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Sicurezza a scuola: La protesta continua

Posted by fidest press agency su domenica, 20 ottobre 2019

Non si arresta il malcontento dei dd.ss. per la questione della sicurezza strutturale degli edifici scolastici: il 30 ottobre 2019 si sono dati appuntamento all’Istituto Da Vinci di Roma per raggiungere il Miur per un sit-in che dovrebbe portarli ad incontrare se non il Ministro Lorenzo Fioramonti almeno uno o più sottosegretari. Marcello Pacifico (Udir): Samo solidali coi dd.ss. e li appoggiamo in questa protesta che vuole essere soprattutto una manifestazione di impotenza di fronte alla situazione che si è venuta a creare. Non è possibile rischiare una condanna penale mentre si sta svolgendo il proprio compito. Il ruolo del ds, anche se carico di oneri, è pur sempre un lavoro che compie chi è profondamente interessato all’istruzione e al rapporto col corpo docente e coi discenti: non perdiamo ciò di vista. Si stanno portando i dirigenti scolastici a essere molto più preoccupati delle condanne piuttosto che della formazione dei nostri studenti e delle ottimali condizioni lavorative di docenti e Ata. Italia, Francia e Portogallo tra i Paesi europei con maggiore carenza di docenti qualificati
Questo si evince dal rapporto “Education and Training Monitor 2019”, per le competenze di insegnamento in un ambiente multiculturale o multilingue, nell’insegnamento a studenti che appartengono a realtà svantaggiate dal punto di vista socio-economico e con esigenze particolari. Tra le cause figura anche il progressivo invecchiamento della popolazione del corpo insegnante. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “la ricerca conferma la necessità di intervenire con urgenza nel sistema di formazione iniziale in servizio degli insegnanti, ma anche nel reclutamento e nella valorizzazione delle competenze nei diversi contesti educativi con organici legati al territorio”. Anief aggiunge al quadro delineato i numeri: quasi 300 mila studenti hanno un handicap certificato, 500 mila presentano bisogni educativi speciali, 800 mila sono alloglotti, in migliaia si ritrovano a studiare in zone economicamente depresse, ad alto rischio sociale o tasso di dispersione. A questi dati bisogna dare una risposta che passa da una maggiore specializzazione degli insegnanti in base alle esigenze degli alunni per garantire una società più giusta, equa e solidale e il diritto costituzionale all’istruzione. Bisogna intervenire per cambiare o attuare la normativa vigente, cambiarla quando definisce lo stesso rapporto tra studenti e insegnanti in tutte le parti del Paese ignorando il tessuto sociale in cui è inserita la scuola, applicarla quando prevede una specifica formazione per affrontare i BES, innovarla quando si ha davanti una prima classe con 25 alunni su 30 di lingua non italiana.
Sul sostegno poi, bisogna trasformare i posti in deroga in organico di diritto e ampliare la formazione specialistica visto che otto supplenti su dieci non hanno una formazione specifica nella didattica speciale. Piuttosto che concorsi-lumaca, si dia il via all’utilizzo delle professionalità esistente con corsi di specializzazioni ordinari e reclutamento immediato grazie alle nuove graduatorie del salva-precari e di merito.

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