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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Archive for 30 ottobre 2019

Poesie: “Emozioni senza tempo di di Silvana Lazzarino”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

Roma giovedì 31 ottobre 2019 ore 17.00 Dipendenza della Casina delle Civette Musei di Villa Torlonia, Via Nomentana 70 nell’ambito degli eventi collaterali alla mostra “Il Giardino delle Meraviglie. Opere dell’artista Garth Speight” presso la Dipendenza della Casina delle Civette si terrà la presentazione del libro di poesie dedicate alla Natura “Emozioni senza Tempo” (edizioni EPC 2019) di Silvana Lazzarino. Ad introdurre il libro di poesie Cesare Nissirio, Direttore del Museo Parigino di Roma e Curatore della mostra con Maria Grazia Massafra Responsabile del Museo della Casina delle Civette. Sarà presente l’artista Garth Speight. Nella raccolta poetica dell’autrice romana, impiegata, giornalista/pubblicista e poetessa, con prefazione a cura di Sandro Angelucci, affermato poeta, saggista e critico letterario, è rivelato un dialogo interiore a partire da quanto affiora e si manifesta negli orizzonti di una Natura in divenire dove tutto è sospeso tra materia e spirito, finito e infinito, e dove il particolare si mostra nell’universale, nella ciclicità di un tempo senza tempo. Tutto torna e non finisce. Il libro di poesie “Emozioni senza tempo” si è aggiudicato il terzo posto alla XIV edizione del Premio Letterario internazionale “Voci città di Roma” organizzato dall’Iplac e promosso dal X Municipio del Comune di
Roma e da Rocca di Papa, e anche il terzo posto alla XIX Edizione del Concorso Internazionale Poetico Musicale organizzato dalla Delegazione Provinciale di Lecce del Cenacolo Accademico Europeo “Poeti nella Società”, in collaborazione con l’Accademia Neapolis di Napoli, l’Accademia “Arte e Cultura” di Salerno, la M.C.I. di Basilea, l’Associazione Koinè di Castrignano dei Greci, di altri Centri culturali e con il Patrocinio del Comune di Martano (LE).

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Esce per i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno: “Il venditore di Stelle” di Oleksandr Irvanets

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

“Oleksandr Irvanets è il rappresentate del post-moderno più carnevalesco e provocatorio. Punta l’attenzione su persone e gesti che a prima vista sono quotidiani. Ma proprio in essi egli trova percezioni o fenomeni elevati, importanti per la propria coscienza o per la morale della società. Nelle sue opere si svela la vita quotidiana. Il criterio principale nella creazione poetica è la bellezza. Non esiste il ruolo educativo o pedagogico della scrittura: la letteratura non insegna nulla, non educa nessuno. È la vita che educa, semmai. Invece la poesia – proprio come la musica, la pittura e gli altri generi nobili – esiste per la bellezza, in nome della bellezza e per nient’altro. Sono assurde e prive di senso le domande dei pedagoghi dopo la lettura di un testo: che cosa ci insegna questa poesia meravigliosa? Ad amare la terra natia, a odiare gli oppressori, a costruire un futuro radioso… La poesia (e la letteratura in generale) deve rimanere una passione intima: quando cominciano a propagarla dall’alto, giunge la sua fine. Irvanets è un classico e un poeta serio; una persona “storica”. Nella concezione di Erodoto: la storia che è il racconto di varie storie diverse. Irvanets riesce infatti a capitare in storie e a raccontarle. Marina Cvetaeva nell’articolo «Poeti con una storia e poeti senza storia» sostiene che esistono poeti il cui percorso ricorda una freccia, e poeti che per tutta la vita vanno in cerchio, inseguendo se stessi, senza cambiare mai. Irvanets è un poeta con una storia e con un suo sviluppo. Davvero cambia costantemente: la sua produzione è molto eterogenea. In un’intervista rilasciata nell’aprile del 2016, Irvanets afferma che in gioventù era molto lirico, scriveva bei versi d’amore; poi il vino è diventato aceto: la satira ha preso il sopravvento. Ha acquisito l’immagine sociale dell’umorista, dell’uomo dalla parola aspra. I talenti poetici si dividono in diversi segmenti. Irvanets non si può definire un poeta cantore: anche nelle liriche amorose talora introduce note sarcastiche. La vena lirica pare essersi seccata, mentre si è sviluppata quella sarcastica, che ha preso il sopravvento su tutto (cura e traduzione di Paolo Galvagni)
Oleksandr Irvanets è nato nel 1961 a L’viv, importante centro culturale dell’Ucraina sud-occidentale. È cresciuto a Rivne. Nel 1980 si è diplomato all’Istituto Pedagogico di Dubno, nel 1989 all’Istituto letterario di Mosca. Dal 1993 risiede a Irpen’ nei pressi di Kyïv. Ha pubblicato la prima poesia nel 1979.

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Parma vola nello spazio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

Lo fa con il progetto “Topdess” finanziato da ESA, l’Agenzia Spaziale Europea: “Topdess” che coinvolge infatti il Gruppo di fisica tecnica dell’Università di Parma, coordinato dal docente Fabio Bozzoli e composto anche dai docenti Luca Cattani, Giorgio Pagliarini, Sara Rainieri e Pamela Vocale, e l’azienda parmigiana Mbs, del gruppo Csf Inox.La ricerca riguarderà principalmente i “Pulsating Heat Pipes”, chiamati anche PHP, che sono dispostivi passivi per lo scambio termico. Un PHP consiste fondamentalmente in un tubo di piccolo diametro, curvato a formare più spire, parzialmente riempito con un fluido. I principali vantaggi di questi dispositivi sono la compattezza, la flessibilità, la capacità di funzionare senza apporto di energia elettrica e in assenza di gravità.In particolare, nel progetto “Topdess” si cercherà di applicare i PHP ai sistemi “deployable”, o “pieghevoli”, ossia strutture in grado di apportare in modo autonomo grandi cambiamenti alla propria configurazione geometrica.La progettazione di questi sistemi rappresenta una vera e propria sfida ingegneristica a causa delle loro intrinseche problematicità di tipo termico: particolare attenzione va riservata alle temperature proibitive raggiunte nelle fasi di apertura e chiusura. L’impiego dei PHP vuole proprio superare queste criticità, permettendo di realizzare applicazioni fino a oggi impensabili.Al progetto “Topdess”, del valore totale di 1,7 milioni di euro, partecipano anche prestigiosi partner quali l’Università di Brighton (UK), l’Università di Liverpool (UK), l’istituto ISAE-ENSMA e CEA. Vi sono coinvolti anche altri importanti partner industriali mondiali come Airbus France e Kayser Space UK. La prima riunione per l’inizio del progetto si è tenuta il 4 ottobre all’European Space Research and Technology Centre di Noordwijk (Olanda); per l’Università di Parma vi hanno partecipato i docenti Fabio Bozzoli e Luca Cattani e per MBS Gianluca Bertoluzzi. Nei prossimi mesi inizierà anche la parte sperimentale, che porterà in assenza di gravità i dispositivi sviluppati e i ricercatori.

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Lidl è alla ricerca di 20 Area Manager per rafforzare il proprio organico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

Lidl, catena di supermercati premiata per il quinto anno consecutivo come Best Workplace dal Great Place to Work Institute, è alla ricerca di 20 Area Manager per rafforzare il proprio organico. Quello dell’Area Manager o Capo Area è un ruolo chiave all’interno della struttura vendite dell’Insegna. Il ruolo prevede, infatti, la gestione commerciale ed economica di più punti vendita e del relativo organico che può arrivare fino a 80 persone. Le candidature sono aperte sul sito lavoro.lidl.it. Nel ruolo di Area Manager – Capo Area, il candidato sarà responsabile della gestione di 5-6 Punti Vendita e del rispettivo organico, farà da raccordo tra la sede regionale Lidl e il punto vendita garantendo il rispetto di standard qualitativi e l’applicazione delle norme e delle procedure aziendali negli store di propria competenza.Il candidato ideale è dotato di carisma e doti di leadership, ha un background di studi in ambito economico e vanta alcuni anni di esperienza lavorativa con gestione di risorse. Si tratta di un lavoro vario, dinamico e di elevata responsabilità per il quale Lidl offre un inquadramento pari al livello quadro del commercio e auto aziendale. Flessibilità territoriale e passione per il mondo del retail completano il profilo. Questa ricerca si inserisce in un grande piano di recruiting annunciato da Lidl per il 2019 che prevede l’inserimento di oltre 2.000 persone in tutta Italia.

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Nel 2019 gli acquisti online in Italia sfiorano i 31,6 miliardi di euro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

Prosegue la crescita dell’eCommerce B2c in Italia. Il valore degli acquisti online sfiora nel 2019 i 31,6 miliardi di euro, +15% rispetto al 2018: l’incremento in valore assoluto è il più alto di sempre (4,1 miliardi di €). Questo lo scenario presentato dall’Osservatorio eCommerce B2c, che quest’anno festeggia i 20 anni dalla prima rilevazione, al convegno promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm intitolato “L’eCommerce B2c: il motore di crescita e innovazione del Retail!”.*
“Anche quest’anno la crescita è trainata dall’acquisto di prodotti, che raggiungono i 18,1 miliardi di euro (+21%) grazie a 281 milioni di ordini e a uno scontrino medio di circa 66 euro. Sono positivi i risultati fatti registrare sia dai comparti storici (Informatica ed elettronica e Abbigliamento), sia da quelli emergenti (Arredamento & home living, Food&Grocery e Beauty). Nel 2019 le spedizioni eCommerce B2c, esclusi i resi, raggiungono il numero record di 318 milioni.” Afferma Riccardo Mangiaracina, Responsabile scientifico dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm Politecnico di Milano “La componente dei servizi è entrata, invece, in una fase di maturità: con un incremento di quasi un miliardo di euro (+8%), raggiunge i 13,5 miliardi di euro grazie a 60 milioni di ordini e a uno scontrino medio di circa 228 euro”. Tra i prodotti, l’Informatica & Elettronica si conferma il comparto più rilevante (+19% e un valore complessivo di 5,3 miliardi di euro) seguito dall’Abbigliamento (+16%, 3,3 miliardi di euro). Tra i settori con il ritmo di crescita più elevato troviamo l’Arredamento & Home living (+30%, 1,7 miliardi di euro) e il Food&Grocery (+42%, 1,6 miliardi di euro).
L’Editoria supera il miliardo di euro (+8%) mentre gli acquisti in tutti gli altri comparti di prodotto valgono insieme 5,2 miliardi di euro nel 2019, in crescita del +21% rispetto al 2018. In questo aggregato si distingue il contributo dei Ricambi auto, con pezzi di ricambio e pneumatici per un valore di 760 milioni di euro (+24%), dei Giocattoli, con 602 milioni (+18%) e del Beauty, con l’acquisto di profumi e cosmetici per un valore di 568 milioni (+27%). Tra i servizi, il Turismo e Trasporti, con 10,9 miliardi di euro, è ancora il primo comparto dell’eCommerce italiano. La crescita (+9%) è determinata dagli acquisti di biglietti per i trasporti ferroviari e aerei, dalla prenotazione di appartamenti e case-vacanza (attraverso gli operatori della sharing economy) e dalla prenotazione di camere di hotel. Gli acquisti online nelle Assicurazioni valgono 1,5 miliardi di euro (+6%) e rimangono focalizzati sulle RC Auto. I comparti di servizio aggregati nell’Altro valgono 1,1 milioni di euro, in linea con il valore del 2018. Rimangono importanti, in questa categoria, i contributi del Ticketing per eventi e delle Ricariche telefoniche.

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Continuano i licenziamenti nell’aeroporto di Fiumicino

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

Si è conclusa con un accordo sindacale la procedura di licenziamento collettivo avviata in data 25 Settembre 2019 dalla società IAC, multinazionale irlandese a cui, a seguito dello smembramento di Alitalia, è stato svenduto il settore di verniciatura degli aeromobili.
Procedura di licenziamento collettivo avallata dalla Fismic Confsal, unica organizzazione sindacale chiamata ad espletare procedura di cui sopra che ha visto coinvolti 29 lavoratori.La stessa Fismic Confsal che non ha esitato a chiudere la procedura in fase sindacale con un accordo che, oltretutto, prevede, in cambio di una non opposizione al licenziamento, un risarcimento del danno pari ad un importo lordo di 1.200. euro.Parliamo di lavoratori che si occupano all’interno dell’aeroporto di Fiumicino di attività di montaggio ponteggi, carteggiamento e verniciatura degli aeromobili in una condizione ambientale non idonea all’attività lavorativa con temperature che sfiorano i 30 gradi con turni di 11 ore al giorno per 6 giorni a settimana ricevendo continue pressioni dai responsabili per velocizzare i tempi di lavorazione, condizioni di lavoro che hanno portato, in questi anni, a numerosi infortuni e casi di malattia anche di grave entità, con danni alle vie respiratorie.Nonostante le numerose segnalazioni fatte da USB in questi anni sia all’azienda, che si è sempre sottratta ad aprire un confronto, che agli organi competenti, i lavoratori hanno continuato a lavorare in un ambiente insalubre e con l’utilizzo di sostanze definite cancerogene, con gravi inadempienze sull’orario di lavoro e sulla sicurezza.Nessuna volontà di risolvere l’ennesima situazione di sfruttamento e di rischio all’interno dell’Aeroporto di Fiumicino che fino a pochi anni fa era visto come un luogo ambito dove poter andare a lavorare e che è la principale base della compagnia aerea Alitalia.Con il risultato che, appena è venuto meno il supporto di una programmazione delle attività che garantivano la presenza degli aerei delle primarie compagnie aeree internazionali, la Società IAC non ha esitato ad aprire prima la procedura per avere accesso agli ammortizzatori sociali con una cassa integrazione di 13 settimane molto pesante a spese dei lavoratori e successivamente l’avvio della procedura di licenziamento collettivo.Si conclude una lunga vicenda dove USB ha sostenuto senza indugi la lotta dei lavoratori una lotta fatta di scioperi, di denunce in materia di sicurezza contro una multinazionale a cui è stato consentito, anche con la complicità di ENAC e di ADR, di fare i suoi interessi, agendo nella più totale illegalità e, a nostro avviso con metodi poco consoni non rispettando nemmeno le più basilari regole in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.

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Nei Paesi tropicali le malattie dermatologiche sono tra le più diffuse

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

Un’indagine di SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse) ha permesso di osservare solo in Etiopia circa 76.000 casi dal 2015 ad oggi. Lupus eritematoso sistemico, dermatomiosite, sclerodermia, psoriasi, dermatite atopica, dermatite da contatto e vitiligine sono molto frequenti. Alta è soprattutto l’incidenza delle malattie su base genetica facilitata dalla pratica dei matrimoni tra consanguinei, come lo xeroderma pigmentoso. Condizioni di estrema povertà favoriscono inoltre la diffusione di patologie infettive come micosi superficiali e profonde, filariasi, oncerchiasi, leishmaniasi, lebbra, tubercolosi cutanea e Aids. E il rischio di neoplasie della pelle non è ridotto: frequenti le manifestazioni di melanoma con localizzazione plantare, carcinoma baso-cellulare e squamo-cellulare. Un problema concreto che va affrontato perché l’assenza o il ritardo nella diagnosi può compromettere irrimediabilmente la salute di chi ne è affetto, con esiti in alcuni casi fatali. A una situazione di criticità va inoltre aggiunto che le patologie della pelle in questi Paesi assumono connotati specifici, diversi da quelli occidentali, che ne rendono più difficile il riconoscimento. Per dare una risposta concreta e fornire a giovani medici l’occasione di misurarsi con situazioni di difficoltà e affinare le competenze diagnostiche, SIDeMaST ha erogato 4 borse di studio, destinate agli specializzandi in dermatologia e venereologia delle Università italiane che partiranno per il Paese africano.
I giovani specializzandi impareranno in Etiopia a riconoscere tempestivamente le lesioni cutanee spia di patologie internistiche, infettive o di natura neoplastica e a coglierne le peculiarità. “In queste popolazioni ad esempio – spiega il prof. Aldo Morrone, direttore scientifico dell’Istituto San Gallicano (IRCCS) di Roma – l’eritema non è rosso, ma brunastro o blu ardesiaco. È necessario quindi affinare lo sguardo per riconoscerlo”. “Inoltre – continua Morrone – la pelle scura non protegge dalle radiazioni ultraviolette, come abitualmente si tende a pensare. È necessario, perciò, abituarsi a riconoscere i segnali di allarme e sfatare questa errata credenza, alimentata dalla scarsa presenza di medici, specialisti e infermieri sul territorio, che non ha reso possibile un rilievo epidemiologico accurato”. I vincitori delle borse di studio, supportati dagli specialisti nel settore, opereranno per oltre un mese, presso vari ospedali universitari nella regione del Tigrè, in Etiopia, al confine con l’Eritrea, dove SIDeMaST è presente da oltre 30anni per attività di ricerca scientifica e assistenza sanitaria.

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La rivoluzione digitale sta trasformando la politica e la società

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

Ad affermarlo è la ricerca “L’era della democrazia digitale, una sfida per cittadini, imprese e politica, realizzata da Adl Consulting, società di consulenza strategica, public affairs e comunicazione istituzionale specializzata in attività di digital lobbying e advocacy, e presentata oggi all’Auditorium del Palazzo delle Esposizioni di Roma, di fronte a esponenti di spicco della politica e dell’economia italiana.Gli studenti universitari sono i protagonisti assoluti di una delle sezioni della ricerca, in quanto ricoprono il doppio ruolo di cittadini e professionisti del futuro. A sorprendere è l’insufficiente conoscenza e l’inadeguata comprensione dei temi della democrazia digitale, evidenziate dall’indagine. Su un campione di 300 studenti, provenienti da diverse facoltà (Ingegneria 54%, Scienze Politiche 34%, Giurisprudenza 10%, Marketing & Comunicazione, Economia 1%), risulta che il 56% non ha mai sentito parlare di “democrazia digitale”, chi conosce il termine proviene da facoltà giuridico-economiche. Nell’indagine risulta che il 75% non ha mai letto libri o approfondimento sulla blockchain, mentre il 61% è entrato in contatto con articoli e libri sull’intelligenza artificiale. È stato misurato il grado di coinvolgimento nelle decisioni politiche da cui emerge che a livello europeo il 36% non si sente per nulla coinvolto, mentre a livello nazionale il dato scende al 25%, fino ad arrivare a livello locale con la misura del 22%. Il dato positivo emerso dal sondaggio è che gli studenti vedono in modo entusiasta l’applicazione della tecnologia nei diversi ambiti della società (84%).
Ne L’era della democrazia digitale, una sfida per cittadini, imprese e politica, come scrivono gli autori nell’introduzione alla ricerca, si indaga come a fronte di un’innovazione digitale che ha cambiato quasi ogni aspetto della nostra vita privata, la democrazia e le sue pratiche (in primis in termini di legislazione e di governo) siano ancora fortemente ancorate al modello tradizionale della democrazia rappresentativa costituzionale classica; tuttavia, il potenziale innovativo della rivoluzione digitale ha già iniziato a cambiare fortemente la relazione tra istituzioni e cittadini (per esempio attraverso l’uso di piattaforme di partecipazione), così come la modalità in cui gli stessi cittadini, le imprese o i rappresentanti di interessi stanno ripensando il dialogo con i decisori pubblici (per esempio attraverso il cosiddetto digital lobbying). Francesca Bria, Senior Advisor Digital Cities presso le Nazioni Unite e già Assessore alla tecnologia e innovazione digitale Comune di Barcellona ha sottolineato nel suo intervento che per riconquistare la sovranità digitale e garantire i diritti digitali dei cittadini, sono necessarie infrastrutture decentralizzate con gestione e controllo democratico.
Sono intervenuti esponenti di spicco di alcune aziende nazionali e internazionali come Péter Ilyés (CEO E.On Italia) che ha posto l’attenzione su come la tecnologia possa diventare democratica puntando sul tema della fiducia; Andrea Benassi (Head of Public Affairs & Sustainability del Gruppo Bancario Cooperativo ICCREA), che ha approfondito il ruolo del sistema bancario nell’indirizzare le scelte di investimento con riguardo alle sfide della sostenibilità; Corrado Righetti (CEO di Sharp Italia), che ha mostrato come anche i processi di apprendimento si possono rendere interattivi e smart, e Romano Righetti (Direttore External Affairs di Vodafone Italia), che si è soffermato sull’importanza di adottare e sviluppare standard comuni a livello comunitario in termini di privacy e cybersecurity

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Spazio alla politica fiscale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

A cura di Andrea Delitala, Head of Investment Advisory, Marco Piersimoni, Senior Portfolio Manager di Pictet Asset Management. Draghi ha ribadito anche le ragioni del nuovo Qe da 20 miliardi al mese annunciato a settembre e la convinzione che con “una politica fiscale gli obiettivi di politica monetaria saranno ruggini prima con minori effetti collaterali”.Le prospettive aperte da questo scenario sono inedite con implicazioni importanti per i mercati: le analizzeremo dopo aver inquadrato la situazione globale sul fronte macro.La comprensione del ciclo attuale appare complessa a causa della coesistenza nel mercato di elementi segnaletici della recessione, come l’inversione della curva dei rendimenti e altri più costruttivi, come l’andamento degli indici azionari.Tuttavia, nonostante il crollo della manifattura globale che proietta un’ombra scura sulle prospettive macro, Pictet AM conferma la sua posizione relativamente costruttiva rispetto ai timori di una recessione. Una posizione suffragata innanzitutto dal leading indicator proprietario costruito su circa 40 dati macroeconomici, dal quale è rilevabile uno spiraglio di ottimismo nell’andamento congiunturale.
Ma le ragioni che inducono a confermare una posizione più ottimista del mercato sono diverse:
la prima è che la componente salariale ha segnato negli Usa una crescita del 3%, ovvero dell’1,5% al netto dell’inflazione; anche in Europa i salari sono cresciuti in termini nominali e l’inflazione non sta erodendo la capacità di acquisto;
L’effetto collaterale principale di questa dinamica è la robustezza dei consumi, che rappresentano il 70% del PIL e che dipendono dal reddito disponibile e dalla capacità reale di spesa;
La produttività sta tenendo il passo con la crescita dei salari reali e pertanto l’incremento della capacità di spesa non si sta traducendo in detrimento dei profitti aziendali;
Escludiamo infine la possibilità che uno shock petrolifero possa demolire la solidità dei consumi, in maniera simile a quanto accadeva negli anni Settanta. Lo dimostrano le vicende recenti dell’Arabia Saudita dove l’attacco che ha colpito metà della capacità produttiva del greggio del Paese è stato riassorbito, dal punto di vista dei prezzi, nel giro di due settimane.
Cosa ci attende in futuro? Riteniamo che la Fed abbia concluso la propria manovra espansiva, contrariamente al mercato che sconta all’80% un nuovo taglio entro fine anno e altri due nel 2020. Inoltre, con le ultime decisioni della BCE, la politica monetaria testa la soglia inferiore oltre la quale gli effetti negativi rischiano di sopravanzare quelli positivi. Ricordiamo che la Banca Centrale Europea ha ridotto i tassi di deposito a -0,5% e inaugurato una nuova fase di acquisti tarata esattamente poco sotto i livelli ai quali sarebbe stato necessario ritoccare tutte le regole di ingaggio (cioè il capital key, la quota di acquisti per Paese) e la quota di acquisti di singole emissioni (33%). Una sorta di canto del cigno della politica monetaria, tanto che Mario Draghi in modo molto esplicito ha dichiarato la necessità di avviare misure di politica fiscale. D’altronde il metabolismo del tessuto produttivo si è abbassato sia in America sia in Europa: un contesto in cui si riduce lo spazio di manovra e gli strumenti monetari tradizionalmente utilizzati per stimolare le economie. Il meccanismo dello stimolo non funziona efficacemente con i tassi negativi, ragionando in termini attuariali, le famiglie tendono a risparmiare di più per avere la stessa cifra in futuro, e dunque l’effetto di reddito diventa prevalente sull’effetto di sostituzione. Se sembra evidente che lo spazio della politica monetaria sia destinato a diminuire, resta da capire se e dove esista uno spazio per avviare una politica fiscale, che ha il potenziale di far aumentare la crescita ma anche di far salire i tassi. La risposta si ottiene osservando il rapporto tra tassi di crescita dell’economia e tassi di interesse. Ogni volta che i primi sono superiori ai secondi esiste uno spazio di manovra per la politica fiscale, nella forma di misure di taglio fiscale o aumento della spesa pubblica; e questo spazio di manovra esiste anche in quei Paesi altamente indebitati in cui avere tassi di crescita superiori ai tassi di interesse innesca una dinamica virtuosa.Nei Paesi sviluppati c’è dunque spazio per la politica fiscale in Germania, Svizzera, Regno Unito, Svezia, Olanda; probabilmente anche in Francia, Giappone e Norvegia. Nei Paesi emergenti il quadro è ancora più incoraggiante perché non esiste un’area dove non sia possibile attivare una politica monetaria o una fiscale di stimolo (e c’è spazio per entrambe in Russia, Indonesia, Messico)”.

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La guerra a volte unisce e non accentua le diversità etniche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

Basta pensare al miracolo operato da Tito in Jugoslavia e dai guasti, per controprova, che derivarono il giorno dopo la sua dipartita. Il resto, si può dire, è storia dei nostri giorni. Forse più cronaca che storia, per il modo come la stiamo vivendo e per le passioni e le ambiguità che vi riversiamo.
D’altra parte ci volle una guerra mondiale per porre fine alle dittature di “destra” che volevano assicurare un diverso equilibrio mondiale, con una grande Europa dai Pirenei agli Urali, e ridimensionare lo stesso ruolo degli U.S.A. Il seguito mostrò una inevitabile divisione dell’Europa con l’Urss ed i suoi alleati, da una parte, e gli occidentali e gli Stati Uniti dall’altra.
Così incominciammo a gestire il secondo dopo guerra del XX secolo. In entrambi i casi dovemmo prendere coscienza degli orrori di una guerra e alle ragioni che si posero alla loro origine. La risposta, nel primo caso, la diedero le folle che gremirono le piazze di Parigi, Londra e Roma durante la visita del presidente americano Woodrow Wilson.
Tutti fremevano di gioia nella speranza che lo slogan, la “guerra per finire la guerra” sarebbe diventato vero e dal caos di sangue e di lacrime dalla più crudele delle guerre fino ad allora conosciute sarebbe sorta un’era nuova, un’era di nazioni libere, almeno dal timore di essere aggredite. Non più “les jours de glorie”. Quei giorni erano passati per sempre. La stessa parola “gloria” sembrava vuota e retorica o addirittura ipocrita e falsa. Qualcosa come il rhum che si dà ai soldati prima dell’ordine di saltare dalle trincee. Sopra le folle ancora ieri ebbre di guerra, un sogno di ragione apriva le sue ali iridate contro un cielo sereno. Wilson incarnava quello slancio popolare. In uno dei quattordici punti del suo messaggio, nella sessione unita delle camere del Congresso americano, il giorno 8 gennaio del 1918, egli diceva, tra l’altro: “Bisogna costruire una società generale delle nazioni in conformità a patti specifici nell’intento di assicurare agli stati tutti, piccoli e grandi, la loro indipendenza politica e integrità territoriale”. Wilson in questo senso fu un profeta sfortunato. Prima di tutto perché le sue formule risultarono, alla prova dei fatti, vaghe e inadattabili, a certe situazioni, e dando luogo a interpretazioni contraddittorie e che nessuno cercò di correggerle o almeno tentare di farlo. (Riccardo Alfonso)

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Progetto di Giunti Scuola sulla lettura ad alta voce

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

C’è ancora più di un mese di tempo per iscriversi: tutti i docenti della scuola primaria di ogni regione che desiderano iscrivere la propria classe al progetto di Giunti Scuola ‘Leggimi ancora. Lettura ad alta voce e life skills’ possono iscriversi sul sito http://www.leggimiancora.it fino al 30 novembre. L’iscrizione è gratuita e prevede l’invio di uno “Scrigno dei libri” con 2 titoli della collana Colibrì messi a disposizione da Giunti Editore, formazione a distanza tramite videolezioni, webinar e tutoraggio costante. Il secondo anno di progetto, che nella scorsa edizione ha coinvolto più di 13mila docenti, si arricchisce con una piccola guida ‘Le parole dei bambini’ con attività che valorizzano la creatività degli alunni, giocando con il lessico, e con un poster colorato per raccogliere le parole significative delle letture e definizioni date dai bambini.La lettura ad alta voce non è solo una buona pratica didattica, ma un vero e proprio potenziamento delle abilità cognitive di chi ascolta. È fondamentale infatti che la lettura sia a cura del docente, che sia continua e regolare, almeno un’ora al giorno, magari iniziando con tempi più brevi per poi arrivare a regime. Una ricerca condotta dall’Università di Perugia su un campione di 1500 alunni che hanno partecipato alla prima edizione del programma ‘Leggimi ancora’ e diretta da Federico Batini, professore di pedagogia sperimentale, metodologia della ricerca educativa e metodi e tecniche della valutazione scolastica, ha dimostrato come la lettura ad alta voce praticata regolarmente incida positivamente su dimensioni cognitive, comprensione del testo, padronanza della lingua, intelligenza verbale e auto-percezione di benessere. I dati registrano un aumento che va dal 10 al 20% in questi aspetti per tutti i bambini, indipendentemente dal loro stato iniziale più o meno ‘performante’, rappresentando così un vero e proprio dispositivo per il diritto all’apprendimento.“I dati che ha rilevato il team di ricerca del prof. Batini all’Università di Perugia rafforzano la nostra convinzione di lavorare con le scuole, creare occasioni di benessere e perseguire con tenacia la valorizzazione della lettura in tutte le sue forme. La lettura ad alta voce, in particolare, rappresenta per noi non solo un valido strumento per crescere nuovi lettori, ma soprattutto uno straordinario mezzo per potenziare le cosiddette life skills dei nostri bambini e ragazzi, una pratica didattica inclusiva e ad accesso relativamente facile che permette di aiutare i nostri alunni anche nella crescita umana e personale” commenta Barbara Cunsolo, direttore editoriale di Giunti Scuola.“La ricerca ci ha restituito dei dati importanti” le fa eco il prof. Federico Batini di Università di Perugia, direttore scientifico del progetto ‘Leggimi ancora’. “Da quello che sappiamo oggi possiamo concludere che una vera e propria ‘politica della lettura ad alta voce’, inserendo la lettura in tutti gli ordini e gradi di scuola, possa rappresentare una vera azione in direzione di una democrazia dell’apprendimento. Leggere ad alta voce a scuola tutti i giorni, per un tempo congruo, riuscirebbe a ridurre il notevole impatto che la differente provenienza socio-culturale ha sulle probabilità di successo formativo e sulla vita futura delle persone.”Nel primo anno di ‘Leggimi ancora’ Giunti Editore ha messo a disposizione 40mila libri per le classi che si sono iscritte. “Abbiamo proposto ai docenti che hanno aderito i titoli della collana Colibrì, regalando due volumi per ogni classe” racconta Beatrice Fini, Direttore Editoriale Ragazzi e YA “ma il vero obiettivo è quello di sollecitare la curiosità a sfogliare e leggere più titoli, più generi, più stili. Noi la chiamiamo ‘bibliodiversità’ ed è uno degli elementi chiave del successo di ‘Leggimi ancora’ e della lettura ad alta voce”. Chiusura iscrizioni al progetto 30 novembre. Approfondimenti e materiali sono online su http://www.leggimiancora.it.

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Sindrome ovaio policistico, scarseggiano terapie: puntare su diagnosi precoce

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

Un editoriale recentemente pubblicato su “Lancet DiabetesEndocrinology” ricorda che settembre è stato il mese della sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), rappresentando lo spunto per affrontare alcune considerazioni ancora aperte di carattere clinico. «La PCOS è la più frequente malattia endocrino-ginecologica che interessa le donne in età fertile, con una prevalenza che, utilizzando i criteri di Rotterdam (FertilSteril, 2004), arriva fino al 20%» ricordano Chiara Sabbadin, dell’Unità di Endocrinologia, Dipartimento di Medicina, Università di Padova, e Cecilia Motta, della Medicina Specialistica Endocrino-Metabolica, AOU Sant’Andrea, Roma. La diagnosi, secondo tali criteri, è posta sulla copresenza di almeno due delle seguenti caratteristiche, previa esclusione di altre patologie interferenti: cicli oligo-anovulatori, segni biochimici/clinici di iperandrogenismo e tipico quadro morfologico di ovaio micropolicistico. «La patologia, pertanto» sottolineano Sabbadin e Motta «si può manifestare da subito in epoca post-puberale con le tipiche alterazioni della regolarità mestruale, che accomunano indipendentemente molte ragazze adolescenti, ma anche con segni importanti e spesso ingravescenti di iperandrogenismo, prevalentemente irsutismo, acne, cute seborroica e alopecia. Con gli anni tali problemi possono persistere, ma diventare di minor interesse per la paziente, ormai diventata donna, rispetto a quelli relativi alla sfera riproduttiva». Ecco che, pertanto, la PCOS accompagna la donna nelle diverse fasi della sua vita con differenti manifestazioni cliniche, che richiedono ognuna l’attenzione e le cure mirate del medico, evidenziano le specialiste. «Tale scenario» aggiungono «è reso ancora più complesso da uno spettro di comorbilità frequentemente associate alla PCOS, come ad esempio insulino-resistenza, diabete, obesità, ipertensione arteriosa, dislipidemia, epato-steatosi, sindrome delle apnee notturne, depressione e carcinoma dell’endometrio. Tali comorbilità vanno precocemente indagate e corrette, in quanto predispongono tali pazienti a elevato rischio metabolico e cardio-vascolare a medio e lungo termine».
Nonostante l’impatto epidemiologico e socio-sanitario di tale patologia, rilevano Sabbadin e Motta, attualmente sono pochissime le terapie approvate per la PCOS: ad esempio, i farmaci anti-androgeni e insulino-sensibilizzanti comunemente usati sono prescritti “off-label”. «In particolare» specificano «la metformina è sicuramente il farmaco da sempre più usato e studiato nella PCOS, intervenendo sull’insulino-resistenza che gioca un ruolo ezio-patogenetico fondamentale nella sindrome. Numerosi studi hanno dimostrato come la metformina migliori non solo molteplici aspetti metabolici, ma anche la funzione ovarica nella PCOS, venendo pertanto suggerita anche dalle più recenti linee guida dell’Endocrine Society (LegroRS, et al. J ClinEndocrinolMetab, 2013,) nella correzione delle irregolarità mestruali come terapia di seconda linea (dopo la pillola estro-progestinica)». Inoltre, studi recenti suggeriscono un ruolo terapeutico della metformina anche nelle donne con PCOS in gravidanza, riducendo il rischio di aborto e parto pre-termine (LøvvikTS, et al. Lancet Diabetes Endocrinol, 2019). Tuttavia, riprendono Sabbadin e Motta, gli studi sulla metformina in gravidanza sono ancora limitati e necessitano di un’attenta valutazione dei possibili effetti a lungo termine sulla madre e sul bambino: ad esempio, alcune evidenze recenti mostrano come, a 5 e 10 anni, il BMI di bambini nati da madri che in gravidanza hanno assunto metformina sia maggiore rispetto a quello di bambini non esposti (HanemLGE, et al. Lancet Child Adolesc Health, 2019). Infine, studi crescenti sull’uso delle incretine anche nella PCOS permetteranno di migliorare sia le conoscenze sui meccanismi fisiopatologici alla base della sindrome, sia le possibili alternative terapeutiche e gli esiti di cura (Liu X, et al. ClinEndocrinol[Oxf], 2017). «Data l’eterogeneità delle manifestazioni cliniche e le molteplici comorbilità spesso già presenti al momento della diagnosi di PCOS, è fondamentale continuare a sensibilizzare i medici che potrebbero più facilmente venire a contatto con tali pazienti» dichiarano le specialiste. «I pediatri per primi possono individuare le bambine a maggior rischio di sviluppo di PCOS (per esempio per basso peso alla nascita, pubarca anticipato o prematuro, ipertricosi prepuberale, obesità infantile) e possono promuovere un adeguato stile di vita, con particolare attenzione alla dieta, all’attività fisica aerobica e al mantenimento di un normale peso corporeo. Altrettanto importanti sono medici di base, ginecologi, dermatologi e gli stessi endocrinologi, che devono essere in grado di diagnosticare correttamente la sindrome, escludendo altre patologie interferenti, più rare ma a volte anche più gravi, e intervenire adeguatamente, tenendo conto sia delle richieste della paziente sia del trattamento degli altri aspetti che potrebbero influire sul rischio globale a medio e lungo termine». (fonte doctor33)

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Post-laurea dei medici di famiglia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

«Da ventisette anni come Simg diciamo sì alla specializzazione in medicina generale ma la soluzione non è a portata di mano e soprattutto esclude che il problema possa essere affrontato in modo estemporaneo. Serve una soluzione legislativa, dello stesso rango normativo del decreto legge Calabria, e in parallelo occorre affrontare questi aspetti nella convenzione». Claudio Cricelli presidente della Società italiana di Medicina generale, annuncia che il tema dell’appetibilità della medicina generale, e degli esodi dalla professione, sarà affrontato al prossimo congresso Simg a Firenze. Ma è reduce dal Congresso Fimmg di Villasimius dove si è espresso in totale sintonia con il sindacato sulla necessità di una riforma del corso di formazione triennale e del diploma. Una riforma difficile perché tanta acqua continua a correre sotto i ponti, solo quest’anno il decreto Calabria ha ammesso i giovani del 2° e 3° anno del triennio a concorrere per le zone carenti e ha disposto l’ingresso nel corso di medici neolaureati senza borsa di studio. Questi ultimi dovevano essere 2000 ma le Regioni li hanno ridotti a 666. Motivo? Il corso è destinato a un “upgrade”; sono stati presentati all’ex ministro della Salute Giulia Grillo due programmi di studi, dal movimento Giotto dei giovani medici e dalla Società di medicina generale-Simg, più una serie di rilievi della Fimmg sul core curriculum della medicina generale elaborato nel 2011. Testi corposi, che a qualche regione fanno presagire costi superiori di gestione. Le stesse regioni hanno prodotto un documento contro la carenza dei medici – dove propongono la riduzione del corso di laurea in Medicina e del post-laurea e l’assunzione di neolaureati nella sanità pubblica – ma è dedicato alla dipendenza, «non che si siano dimenticati della medicina generale, c’è un passaggio ad essa dedicato – segnala Cricelli – tuttavia ancora una volta si rivela strategico, a monte, un passaggio legislativo». In questo scenario di cambiamento, dove le specializzazioni si suggerisce scendano a 3 anni e la medicina a 4, qualche voce si leva in favore dell’ “universitarizzazione” del corso. Che è un ulteriore elemento di complicazione, ma nel ragionamento ci sta. «Se non ora quando? E’ tempo di chiedere anche per la medicina generale il titolo di specialità. Dopo che i precedenti ministri Bussetti e Grillo hanno preso in considerazione la riforma del corso triennale, la categoria dovrebbe spingere il governo a pronunciarsi», riflette Francesco Carelli dell’associazione dei tutor europei di medicina generale Euract. «L’università, come avviene all’estero, potrà garantire una omogeneizzazione dei contenuti del triennio, un piano dove si indichi che cosa deve sapere il medico diplomato alla fine del corso, che cosa deve saper fare e saper vedere, quali sono le sue abilità. Beninteso, il lavoro fatto fin qui da formatori della medicina generale va premiato. Ma che ci azzeccano le regioni (e i sindacati) con il post-laurea? E’ un’anomalia italiana. Il percorso ideale? L’Università dovrebbe fare suoi i nostri core curricula che verrebbero gestiti da un dipartimento della Medicina di Famiglia. Quanto al tirocinante, parole d’ordine devono essere: meritocrazia sulla materia specifica, qualità, e vocazione». Per la verità, il dialogo tra medicina generale ed Università in alcune realtà è già partito.Facciamo un passo indietro. In Sardegna al 76° Congresso la Fimmg ha modificato lo Statuto riservando fra i quadri una presenza fissa dei giovani medici: gli under 40 assumeranno posizioni di vertice negli esecutivi nazionale, regionali e provinciali. Inoltre è stata istituita un’area del sindacato dedicata ai tutor e ai docenti in medicina generale, e a coordinarla è stato chiamato il segretario ligure Andrea Stimamiglio. A lui intanto chiediamo perché, al di là della necessità di un atto legislativo, le regioni guardino nei documenti alle carenze dell’ospedale e non del territorio. «Per quanto ci riguarda, di fatto ci sono già norme precise volte a ovviare alla carenza di MG, carenza che inizia a diventare importante in alcune città del nord come Milano e in alcune aree periferiche montane o collinari; il nostro accordo nazionale, visto quanto disposto dal 135/2018, prevede in caso di necessità che i corsisti del triennio possano seguire fino a 500 pazienti a testa». Venendo alla durata del corso, per Stimamiglio «la soluzione non può essere comunque di accorciare la durata del triennio, vista la complessità degli argomenti trattati e la necessità di avere al termine del percorso un professionista preparato. La nostra non è una specializzazione come in altri paesi europei, ma per le sue caratteristiche meriterebbe di diventare al più presto un diploma di specializzazione». Sul punto, ecco la novità. Con l’Università sono in corso “prove di dialogo”. «In Liguria, per esempio, è stato creato per la prima volta in Italia un “Dipartimento Misto Università-Medici di Famiglia”, che ha scopi di ricerca e sperimentazione, di organizzazione degli internati abilitativi degli studenti in medicina, di collaborazione per le docenze sia per il V e VI anno del corso di laurea in medicina sia per il triennio di formazione. Devo aggiungere che è ormai tempo che le borse di studio dei corsisti in Medicina di Famiglia (circa 800 euro al mese, vale a dire meno di quanto prendono sia la mia segretaria che la mia infermiera) siano equiparate almeno a quanto guadagnano gli specializzandi, vale a dire circa il doppio». (Mauro Miserendino fonte doctor33)

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Medicina generale, costi insostenibili e scarsi introiti. Ecco perché manca il ricambio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

«Il giovane medico di famiglia che esce dal corso di medicina generale è preparato per fare una medicina proattiva, per gestire infermiere e collaboratore di studio. Quando scopre che la realtà è un’altra, che gli si chiede di pagare un affitto ingente e di tenere due vani, un ricettario e un timbro, per tutta la vita magari, c’è spesso scoramento. Sindacati, Enpam, Regioni, comuni, legislatore dovrebbero tutti fare la loro parte per cambiare il trend che vede la medicina del territorio spopolarsi di effettivi e soprattutto di giovani». Stefano Alice direttore del corso di formazione di medicina generale in Liguria, ben conosce i tirocinanti. Per loro chiede una sinergia nei tavoli istituzionali, «e al più presto, perché oggi un giovane medico di famiglia sostiene costi ingenti per avviare la professione, e non ha prospettive di introiti sufficienti a breve termine». Alice sottoscrive le parole di Noemi Lopes già responsabile di Fimmg Formazione che al congresso di Villasimius ha lanciato l’allarme («Lo stato deve aiutarci ad avviare la nostra attività. L’acquisto dell’ambulatorio e dei macchinari o la gestione del personale di studio sono problematiche impegnative per un giovane medico e spesso coincidono con la fase della vita in cui vuole comprarsi casa e inizia a pensare ad una famiglia»). «La convenzione -dice il responsabile dei corsi liguri -ha bisogno di risorse, anche extra fondo sanitario, e di modifiche anche se già contiene agevolazioni, come il diverso peso economico dato alle prime 500 scelte e ai più recenti innalzamenti del rapporto ottimale su base regionale che consentono di partire con più assistiti. Ci sono zone montane o, al contrario, di città dove il valore degli immobili è elevato: qui il medico ha difficoltà ad insediarsi ed è corretto chiedere uno sforzo ai comuni. Ma prima ancora servirebbero strumenti contrattuali adeguati». Alice aggiunge che molto ha fatto e fa l’Enpam, l’ente pensionistico dei medici guidato dal medico di famiglia Alberto Oliveti, con i mutui prima casa per gli iscritti da almeno due anni ed i prestiti agevolati fino a 300 mila euro per l’acquisto dello studio.
«Si tratta in ogni caso di impegni economici che il giovane contrae in una fase “dispendiosa” della vita e della carriera, non tutti si sentono incoraggiati a concorrere in certe aree, e qui – spiega Alice – sono gli accordi regionali che, a seconda dei territori, dovrebbero favorire l’accessibilità degli studi in aree spopolate o grandi città dai costi poco abbordabili». Però resta il nodo di fondo: infermiere e collaboratore di studio dal 2005 sono finanziati con 4 e 3 euro assistito l’anno; le regioni negli accordi hanno in genere previsto di più ma sono cifre basse per pagare tante ore e di qualità. «Vogliamo parlare dei macchinari? Al triennio insegniamo come utilizzarli, fare diagnosi, ma se poi un medico se ne dota il Fisco può considerarli “extra convenzione”, forieri dell’obbligo di pagare l’Irap, e del sospetto che il collega non stia facendo solo il suo lavoro di convenzionato ma anche libera professione in nero. Dall’altra parte – dice Alice – abbiamo residenti over 65 che al 2050 saranno un terzo degli italiani, e cronicità crescenti. La politica vuole una medicina generale più organizzata, in unità presenti nel modo più capillare possibile sul territorio, micro-team di 2 Mmg dotati di infermiere e amministrativo (che sembrano rispondere di più alle esigenze del paziente italiano rispetto ai grandi gruppi di cui la letteratura inglese ha dimostrato il parziale insuccesso)? Allora si deve investire, incentivare, defiscalizzare». Alice dettaglia il suo pensiero. «In concreto, se oggi in una medicina di gruppo si pensiona un collega, il giovane è restìo ad entrare, pensa che all’inizio ha pochi pazienti, deve condividere le spese di strumenti e personale spesso messi a disposizione da una coop che potrebbe dover alzare i prezzi mentre i nostri compensi restano bassi. Anche se il medico “senior” lo sollevasse dalle spese per un periodo, la riflessione del giovane è che dovrà restituire tutto proprio quando inizia a guadagnare. Così aspetta luoghi e situazioni meno onerose. Giustamente, anche perché non gli sono concesse alternative. Ove il medico titolare volesse ingaggiarlo “all’inglese”, per un anno in libera professione, mettiamo (cifra a caso) 30 mila euro, quei soldi sarebbero a valle di un’erogazione tassata al 47% cioè il medico “senior” dovrebbe spendere 56 mila euro. Situazioni-trappola che non fanno bene né ai medici né ai pazienti». (Mauro Miserendino fonte doctor33)

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Scuola: Beffa colossale per gli amministrativi facenti funzioni Dsga: fuori dai concorsi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

Sembra che, a seguito dei rilievi mossi dagli uffici legislativi del Quirinale, non possano più partecipare a un concorso riservato per titoli ed esami, dopo esser stati costretti nella fase transitoria a svolgere una illegittima prova pre-selettiva. Marcello Pacifico (Anief): Hanno diritto a essere ammessi agli scritti dell’attuale concorso. Lo Stato non può chiedere agli Ata di ruolo o precari di fare i facenti funzione e disconoscerne nel reclutamento l’esperienza maturata nel nuovo ruolo.Salta il concorso riservato per i facente funzione dsga senza laurea, intesa per gli incarichi. Un passo avanti, due indietro. È il destino del decreto scuola, rinominato “salva-precari bis”, approvato dal Consiglio dei ministri il 10 ottobre scorso, non ancora giunto al Quirinale nella sua versione definitiva per via del “perfezionamento” del testo che gli uffici legislativi stanno definendo. Le ultime modifiche del testo, che presto, promette il Miur, “sarà inviato a breve per la firma del capo dello Stato”, hanno di fatto tagliato fuori dal concorso per Direttori dei servizi generali e amministrativi i 600 amministrativi facenti funzione che nell’ultimo ventennio hanno tenuto in mano la gestione economica del personale Ata di migliaia di scuole. Ora, però, si scopre soltanto adesso che sono privi di laurea a quindi non possono accedere al concorso riservato.Sfuma, quindi, a un passo dall’approvazione finale la già approvata norma che prevedeva un concorso per soli titoli, i cui vincitori avrebbero coperto il 30% dei posti disponibili. Quello che sembrava il minimo sindacale per una categoria, gli assistenti amministrativi incaricati per oltre tre annualità nel difficile ruolo di superiore di Dsga, sistematicamente dimenticata e liquidata con incrementi stipendiali a dir poco esigui, adesso sembra venire meno. Già l’attuazione della procedura riservata conteneva degli aspetti penalizzanti per i facenti funzione, perché prevedeva la loro stabilizzazione solo in subordine ai vincitori del concorso pubblico e quindi non prima del 2024. E l’esclusione sa di beffa dopo che con un’intesa sottoscritta dal Miur il 12 settembre e dai sindacati firmatari di contratto per quest’anno scolastico si è deciso, persino, di affidare l’incarico di facente funzione per i 2.907 posti vacanti anche agli Ata neo-immessi in ruoli o agli Ata precari (come da nota Miur 40769 del 13 settembre 2019 – incarichi dsga). Cioè, quando conviene allo Stato un Ata può prestare servizio da facente funzione Dsga in una scuola su tre, mentre quando deve essere reclutato non può aver accesso a un canale riservato o diretto per l’accesso a quel ruolo. “Tutto ciò non ha senso”, tuona Marcello Pacifico.
L’Anief ha seguito da vicino l’evoluzione del caso facenti funzione Dsga. Prima ha depositato ricorso in tribunale per far partecipare agli scritti del concorso per il ruolo superiore, introdotto con il decreto ministeriale 863 del 18 dicembre 2018 e fissati nella prima decade di novembre, tutti gli Ata con cinque anni di servizio e che hanno superato la prova pre-selettiva con la sufficienza. Nelle more della decisione di merito del ricorso, il giovane sindacato ha consegnato la soluzione definitiva per i facenti funzione Dsga direttamente nelle mani del ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, all’interno dei 25 punti da perseguire per salvare la scuola, ritenendo del tutto inopportuna e ingiusta l’esclusione degli amministrativi dalle procedure concorsuali.

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Accordo quadro del 17 luglio sulle prerogative sindacali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

Scuola – Sindacato, il CdM autorizza il ministro della Funzione Pubblica al parere favorevole sull’ipotesi di Accordo quadro del 17 luglio sulle prerogative sindacali
Si attende a giorni la sottoscrizione definitiva, dopo il parere degli organi di controllo, sull’lpotesi di contratto collettivo nazionale quadro di ripartizione delle prerogative sindacali nel triennio 2019-2021. Marcello Pacifico (Anief): Bene, aspettiamo con ansia questo momento per poterci organizzare in maniera più incisiva, partecipare ufficialmente ai tavoli di contrattazione riguardanti i lavoratori del comparto istruzione e ricerca per orientare le scelte dell’amministrazione, a partire dalla risoluzione del problema del precariato, dal rinnovo del contratto (scaduto da quasi un anno) e da una capillare e corretta informazione in ogni scuola sui diritti e doveri sanciti dallo stesso contratto e dalla legge.

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Scuola: Torna il tema di Storia alla maturità, adesso si aumentino le ore di lezione alle superiori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

La decisione di reintrodurre il tema storico è una vittoria anche del presidente di Anief che ha sottoscritto e rilanciato il Manifesto pubblicato da intellettuali e studiosi. Da un anno si è mobilitata l’opinione pubblica contro l’insensata decisione di cancellare la traccia di Storia dalla prima prova scritta dell’Esame di maturità, presa dall’ex ministro Bussetti. Il giovane sindacato non ha solo caldeggiato il ritorno della Storia nell’esame di maturità, ma ha anche chiesto pubblicamente e nelle sedi istituzionali che la bistrattata disciplina d’insegnamento torni ad essere considerata come merita pure nel contesto curricolare, dopo che la riforma degli istituti superiori ha prodotto il dimezzamento delle ore settimanali della storia, in particolare in alcuni corsi di studio, lasciando uno spazio ridotto. Marcello Pacifico (Anief) plaude al ministro Fioramonti per aver cambiato la decisione assunta in modo avventato dal suo predecessore e per averci ricordato coma la storia è maestra di vita. Torna la traccia storica nelle prove scritte dell’esame di maturità. Lo ha detto, a Repubblica, il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, dopo l’ennesimo appello rivolto qualche giorno fa dalla senatrice a vita Liliana Segre, superstite dell’Olocausto e testimone della Shoah, dopo avere posto il tema in Commissione Senato, che ha fatto seguito al Manifesto di alcuni mesi fa realizzato dallo storico Andrea Giardina, dalla stessa senatrice e dallo scrittore Andrea Camilleri, al fine di ridarle la dignità che merita nell’alveo della formazione scolastica.
Fioramonti, che nei giorni scorsi ha anche firmato il decreto per il conferimento del dottorato honoris causa sempre alla senatrice a vita Liliana Segre, ha detto, a questo proposito: “Non potevo ignorare il Manifesto firmato da una parte rilevante della società italiana. E ne ho condiviso la preoccupazione di fondo: solo la conoscenza del passato può permetterci di costruire il futuro”, annunciando una “clausola che reintroduce all’esame di maturità il tema storico, cancellato dal precedente Governo. Un primo passo verso la ridefinizione dell’insegnamento della storia all’interno dei vari cicli scolastici, con nuovi programmi e nuove periodizzazioni.
Quella che si sta delineando è una vittoria significativa per la campagna sostenuta da Repubblica con Il Manifesto per la Storia, scritto da Andrea Giardina – insieme a Liliana Segre e Andrea Camilleri – e sottoscritto da oltre cinquantamila tra accademici, professori di liceo e maestri elementari, professionisti delle più varie competenze, sindacalisti, politici, scrittori, artisti, scienziati, cantautori, registi”.

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Scuola: Tragedia del bimbo morto a Milano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

Anief e Udir si associano al dolore della famiglia e concordano col sindaco Giuseppe Sala nel chiedere al Governo d’intervenire nella Legge di Bilancio in infrastrutture e personale scolastico. In un momento così drammatico, mentre sono in corso le indagini per eventuali responsabilità del personale docente, Ata e del dirigente scolastico, è doveroso ricordare come nell’ultimo decennio il tema della sicurezza e della culpa in vigilando sia stato messo da parte dal decisore politico per problemi di bilancio pubblico. Per il sindacato, il taglio del 17% del personale Ata con delicati compiti anche di vigilanza, il dimensionamento della rete scolastica con la soppressione di una sede di presidenza su quattro e il ritorno al maestro unico devono essere ripensati, “perché il diritto alla salute e all’istruzione dei nostri figli possa diventare una priorità da affrontare prima di altre spese”, dichiarano in una nota congiunta i due sindacati del comparto e dell’area dell’istruzione e della ricerca.

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Scuola: Soldi pubblici, Bussetti risponda all’accusa di danno all’erario

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

Il sindacato ANIEF commenta così l’inchiesta di La Repubblica sul denaro pubblico che l’ex ministro dell’Istruzione leghista avrebbe utilizzato per svolgere un alto numero di “viaggi istituzionali” definiti “sospetti”. La procura della Corte dei Conti, probabilmente, dovrà chiarire se le trasferte dell’ex titolare di Viale Trastevere, quasi sempre pro domo sua o del suo partito, erano giustificate o passibili d’abuso d’ufficio. “Di certo, in 16 mesi di Governo, Bussetti non hai mai risposto ad un invito per incontrare la nostra organizzazione sindacale rappresentativa. Ed ora la giustizia faccia il suo corso”, dichiara Marcello Pacifico presidente nazionale dell’Anief.

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Decreto Fiscale – Castelli, “Con IMU su trivelle ci adeguiamo a sentenza della Cassazione e supportiamo i Comuni”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

Roma “Dal febbraio 2016, una sentenza della Corte di Cassazione era completamente disattesa. Stabiliva che le piattaforme petrolifere fossero assoggettabili all’imposta comunale sugli immobili. A rivendicarlo, giustamente, erano i Comuni a largo delle cui coste sono piazzate le circa 120 piattaforme italiane.
Con il Decreto Fiscale, supportiamo i Comuni e risolviamo alcune storture normative. L’IMU sulle trivelle avrà il nome di ”Imposta immobiliare sulle piattaforme marine (Impi)”.Nella versione definitiva del provvedimento, l’incasso stimato passa dai 6 milioni di euro a 30 milioni (al netto della deducibilità per i capannoni). Abbiamo infatti eliminato lo “sconto” dell’80%, equiparandole a tutti gli altri.
Dei 30 milioni di gettito previsto, 8,5 milioni andranno agli enti locali, per reinvestirli in servizi ai cittadini.
Per noi l’ambiente è una priorità, e su questi temi non intendiamo arretrare di un millimetro. La fiscalità, su cui sto lavorando molto, serve anche a ristabilire i giusti equilibri nella società. Sono contenta del risultato ottenuto, andiamo avanti anche per una revisione e riconversione dei sussidi ambientali dannosi”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un post su Facebook.

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