Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

La riforma delle pensioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

E’ un tema che appassiona gli italiani, ma ben pochi ne intravedono una soluzione che sappia contemperare gli interessi di parte da quelli generali del Paese. E a questo punto ci chiediamo se non valga la pena pensare che una risposta è possibile solo se cerchiamo di averla non seguendo le linee convenzionali ma vi aggiungiamo un qualcosa di diverso e di più creativo. In altri termini pensiamo allo studio condotto dai centri Fidest già da qualche anno a questa parte e che a detta degli esperti del settore è da considerarsi interessante, ma poco praticabile. Chi lo dice, ovviamente, o teme il nuovo o ha solo fatto finta di aver letto il progetto. In primo luogo il discorso di fondo che si sono posti gli estensori di questo studio è che se vale ancora la pena ancorarci a dei limiti anagrafici stabilendo con la bilancia del farmacista che solo a 60 anzi a 63, meglio a 65 o a 70 anni si può andare in pensione e con la variabile delle pensioni di anzianità che in qualche modo aprono la finestra ai meno “vecchi”, sia pure con una penalizzazione delle loro rendite. E’ un meccanismo farraginoso e sempre più stonato con una realtà fatta da un continuo innalzamento della speranza di vita e di migliori condizioni fisiche generali di coloro che si avviano alla terza e alla quarta età. E se guardiamo lungo tutto il tratto della nostra esistenza dalla scuola all’età lavorativa e fino a quella conclusiva ci accorgiamo che il problema dell’occupazione ha le sue variabile anagrafiche ben precise e che sovente le alteriamo spingendo taluni giovani ad impieghi sedentari e di poco o scarso impegno intellettuale pur avendo i requisiti per fare altro, mentre sovraccarichiamo di pretese quelli che giovani non lo sono più e potrebbero continuare il loro impegno con altre attività. E si fa un esempio classico: la vita sportiva di un giocatore di calcio fin dove ci conduce? A 35 o al massimo a 40 anni e poi deve necessariamente attaccare gli scarpini al chiodo, ma nello stesso tempo nessuno lo considera un pensionato da relegare alle regolari sedute nelle panchine dei giardini pubblici delle nostre città. Possono sentirsi ancora giovani pur facendo un altro lavoro. Ecco perché si pensa che allorché si entra in una fascia d’età biologica da cinquantenni è giusto che per essi vi possano essere alternative di lavoro meno attive. Ed è questo il punto. Pensiamo al poliziotto che è assegnato alle volanti. A 40 anni gli può stare ancora bene, ma a 50 è possibile lasciarlo in servizio con un lavoro amministrativo e a 60 utilizzarlo in un altro modo ancora. A 70 può rendersi ancora utile in part-time coprendo quelle tipiche carenze negli uffici durante le vacanze dei colleghi, un’assenza per malattia e quanto altro fino al dattilografo negli uffici giudiziari. E questo è solo un piccolo accenno di un grande progetto che tutti sulla carta mostrano interesse ma che molti temono: hic sunt leones. (Riccardo Alfonso)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: