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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Archive for 4 ottobre 2019

Presentazione del nuovo Consiglio Direttivo dell’Associazione Internazionale di Via Margutta

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

Presso l’Hotel Art by the Spanish Steps in Via Margutta, 56 l’Associazione Internazionale di Via Margutta ha presentato il 2 ottobre scorso il suo rinnovato Consiglio Direttivo, una nuova e motivata squadra, composta da persone che amano, lavorano e vivono in Via Margutta. Alberto Moncada è il nuovo Presidente, Vice Presidenti Grazia Marino e l’Avv. Pierluigi Mancuso, quattro i Consiglieri: Laura Pepe, Tina Vannini, Hayley Nielsen e Fabrizio Russo. Punto principale della loro “mission”, riportare la mitica strada agli allori delle iniziative intraprese dall’Associazione Artistica Internazionale di Via Margutta, che ebbe sede dal 1887 fino al 1960, all’interno degli Studi Patrizi al civico 54, rappresentando dall’Unità d’Italia alla Seconda Guerra Mondiale, una delle pagine culturali più significative di Roma Capitale. Di particolare prestigio la presenza della Presidente del Municipio Roma I Sabrina Alfonsi, intervenuta per sostenere con azioni mirate il nuovo Direttivo e il suo programma di lavoro, intento a consolidare la valorizzazione ed una mirata promozione di Via Margutta; lo studio di un progetto urbanistico intento a riqualificare la strada; lo sviluppo e la valorizzazione delle attività artigianali e commerciali ed infine la calendarizzazione annuale di iniziative culturali e di eventi promozionali, di rilevante impatto mediatico sia nazionale che internazionale. Ed in riferimento proprio a questo ultimo punto, di rilevante prestigio si colloca, come primo appuntamento culturale, la presentazione del libro del Prof. Ernesto Solari “Leonardo Neoplatonico. Gli arcani occultati” edito da Colibrì.Il prof. Ernesto Solari è artista e ricercatore; è studioso di simboli ed esperto di alchimia e Kabbala. Da tempo è considerato fra i maggiori esperti dell’opera di Leonardo e di altri artisti del Rinascimento. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti da parte di illustri professionisti del mondo dell’arte e della cultura, ha effettuato studi ed expertise di opere rinascimentali appartenenti a collezioni italiane e straniere.Il volume è dedicato a un da Vinci inedito e stupefacente, che non mancherà di stimolare ulteriormente il dibattito mai esaurito intorno a questa grande figura: non più solo genio della scienza e della tecnica ma, soprattutto nell’età matura, artista e pensatore intriso di spiritualità, esoterismo e simbolismo. Secondo la tesi del volume, Leonardo utilizzava le sue conoscenze in questi campi per lasciare nei propri dipinti una traccia apparentemente invisibile e quasi subliminale del suo testamento spirituale. Grazie a trent’anni di indagini appassionate, ricostruzioni, prove scientifiche e nuove scoperte inedite, Solari svela la formazione neoplatonica del Vinciano e i sorprendenti significati nascosti delle sue opere, rilette sotto la lente di strumenti mai presi in considerazione prima: dalla Kabbala ebraica al Vangelo di Giovanni, dall’interpretazione dei Tarocchi delle corti cinquecentesche alla numerologia del pensiero pitagorico. In questa lunga e complessa esplorazione del lato filosofico e spirituale del fiorentino, Solari è stato incoraggiato da due grandi esperti di Leonardo, Carlo Pedretti e Federico Zeri, ai quali il volume è dedicato.

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The violinist Anca Vasile presents l’Estate presto by Antonio Vivaldi

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

Which is part of a musical project called “The Eight Seasons”. This work contains the Four Seasons by Antonio Vivaldi and the Cuatros estaciones portenas by Astor Piazzolla. The Eight Seasons by Anca Vasile represents a way to observe Man and Nature from opposite corners of the world: from Venice and from Buenos Aires.
On one side, the Vivaldi’s Four Seasons, four concerts for violins, strings and basso continuo, were met with immediate and enduring fervour.
Il Cimento dell’Armonia e dell’Invenzione, Vivaldi’s four concertos for violin, strings and basso continuo which we know as The Four Seasons was met with immediate and enduring fervour. The Red Priest succeeded in the challenging task of not repudiating the well-established and predictable form of the Baroque concerto ‒ three movements, with the first and last revealing a quick tempo and a mechanical alternation of orchestral intervention and solo episodes, while the central movement has a slow tempo and is freer in form ‒ and instead shaped it to the descriptive purposes of his own intentions. The harmony on a constructive plane ‒ the orchestra traces out the climate of each season while the soloist narrates its tales and characters, from the birds chirping to the drunk swaying and reflects a perfectly balanced vision of the relationship between Man and nature, elements that are complementary and essential in the wonder of creation. Although theyinclude some reference to Vivaldi, the Cuatro estaciones porteñas composed by Astor Piazzolla between 1964 and 1970 for a quintet comprising a bandoneon,violin, piano, electric guitar and bass (but later transcribed for orchestra) interpret the theme in a different way: the music does not describe but creates spaces for the imagination.
Anca Vasile is a violinist born in Romania in 1979. She started studying violin when she was only 4 and she successively attended the Music High School and the National University of Music in Bucarest until 2005.Anca Vasile moved to Italy in 2006; Afterwards the artist attended the National Academy “S.Cecilia” in Rome and she got a Master Degree in Violin in 2009. During her career, Anca Vasile won nine national prizes in Romania and three international prizes such as the one as solo artist at “Rovere D’oro” International Competition in 2010. After finishing her studies, Anca Vasile was a violin teacher at Brescia and Darfo Conservatory since 2012 Troughout her career, Anca Vasile has played concerts all around Europe and she has been part of several chamber esembles.

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Stop ai contanti: 1 italiano su 2 non è ancora pronto

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

Gli italiani sono pronti a dire definitivamente addio a banconote e monete? La risposta è no, almeno per 1 italiano su 2 (50,1%), vale a dire 22,4 milioni di cittadini. È questo uno dei dati emersi dell’indagine commissionata da Facile.it e realizzata da mUp Research su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta.Perché non si è pronti? Il 36% dei rispondenti ritiene più comodo pagare con denaro contante, mentre per il 18% si tratta, semplicemente, di abitudine; tanti (10,2%) coloro che hanno dichiarato di aver paura che lo Stato possa tracciare tutte le spese.E cosa, invece, potrebbe far cambiare idea a coloro che non sono ancora pronti ad abbandonare i contanti? Alla domanda, quasi 6 rispondenti su 10 hanno ammesso di essere disposti a dire addio alle banconote qualora venissero riconosciuti degli sconti per le transazioni effettuate con carte elettroniche; solo 1 su 3 afferma che la riduzione dell’evasione fiscale possa essere una leva efficace per fargli cambiare idea.

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4° Edizione della Settimana Nazionale della Dislessia

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

7 al 13 ottobre 2019: una intera settimana per informare e sensibilizzare il pubblico in merito a un disturbo che in Italia interessa circa 2.000.000 persone. Le 98 sezioni attive di AID, dislocate su tutto il territorio nazionale, in collaborazione con 300 enti pubblici ed istituzioni scolastiche, organizzeranno in 80 città italiane oltre 300 tra convegni, incontri di informazione e formazione, stand informativi nelle piazze, spettacoli teatrali e laboratori didattici. Oltre 500 i volontari AID coinvolti nella promozione e realizzazione di questi eventi e 40.000 le persone attese in totale in tutta la Penisola. La 4° edizione della Settimana Nazionale della Dislessia si terrà in concomitanza con la European Dyslexia Awareness Week, promossa dalla European Dyslexia Association (EDA). Il fil rouge della manifestazione quest’anno è “Diversi e Uguali: promuoviamo l’equità” a sottolineare il valore della diversità di ogni persona, da tutelare attraverso pari diritti e opportunità, per una società realmente inclusiva.
AID – Associazione Italiana Dislessia – nasce con la volontà di fare crescere la consapevolezza e la sensibilità verso il disturbo della dislessia evolutiva, che in Italia si stima riguardi circa 2.000.000 persone. L’Associazione conta oltre 18.000 soci e 98 sezioni attive distribuite su tutto il territorio nazionale. AID lavora per approfondire la conoscenza dei DSA e promuovere la ricerca, accrescere gli strumenti e migliorare le metodologie nella scuola, affrontare e risolvere le problematiche sociali legate ai DSA. L’Associazione è aperta ai genitori e familiari di bambini dislessici, ai dislessici adulti, agli insegnanti e ai tecnici (logopedisti, psicologi, medici).
Per avere maggiori informazioni sugli eventi a livello locale è possibile mettersi in contatto con la sezione AID più vicina, individuabile a questo link: https://www.aiditalia.org/it/sede-e-sezioni/sezioni-locali.

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Pa: Cgil Cisl Uil, strano governo che avvia dialogo sociale e poi decide da solo su contratti

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

“Strano quel Governo che da una parte riavvia il dialogo sociale e poi dall’altra decide unilateralmente sui contratti pubblici. Ci aspettiamo che arrivi a breve una convocazione da parte del Governo, come convenuto tra il presidente del Consiglio Conte e i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Landini, Furlan e Barbagallo, in cui avviare il confronto sul rinnovo dei contratti pubblici e sulla riforma della Pubblica Amministrazione”. Ad affermarlo sono i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Pa e Uil Fpl, Serena Sorrentino, Maurizio Petriccioli, Nicola Turco e Michelangelo Librandi, in merito alla nota di aggiornamento al Def.Dopo la pubblicazione della nota di aggiornamento al Def, affermano Fp Cgil, Cisl Fp, UilPa e Uil Fpl, “rileviamo che sui contratti non c’è nessuna risposta per le lavoratrici e i lavoratori pubblici, ma anzi c’è piena continuità con il precedente Governo. Si conferma, infatti, che per il rinnovo del contratto della Pubblica Amministrazione, secondo il Def, si prevedono aumenti dell’1,95% e che l’accordo verrà siglato nel 2020”. Secondo le categorie di Cgil, Cisl e Uil, “in primo luogo le risorse sono insufficienti, ci siamo mobilitati a giugno con una piattaforma chiara: risorse sul tabellare, ricordiamo che il contratto 16/18 prevedeva aumenti del 3,48%; stabilizzazione dell’elemento perequativo; finanziamento del nuovo sistema di classificazione e della riforma dell’ordinamento, ovvero carriere e inquadramenti”. In secondo luogo, proseguono, “non può dettare il Governo i tempi senza neanche aver avviato il confronto sull’atto di indirizzo, per questo chiediamo di avviare subito il percorso che ci porti a definire un accordo prima della legge di Bilancio. Infine, sulla riforma della Pa, leggiamo che il governo vuole portare avanti la delega Bongiorno che riteniamo contenga indirizzi sbagliati. Per noi, prima ancora di riforme ‘epocali’, contano le risposte immediate sul fronte dell’occupazione, della proroga dei requisiti di stabilizzazione per tutti i precari della Pa e delle graduatorie dei vincitori e idonei. Se non ci saranno convocazioni nelle prossime ore, nelle settimane che seguiranno decideremo il percorso di confronto con le lavoratrici e i lavoratori sulle mancate risposte del Governo”, concludono Fp Cgil, Cisl Fp, UilPa e Uil Fpl.

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Scuola, su precari e concorso accordo mortificante tra Cgil, Cisl, Uil e Miur

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda hanno sbraitato per mesi che la soluzione al problema del precariato era vicina e sicura: come dimenticare le dirette video su Facebook, stile guerra del Golfo, per raccontarci minuto per minuto l’andamento delle trattative? Abbiamo ancora negli occhi le assemblee organizzate in tutta Italia dai sindacati collaborazionisti, in cui si promettevano azioni forti per difendere i diritti dei precari, si gridava all’affronto e allo scandalo, veniva indetto uno sciopero per poi ritirarlo. Questo lo spettacolo, una vera farsa, che si è chiuso ieri con un accordo vergognoso tra sindacati gialli e Miur, che possiamo sintetizzare in pochi semplici punti:
1) niente PAS e, quindi, niente abilitazione per accedere alla seconda fascia delle graduatorie d’istituto nel 2020;
2) concorso riservato selettivo in ingresso ed uscita per un numero di posti ridicolo (24000) ed altrettante briciole (24000) per il concorso ordinario quando le nostre scuole hanno bisogno di almeno 200.000 “precari fissi” ogni anno;
3) nessuna soluzione per i docenti vincitori di concorso ed idonei di infanzia, primaria, secondaria, che potranno solo scegliere nel 2020 di andarsene in una provincia del Nord, con un meccanismo simile a quello della 107, per non tornare mai più a casa e andare a rimpolpare le fila degli esiliati.
Ancora una volta i lavoratori possono vedere con i propri occhi a cosa porta la tanto decantata concertazione: un accordo a perdere che umilia i lavoratori precari – che da anni consentono il funzionamento della scuola pubblica statale – e prevede miseri 24000 posti per un concorso ordinario che vedrà la partecipazione di migliaia di aspiranti, mentre 200.000 supplenti stanno entrando anche quest’anno nelle scuole.
Nessun riferimento nell’accordo alla trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto, che da solo libererebbe più di 100.000 posti comuni e almeno 50.000 di sostegno, utilizzabili per le immissioni in ruolo dal 1 settembre 2020, garantendo anche i precari GaE infanzia e primaria, men che meno ci sono passaggi sull’aumento del tempo pieno al Sud ed interventi strutturali per garantire la continuità didattica e il ritorno dei docenti esiliati al Nord.Una Caporetto del sindacalismo giallo spacciato per grande accordo sindacale, il solito risultato che rivela l’assenza di un cambio di passo vero da parte del nuovo Ministro.Crediamo che per chi lavora nella scuola sia arrivato il momento di ritornare ad un vero protagonismo. Bisogna aprire una stagione di lotte per ottenere investimenti nella scuola e finalmente cambiare passo rispetto ai governi e alle politiche di smantellamento della scuola pubblica statale degli ultimi vent’anni.

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Scuola: Accordo sui precari, la supplentite rimane

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

Era stato annunciato come il decreto salva-scuola. Invece, il testo appena approvato dai sindacati maggiori al ministero dell’Istruzione e che la settimana prossima il ministro Lorenzo Fioramonti porterà in Consiglio dei ministri, continua a mantenere le lacune di quello di inizio agosto e non risolverà molto, scalfendo appena il record nazionale di supplenze annuali e di ‘messe a disposizione’ che si raggiungerà nei prossimi giorni quando saranno assegnate tutte le cattedre vacanti. Invece di procedere alla trasformazione delle graduatorie di istituto in provinciali e fornire una risposta convincente alla lettera di costituzione in mora della Commissione europea, preludio ad una salatissima procedura d’infrazione, si è raggiunto uno sterile accordo che avrà come sicuro risultato quello di generare ulteriore contenzioso. “Qualora nei tavoli tecnici sulle misure da inserire nel disegno di Legge di Stabilità – annuncia Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – non saranno presenti le soluzioni prioritarie proposte dal nostro sindacato al ministro Fioramonti, siamo pronti ad avviare lo stato di agitazione per la proclamazione di uno sciopero generale e di una manifestazione nazionale durante il dibattito parlamentare. Riteniamo che i cinque punti dell’accordo Miur-sindacati, siano del tutto insoddisfacente per dare una risposta convincente al fenomeno in crescita del precariato: non basta qualche decina di migliaia di assunzioni, peraltro ad alto rischio discriminatorio, per dire che si è risolto tutto”. Con l’accordo raggiunto il 1° ottobre al Miur, anche in seguito all’intervento del premier Giuseppe Conte, trovano posto nel decreto legge (da presentare al primo consiglio dei Ministri utile e da convertire entro 60 giorni) i concorsi per la secondaria. Quello straordinario, per il cui accesso serviranno i requisiti già individuati dal decreto approvato ad agosto: tre anni di servizio nelle scuole secondarie statali negli ultimi otto anni (dal 2011/12 al 2018/19), in una classe di concorso non ad esaurimento (comprese tra quelle di cui al DPR 19/2016, come modificato dal DM 259/17); uno dei tre anni di servizio dovrà essere specifico, ossia prestato nella classe di concorso per la quale si partecipa alla procedura.
“La novità presentata dal ministro Fioramonti – riassume Orizzonte Scuola – consiste nella prova preselettiva computer based (c’era già nella versione di agosto) ma soprattutto nella prova di esame (la simulazione di una lezione) che il docente che avrà superato la preselettiva dovrà svolgere al termine dell’anno di prova, di fronte al Comitato di valutazione, a cui si aggiungerà un componente esterno. Anche tale esame avrà caratteristiche di selettività. Sarà richiesto ai docenti di acquisire durante l’anno di prova i 24 CFU in discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche”.

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Scuola: Stipendi più alti per chi si trasferisce di regione

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

“Dare la possibilità a chi si trasferisce in altra regione di vivere dignitosamente”: lo ha chiesto il ministro dell’Istruzione durante un dibattito sulla mobilità dei docenti. L’obiettivo del titolare del Miur, Lorenzo Fioramonti, è quello di “creare condizioni tali per cui i docenti possano essere pagati in maniera dignitosa: abbiamo gli insegnanti meno pagati d’Europa, l’ha detto anche l’Unione europea, è inaccettabile. Dobbiamo cominciare a dare la possibilità a chi si trasferisce in un’altra regione volontariamente di poter essere pagato in modo dignitoso e poter vivere lì”. Il problema è che lo stipendio di chi insegna in Italia, come certificato di recente dall’Aran, è talmente ridotto ai minimi termini che anche il costo della vita lo ha sovrastato: addirittura di 12-14 punti di inflazione certificata negli ultimi dieci anni rispetto ai compensi mensili. Un ritardo che è stato quantificato in oltre mille euro di potere d’acquisto solo negli ultimi sette anni. Mentre nello stesso periodo in altri Paesi “vicini” all’Italia, come la Germania e la Francia, gli stipendi dei docenti sono invece saliti. Così, i colleghi tedeschi arrivano a percepire compensi quasi doppi, mentre il salario medio annuo dei docenti francesi supera ormai gli 8 mila euro. Marcello Pacifico (Anief): “Solo una volta che si sarà annullato il gap rispetto all’inflazione si potrà finalmente cominciare a parlare di avvicinamento agli stipendi europei. Come Anief, abbiamo indicato la strada per iniziare: bisogna recuperare i soldi tagliati alla scuola dalla Legge 133/2008. Da questa operazione si produrrebbero aumenti di almeno 200 euro medi a dipendente. Considerando i 40 euro già stanziati dall’esecutivo precedente e i 100 euro che il ministro Fioramonti ha chiesto al Governo M5S-Pd, come segnale iniziale per l’adeguamento degli stipendi, si arriverebbe a 340 euro lordi d’incremento. Da assegnare a tutti i docenti senza trascurare il personale amministrativo ed educativo. Una quota ulteriore andrebbe poi a chi è costretto a spostarsi, prevedendo una quota crescente con l’aumentare dei chilometri di distanza dalla terra d’origine e dagli affetti”.Secondo il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, giustamente, molti insegnanti “restano nella propria regione di appartenenza dove non ci sono posti, vanno fuori, ma non possono permettersi di vivere lì, quindi devono costantemente fare i pendolari. Noi dobbiamo investire in quello che fa bene a una società. L’economia ha bisogno di formazione, di investimenti di base, queste sono le cose che fanno crescere l’economia”. Il sindacato ritiene positiva la posizione del ministro dell’Istruzione: un insegnante costretto a cambiare provincia o regione non può affrontare spese aggiuntive per trasporti, affitti, utenze e quant’altro, con uno stipendio bloccato per anni a 1.300 euro al mese. È una somma fortemente insufficiente per assolvere al carico di spese ulteriori che il docente è costretto ad affrontare. “Gli aumenti medi del 3,48% a regime approvati con il rinnovo di contratto di un anno e mezzo fa – ricorda Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – hanno prodotto incrementi ‘miserevoli’ e arretrati insignificanti, lasciando il costo dalla vita superiore al 10% rispetto agli stipendi di chi insegna nel nostro Paese. E il futuro non è roseo. Perché il Governo precedente, composto da M5S e Lega, non è andato oltre a 40 euro lordi di incremento medio in tre anni. Si tratta di una somma davvero insufficiente: per ottenere l’allineamento all’inflazione, occorrerebbe almeno il triplo di quanto è stato inserito nell’ultima Legge di Bilancio”. In attesa di vedere prodotti i risultati di questa nuova politica, Anief consiglia di ricorrere al giudice per il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2015-2018 mai corrisposta, in modo da far recuperare a docenti e Ata almeno il 50% del tasso IPCA non aggiornato dal settembre di tre anni fa.

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Leonardo da Vinci e il moto perpetuo

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

Firenze, Museo Galileo, 10 ottobre 2019 – 12 gennaio 2020. Fin dal Medioevo l’idea di riprodurre con dispositivi meccanici il moto perpetuo delle sfere celesti ha stimolato l’immaginazione e l’ingegno di tecnici, ingegneri e filosofi naturali, che si sono confrontati con la sfida di costruire macchine che, una volta messe in movimento, potessero funzionare perennemente senza applicazione di forza.Un nodo fondamentale di questa storia plurisecolare è rappresentato dagli studi nei quali Leonardo ha cercato di stabilire se sia davvero possibile realizzare macchine a moto perpetuo. Le sue ricerche mostrano la serietà e l’impegno con i quali il Genio di Vinci si applicò nella ricerca di soluzioni praticabili. Egli giunse tuttavia alla conclusione che il moto perpetuo non può esistere in natura, anticipando così di oltre tre secoli la dimostrazione definitiva della verità di quel principio fornita da James Clerk Maxwell, protagonista dell’affermazione della termodinamica nella seconda metà del secolo XIX.La mostra presenta un’esaustiva galleria degli spettacolari disegni di Leonardo e dei principali protagonisti delle ricerche sul moto perpetuo, affiancata dai modelli di alcuni tra i più intriganti di quei dispositivi e da suggestivi filmati ne illustrano il presunto funzionamento.Un elemento di grande novità è la sezione dedicata alla realtà aumentata: grazie a questa tecnologia rivoluzionaria, i visitatori potranno interagire con l’ambiente circostante, visualizzando come se fossero reali le macchine a moto perpetuo concepite da Leonardo e dagli altri ingegneri e scienziati. Chi lo desidera, potrà cimentarsi in un divertente gioco didattico, dedicato ai princìpi fisici in base ai quali si ritenne a lungo che il moto perpetuo fosse possibile.La mostra, a cura di Juliana Barone e Andrea Bernardoni, è realizzata dal Museo Galileo in collaborazione con Birkbeck–University of London e Ravensbourne University, nel quadro del progetto di ricerca FISR “Scienza, storia, società in Italia. Da Leonardo a Galileo alle ‘case’dell’innovazione”, promosso e sostenuto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, e si avvale del patrocinio del Comitato Nazionale per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci.

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Eshkol Nevo in Italia con “L’ultima intervista”

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

“Un tempo mi alzavo felice e oggi mi alzo triste Non sono certo di sapere il perché”. Cosí comincia questo struggente e, insieme, feroce romanzo in cui, sotto l’occasionale forma di un’intervista a un sito internet, uno scrittore provvede a mettere a nudo il suo cuore.
Le risposte, che si susseguono come «fuochi d’artificio», non risparmiano nulla: passioni, amori, inimicizie, tradimenti, la stessa apparente vanità dell’esercizio della scrittura, magnifica via di fuga quando la vita imbocca sentieri troppo stretti, ma futile scappatoia quando la vita arranca miseramente per la via, e la donna amata non trova piú in te la felicità, la figlia abbandona casa, l’amico si ammala. Non c’è scrittore, è noto, che non menta nelle interviste, che non risponda, appunto, da scrittore, in maniera calcolata, cauta, misurata. Un’ipocrita precauzione che non alimenta queste pagine, che non costituiscono per niente un educato diario intimo. Sono pagine in cui irrompe la verità nuda e cruda, divertente, triste, scandalosa, politicamente scorretta, una verità cosí vera da aprire non soltanto le porte alle stanze nascoste di una vita, ma da mostrare persino come al suo centro si insedi spesso la piú spudorata menzogna. Dai quesiti piú banali: Cosa la spinge a scrivere?, Come descriverebbe la sua giornata lavorativa? a domande di carattere piú intimo: Che tipo di bambino era? fino ad arrivare agli interrogativi temuti da ogni fragile anima: Quand’è stata l’ultima volta che le si è spezzato il cuore? lo scrittore danza, con le sue risposte, sul proprio abisso personale, su quella voragine che costituisce la zona d’ombra di ogni singola esistenza.
Sulla scia di grandi autori quali Nabokov e Roth, l’acclamato autore della Simmetria dei desideri e Tre piani ci mostra come la vita stessa di uno scrittore possa diventare autentica letteratura.
Eshkol Nevo è nato a Gerusalemme nel 1971. Dopo un’infanzia trascorsa tra Israele e gli Stati Uniti ha completato gli studi a Tel Aviv e intrapreso una carriera di pubblicitario, abbandonata in seguito per dedicarsi alla letteratura. Oggi insegna scrittura creativa in numerose istituzioni. Oltre a Nostalgia (2014), in classifica per oltre sessanta settimane e vincitore nel 2005 del premio della Book Publisher’s Association e nel 2008 a Parigi del FFI-Raymond Wallier Prize, per Neri Pozza ha pubblicato: La simmetria dei desideri (2010), Neuland (2012), Soli e perduti (2015) e Tre piani (2017), che Nanni Moretti sta trasformando in un film.

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I reni sono degli “operai modello”, perfino troppo, lavorano

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

E non si lamentano mai, neanche quando perdono qualche colpo e dovrebbero avvertire che c’è qualcosa che non va. La Malattia Renale Cronica (MRC) secondo recenti studi della Società Italiana di Nefrologia (SIN) colpisce circa il 17-10% della popolazione ed è, purtroppo, in continua progressione. In pratica oltre due milioni di italiani hanno i reni che non fanno più il loro lavoro di filtro per trattenere le sostanze utili ed eliminare le scorie con le urine. Un lavoro, quello dei reni, davvero indispensabile, perché quando il deficit di funzione supera la soglia di sicurezza, il risultato, con grave compromissione della qualità della vita dei pazienti e aggravio di costi per il Servizio Sanitario Nazionale, è l’entrata del paziente in dialisi o il trapianto di rene. Favorire l’emersione della MRC, fermarne la progressione ed evitare l’entrata in dialisi dei pazienti non è semplice. La situazione è complicata anche da due fattori chiave: in primo luogo la maggior parte delle persone con
MRC non avendo sintomi, si accorge con grave ritardo di avere un problema, e può arrivare “inconsapevole” fino alla perdita dell’80% della funzionalità renale. Il secondo è che secondo una recente indagine Doxapharma la maggioranza degli italiani non ha proprio idea di chi sia il nefrologo: solo il 15% del campione testato conosce il nome del medico specialista dei reni. “L’approccio più corretto per cercare contrastare la MRC – spiega il Dottor Giuliano Brunori, Presidente SIN – è quello non di “attendere” i pazienti in ospedale ma di andarli a “cercare” nella popolazione, e soprattutto nei soggetti a rischio. In quest’ottica un aiuto determinante può arrivare dal fatto che i test per la diagnosi della MRC sono ampiamente disponibili, facili ed economici e che è noto l’identikit dei soggetti a rischio di insufficienza renale cronica: sono i diabetici, gli ipertesi, gli obesi, le persone con dislipidemie ed in generale gli over 65. Tutti soggetti che dovrebbero controllare la funzione renale almeno una volta all’anno. Sono questi i motivi che ci hanno portato ad avanzare la proposta di realizzare uno screening della popolazione a rischio, in collaborazione con medicina primaria e secondaria, con l’obiettivo di individuare i pazienti il prima possibile, rallentare il decorso della malattia renale e scongiurare la necessità della dialisi”. Quali test per la diagnosi di MRC? Per evidenziare la presenza di una MRC e definire il suo stadio è sufficiente eseguire due semplici test che qualunque laboratorio esegue di routine: un esame urine per verificare la presenza di albumina ed un semplice esame del sangue, la creatininemia, con successiva stima del valore della filtrazione glomerulare, principale parametro indicativo del funzionamento dei reni.
Il nuovo Centro Studi SIN nasce per potenziare la ricerca medico scientifica nel campo delle malattie renali, formare giovani medici alla ricerca scientifica e promuovere iniziative.

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Giuseppe Gioachino Belli poeta di Roma e intellettuale

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

«Giuseppe Gioachino Belli subisce il pregiudizio di aver scritto in dialetto, considerato erroneamente espressione letteraria inferiore. In realtà Belli è un intellettuale che si immedesima nel popolo, fa parlare gli umili nella loro lingua, dà voce a chi non l’ha mai avuta. I suoi sonetti costituiscono un documento quasi etnografico della plebe di Roma. Ogni sorriso che ci strappa, costringe a pensare. È il profeta del suo tempo e forse anche del nostro. Nella sua grandezza può e deve essere paragonato a Manzoni e a Leopardi e, per alcuni aspetti, a Dante Alighieri».Il professor Pietro Gibellini, di origini lombarde, docente dell’università Ca’ Foscari di Venezia, co-curatore di un’opera omnia su Giuseppe Gioachino Belli (1791-1863), ha lanciato il “poeta di Roma” fra i grandi della letteratura italiana, in occasione del tributo organizzato dalla John Cabot University (JCU), ateneo americano con sede a Trastevere, a cura del Dipartimento di Letterature e Lingue moderne.«Belli – ha sottolineato Gibellini – è uno scrittore romantico, ma anche realista, perché descrive la vita quotidiana degli umili, come Verga farà 50 anni dopo. È un poeta a luci rosse, visto che parla di sesso in modo franco e aperto, inconcepibile per quei tempi. È pure visionario e metafisico, perché dà corpo alle credenze e alle superstizioni popolari. La sua lingua è il dialetto, mai i suoi interlocutori sono Leopardi e Manzoni, che scrivono in italiano. Non solo. Possiamo paragonare il Belli a un moderno Dante, in quanto entrambi manifestano una mente eclettica».Nel corso del dibattito, Franco Onorati, del “Centro studi Giuseppe Gioachino Belli”, ha letto in romanesco una selezione tematica di sonetti. Gli ha fatto da contraltare Michael Sullivan – autore di quattro volumi di traduzioni dei sonetti belliani – declamando le poesie in lingua inglese, con accento anglosassone differenziato in base ai personaggi. L’«immortalità» del “poeta di Roma” è stata sottolineata dalle professoresse JCU Federica Capoferri e Anna Mauceri Trimnell, promotrici dell’evento: «Il Belli è sempre attuale, anche per questo motivo meriterebbe un più vasto riconoscimento».

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‘Cattivi pagatori’, le nuove regole per le banche dati rischi

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

Il Garante della privacy ha recentemente approvato con un provvedimento il nuovo “Codice di Condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti”, ovvero le nuove regole gestionali degli archivi dei cosiddetti “cattivi pagatori”.Si tratta, come noto, di archivi che raccolgono i dati di chi paga in ritardo, o non paga affatto, le rate di prestiti, finanziamenti, contratti di credito al consumo, mutui, etc., a disposizione delle stesse banche/finanziarie segnalati per valutare l’affidabilità di potenziali nuovi clienti.
Il Codice non solo regolamenta le modalità di gestione dei dati ma sancisce anche i diritti degli iscritti in ambito privacy.La motivazione principale della riforma del Codice è stata proprio l’adeguamento alla nuova normativa europea sulla privacy adottata nel 2018 col Regolamento UE 2016/679 (GDPR).Le novità, in breve, sono:
– nuova informativa sul trattamento dei dati personali e diritti rafforzati;
– possibilità per il debitore segnalato di chiedere l’annotazione nell’archivio dell’invio di contestazioni al venditore di beni o servizi relativamente ad inadempimenti che riguardino il contratto sottostante il credito (per esempio la mancata consegna di un bene acquistato col finanziamento).
– ampliamento delle categorie di soggetti che possono segnalare, tra cui i gestori di piattaforme digitali dedicate ai prestiti tra privati (peer to peer lending);
– ampliamento delle modalità dell’invio del preavviso di iscrizione, con inclusione della chiamata telefonica o della messaggistica istantanea (sms), previo accordo col cliente/debitore;
– modifica di alcuni termini di conservazione dei dati, tra cui quelli che riguardano le informazioni positive che ora rimangono 5 anni anziché 2;
– istituzione di un organismo indipendente di vigilanza.
Per quanto riguarda l’entrata in vigore il Garante precisa che pur se la piena efficacia ci sarà solo quando sarà accreditato il nuovo organismo di monitoraggio, le nuove regole sono già applicate dai sottoscrittori/proponenti il Codice che si sono impegnati in tal senso (Ctc, Aisrec che comprende CRIF ed Expedian, Assilea). (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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Il lato positivo e quello negativo… dei tassi d’interesse negativi

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

Noi viviamo delle trasformazioni storiche, in genere, non abbiamo la lucidità mentale per comprenderle appieno. Il cambiamento avviene mentre siamo occupati a fare altro.
In questi ultimi mesi, mi sto formando sempre di più la convinzione che stiamo vivendo una radicale trasformazione del concetto di moneta e quindi anche del mondo della finanza.
La reazione delle banche centrali alla crisi del 2008, inizialmente vissuta come eccezionale, progressivamente diventata strutturale, sta rendendo evidenti a tutti alcuni concetti che prima erano appannaggio solo di ristretti circoli culturali. I tassi d’interesse negativi e l’immissione nei mercati finanziari di decine e decine di miliardi di euro “creati dal nulla” stanno generando le condizioni per un cambiamento veramente radicale del sistema che forse vivremo fra qualche decennio, ma che a me pare inevitabile.
La prima condizione necessaria affinché avvenga un cambiamento radicale del sistema finanziario è la consapevolezza che un diverso sistema sia concretamente possibile.
Prima del 2008, il solo fatto che la banca centrale valutasse concretamente delle soluzioni tecniche per dare denaro direttamente nelle tasche dei cittadini era impensabile. Oggi è realtà.Le politiche monetarie non convenzionali, che ormai sono presenti da oltre un decennio, hanno avuto il primo effetto di cambiare la visione delle élite, prima ancora del popolo. Prima del 2008 la visione di gran lunga dominante era sostanzialmente quella che il libero mercato avrebbe sempre e comunque fatto meglio di qualunque regolamentazione: il pubblico si dovrebbe occupare di regolamentare il minor numero di cose possibili. A questa visione si accompagnava il dogma della necessità per lo Stato di spendere il meno possibile: la spesa pubblica, in questa visione, sarebbe per sua natura inefficiente.Gradualmente, questa visione sta perdendo sempre di più forza. A partire dagli anni ‘80 del secolo scorso, ai tempi di Ronald Reagan e Margaret Thatcher, un certo modo estremo di vedere il liberismo economico si è fatto sempre più largo fino al disastro del 2008. In quell’occasione si è seriamente rischiato di far scomparire l’intero sistema finanziario mondiale, se non fosse intervenuto il pubblico. E’ stato necessario circa un decennio affinché questo evento traumatico iniziasse ad essere assorbito nel contesto culturale dominante. Oggi non è più vero che il dogma iper-liberista è culturalmente indiscusso, come lo era all’inizio del secolo. Sono sempre di più – e sempre più autorevoli – le voci che si levano all’interno del mondo delle istituzioni finanziarie, le quali mettono in discussione, più o meno radicalmente, il pensiero in base al quale tutto deve essere delegato al libero mercato senza “lacci a lacciuoli”. A sostegno di questa tesi vorrei citare forse l’economista in attività più citato al mondo: Olivier Blanchard. E’ stato capo economista del Fondo Monetario Internazionale, considerato il “tempio” del capitalismo mondiale. Per molti anni, Blanchard è stato senza dubbio un riferimento per quel tipo di pensiero che dagli anni ‘80 è culturalmente egemone. Da qualche anno Blanchard ha, da prima, attenuato le sue tesi e recentemente sta caldeggiando tesi chiaramente più favorevoli ad un bilanciamento pubblico dell’azione dei mercati. “Le élites hanno confidato troppo nel capitalismo”, ha dichiarato recentemente in un’intervista. Ancora più recentemente: “Non vorrei un taglio del budget a spese della crescita. Che senso ha frenare il Pil dell’1% per ridurre il debito di mezzo punto?”Sono parole che non sarebbero mai state pronunciate prima del 2008 da un economista così autorevole come lui. Blanchard è ovviamente solo l’esempio più clamoroso di economista un tempo totalmente allineato al pensiero iper-liberista ed oggi più su posizioni favorevoli ad interventi pubblici. Pensare che questo cambiamento possa far ritornare al mondo precedente a quello degli anni ‘80 sarebbe una visione ingenua della storia. Dagli anni ‘80 ad oggi c’è stata di mezzo una rivoluzione tecnologica che ha reso – di fatto – obsoleti una serie di meccanismi finanziari. Se vogliamo guardare alle cose così come sono – e non come vorremmo che fossero – non possiamo non renderci conto che, oggi come oggi, la quasi totalità di ciò che fa il sistema finanziario potrebbe essere fatto in modo molto più efficiente da infrastrutture informatiche appositamente progettate. Per trasferire denaro, dal punto di vista tecnologico, non abbiamo più bisogno di banche e per avere denaro in prestito o sotto forma di partecipazione agli utili, potremmo non avere più bisogno dei mercati finanziari sviluppando apposite infrastrutture informatiche. Le banche centrali potrebbero benissimo sostituire l’intero sistema finanziario con apposite piattaforme informatiche le cui regole potrebbero essere progettate ed adeguate per facilitare gli scopi della collettività (in primo luogo la piena occupazione). Tecnicamente – già adesso – questo sarebbe possibile.
Al momento sembra una follia anche solo pensarlo, ma fra qualche decennio – personalmente mi appare scontato – ci domanderemo se tutto questo “Circo Barnum” che continuiamo a tenere in piedi non ci stia costando un po’ troppo, rispetto a piattaforme informatiche che possano disintermediare completamente l’azione delle istituzioni finanziarie private. Se, come è possibile, le banche centrali inizieranno a mettere i soldi direttamente in tasca ai cittadini ed imprese e se realizzeranno delle loro monete elettroniche (come stanno progettando) il passo verso la disintermediazione totale del sistema bancario sarà fatto e sarà solo questione di tempo. Questo, a mio avviso, è uno dei lati positivi dei tassi d’interesse negativi.
Le trasformazioni del sistema finanziario che potrebbero essere innescate da questi tassi d’interesse negativi, protratti per molti anni, stanno generando una serie di comportamenti problematici come l’assunzione di rischi nella maggior parte dei casi in modo del tutto inconsapevoli. Il problema strutturale più grande è quello della sostenibilità dei sistemi previdenziali ed assicurativi. La sostenibilità di questi strumenti, ad oggi, si fonda sulla circostanza che le riserve matematiche generano dei rendimenti positivi. Nel momento in cui questo è messo seriamente in discussione, nel lungo termine questi comparti dovranno essere ristrutturati. Ovviamente le banche centrali potranno inventarsi delle tecnicalità per trasferire soldi a questi comparti, ma al momento è una questione da affrontare completamente da zero ed è ben probabile che la prossima grande crisi nasca dall’incertezza su come affronteremo questo problema. Il problema più immediato, che ci sentiamo di evidenziare anche a tutela di chi ci legge, è uello del proliferare di forme d’investimento sempre più rischiose. Tale proliferare è favorito dal fatto che l’alternativa che un tempo era considerata sicura è diventata una “sicura perdita”.Questo ha generato una fame quasi atavica di rendimento sui mercati.Nel mondo parliamo di oltre 13 mila miliardi di dollari di obbligazioni a rendimento negativo! Circa il 70% di tutte le obbligazioni disponibili dell’area Euro sono a rendimento negativo!Vorrei che vi fermaste un attimo a pensare a questo dato. Investendo in obbligazioni nell’area euro e tenendole a scadenza, oggi abbiamo la certezza di perdere dei soldi, almeno nel 70% delle obbligazioni disponibili. Nell’altro 30% dei casi si sostengono rischi che non vengono ripagati dal rendimento.
Questo significa che una parte importante dei portafogli finanziari oggi è sostanzialmente non investibile.Ovviamente questo ha resto e sta rendendo sempre di più gli strumenti finanziari rischiosi sempre meno redditizi. Questo vale per le azioni, anche se questo è difficile da percepire per il risparmiatore non esperto che in genere non è in grado di valutare il reale valore di un’azione, ma vale anche -e forse in maggior misura- per le obbligazioni così dette “ad alto rendimento” o “obbligazioni spazzatura”. Il differenziale di rendimento fra queste obbligazioni e quelle governative si è abbassato notevolmente. Pur di non prendere rendimenti negativi, gli investitori, comprensibilmente, si accontentano di rendimenti positivi minimi per tipologie di rischio che non sanno stimare. Ma il differenziale di rendimento storico fra le obbligazioni più rischiose ed i titoli governativi ha una giustificazione legata al fatto che quando l’economia va male, una parte non trascurabile di quelle obbligazioni non viene ripagata. Vorrei che fosse molto chiaro a chi compra queste obbligazioni oggi, che sta scommettendo o sulla sua capacità di uscire dall’investimento prima degli altri (e – credetemi – sui mercati finanziari non è mai una buona strategia pensare di essere più furbi degli altri) oppure si sta scommettendo sull’ipotesi che ormai le banche centrali si inventeranno sempre qualcosa di nuovo per non far crollare i mercati, controllare i cicli economici, insomma evitare le notizie veramente brutte. Dal momento che sui mercati tradizionali non ci sono alternative un minimo soddisfacenti, anche le società di gestione si stanno inventando sempre di più strumenti d’investimento alternativi. E’ di pochi giorni fa, ad esempio, la notizia che Azimut sta lanciando i fondi di Private Equity per investitori retail. Questo genere di fondi hanno un profilo di rischio totalmente diverso rispetto all’investimento azionario tradizionale. E’ molto elevato il rischio che la società di gestione non riesca ad allocare in modo efficiente le grandi masse che si pone l’obiettivo di raccogliere. Questo è solo l’ultimo esempio dei prodotti finanziari sempre più rischiosi che vengono proposti ad un pubblico di risparmiatori. Questi ultimi, in maggioranza, hanno perso la memoria delle grandi crisi finanziarie e si stanno formando l’idea che le banche centrali in qualche modo metteranno una pezza a qualunque situazione. Il vero problema è che effettivamente non ci sono sui mercati finanziari opzioni concretamente percorribili, almeno per quella grande parte del portafoglio che dovrebbe servire a garantire la sicurezza. Troppo spesso, le scelte degli investitori sono dettate dal disagio che si prova nel “tenere i soldi fermi” da tanto tempo, magari dopo aver verificato che altri investimenti più rischiosi in passato sono andati bene.
Questo è il contesto perfetto per vedere un “bagno di sangue” collettivo nei mercati finanziari, nell’ipotesi in cui il ciclo economico dovesse entrare in recessione e le banche centrali decidessero che dal “cilindro” non uscirà più nessun “coniglio”… (Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la Tutela del Risparmio)

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Esce “L’odore di sujo” di Alfio Giuffrida

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

E’ appena uscito per la casa editrice Il seme Bianco “L’odore di sujo” di Alfio Giuffrida, meteorologo, giornalista e scrittore. Un romanzo, ma soprattutto un’audace denuncia verso la corruzione dilagante del sistema politico e giudiziario italiano, che dietro il falso perbenismo e la celata ipocrisia si rende colpevole, per l’avidità di denaro, delle più delittuose azioni. la puzza della disonestà, ne diventa il tratto distintivo.È nella voce di Alex che si esprime questa denuncia, coinvolto insieme a Jennifer, nell’omicidio di suo cognato Giorgio. Vittima quest’ultimo, in nome dei suoi ideali, di un apparato governativo vizioso, la lotta contro il quale diventa lo scopo primario della sua esistenza. Sullo sfondo di un mondo ormai in preda all’immoralità si svolge la narrazione principale, che tuttavia si dipana in altri racconti tutti intessuti da un unico filo conduttore. A occupare gran parte dell’impianto narrativo è la storia di Jennifer, nata a Cuba ai tempi in cui Fidel Castro era al potere, a cui il destino riserverà un futuro arduo all’insegna della disperata ricerca del figlio, circostanza che la farà ricredere circa la superiorità morale della classe intellettuale, nella quale lei credeva ciecamente, conducendola tra il fango nelle luride favelas di Rio de Janeiro.L’intera esposizione narrativa risponde al fine di mettere in luce le ingiustizie perpetrate ai danni dei più deboli da parte dei “potenti”. L’intento dell’autore è chiaro: far capire che la causa della corruzione dilagante va ricercata nel decadimento dei costumi, successivo al ’68 (a riguardo, è da segnalare un recente articolo di Massimo Franco pubblicato su “Corriere della Sera” e intitolato Ratzinger e la pedofilia: «Il collasso spirituale è cominciato nel ’68»). A suo avviso, durante i noti movimenti, si assistette a “intrighi malcelati fra amministratori di beni pubblici e individui di dubbia rettitudine”, i quali anteponevamo i diritti ai doveri, nonostante dai più questa rivoluzione socioculturale sia considerata, invece, una fase di “rinascita”, un’affermazione dei propri diritti e della libertà. Tuttavia, suggerisce lo scrittore, “non è pensabile coniare una medaglia che non abbia il suo rovescio”, l’ipocrisia è inscindibile dalla nostra società.Un romanzo avvincente con risvolti sorprendenti e intrecci costruiti con grande artificio narrativo. Le riflessioni di ampio respiro che desta la lettura di queste pagine rendono credibile, nonché attuale, la storia inventata.L’opera è arricchita, inoltre, dalla Prefazione di Renato Minore, noto critico letterario, il quale, con il suo ricercato linguaggio, ha messo ben in risalto la trama cogliendone l’essenza. In particolare scrive: «Il lettore può davvero inseguire i suoi protagonisti e le comparse del gran gioco narrativo, con le sorprese, le agnizioni, i colpi di scena, i ribaltamenti di prospettiva, gli inserimenti più o meno allusivi di fatti clamorosi di cronaca politica e giudiziaria […] Così alla fine ecco che si delinea meglio la natura di questo giallo che racconta e insieme ragiona su ciò che va narrando».
Originario di Mascalucia, classe 1949, Giuffrida è ideatore di un nuovo ‘filone letterario’, definito “Verismo Interattivo” (www.alfiogiuffrida.com), che offre la possibilità a ogni lettore di diventare protagonista esprimendo il proprio parere riguardo ai principali argomenti di attualità.

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“Artemisia Gentileschi, pittrice guerriera” entro l’estate 2020 in USA e Inghilterra

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

“Artemisia Gentileschi, pittrice guerriera” prodotto dalla Delta Star Pictures e diretto da Jordan River, è al momento in post-produzione, ma entro l’estate 2020 uscirà con Amazon Prime Video in USA e Inghilterra. Girata in 4K, l’opera ripercorre la vita della grande artista del ‘600 attraverso un viaggio onirico tra i suoi capolavori, alcuni dei quali dai più importanti Musei del mondo, che hanno collaborato al documentario, tra cui Detroit Institute of Arts (Detroit, USA); The British Museum (UK); Palacio Real Madrid (Spagna); Stiftung Preußische Schlösser und Gärten Berlin-Brandenburg (Berlino, Germania) nonché anche da collezioni private, concessi per l’occasione in esclusiva. Si potranno altresì scoprire alcune curiosità sull’artista simbolo del femminismo mondiale per il suo carattere e le sue battaglie emerse dalle sue lettere. Fitta, infatti, la corrispondenza epistolare di Artemisia con personalità dell’epoca, tra le quali Galileo Galilei. Diverse anche le collaborazioni estere all’opera, come quella di Raquel Abellán, professionista spagnola, che ne ha curato la fotografia con occhio attento e fine; nel cast figurano poi la piccola Melissa Pignataro (Artemisia da bambina), al suo esordio, e Angela Curri (nei panni della protagonista Artemisia da grande), affermata attrice italiana (Braccialetti Rossi 3; La mafia uccide solo d’estate 2; Raffaello, il principe delle arti). ‘Artimitia’ ci aiuterà così a vivere da vicino la magia del suo pennello – strumento “sacro” di tutti i grandi pittori – giacché senza di esso vita vissuta, colori, storie e anime mai sarebbero esistiti.

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Multiple sclerosis genomic map implicates peripheral immune cells and microglia in susceptibility

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

Lo studio ha indicato oltre duecento regioni del genoma umano che influenzano un gran numero di diverse cellule immunitarie, evidenziando il fatto che questa malattia non è causata da un singolo tipo di cellula immunitaria, ma piuttosto da un’ampia disfunzione del sistema immunitario. Lo studio è stato condotto su 115.803 individui. Gli autori hanno identificato 233 siti o loci nel genoma umano che contribuiscono all’insorgenza della SM. Questo è il più grande studio finora condotto sulla SM e si basa sul generoso contributo di materiale genetico di 47.429 pazienti con SM e 68.374 individui sani.Questo studio rappresenta un’importante pietra miliare nell’identificare quali varianti genetiche svolgano un ruolo nello sviluppo della SM. I risultati di questo progetto influenzeranno la maggior parte dello sviluppo di algoritmi clinici per gestire le persone a rischio di sviluppare la SM e lo sviluppo di trattamenti per prevenire la SM. Tutti i trattamenti attuali mirano a fermare l’infiammazione già in corso, quindi lo studio della genetica della SM ha aperto una prospettiva unica sui primi eventi che portano alla malattia e che ora possono essere presi di mira dagli sforzi di sviluppo di farmaci. Questo studio non chiarisce perché alcuni pazienti con SM abbiano un decorso più grave di altri, ma l’IMSGC sta dando una risposta a questo quesito con altri progetti in corso.«Il nostro studio spiega circa metà dell’ereditarietà della SM, stabilendo la SM come una delle malattie complesse meglio caratterizzate in termini di architettura genetica» afferma il dott. Nikolaos Patsopoulos, direttore del programma di biologia dei sistemi e scienze computazionali presso il Centro Ann Romney per le malattie neurologiche del Brigham & Women’s Hospital e della Harvard Medical School di Boston. Patsopoulos aggiunge che «questo studio evidenzia la complessità del contributo genetico alla suscettibilità alla SM identificando diverse regioni del genoma con molteplici varianti genetiche che svolgono un piccolo ruolo. Inoltre, segnaliamo la prima associazione in assoluto di variante genetica nel cromosoma X con la SM, una malattia che colpisce principalmente le giovani donne. Questo studio ha più che raddoppiato la nostra conoscenza della genetica della SM, tuttavia i nostri risultati suggeriscono che c’è ancora molto lavoro da fare per comprendere appieno come il genoma umano sia coinvolto nella SM.»
La SM è caratterizzata da una fase infiammatoria iniziale e una componente neurodegenerativa secondaria, pertanto il team investigativo ha esaminato attentamente i dati disponibili dal cervello umano per valutare se i cambiamenti nelle cellule cerebrali contribuiscano all’insorgenza della SM. Fino ad ora, sembrava che le cellule immunitarie trovate nel sangue provenienti dal midollo osseo svolgessero un ruolo critico; il nuovo studio lo conferma, ma coinvolge anche la microglia, ovvero le cellule immunitarie che vivono nel cervello umano. Tuttavia, ci sono poche prove che altre cellule cerebrali come i neuroni, che trasportano i segnali elettrici nel cervello, siano implicati nell’innescare la SM.
In Italia la ricerca è stata coordinata dalla professoressa Sandra D’Alfonso (docente di Genetica medica presso il Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università del Piemonte Orientale che collabora con la Clinica Neurologica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Maggiore della Carità” di Novara e lavora al coordinamento del PROGEMUS, un network italiano di centri SM che ha partecipato allo studio), e dal professor Filippo Martinelli Boneschi, docente di Neurologia presso l’Università degli Studi di Milano e attualmente afferente alla UO di Neurologia della Fondazione IRCCS “Cà Granda” Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, entrambi membri del gruppo strategico dell’IMSGC, insieme alla dottoressa Federica Esposito, responsabile del laboratorio di Genetica Umana delle Malattie Neurologiche presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e anch’essa membro dell’IMSGC. Per la parte italiana lo studio è stato finanziato dalla Fondazione italiana Sclerosi Multpla (FISM).
Secondo il professor Filippo Martinelli Boneschi «la comprensione e la conoscenza forniti da questo lavoro della mappa dei fattori genetici di rischio della SM potrebbero permettere di selezionare i soggetti a maggiore rischio di malattia e di comprendere più a fondo i meccanismi di interazione con i già noti fattori ambientali di rischio della SM come per esempio i bassi valori di vitamina D nel sangue, il fumo di sigaretta e la obesità.»

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I dazi Usa sui prodotti agroalimentari italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

 

Sarebbero un colpo fatale per il nostro settore, in modo particolare per i piccoli e medi produttori. E’ per questo urgente una decisa azione diplomatica del Governo italiano per scongiurare tali misure – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso.
Se la guerra commerciale tra gli Usa e l’Ue prendesse di mira le nostre esportazioni, a essere penalizzati non sarebbero soltanto gli agricoltori, ma più in generale il prestigio e la diffusione di marchi che possono essere considerati veri e propri ambasciatori del made in Italy nel mondo – prosegue Tiso. Le vittime di questa guerra commerciale rischiano infatti di essere soprattutto vino, olio, formaggi e pasta, prodotti già minacciati dalle imitazioni dei nostri prodotti in vendita nel mercato americano. Secondo i calcoli del Governo, il danno per la nostra agricoltura sarebbe equivalente a 4,5 miliardi di euro, oltre il 9% dell’export italiano negli Stati uniti. Sarebbe uno tsunami per il nostro settore, che per di più rischia di essere travolto da un’ondata che ha origini lontane e che non coinvolgono in alcun modo il nostro Paese: il braccio di ferro tra Airbus e Boeing.Come ha sottolineato a più riprese la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova, è impensabile che a pagare il prezzo dello scontro tra due colossi del trasporto aereo finiscano per essere gli agricoltori italiani. Chiediamo ora alla ministra e al Governo di fare di tutto per evitare i nuovi dazi, a partire dalla visita del Segretario di Stato Usa Mike Pompeo in arrivo oggi a Roma.

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La Grecia deve porre fine al pericoloso sovraffollamento dei centri di accoglienza delle isole

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, oggi rivolge un appello alla Grecia affinché trasferisca con urgenza migliaia di richiedenti asilo fuori dai centri di accoglienza pericolosamente sovraffollati delle isole egee. A settembre, 10.258 persone sono arrivate via mare, principalmente famiglie afgane e siriane – la cifra mensile più elevata dal 2016 – aggravando le condizioni umanitarie sulle isole che attualmente accolgono 30.000 richiedenti asilo.A Lesbo, Samo e Cos la situazione è critica. Il centro di accoglienza di Moria, a Lesbo, ospita già 12.600 persone, un numero cinque volte superiore alla propria capacità. In un insediamento informale nelle vicinanze, 100 persone sono costrette a condividere un solo bagno. Le tensioni restano alte a Moria, dove, domenica, in un incendio divampato in un container utilizzato per alloggiare le persone ha perso la vita una donna. Una rivolta lanciata in seguito per la frustrazione dai richiedenti asilo ha portato al verificarsi di scontri con le forze di polizia.A Samo, il centro di accoglienza di Vathy ospita 5.500 persone – una cifra otto volte superiore alla propria capacità. La maggior parte dorme in tende con accesso limitato a latrine, acqua potabile e cure mediche. Le condizioni sono andate deteriorandosi bruscamente anche a Cos, dove 3.000 persone condividono uno spazio destinato a sole 700.Tenere le persone sulle isole in tali condizioni inadeguate e insicure è disumano ed è necessario porvi fine. Il Governo greco ha dichiarato che le priorità, che l’UNHCR accoglie con favore, sono allentare la pressione sulle isole e proteggere i minori non accompagnati. L’UNHCR, inoltre, prende atto delle misure annunciate lunedì in occasione di una riunione di gabinetto straordinaria e volte ad accelerare e rafforzare le procedure di asilo e a gestire i flussi verso la Grecia. L’UNHCR resta in attesa di conoscere i dettagli per iscritto così da poter esprimere commenti a riguardo.Tuttavia, essendo necessario agire con urgenza, l’UNHCR esorta le autorità greche a dare priorità ai piani per il trasferimento degli oltre 5.000 richiedenti asilo già autorizzati a proseguire la propria procedura di asilo sulla terraferma. Contemporaneamente, è necessario mettere a disposizione nuovi posti in accoglienza per prevenire che ulteriori flussi dalle isole si riversino sulla Grecia continentale, dove la maggior parte delle strutture sono al completo. L’UNHCR continuerà a sostenere i trasferimenti verso la terraferma anche in ottobre, su richiesta del Governo.
Sono inoltre necessarie soluzioni a più lungo termine, fra cui assicurare sostegno ai rifugiati affinché diventino autonomi e possano integrarsi in Grecia.Il dramma dei minori non accompagnati, che nel complesso sono oltre 4.400, suscita particolare preoccupazione, considerato che solo uno su quattro vive in alloggi adeguati alla loro età.A Moria, circa 500 minori sono alloggiati in un enorme capannone insieme ad adulti coi quali non condividono alcun grado di parentela. A Samo, oltre una dozzina di bambine non accompagnate dormono a turno in un piccolo container, mentre altri bambini sono costretti a utilizzare le tettoie dei container. Date le condizioni estremamente rischiose e le situazioni potenzialmente violente a cui sono esposti i minori non accompagnati, l’UNHCR rivolge un appello agli Stati europei affinché in via prioritaria mettano a disposizione posti per il ricollocamento e velocizzino i trasferimenti dei minori che soddisfano i requisiti per il ricongiungimento coi propri familiari.L’UNHCR continua a lavorare con le autorità greche al fine di sviluppare le capacità necessarie per rispondere alle esigenze umanitarie. Gestiamo oltre 25.000 posti in appartamenti destinati ad alcuni dei richiedenti asilo e dei rifugiati più vulnerabili, nell’ambito del programma ESTIA finanziato dall’UE. Circa 75.000 persone ricevono mensilmente assistenza in denaro nell’ambito del medesimo progetto. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, col sostegno continuo dell’UE e di altri donatori, è pronto a espandere il proprio intervento tramite uno schema di assistenza finanziaria per il pagamento di alloggi che permetterebbe ai richiedenti asilo autorizzati di lasciare le isole e stabilirsi sulla terraferma. Quest’anno la Grecia è meta della maggior parte degli arrivi attraverso il Mediterraneo, circa 45.600 su 77.400 – più di quelli che hanno interessato Spagna, Italia, Malta e Cipro insieme.

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Quake Global Inc. Acquires Skynet Healthcare Technologies

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

Quake Global, Inc., the market leader in IoT automation and process optimization, has expanded its market reach through the acquisition of Skynet Healthcare Technologies Inc., a technology company that provides RTLS solutions to the senior care market.The combination of Quake Global’s RFID solution with Skynet’s multi-directional BLE solution creates a powerful set of tools for institutions to manage complete process optimization and automation with real-time data intelligence for any aspect of every business. Our united technologies enable Quake to extend the reach of location beyond traditional walls and to expend the use of technology into surrounding areas.Polina Braunstein, President and CEO of Quake Global, stated “The acquisition of Skynet Healthcare is an important step in the Quake market expansion from hospitals into the adjacent senior living market. Skynet’s technology will extend the capabilities of Quake’s IoT solutions. Our vision is to provide actionable visibility and data intelligence to transform multiple industries that include healthcare, long-term care, security, IT and automation. This step is one of many that Quake has taken to continue our dominant position in the IoT market”.“We founded Skynet Healthcare Technologies to bring much-needed technology innovation to the Senior Living space. From day one, we’ve pioneered RTLS technology solutions in senior living to simplify operations, reduce risk, and increase safety across the senior care continuum. Our goal is to create technology that cares and ensures compliance with the life safety and operational initiatives that are critical to caregivers, residents and their families. Our product provides a myriad of customizable solutions including location services, fall detection, emergency call, wander management, and real-time analytics. Our customers consistently rank our service and support as best of breed amongst their vendors and enthusiastically share feedback that allows us to continuously improve our platform and services,” said Martin Rokicki, President, Skynet Healthcare Technologies.

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