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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Autonomia differenziata: La scuola sarà esclusa ma Boccia vuole discutere coi sindacati il blocco sui trasferimenti

Posted by fidest press agency su martedì, 8 ottobre 2019

Boccia ricorda come il problema della continuità didattica si risolve convertendo in organico di diritto tutti i posti vacanti in organico di fatto, il 15% per il personale docente, quota che sale quasi al 40% per i posti in deroga su sostegno. Il diritto al lavoro deve essere correlato al diritto alla famiglia.Marcello Pacifico (Anief): “Accogliamo con favore le dichiarazioni del Ministro riguardanti la tutela dell’autonomia scolastica ma non siamo d’accordo a nuovi inasprimenti sulla mobilità del personale” Durante l’audizione presso la Commissione parlamentare per le questioni regionali, nel presentare le linee programmatiche del suo dicastero, il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Francesco Boccia (Pd), ha detto che sta lavorando per “completare l’autonomia differenziata ma dentro una cornice unica nazionale” e che per farlo bisognerà definire “i Lep, Livelli essenziali delle prestazioni”. Il metodo, ha continuato il ministro, che farà “il raccordo con tutti i fondi pluriennali d’investimento col vincolo ad essere destinati alle aree più in ritardo”. Parlando specificatamente di Scuola e di insegnanti, il ministro ha detto – riporta Il Corriere del Veneto – che “non è giusto cambiare di continuo. Una soluzione c’è e l’abbiamo già sperimentata per l’Agenzia delle Entrate: agli ultimi concorsi l’accesso era nazionale ma le assunzioni sono poi avvenute per Regione, con l’obbligo per i vincitori di restare sul territorio per almeno 5 anni. Vogliamo adottare lo stesso criterio per gli insegnanti? Possiamo discutere con i sindacati se devono essere 5, 7 o 12 anni ma non mi pare che così facendo si possa essere accusati di smontare la Repubblica dalle fondamenta”, ha concluso Boccia.Il sindacato Anief prende subito posizione sul tema e ricorda al ministro Boccia che il recente accordo siglato il 1 ottobre 2019 tra i sindacati firmatari di contratto e il ministro Fioramonti prevede una mobilità volontaria sulle assunzioni in ruolo, attraverso la scelta di una seconda provincia-regione per le prossime immissioni in ruolo da graduatoria ad esaurimento o di merito o di merito regionali ad esaurimento, cui deve corrispondere, al contrario di quanto dichiarato, una mobilità straordinaria, per consentire il rientro nel proprio territorio di chi aveva maturato il diritto e l’aspettativa ad essere assunto nella propria regione. Attualmente, esiste già un vincolo quinquennale di permanenza per gli attuali neo-assunti che è fortemente discriminatorio e lede il diritto alla famiglia in un Paese che continua ad avere il 20% del suo organico affidato a personale precario, per esigenze di bilancio. Poi rimane in vita il problema dei docenti “deportati” dall’algoritmo impazzito della “Buona scuola” quando, unico caso della scuola italiana, si reclutò e si fecero gli spostamenti per “fasi”, costringendo migliaia di insegnanti a lavorare anche a centinaia di chilometri da casa. La continuità didattica si ottiene stabilizzando gli organici e il personale precario. Bisogna ritornare al Testo unico del 1994, ad un vincolo triennale con la possibilità dell’assegnazione provvisoria annuale fino alla maggiore età dei propri figli.

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