Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Nils Gilman, serve un capitalismo progessista

Posted by fidest press agency su sabato, 19 ottobre 2019

«Il sistema neo-liberalista predilige l’accumulo di capitale, invece dell’aumento dei salari, che sono rimasti stagnanti nell’ultimo decennio. La crescita economica è lenta e irregolare. Quindi è necessario trasformare il modo in cui le risorse vengono distribuite, così che tutti ne possano beneficiare. Quello che serve è un nuovo capitalismo, che consenta alle persone comuni di accedere alla creazione di ricchezza direttamente alla fonte. Un capitalismo che potremmo definire progressista».È quanto ha dichiarato Nils Gilman, vicepresidente dei programmi di ricerca del Berggruen Institute e vicedirettore del The World Post, intervenendo al dibattito “Reinventing how to govern capitalism”, tenutosi alla John Cabot University (JCU) di Roma, a cura del Dipartimento di Scienze politiche e Affari internazionali, del Dipartimento di Scienze economiche e sociali e dell’Istituto Guarini per gli Affari Pubblici.Secondo Nils Gilman, la situazione attuale è il risultato di scelte fatte negli anni ‘70, che al momento andavano bene, ma ora non più. La prossima ondata di ricchezza economica, che potrebbe derivare dalle innovazioni tecnologiche, dovrà essere gestita diversamente e in maniera più equa. Adesso, infatti, la classe media non riesce a progredire, mentre i ricchi diventano più ricchi e i poveri più poveri. In Usa, ma l’esempio vale per tante altre nazioni occidentali, c’è una situazione di “stagnazione e disparità”.La soluzione, per Gilman, è quella di rinnovare il capitalismo in senso «mutualistico», anche reinventando il concetto di proprietà. Valga l’esempio dell’Alaska, dove attualmente parte dei proventi del petrolio vengono distribuiti ai cittadini. In questo senso, lo studioso pensa all’istituzione di una sorta di «fondo sovrano di ricchezza», negli Usa come in altre realtà nazionali. Gilman critica, invece, le proposte di un “universal basic income”, cioè di un compenso in denaro da elargire ai cittadini una o due volte nella vita, che redistribuisce ricchezza senza promuovere una maggiore uguaglianza. http://www.johncabot.edu/

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