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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Malattie cardiovascolari, una sola polipillola efficace per prevenire infarti e ictus

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 settembre 2019

Secondo i risultati di uno studio pubblicato su Lancet, una pillola con più componenti a dose fissa da assumere una volta al giorno è risultata efficace nella prevenzione di eventi cardiovascolari gravi negli adulti residenti in regioni a basso e medio reddito, e ha fatto registrare elevata aderenza e pochi eventi avversi. I ricercatori hanno arruolato 6.838 persone che vivevano in aree a basso e medio reddito nella regione del Golestan in Iran e le hanno randomizzate a ricevere un trattamento con questa “polipillola” a dose fissa contenente acido acetilsalicilico, atorvastatina, idroclorotiazide ed enalapril o valsartan o le cure minime standard. L’esito primario dello studio erano eventi cardiovascolari importanti, tra cui ricovero per infarto miocardico fatale, morte improvvisa, insufficienza cardiaca, procedure di rivascolarizzazione dell’arteria coronarica e ictus non fatale e fatale. Entrambi i gruppi, composti sia da persone con malattia cardiovascolare che sane, hanno ricevuto una formazione educativa su stile di vita sano, dieta, controllo del peso e astinenza dal fumo e dall’oppio. Ebbene, gli individui nel gruppo di intervento hanno mostrato una minore incidenza dei principali eventi cardiovascolari (HR=0,66) rispetto ai partecipanti che non hanno ricevuto la polipillola. Ma non solo, i dati infatti hanno mostrato che non vi erano differenze significative negli esiti in base al fatto che i partecipanti avessero già una malattia cardiovascolare al basale o meno. «Per la pratica clinica, il messaggio principale è che non dovremmo aspettare fino al verificarsi dell’infarto o dell’ictus per iniziare il trattamento. Piuttosto, dovremmo prevenire infarto e ictus in persone apparentemente sane che hanno uno o più fattori di rischio avviando la prevenzione con una polipillola una volta al giorno, che è sicura» conclude Reza Malekzadeh, della Teheran University of Medical Science, Iran, che ha guidato il gruppo di lavoro. La sicurezza del trattamento è confermata dal fatto che l’incidenza di emorragia intracranica e sanguinamento gastrointestinale è risultata simile nei due gruppi (rispettivamente 0,6% rispetto a 0,3% e 0,4% rispetto a 0,3%). Gli autori sottolineano la necessità di ampliare la popolazione di studio per comprendere altre etnie in modo da rendere generalizzabili i risultati. (fonte doctor33)

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