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Istruzione: Il M5S dice no alla Scuola-Azienda. Anief: avanti così

Posted by fidest press agency su domenica, 15 settembre 2019

“Per quanto riguarda la Scuola e l’Università, il nuovo Governo dovrà assolutamente operare in discontinuità rispetto alle politiche degli ultimi venti anni e da quando qualche sedicente “progressista” ha deciso che la scuola potesse essere gestita più efficientemente come un’azienda”: a dirlo è stata la senatrice del Movimento 5 Stelle Bianca Laura Granato, durante il suo intervento sulla fiducia al Governo Conte. Le speranze della senatrice del M5S sono anche quelle dell’Anief. Confondere la scuola con i contesti aziendali ed industriali, infatti, rappresenta un errore storico introdotto a metà degli anni Novanta, dall’allora ministro dell’Istruzione Giancarlo Lombardi, guarda caso un industriale, che introdusse la “Carta dei servizi”: una sorta di patto con discenti e famiglie, che trasformava gli studenti in utenti. Il processo è continuato negli anni, anche quelli più recenti, con delle riforme asservite alle lobby lavorative e ai conti pubblici. Marcello Pacifico, presidente Anief: È l’ora della svolta, per questo il nostro sindacato autonomo ha predisposto un decreto salva scuola ad hoc. Fuori le logiche industriali dalla scuola. Lo dice apertamente la senatrice del M5S Bianca Laura Granato: “Abbiamo il dovere di salvare la scuola pubblica italiana con interventi di buonsenso: processi di reclutamento selettivi e trasparenti, garanzia della continuità didattica, assegnazione ai ruoli tutte le cattedre vacanti e disponibili, mobilità sostenibile del personale, ruolo centrale della didattica; governance agli organi collegiali. E ancora: retribuzione adeguata per tutto il personale scolastico”. La senatrice Granato, scrive Orizzonte Scuola, ha anche auspicato una maggiore attenzione al settore formativo cosiddetto ‘terzario’: “per l’Università e per la ricerca e per l’AFAM c’è tanto da fare a cominciare dal reclutamento, passando dall’estensione del diritto di accesso alle università a numero chiuso, all’abbassamento delle tasse universitarie, per finire con investimenti nella ricerca e per il personale che vi opera”, ha concluso Granato.

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