa Corte Costituzionale, in base alla quale le Regioni potrebbero organizzare una parte di questa materia. Rispetto a tale posizione, oltranzista e molto discutibile, ha preso le distanze Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna, e anche un altro governatore: quello campano Vincenzo De Luca. Il primo ha detto che non gli interessa nulla di avere docenti che dipendano dalla regione, mentre è grave “che i nostri figli a inizio anno scolastico e spesso per mesi non hanno davanti un insegnante che dovrebbe accompagnarli fino alla fine dell’anno scolastico”. Altrettanto categorico è stato Vincenzo De Luca, a capo della Campania, secondo il quale “la regionalizzazione della scuola non esiste e non si farà mai”, perché “non possiamo avere la scuola di seria A e di serie B”.
Replica Marcello Pacifico (Anief): “Il presidente della Lombardia Attilio Fontana dovrebbe ricordare come proprio una legge della Regione Lombardia (articolo 8, legge 7/2012) è stata dichiarata incostituzionale proprio perché attribuiva ai dirigenti scolastici del territorio la facoltà di indire concorsi per affidare in via sperimentale incarichi annuali e favorire la continuità didattica in nome dell’autonomia. La sentenza n. 76/2013 della Consulta parla chiaro: la norma violava l’art. 117, secondo comma, leggere g, della Costituzione, richiamando ben altre due sentenze che ribadiscono come il personale Ata e dirigente sia nei ruoli dello Stato (nn. 147/2012, 37/2005) e come soltanto alcune forme di coordinamento – e non il passaggio di profili dallo Stato alle Regioni – possa essere normale attraverso accordi tra le Istituzioni della Nazione (n. 104/2010). Persino laddove il personale è da anni transitato nella Provincia autonoma di Trento (territorio a Statuto speciale), con la sentenza n. 242/2011, la Corte Costituzionale ha posto dei paletti stringenti su ricorso promosso proprio dall’Anief in merito alla valutazione di punteggi nel reclutamento del proprio personale docente, diversi da quelli concordati con lo Stato a livello nazionale.

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