Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Archive for 23 ottobre 2019

12 novembre: sciopero del personale scolastico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

Confermata la mobilitazione tra meno di un mese, il prossimo 12 novembre. Nel mirino del sindacato il decreto Salva-Precari e la Legge di Bilancio, migliorabili e da migliorare. Il leader del giovane sindacato a Italia Stampa: “I parlamentari ascoltino chi vive sulla propria pelle ogni giorno la supplentite”
Sono due gli obiettivi nel mirino dello sciopero del prossimo 12 novembre proclamato dal giovane sindacato Anief: il cosiddetto decreto Salva-Precari e la Legge di Bilancio, superare la stagione del precariato nella scuola italiana e ottenere compensi dignitosi, possibilmente in linea con quelli dei più avanzati paesi europei. I provvedimenti e le somme stanziate che si prospettano non risolvono il problema del precariato, anzi potrebbero anche renderlo più critico. Dare voce alla piazza e al personale della scuola non tutelato, tra poco meno di un mese, è la strada per iniziare a cambiare lo stato delle cose. Lo ribadisce anche il leader di Anief, Marcello Pacifico, nel corso di un’intervista a Italia Stampa.“Confermiamo questo sciopero del 12 novembre – osserva il professor Pacifico – per poter cambiare le cose attraverso i numeri dell’adesione, attraverso il sit-in, dando voce a tutti i precari esclusi dal decreto che dovrebbe salvarli. Sarà un modo per dare la possibilità ai nostri parlamentari di confrontarsi e ascoltare chi vive, ogni giorno, sulla propria pelle, la supplentite nelle nostre classi”. L’altra sfida è aprire un dibattito sull’imminente Legge di Bilancio. “Visto che sta per essere presentata – sottolinea il presidente nazionale di Anief nell’ìntervista a Italia Stampa – lo sciopero sarà anche un momento opportuno per parlare di scuola in questo senso, per chiedere nuove risorse per il rinnovo del contratto, perché gli appena ottanta euro di aumento non piacciono a nessuno. Manifestando intendiamo modificare in meglio la Legge di Bilancio e il Salva-Precari, trasformandolo in Salva-Scuola”.

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Gran Bretagna: Morti nel Tir

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

La scoperta, in Gran Bretagna, di 39 persone, tra cui un adolescente, morte di stenti in un camion, muove a grande commozione. Anche se al momento non si conosce ancora la nazionalità delle vittime, tutto fa pensare a una nuova tragedia dell’immigrazione, inaccettabile per l’Europa dei diritti umani.La Comunità di Sant’Egidio lancia un appello alle istituzioni e ai Paesi europei perché prendano al più presto misure capaci di arginare il triste conteggio delle morti nei viaggi della speranza, in questo caso via terra, probabilmente attraverso la rotta balcanica, oppure nel mare Mediterraneo, come è accaduto nuovamente, pochi giorni fa, davanti alle coste di Lampedusa.Alcuni provvedimenti possono e devono essere presi con urgenza. Il primo riguarda la riapertura di ingressi regolari per motivi di lavoro, data anche la forte domanda esistente di manodopera in diversi settori dell’economia europea e nei servizi alle persone, a partire dai Paesi più afflitti dal calo demografico. In secondo luogo, per chi fugge dalle guerre, occorre incentivare i corridoi umanitari, secondo il modello felicemente sperimentato, dal febbraio 2016, da Sant’Egidio insieme alle Chiese Protestanti e alla Cei, ma anche riprendere in considerazione i ricollocamenti all’interno dell’Europa. Infine riteniamo necessario puntare su una consistente e rinnovata cooperazione con i Paesi di origine dell’immigrazione, per offrire ai giovani un futuro là dove vivono, senza più tentati offrire il loro destino ai trafficanti di uomini.

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Istituto Ixe: Intenzioni di voto degli italiani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

Se sulla manovra nell’opinione pubblica continuano a prevalere critiche e perplessità, gli italiani si esprimono molto chiaramente a favore del mantenimento di quota 100 sulle pensioni. Le ultime settimane, caratterizzate da una forte dialettica tra le forze di Governo in merito alla manovra salvo intese, hanno visto una flessione costante della fiducia nel Presidente del Consiglio, che mantiene comunque il più elevato indice di gradimento (43%) tra i politici, seguito stabilmente a distanza da Matteo Salvini (34%) e da Giorgia Meloni (31%). In ambito Governativo recupera Di Maio (25%) e con lui il Movimento 5 Stelle che si riporta sopra il 20%, sorpassando il PD. La rilevazione effettuata dopo la Leopolda, rileva un calo della fiducia in Matteo Renzi (12%) e un conseguente assestamento al 3,5% di Italia Viva, percepita come un fattore destabilizzante per il Governo dalla maggioranza degli italiani, in modo trasversale ai diversi elettorati.

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Maurizio Sella è il nuovo presidente della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

Maurizio Sella è stato eletto all’unanimità nel corso dell’assemblea ordinaria dei soci che si è svolta nel pomeriggio di oggi 22 ottobre 2019 presso la Sala Conferenze delle Scuderie di Palazzo Altieri. Sella subentra ad Antonio D’Amato che ha guidato da Federazione negli ultimi sei anni, dal 2013. Su proposta del neo presidente Sella, Antonio D’Amato è stato nominato presidente onorario a vita della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. “La Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, di cui da oggi ho l’onore di assumere la presidenza, dopo l’importante periodo di Antonio D’Amato, al quale va il mio ringraziamento, – ha detto Maurizio Sella – riunisce i migliori imprenditori italiani ed è portatrice di valori e visioni che rappresentano un significativo contributo al dibattito politico-economico. L’economia italiana, anche grazie alle sue aziende, ha buone risorse e potenzialità e la loro valorizzazione ai fini della crescita, dello sviluppo, della competitività e della fiducia è un obiettivo comune a tutti. A tal fine è indispensabile che le energie vitali siano sempre messe in condizione di esprimersi al meglio, aprendosi anche alle nuove opportunità dell’innovazione e avendo ben presenti i valori della responsabilità sociale. Il nostro impegno sarà volto a sottolineare incessantemente, con i fatti concreti, l’importanza di questi fattori, che devono contribuire alla realizzazione di un progetto di lungo periodo per il futuro, di cui il nostro paese ha fortemente bisogno.” “In questi sei anni in cui sono stato presidente della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro – ha commentato Antonio D’Amato – abbiamo portato avanti i temi della competitività del sistema Paese, dell’Europa come casa comune da rendere più unita sul piano politico, più integrata sul piano istituzionale e più forte su quello economico, e della cultura non solo come patrimonio di civiltà e di arte, ma anche come volano di sviluppo economico e crescita civile. Il passaggio di testimone avviene con Maurizio Sella con il quale 20 anni fa già condividemmo un percorso comune, io alla guida di Confindustria, lui quale presidente dell’Abi”.
Maurizio Sella, nato a Biella nel 1942, presidente del Gruppo Sella, è stato nominato Cavaliere del Lavoro nel 1991 e recentemente Cavaliere di Gran Croce. A partire dal 2017 ha presieduto il Gruppo Piemontese dei Cavalieri del Lavoro.

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Gli eurodeputati valutano la Commissione Juncker

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

Ieri mattina, i deputati hanno fatto il punto sul lavoro e i risultati della Commissione uscente in un dibattito con il Presidente Jean-Claude Juncker.Juncker ha presentato i progressi compiuti nei settori prioritari dalla Commissione, tra cui la crescita, l’occupazione e gli investimenti, un nuovo slancio per l’Europa e l’impegno con i cittadini, l’attenzione alle grandi questioni e la riduzione del numero di nuove proposte.Ha espresso delusione per il fatto che l’Unione bancaria non sia stata conclusa – poiché considerata la chiave per combattere le crisi future – ma ha elencato alcuni successi, come il pilastro dei diritti sociali e le norme sui lavoratori distaccati, quali passi importanti per garantire la dignità dei lavoratori.Sono stati indicati come risultati positivi anche i 15 nuovi accordi commerciali e le relazioni con l’Africa. Tuttavia, il successo maggiore conseguito è il mantenimento della pace in Europa. Juncker ha invitato i deputati a continuare la lotta per l’Europa e contro lo “stupido” nazionalismo.
Alcuni leader dei gruppi politici del Parlamento europeo hanno ringraziato il Presidente della Commissione per gli sforzi compiuti negli ultimi cinque anni sulle crisi economiche e migratorie e sui negoziati della Brexit, oltre che per aver messo le questioni sociali all’ordine del giorno e aver abbandonato l’austerità. Lo hanno poi elogiato per il non aver voluto compromettere le libertà e per la lotta all’evasione fiscale. Alcuni hanno sottolineato gli sforzi della Commissione per stimolare gli investimenti, rafforzare il mercato unico e garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico.Alcuni deputati hanno criticato la Commissione Juncker di non aver fatto abbastanza per combattere il cambiamento climatico e hanno giudicato troppo “timide” le azioni a protezione degli informatori, affermando infine che le questioni sociali non sono state affrontate in maniera sufficiente.

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Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, riceverà il Premio “Rabbi Moshe Rosen”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

Roma giovedì 24 ottobre alle ore 18, durante una cerimonia nella Sala Benedetto XIII, in via di San Gallicano 25a Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, riceverà il Premio “Rabbi Moshe Rosen” dalla Conferenza dei Rabbini d’Europa (CER), voce ufficiale dell’ebraismo europeo che raccoglie oltre 700 comunità e sinagoghe del vecchio continente. Il riconoscimento sarà consegnato da Pinchas Goldschmidt, rabbino capo di Mosca e attuale Presidente della CER, Moshe Rosen, alla cui memoria è dedicato il premio, è stato rabbino capo della Romania durante il regime comunista svolgendo un prezioso ruolo a difesa della sua comunità. Il premio, istituito a suo nome dalla CER, viene conferito a personalità che hanno dato un contributo significativo all’ebraismo europeo e contrastato, con diverse attività, l’antisemitismo. Il premio è stato conferito ad Andrea Riccardi “per avere dimostrato una nobile dedizione nell’incoraggiare la convivenza tra persone di culture e religioni diverse e promosso lo sviluppo delle relazioni interreligiose, in particolare il dialogo tra la comunità cattolica e quella ebraica attraverso il suo impegno come fondatore della Comunità di Sant’Egidio”. Alla cerimonia, oltre al rabbino Goldschmidt e Andrea Riccardi, interverranno anche altre personalità religiose e civili tra cui il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni.

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Il piano di Giuseppe Albanese in fantasie e danze al chiaro di luna

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

Roma sabato 26 ottobre alle 17.30 per la IUC nell’Aula Magna della Sapienza (Piazzale Aldo Moro 5) recital di Giuseppe Albanese.
Giuseppe Albanese, uno dei migliori e più affermati pianisti italiani di questi anni, eseguirà capolavori dell’Ottocento (Beethoven e Schumann) e del Novecento (Stravinskij, Debussy, Ravel), alcuni dei quali sono stai da lui incisi nel concept album intitolato “Fantasia”, pubblicato dall’etichetta discografica più prestigiosa in ambito classico, Deutsche Grammophon. Di Ludwig van Beethoven eseguirà la famosissima Sonata “Quasi una fantasia” op. 27 n. 2, più nota col titolo apocrifo “Al chiaro di luna”. Di Robert Schumann la Fantasia op. 17, che, come l’opera di Beethoven che la precede, è in realtà un ibrido tra una Fantasia e una Sonata. La seconda parte del concerto flirta invece con la musica di balletto e la danza. Prima una suite dal balletto “L’uccello di fuoco” di Igor Stravinskij nella trascrizione per pianoforte di Guido Agosti. Poi la “Suite Bergamasque” di Claude Debussy e in chiusura “La Valse”, uno dei brani più famosi e travolgenti di Maurice Ravel. Il compositore stesso descrisse quel suo “poema coreografico” con queste parole: «Nubi tempestose lasciano intravedere, a sprazzi, delle coppie che danzano il valzer: quando lentamente si diradano, si distingue un’immensa sala popolata da una folla volteggiante. La scena s’illumina progressivamente, finché, raggiunto il fortissimo, si accendono i grandi lampadari. La scena si svolge alla corte imperiale, verso il 1855».Dopo aver vinto giovanissimo il “Premio Venezia” 1997 e il Premio speciale per la miglior esecuzione dell’opera contemporanea al “Busoni” di Bolzano, Giuseppe Albanese si aggiudica nel 2003 il primo premio al “Vendome Prize”, un evento definito da Le Figaro “il concorso più prestigioso del mondo attuale”. Ora ha quarant’anni ed è tra i più richiesti pianisti della sua generazione, invitato per recital e concerti con orchestra da autorevolissime ribalte internazionali, quali – tra gli altri – il Metropolitan Museum e la Rockefeller University di New York, l’Auditorium Amijai di Buenos Aires, il Cenart di Mexico City, la Konzerthaus di Berlino, la Laeisz Halle di Amburgo, il Mozarteum di Salisburgo, St.Martin in-the-fields e la Steinway Hall di Londra, la Salle Cortot di Parigi, la Filarmonica di San Pietroburgo,la Filarmonica Nazionale di Varsavia, la Gulbenkian di Lisbona. In Italia ha suonato con l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI e in ben undici delle le principali fondazioni lirico-sinfoniche. Albanese è un pianista-filosofo: si è laureato in Filosofia col massimo dei voti e la lode ed è stato docente di “Metodologia della comunicazione musicale” presso l’Università di Messina.

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Convegno USPI sulle fake news con Google e Facebook

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

Roma Martedì 12 novembre 2019 ore 9,30 Sala Koch Palazzo Madama Piazza San Luigi dei Francesi su iniziativa dell’Unione Stampa Periodica Italiana, presso la Sala Koch del Senato della Repubblica, si terrà il Convegno “Fake News, Libertà e responsabilità di informazione nell’era digitale – Libertà di stampa, principi deontologici del lavoro giornalistico e leggi dello Stato. L’impatto delle fake news sull’opinione pubblica”. Il Convegno si terrà dalle ore 9:30 e vedrà la partecipazione di esponenti politici, del settore e delle piattaforme di Google e Facebook, che discuteranno del tema controverso delle fake news e della responsabilità dell’informazione nell’era digitale. Gli interventi:
ore 10:00 Indirizzi di saluto presidenza del Senato
Interventi: Cons. Ferruccio SEPE, Capo Dipartimento Editoria – Presidenza del Consiglio dei Ministri
Prof. Francesco Saverio VETERE, Segretario Generale – Unione Stampa Periodica Italiana
Dott. Carlo VERNA, Presidente – Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti
Dott. Carlo PARISI, Direttore di Giornalistitalia.it
Dott. Diego CIULLI, Public Policy manager Google Italia
Dott. Laura BONONCINI, Public Policy director – Facebook Italia
Avv. Maurizio GUALDIERI, Esperto in materia di Diritto e Mercati dei contenuti e servizi online – Università Europea di Roma
Coordina i lavori Dott.ssa Federica META, Giornalista CORCOM

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L’offerta politica e la domanda degli elettori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

Con la recente nascita di due soggetti politici da parte di Giovanni Toti, attuale governatore della Liguria, con “Cambiamo” e del senatore Matteo Renzi, nato dalla costola del PD, con “Italia viva” gli elettori che votano nell’area di centro-destra hanno a loro disposizione ben 5 partiti: La Lega di Salvini, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, Forza Italia di Silvio Berlusconi, Casapound e Cambiamo. Sull’altro versante la parte preponderante è data dal PD con l’attuale segretario Zingaretti. Seguono la “anomalia” del partito di Renzi, in quanto dispone di un numero elevato di parlamentari mentre l’attuale consenso elettorale ne indicherebbe molto di meno, e una costellazione di partiti minori dal Partito socialista ai radicali, dalla Sinistra ecologia e libertà (Sel), alla Sinistra Italia ecc. Vi è poi come un outsider il movimento Cinque Stelle. Al riguardo va precisato che è nato più per stimolare il ricambio della leadership degli altri partiti, il loro ammodernamento e per una più incisiva lotta per sostenere le classi meno abbienti che per ricercare una propria collocazione ideologica. Questo spiega il loro trasversalismo politico che li ha portati al governo prima con la Lega e poi con il PD. Ma non è da considerarsi un Movimento per tutte le stagioni. La sua visione è più ambiziosa proponendosi a tutela degli interessi generali del paese e nella ricerca di stimoli virtuosi esportabili negli altri partiti. Verrebbe quasi da dire che converrebbe agli elettori allargare la sua base dei consensi popolari per non ritrovarci con un’Italia che insegue da una parte le chimere e dall’altra le utopie. O peggio ancora nell’essere dentro un sistema paese incapace di ritagliarsi un futuro. E il nostro, come italiani, dovrebbe essere quello di costruire finalmente una nazione unica dove la grande velocità delle ferrovie non si ferma a Napoli ma per farla proseguire sino a Trapani e a volare nelle isole minori. Che il lavoro si crei su basi nuove e si favorisca l’economia circolare. Che si cavalchi la tecnologia come sistema di vita in tutti i settori produttivi e culturali del Paese. Che si sappiano sfruttare le risorse umane non solo nel lavoro ma coltivando il volontariato più di quanto non si stia già facendo. Che l’assistenza sanitaria e previdenziale non diventi più uno spartiacque tra chi ha e chi è creando una professionalità senza scadenze temporali perché ogni età può offrire un suo prezioso contributo nel nostro essere in comunità. E dovremmo convenire che se il consorzio umano è al cospetto di grandi mutamenti dalla natura ai rapporti umani e nella gestione delle risorse globali noi non dobbiamo farci trovare impreparati diventando antesignani come cittadini del mondo e come italiani. (Riccardo Alfonso)

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Vaginosi batterica, da Uspstf aggiornamenti sullo screening. Le novità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

In un nuovo Statement, la Preventive Services Task Force statunitense (USPSTF) sconsiglia lo screening per la vaginosi batterica nelle donne incinta che non sono a rischio di parto pretermine. Allo stesso tempo afferma che nelle donne a rischio è aumentato, l’equilibrio rischi-benefici dello screening non può essere determinato. La vaginosi batterica, la cui prevalenza nelle donne incinte va da 5,8% al 19,3% negli Stati Uniti, è causata da una distruzione dell’ambiente microbiologico del tratto genitale inferiore ed è stata associata a diversi esiti avversi come parto pretermine, endometriosi post-partum o basso peso alla nascita. Dall’analisi di 44 studi, i ricercatori, guidati da Leila Kahwati della University of North Carolina di Chapel Hill negli Stati Uniti, hanno trovato che nessuno di questi ha valutato direttamente i benefici e i rischi dello screening, i cui test sono eseguiti su secrezioni vaginali ottenute durante un esame pelvico. Quando sono stati considerati 13 studi randomizzati sulle terapie per la vaginosi batterica asintomatica nella popolazione generale (metronidazolo orale o clindamicina orale rispetto a un placebo o a nessuno), non è stata trovata differenza nell’incidenza di parto pretermine o di altri esiti correlati tra il trattamento attivo e il controllo. I risultati in donne con precedente parto pretermine invece sono stati giudicati inconcludenti. Di conseguenza, sulla base di questi risultati, per la USPSTF, non essendoci alcun vantaggio netto per la prevenzione del rischio di parto pretermine, lo screening per la vaginosi batterica non è raccomandato nelle donne senza un alto rischio (raccomandazione D), mentre l’equilibrio tra benefici e rischi non può essere determinato nelle donne con rischio aumentato dato che le prove disponibili sono insufficienti. (fonte doctor33)

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Le guerre mondiali in chiave regionale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

Parliamo della Spagna del 1936. In quei luoghi si combatté, in formato ridotto, una “guerra mondiale” dove da una parte vi era sia l’occidente liberale, di vocazione socialdemocratica, sia la destra fascista e nazista e, dall’altra, la sinistra rivoluzionaria di stampo sovietico e le sue varie sfaccettature di tipo socialisticizzante e anarchicheggiante.
Erano i diversi modi per interpretare, con tonalità diverse, lo stesso spartito. Vinse il franchismo, in altre parole la dittatura di destra, forse perché più determinata e meglio definita nel suo ruolo storico d’argine all’espansionismo bolscevico. Una specie di mostro odiato ed amato, ma non ben capito. Questo modo di affidare la difesa del capitale all’estremismo di destra fu la conseguenza di un timore diffuso sulla capacità di tenuta di un sistema occidentale troppo legato al mondo degli interessi per aprire uno spazio adeguato alle attese del grande proletariato. Il che voleva dire allargare i cordoni della borsa e realizzare meno profitti. La stessa ragione spinse gli occidentali a subire, inizialmente, le conquiste territoriali naziste e a fingere d’ignorare l’antisemitismo, sempre più violento, che andava maturandosi tra i tedeschi. La storia, dopo di tutto, insegna. Quando Roma brucia, e si sa che è Nerone ad appiccare il fuoco, è bene che si cerchi in gran fretta un capro espiatorio da dare in pasto alle famiglie delle vittime. Allora furono i cristiani. In seguito lo furono gli ebrei. Erano i martiri “ideali” anche perché vivevano per lo più in comunità, non beneficiavano di molte simpatie ed i loro uomini d’affari avevano successo. I loro colleghi ariani non godevano, di certo, del credito e degli appoggi internazionali, anche se l’antisemitismo strisciante era diffuso un po’ ovunque. Osservava, infatti, Edouard Husson nel suo libro “Endlösung – soluzione finale” (San Paolo Edizioni) “Il peggioramento della crisi internazionale rivelava l’indifferenza profonda delle democrazie rispetto alla possibile sorte nefasta degli ebrei europei in caso di guerra.” Hitler, a sua volta, era convinto che l’adozione da parte della Germania di una politica antiebraica gli avrebbe procurato i favori di molti Stati. Se ora rivolgiamo il nostro sguardo a quanto sta accadendo ai giorni nostri nel mondo vi notiamo una qualche similitudine sebbene siamo consapevoli che ci troviamo con tante diverse figure sullo scacchiere mondiale rispetto al passato. Ma il capitalismo resta e possiamo persino dire che è degenerato. Il comunismo sebbene faccia parte non più della cronaca ma della storia e lì sotto mentite spoglie a tessere la sua tela. Le destre sovraniste, populiste e quanto altro continuano a percorrere la strada di sempre e con questo fuoco che continua a bruciare sotto la brace alimentato dai nostri egoismi, dalla sete di potere e dai nostri revanscismi il passato potrebbe, se non altro, insegnarci qualcosa sui rischi che stiamo correndo anche perché le armi di distruzione di massa e i loro arsenali stano diventando una lucrosa merce di scambio per i vari dittatori e dittatorelli di turno per fare lo sgambetto ai loro avversari ed innescare pericolosi incendi dolosi che possono agevolmente espandersi per ogni dove. (Riccardo Alfonso)

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I veri nemici della pace

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

Oggi si fa un grande parlare di pace e di guerra anche se il teatro delle operazioni è lontano e la minaccia che può venirci è legata solo al terrorismo integralista degli arabi. In effetti il vero rischio proviene da altri lidi: sono le fabbriche di armi ed i loro lucrosi commerci. Se gli Stati decidessero, tutti insieme, di ridurre tali produzioni di morte, noi avremmo la possibilità d’esercitare un maggiore livello di sicurezza e minore sarebbe la tentazione dei piccoli e grandi “dittatorelli” di entrarne in possesso per i loro “genocidi privati”. Vorremmo che oggi i pacifisti che scendono nelle piazze parlassero anche di queste cose, forse meno suggestive, ma più reali ed inquietanti. Siamo stati sempre convinti che dare un’arma a qualcuno può significare che costui prima o poi sia indotto in tentazione e se ne serva. Se noi glielo impediamo, privandolo di tale opportunità, forse non escluderemmo del tutto il delitto e l’atrocità dei genocidi, ma eviteremmo di “foraggiarlo” e di “eccitarlo” più del necessario. Ma a questo punto, ovviamente, dovremmo chiederci a chi andrebbero affidate le armi per esercitare, in casi estremi, il rispetto delle regole di convivenza. E da qui discende un’altra riflessione. Abbiamo speso decenni per saggiare le nostre “democrazie” liberali ed i nostri Stati di diritto, ma ci siamo accorti che essi non ci rendono immuni dall’essere razzisti, violenti e sanguinari magari non sempre in casa propria ma altrove come se andando all’estero vi fosse licenza di uccidere e di praticare leggi illiberali. In buona sostanza non basta dichiararsi pacifisti per esserlo. E’ un concetto che deve appartenerci geneticamente e deve plasmarsi con un bagaglio culturale adeguato. In caso contrario continueremo a fare le guerre e invocare la pace sulle piazze e sui campi di battaglia di tutto il mondo in uno sterile e ripetitivo gioco delle parti. (Riccardo Alfonso)

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Il nostro desiderio di “gioventù”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

Il rapporto tra crollo della natalità e l’immigrazione non è da sottovalutare. Esiste un nesso evidente tra i due macro-fenomeni proprio perché ha radici molto recenti, chiede un forte e deciso impegno culturale. Qualcuno invoca una maggiore sensibilità intellettuale femminile. Il concetto è in se, a nostro avviso, distorto. La colpa sulle mancate e possibili maternità non può ricadere unicamente sulla donna. E’ il concetto di civiltà che ci siamo dati, semmai, è in discussione. Ci siamo mai chiesti se perdura la disoccupazione, se i salari sono bassi, se la donna per tenere in piedi il ménage familiare è costretta a cercarsi un lavoro o a tenere ben stretto quello acquisito una volta che si sposa o va a convivere con il suo compagno, se queste non sono tutte condizioni che remano contro la maternità? Non si possono avere al tempo stesso la moglie ubriaca e la botte piena. Ci siamo mai chiesti come vivono i nostri giovani che per anni sono costretti ad appoggiarsi agli stipendi dei loro genitori e alle loro pensioni? E’ uno stato di frustrazione pesante e che lascia il segno. Qual donna dotata di buon senso è disposta a queste condizioni di diventare madre lasciando i figli davanti a prospettive incerte e tanto problematiche per il loro presente ad ancor più futuro? Cosa può cambiare da una generazione all’altra se, per esempio, la questione meridionale è rimasta tale per decine di generazioni. L’hanno dibattuta e sviscerata fin nei minimi particolare eppure è rimasta, per lo più agli stessi livelli di cento anni fa in quanto ad industrializzazione e ad occupazione. Finché non partiamo dal convincimento che le aree depresse del continente europeo costituiscono una risorsa e non solo una fonte di problemi, non faremo significativi passi in avanti ora come in futuro. E sia chiaro. La condivisione dell’importanza strategica del Sud per la stabilità europea passa per la capacità culturale e politica dei Paesi dell’Europa del Sud e, in particolare, Portogallo, Spagna, Grecia ed Italia. Ed è ancora, non dimentichiamolo, il solo garante per dialogare utilmente con l’Islam, per quel diritto originario ad una patria nella sua logica universalistica che attraverso un po’ tutti i precetti delle grandi professioni di fede. (Riccardo Alfonso)

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Gli anni post-bellici dell’Italia e della Germania dopo la prima guerra mondiale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

Negli anni successivi al 1918 due furono le nazioni più esposte agli umori popolari e alla instabilità del potere esecutivo: la Germania e l’Italia: La prima non riuscì a trovare l’occasione per rinnovare i suoi quadri dirigenti nonostante il regime democratico improvvisato dalla Costituzione di Weimar.
In Italia, dopo l’armistizio del 1919, fummo alla mercé, per tre anni, di gabinetti effimeri: Nitti, Giolitti, Sforza e Facta. Si arrivò, alla fine, al colpo di stato del 30 ottobre del 1922. Incominciò così la stagione delle dittature europee rafforzata, in un certo senso, dall’entrata in gioco negli affari dell’Europa occidentale della Russia che aveva nel frattempo consolidato il suo ruolo egemone in politica interna e fu in grado, con la Terza internazionale, di estendere lo slancio comunista oltre frontiera.
Così iniziarono i venti anni di pace difficile con la conferenza di Versailles che si tenne dal 12 gennaio al 28 giugno del 1919. Fu alla fine stilato un trattato di 440 paragrafi che aveva la pretesa di aver saputo elaborare un piano globale di pace di cui nessuno restò soddisfatto. La Germania, nello specifico, fu umiliata in misura eccessiva tanto da costituire per gli storici un valido motivo per un risentimento nazionale che sfociò nella dittatura nazista e quella che ne seguì. Gli italiani parlarono di “vittoria mutilata” ed anche qui, con un’accelerazione maggiore, rispetto alla Germania, lo scontento scatenò il 28 ottobre del 1922 la marcia su Roma dei fascisti. La Germania nel 1923 tentò di non pagare i danni di guerra e si ritrovò l’occupazione della Ruhr e dei centri della Renania da parte delle truppe franco-belghe. Il ritiro delle truppe avvenne solo due anni dopo per la Ruhr e nel 1930 (30 giugno) per la Renania. Il 5 luglio del 1932 Antonio de Oliveira Salazar instaurò la dittatura in Portogallo. Intanto anche la Germania si preparò all’ascesa di Hitler. Il 31 luglio del 1932 il partito nazionalsocialista sfiorò il 36% dei consensi elettorali ottenendo 230 seggi. Il 5 marzo dell’anno successivo i nazionalsocialisti vinsero le elezioni e Adolf Hitler il 23 marzo dello stesso anno ottenne dal Reichstag pieni poteri. Il 7 giugno del 1933 su iniziativa di Mussolini, l’Italia, la Francia, la Gran Bretagna e la Germania siglarono un patto a quattro. Il francese Henry de Jouvenel esultò. Vi scorse una pace duratura per almeno dieci anni. Il 19 agosto del 1934, dopo la morte di Hindenburg, avvenuta il 2 agosto, Hitler fu proclamato capo dello stato con voto plebiscitario. Nello stesso anno ebbe inizio l’avventura italiana in Etiopia. (5/6 dicembre). L’anno successivo la Società delle nazioni applicò le sanzioni economiche contro l’Italia. Il 5 maggio del 1936 finì la campagna di Abissinia e il primo novembre Mussolini annunciò, in un discorso a Milano, la costituzione dell’asse Roma-Berlino. Il 12 marzo 1938 la Germania nazista annetté l’Austria. (Anschluss). Fu il primo passo. Quello successivo fu l’ingresso, tra il 14 e il 16 marzo del 1939, delle truppe tedesche a Praga. Nello stesso mese Franco conquistò il potere in Spagna, mentre il 22 maggio dello stesso anno l’alleanza italo-tedesca fu confermata con la firma a Berlino del patto d’acciaio. Giungemmo così alle ultime battute. Ebbe inizio quella che lo stesso Hitler la definì “una guerra terribilmente sanguinosa e feroce”. (Riccardo Alfonso)

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“Lingua e lingue nel teatro italiano a fine millennio”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

Venezia Sabato 26 ottobre 2019, ore 11 Libreria Sansoviniana, P.tta San Marco 13a Conferenza di Paolo Puppa “Lingua e lingue nel teatro italiano a fine millennio” in occasione della XIX edizione della “Settimana della lingua italiana nel mondo. L’italiano del palcoscenico” ospiterà nelle sue Sale Monumentali la conferenza di Paolo Puppa dal titolo “Lingua e lingue nel teatro italiano a fine millennio”. Saluto di Stefano Campagnolo, direttore della Biblioteca Nazionale Marciana e di Rosella Mamoli Zorzi, Presidente del Comitato di Venezia della Società Dante Alighieri. La conferenza di Paolo Puppa, già ordinario di storia del teatro a Ca’ Foscari e commediografo-performer, presenta un’agile mappatura della drammaturgia nostrana vista attraverso la prospettiva linguistica. Si parte dalla rivoluzione futurista, rilanciata poi dalle neoavanguardie degli anni ’60 del secolo scorso, si passa attraverso escursioni dialettali in connessioni coi registri poetici (vedi Antonio Tarantino), sino all’esplosione dei monologhi di narrazione tra Ascanio Celestini e Marco Paolini. A conclusione, lo studioso recupera alcuni frammenti dei propri copioni.
Paolo Puppa, già ordinario di storia dello spettacolo all’Università di Venezia e direttore del dipartimento delle arti, ha alle spalle volumi su Pirandello, Fo, Rosso di San Secondo, Ibsen, D’Annunzio, Goldoni, Storie della messinscena e della drammaturgia, monografie su attori come Baseggio, su registi come Brook e sul monologo. Come coeditor, ha diretto per la Cambridge nel 2006 The History of the Italian Theatre, per la Routdlege nel 2007 Encyclopedia of the Italian Literature, per la Cambridge Scholars nel 2013 Differences on stage, premiato col
George Freedley Memorial Award. Nel 2014, La Serenissima in scena: Da Goldoni a Paolini (ETS). Attualmente collabora al Dizionario biografico degli italiani. Co-dirige altresì la rivista Archivio d’Annunzio. Come commediografo, ha all’attivo molti copioni, pubblicati, tradotti e
rappresentati anche all’estero, tra cui La collina di Euridice (premio Pirandello ’96) e Zio mio (premio Bignami-Riccione ’99). Si ricordano, in particolare Famiglie di notte, Venire, a Venezia, Cronache venete, Le commedie del professore e il recentissimo Altre scene. Copioni del terzo millennio. Sempre nel 2006 ha ottenuto il premio come autore dall’Associazione critici di teatro per Parole di Giuda da lui stesso interpretato. Nel 2008 ha vinto il premio teatrale Campiglia marittima con Tim e Tom. Nel 2015, il romanzo Ca’ Foscari dei dolori (Titivillus). Infine, nel 2018 ha vinto il premio nazionale Ugo Betti, dedicato ai terremotati, con Scosse in famiglia e agli inizi del 2019 il premio per la critica teatrale intitolata a Rosso di San Secondo, Marionetta d’argento.

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La trentatreesima edizione di Eurovisioni: “sovranità digitale e culturale” dell’Europa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

Un appello lanciato dai partecipanti alla giornata internazionale di Eurovisioni delle due giornate di dibattito all’Accademia di Francia a Roma, cosi come echeggiato dalle proiezioni di 4 fiction europee (Italia – RAI, Francia-France Télévisions, Germania-ZDF e Spagna-RTVE) presentate in anteprima a Palazzo Farnese ed a Villa Medici.Lo ha espresso con grande chiarezza nel suo intervento conclusivo di sabato Jean-Noel Tronc, Direttore Generale della SACEM (la SIAE francese), che – nel presentare il suo volume appena edito da Seuil in Francia (“Et si on recommençait par la culture?”) – ha invitato l’Europa, i suoi governanti ma anche i suoi cittadini, a preservare la propria identità culturale messa in pericolo dalla tempesta congiunta della trasformazione digitale e della globalizzazione.Lo stesso messaggio emerso dalla giornata internazionale, promossa insieme ad AGCOM, in cui il presidente Cardani, insieme al Presidente della RAI, Foa, al presidente dell’ERGA (le autorità di regolazione europee), ai rappresentanti del governo francese e dell’autorità di controllo francese (CSA) hanno tutti invitato i legislatori italiani in primis, e quelli degli altri paesi europei ad agire presto e bene.Principale fonte di preoccupazione di tutti gli oratori presenti (vedi programma) è la presenza delle piattaforme internet globali (tutte rigorosamente non europee: da Google a Facebook, da Twitter ad Amazon, da Netflix ad Alibaba) che hanno goduto fino ad oggi di condizioni di estremo favore. Grazie al loro status non europeo, infatti, hanno potuto beneficiare di tasse estremamente ridotte (in media del 3% sui loro profitti contro il 45% imposto alle imprese italiane e francesi), del non rispetto delle regole sulla privacy, del non assoggettamento alle regole europee in materia di quote di produzione e di contributi alla produzione nazionale. Numerose procedure di infrazione sono state aperte in diversi paesi europei ed alcune multe miliardarie sono state comminate sino ad oggi (ma nessuna o quasi risulta ancora pagata), mentre – a causa di questa concorrenza irregolare – il settore europeo dei media è da anni in crisi e sta procedendo a massicci licenziamenti, piani sociali e chiusure.Un rischio che si sta estendendo alche al settore della produzione cinematografica e televisiva, come denunciato dai rappresentanti delle imprese dei media presenti al dibattito: oltre alla già citata RAI; anche da Giuliano Berretta, di Oberon media e Presidente A.H. di Eutelsat; da France Télévisions e dal gruppo di imprese italiane rappresentate dalla Fondazione Technomedia (partner e sponsor di Eurovisioni 2019) e dai membri di Confindustria Radio e TV (Mediaset, La 7, emittenti locali).La sfida e l’invito urgente ai Governi ed ai parlamenti di Italia e Francia è quella di trasformare subito le numerose direttive e raccomandazioni europee approvate nell’ultimo anno a Bruxelles in leggi nazionali coerenti e armonizzate: dalla revisione della direttiva “Tv senza frontiere” (oggi chiamata Servizi Media Audiovisivi) alla Direttiva sul Diritto d’autore su Internet alle raccomandazioni in materia di lotta alla disinformazione.I tempi sono stretti (la direttiva SMA – Servizi media audiovisivi deve essere convertita in legge entro settembre 2020, quella sul diritto d’autore entro giugno 2020) e la strada si annuncia tutta in salita. Lo ha spiegato bene il rappresentante del governo francese, Jean Baptiste Gourdin, che ha denunciato la pressione esercitata da Google la scorsa settimana. Non appena il governo francese ha anticipato in legge l’obbligo per le piattaforme commerciali di pagare delle royalties ai giornali francesi per l’utilizzo dei loro titoli, Google ha subito annunciato che non intende pagare le somme dovute e che preferisce ,invece, sospendere la pubblicazione dei titoli dei giornali francesi sul suo motore di ricerca. La querelle probabilmente finirà in tribunale, ma – come ha sottolineato Michel Boyon – presidente di Eurovisioni nel suo intervento di chiusura – tutto dipende da quanto faranno gli altri paesi europei. “Se tutti i paesi adotteranno la direttiva europea introducendo questo obbligo nelle leggi nazionali quanto prima – ha dichiarato – allora anche le piattaforme Internet non avranno altra scelta che adeguarsi. Se, invece, qualche paese UE adotterà delle leggi meno chiare e più “morbide”, allora il rischio che comportamenti di questo tipo si estendano, diventerà assai alto”.Un esempio assai chiaro di cosa intendesse dire Jean Noel Tronc nel suo discorso citato in apertura, con l’invito a “ristabilire la sovranità culturale europea”.

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XIX edizione del Convegno dell’Osservatorio Fedeltà

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

Parma Giovedì 24 ottobre, a partire dalle 10, nell’Auditorium Carlo Gabbi di GreenLife Crédit Agricole (via Spezia 138), è in programma la XIX edizione del Convegno dell’Osservatorio Fedeltà del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università di Parma dedicato al tema Dati, valore e fedeltà.Il Convegno, realizzato grazie al sostegno di Advice, Amilon, Catalina, Comarch, Kettydo+ e Promotion Magazine, analizzerà i percorsi volti a creare valore e fedeltà nella clientela partendo dai dati a disposizione delle imprese, con l’intervento di esperti e la presentazione di casi eccellenti.Scopriremo come gli investitori riescono a vedere il potenziale di fidelizzazione nelle proposte di start up e nei nuovi business model attraverso la testimonianza di Carlo Gotta, Fund Manager di HAT – Orizzonte SGR. Giacomo Lovati, Direttore Insurance e Telematic Services di UnipolSai, mostrerà come i dati di mobilità degli automobilisti permettono di analizzare come mai prima d’ora i bisogni e le potenzialità di stazioni di benzina, negozi, altri servizi di trasporto, pubblicità outdoor e molto altro.Carla Leveratto, Creative Partnership Manager di Google, illustrerà come, in un contesto dominato dai Big Data, la fantasia e la creatività possano ricevere nutrimento dall’analisi dei dati per realizzare campagne di marketing e advertising affascinanti ed efficaci.Il futuro delle automobili è nei servizi in abbonamento? A questa domanda provocatoria risponderà Chiara Angeli, Director Sales e Marketing di Volvo, commentando un trend di gran moda di questi tempi, quello delle “subscription”.Passando alla realtà del largo consumo, avremo le testimonianze di tre big della GDO quali Coop Alleanza 3.0, Carrefour e Selex (Cedi Marche) sull’uso innovativo dei dati nel retail. Flora Leoni, responsabile B2B Development di Carrefour Italia, mostrerà come l’acquisto di una gift card digitale diventa una variabile che fa prevedere un acquisto futuro e un media per raggiungere al contempo il cliente intenzionato a tale acquisto. Sauro Sasso, Direttore Vendite e Marketing di CEDI Marche, tratterà il tema della personalizzazione di premi ed esperienze, in aggiunta alle tradizionali offerte, per fidelizzare il cliente. Il responsabile della comunicazione commerciale di Coop Alleanza 3.0 Alessandro Medici mostrerà l’evoluzione digitale e personalizzata del volantino promozionale per ingaggiare il cliente.Dai prodotti ai servizi con Daniele Carraro, Delivery Manager Italy di Chubb, che declinerà il tema della fedeltà digitale e della personalizzazione delle relazioni con i clienti B2B nell’ambito assicurativo. Per la prima volta Alitalia Loyalty, con Giuseppe Belvisi, Head of Data Analytics, presenterà la valorizzazione del dato dei programmi frequent flyer, attraverso la case history della compagnia aerea di bandiera.Come ogni anno Nielsen è vicina all’Osservatorio Fedeltà: sarà Stefano Cini, Director of Marketing Analytics, a illustrare le nuove opportunità di analisi della clientela a disposizione delle aziende che non dispongono di un database clienti.Chiuderà la giornata Cristina Ziliani, docente del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università di Parma e responsabile scientifico dell’Osservatorio Fedeltà, con la ricerca 2019 dell’Osservatorio Dati, valore e fedeltà nelle aziende italiane, per fare il punto sulla capacità delle aziende italiane di creare valore con i dati.Il programma completo dell’evento è disponibile sul sito dell’Osservatorio http://www.osservatoriofedelta.it

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Medici di famiglia, il ministro Speranza apre al microteam

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

Il “microteam” con medico di famiglia, infermiere e collaboratore negli ambulatori «secondo me è un’idea giusta che va nella direzione giusta» e sono possibili anche «nuovi investimenti tecnologici per la diagnosi di primo livello, che qualifica il vostro lavoro e aiuta anche a ridurre le liste di attesa, evitando che una mole significativa di cittadini» arrivi agli ospedali. Lo sottolinea il ministro della Salute, Roberto Speranza, parlando alla platea del congresso nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) in corso a Villasimius (Cagliari).«Il vostro ruolo – ha aggiunto Speranza – può essere ancora più centrale e decisivo. Dobbiamo sederci e ragionare insieme sul lavoro da fare e se queste sono le vostre caratteristiche, ma stanno cambiando la domanda e i bisogni del paese. come fare? Questa è la nostra sfida». «I medici di famiglia», ha ricordato, «rappresentano il primo punto di contatto con il Ssn. La vostra forza è la competenza, i titoli, ma mi piace pensare che la forza più grande che avete sia la fiducia dei cittadini, che comporta anche un’enorme responsabilità: i titoli quando li hai presi non li perdi, la fiducia ogni giorno la devi conquistare. Dobbiamo lavorarci seriamente rispettando le funzioni di ciascuno. E dobbiamo provare a drenare risorse anche extra fondo sanitario nazionale. Non faccio promesse, ma posso garantire il mio impegno».Le parole del ministro arrivano dopo che il segretario generale della Fimmg Silvestro Scotti, tra le proposte per il futuro della medicina generale contenute nella sua relazione annuale, aveva parlato proprio del microteam, «un nuovo contenitore» per cambiare il quale «servono risorse». Secondo il segretario Fimmg, è necessario che «la politica assuma consapevolezza della possibilità di considerare il medico di medicina generale quale ‘soggetto di impresa ad alto e prevalente carattere pubblico e sociale’, definizione di sintesi espressa dallo stesso ministro della Salute, Roberto Speranza, di fronte alle proposte prospettategli nel corso del primo incontro con Fimmg, tenutosi al ministero». (fonte: doctor33)

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Asma: nuove raccomandazioni per il trattamento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

Le nuove raccomandazioni per il trattamento dell’asma preparate dalla Global Initiative on Asthma (GINA) e pubblicate sull’European Respiratory Journal presentano indicazioni in contrasto con anni di pratica clinica. La novità principale infatti riguarda il consiglio a non utilizzare in monoterapia, per motivi di sicurezza, i beta-agonisti a breve durata d’azione, farmaci per il sollievo rapido, che hanno per 50 anni costituito il trattamento di prima linea per l’asma. Le linee guida raccomandano ora che tutti gli adulti e gli adolescenti con asma ricevano un trattamento di controllo che contenga corticosteroidi per via inalatoria, per ridurre il rischio di riacutizzazioni gravi e controllare i sintomi. In particolare per l’asma lieve si raccomanda formoterolo, beta-agonista a lunga durata d’azione, a basso dosaggio al bisogno, e, se formoterolo non è disponibile, un beta-agonista a breve durata d’azione insieme a corticosteroidi per via inalatoria a basso dosaggio. «Il paradosso che dobbiamo spiegare è che un beta-agonista a breve durata d’azione può salvare la vita, ma può anche uccidere» esordisce Helen Reddel, del Woolcock Institute of Medical Research di Sydney, in Australia, presidente del comitato scientifico GINA, presentando le novità al Congresso internazionale della European Respiratory Society 2019. «Fino ad ora, sono stati raccomandati corticosteroidi per via inalatoria a basso dosaggio giornaliero per la prevenzione dell’asma lieve, insieme con la terapia di salvataggio quando necessario, ma pochi pazienti con asma lieve gestiscono l’aderenza a un regime giornaliero. Infatti, una dose bassa giornaliera di corticosteroidi è altamente efficace e riduce il ricovero di un terzo e i decessi della metà, ma l’aderenza va dal 25% al 35% circa. I pazienti preferiscono reagire quando necessario piuttosto che usare la terapia di mantenimento come precauzione e questo aumenta il rischio di morte» afferma Reddel. Uno studio del 1994 ha mostrato che il rischio di morte per asma aumenta drasticamente quando un paziente usa 1,4 nebulizzatori di beta-agonisti per inalazione al mese, e uno studio del 2001 ha dimostrato che l’uso di broncodilatatori nebulizzati o steroidi per via orale ha una probabilità significativamente maggiore di causare morte per asma. Nel 2014, la GINA ha iniziato a chiedere precauzioni, affermando che il trattamento con beta-agonista a breve durata d’azione dovesse essere limitato a pazienti asmatici che presentassero sintomi non più di due volte al mese e senza fattori di rischio per la riacutizzazione, ma si è riservata di valutare ulteriori prove per definire la questione. Nel 2018 uno studio ha mostrato una riduzione del 64% delle gravi riacutizzazioni con la combinazione budesonide più formoterolo, rispetto a terbutalina, un beta-agonista a breve durata d’azione, e un altro studio del 2018 ha concluso che la combinazione budesonide più formoterolo usata al bisogno non fosse inferiore alla terapia di mantenimento con budesonide per pazienti con gravi riacutizzazioni. Da allora, ulteriori studi hanno dimostrato che la combinazione corticosterioidi per via inalatoria e formoterolo al bisogno potesse alleviare efficacemente i sintomi. Un recente lavoro, inoltre, ha mostrato che budesonide al bisogno più formoterolo è superiore a budesonide a basso dosaggio come mantenimento più un inalatore al bisogno, e ha fornito ulteriori prove a supporto delle nuove raccomandazioni. (fonte doctor33)

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